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Liberazione - 18 settembre 1973
DENUNCIATO IL SINDACO DARIDA
Ai piedi del Quirinale si sta concretando l'ennesimo scempio urbanistico: un itero quartiere »svuotato per far posto a un condominio di lusso. Nonostante le nostre segnalazioni, nessuno è intervenuto: il sindaco è quanto meno colpevole di omissione d'atti d'ufficio, lo abbiamo denunciato perché si è reso complice del fatto compiuto. Procederemo contro di lui come fanno con i suoi predecessori democristiani Rebecchini (che non fu rieletto) e Petrucci (che finì anche in galera)

SOMMARIO: Denuncia l'ennesimo scempio urbanistico compiuto a Roma dall'Immobiliare Trevi, proprio ai piedi del Quirinale, dove si sta sventrando una vasta zona comprendente anche una pregevole chiesetta barocca. Il partito radicale ha dunque deciso di inoltrare una denuncia per omissione di atti d'ufficio nei confronti del sindaco Clelio Darida, così dissociandosi dalla "situazione di corruzione e di via libera alle speculazioni dei potenti". Anche il "Messaggero" ha dato notizia della speculazione in atto: il sindaco non può dunque sostenere di non sapere. Nel 1955, dopo la campagna de l'"Espresso" e del partito radicale, la DC fu costretta a non ripresentare più Rebecchini; nel 1966 il partito radicale diede il via alla campagna sull'ONMI e contro Petrucci. Con l'aiuto della gente, si potrà di nuovo oggi portare avanti l'operazione di pulizia in Comune contro la DC, il "nostro colera".

(LIBERAZIONE, 18 settembre 1973)

Lo scempio continua. Ai piedi del Quirinale, nel centro di Roma, non si arresta - nonostante le nostre denunce, riprese poi dal »Messaggero - l'escalation del cemento armato che ha preso il posto di un intero quartiere di abitazioni, negozi, magazzini che risalgono almeno a due secoli fa, distruggendo anche una pregevole chiesetta barocca che alcune guide turistiche per stranieri ancora annotano tra i monumenti da visitare. Ancora ieri abbiamo constatato che l'impresa »Immobiliare Trevi continua indisturbata la sua operazione di pirateria urbanistica, ed anzi ha accelerato il ritmo dei lavori: la vasta zona racchiusa tra via dei Maroniti, via della Panetteria, via del Lavatore, via del Gallinaccio, via in Arcione è tutta un cantiere dove - il più possibile al riparo da sguardi indiscreti - si lavora a tutta forza per far sorgere un lussuoso complesso di abitazioni per signori-per-bene.

Per questo, il partito radicale ha deciso di inoltrare una denuncia per omissione di atti d'ufficio contro il sindaco di Roma, il democristiano Clelio Darida, in attesa di mettere a punto un ampio, documentato ed esauriente esposto da inviare alla Procura della Repubblica su tutti gli aspetti della scandalosa vicenda. Non è più sopportabile infatti che, con la tacita connivenza dei cittadini e delle autorità che non intervengono nonostante denunce e segnalazioni, uno dei quartieri rimasti ancora autenticamente caratteristici della Capitale sia completamente stravolto. E il bello è che al Tritone, pochi passi dal luogo dove si consuma questo ennesimo delitto urbanistico romano, si è da poco installato il neonato Ministero dell'Ambiente, affidato ad un socialista - Corona - con un capo di gabinetto che più volte si è reso protagonista di clamorose denunce e valide azioni a sostegno di un'educazione ambientale nel nostro Paese - il pretore Amendola - ma ristretto in sole otto stanze e con cinque dipendenti in t

utto, giusto perché non possa dar troppo fastidio.

Per questo abbiamo pensato che, ormai, protestare non basta. Bisogna passare decisamente all'azione. La denuncia è il primo passo in questa direzione. Del resto, avevamo già avvertito che non intendevamo minimamente comportarci come tutti, sembra, si comportino ormai a Roma: assuefacendoci cioè alla situazione di corruzione e di via libera alle speculazioni dei potenti. Disarmati, senza organi di stampa, dovemmo due anni fa tacere sull'immonda realtà delle speculazioni Gerini-Salesiani che Don Gerardo Lutte denunciò reiteratamente con tanta precisione e con così scarsa eco da parte della stampa e delle forze politiche.

Ai piedi del Quirinale, lo ripeteremo senza stancarci, un cittadino ha dovuto attendere sei mesi per avere l'autorizzazione a porre un cassone d'acqua su un tetto. E' zona di assoluta tutela.

Una società, l'»Immobiliare Trevi , ha potuto, nell'arco di qualche anno, praticamente demolire una decina di fabbricati per ricostruirli secondo le esigenze dell'edilizia di lusso, che sta svuotando di romani il centro della città, per deportarli nelle borgate; ha distrutto una chiesetta barocca; ha costruito due enormi edifici, che si ergono al di sopra di tutti gli altri della zona.

Una complicata storia di licenze è alla base dell'operazione: una prima del 1962, una seconda del 1969; ci sono due richieste di varianti, mai approvate, cui si è dato esecuzione; ci sono lavori iniziati e portati avanti, regolarmente, malgrado ordini di sospensioni delle Belle arti e del comune.

Domenica scorsa, »il Messaggero , con l'appoggio di una eloquente fotografia, riprendeva le nostre accuse ed i nostri interrogativi. Contemporaneamente i consiglieri comunali Benzoni e Pietrini annunciavano una interpellanza. Il Sindaco di Roma, certamente, non potrà sostenere di non essere al corrente. Allora, delle due l'una: o tutto è regolare, e non si capisce perché, dopo una settimana e più di nostra campagna, né l'Immobiliare Trevi, né il Comune abbiano dato un solo cenno, una sola messa a punto, oppure, come siamo certi, le irregolarità sono indiscutibili ed in questo caso, a parte le responsabilità passate da precisare e accertare, il Comune avrebbe dovuto immediatamente intervenire.

Fra giorni, o fra pochissime settimane, il misfatto sarà compiuto. E chi mai ordinerà ed eseguirà la demolizione di questi edifici? Ci sarà un po' di fumo, ma l'arrosto sarà definitivamente salvo.

Nel 1955, con la campagna condotta da Arrigo Benedetti, sull'"Espresso", e dal Partito Radicale, in consiglio comunale, contro l'Immobiliare ed il Comune, la Democrazia Cristiana fu costretta a non ripresentare più il sindaco Rebecchini. Nel 1966, il partito radicale iniziò la sua campagna contro lo scandalo ONMI ed il sindaco Petrucci, e tutti ne conoscono le conseguenze. Anche allora, all'inizio delle nostre campagne, i più erano increduli, e i »politici silenziosi e superiori.

Chiediamo alla gente, come sempre innanzitutto alla gente, in cui abbiamo fiducia, di aiutarci in questa nuova battaglia. Abbiamo bisogno di informazioni, di segnalazioni, di aiuto. La vicenda del'ex-convento dei Maroniti, della quale ci stiamo ora occupando, deve servire di detonatore per un'azione di pulizia a Roma, di pulizia in Comune. »Capitale corrotta, nazione infetta , scriveva Benedetti. E aveva ragione. La DC è il nostro colera.

 
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