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Liberazione - 30 settembre 1973
S'IMPONE L'ALTERNATIVA DEI REFERENDUM
Un settimana di vita politica e parlamentare ha confermato che questo Parlamento è rapido ed efficiente solo per i provvedimenti che interessano le grandi baronie di potere pubbliche e private. Le procedure sono invece lentissime e paralizzanti per le riforme e i diritti civili. A metà ottobre la costituzione del »Comitato per una repubblica autenticamente costituzionale . Solo il progetto dei referendum può mettere in crisi gli equilibri di regime.

SOMMARIO: Dà notizia della convocazione, per la metà di ottobre, del "Comitato nazionale per una Repubblica autenticamente costituzionale", unico progetto che possa mettere in crisi gli equilibri di regime. A metà novembre si svolgerà una prima "manifestazione di massa" per l'avvio della campagna referendaria, a sostegno della quale continuano a pervenire a "Liberazione" adesioni di personalità di ogni provenienza.

Una sola settimana di vita politica e parlamentare è bastata per far capire che "quel che si è aperto" non è il "Parlamento della repubblica italiana, ma ancora e sempre la Camera delle Corporazioni". Le misure adottate sul prezzo della benzina, sulle nuove tasse, vanno sempre contro i lavoratori, i pensionati, le masse popolari, mentre si preannuncia l'aumento di capitale della GEPI, un "carrozzone di Stato", al quale il PCI non farà mancare il suo appoggio. Intanto, il progetto di legge sull'aborto continua a giacere nei cassetti della Commissione, i tribunali processano i detenuti e gli obiettori di coscienza senza che si possa ricorrere alla Corte Costituzionale, ecc.

(LIBERAZIONE, 30 settembre 1973

La riunione costitutiva del »Comitato nazionale per una Repubblica autenticamente costituzionale si terrà a Roma alla metà di ottobre. Già all'inizio di novembre si svolgerà una prima manifestazione di massa per l'avvio della campagna dei referendum abrogativi del Concordato, delle norme autoritarie e fasciste dei Codici, dei finanziamenti statali a scuola e assistenza clericali, dei Tribunali militari, delle norme limitatrici della libertà di stampa. Dopo gli articoli, pubblicati da "Liberazione", di Branca, Dorigo e Foa, continuano intanto a pervenire al costituendo comitato nuove e importanti adesioni di sindacalisti, religiosi, operatori del diritto, esponenti della cultura, dell'università, del mondo dello spettacolo. Prende così consistenza, nonostante le difficoltà organizzative che devono essere affrontate e superate, l'unico disegno politico che appaia adeguato all'obiettivo di mettere in crisi l'egemonia democristiana e gli equilibri del regime. Mettere in mora questo Parlamento con la sua maggior

anza di destra, clericale e fascista, con le sinistre prigioniere di una strategia compromissoria è sempre più necessario e urgente. Una sola settimana di vita politica e parlamentare è bastata per confermare il nostro giudizio: quello che si è aperto martedì scorso non è il Parlamento della Repubblica Italiana, ma ancora e sempre la Camera delle Corporazioni. Vi dominano i petrolieri e gli enti di Stato, le grandi baronie corporative, le grandi concentrazioni finanziarie, pubbliche e private, che »concentrano sotto il loro potere non soltanto la produzione ma anche il controllo dell'opinione pubblica e delle forze politiche.

E' bastata una settimana per decidere sul prezzo della benzina. Le richieste dei petrolieri saranno soddisfatte. Il prelievo fiscale per pagare i modesti aumenti ai pensionati graverà indiscriminatamente su tutti i contribuenti. Il rapporto fra imposte dirette e imposte indirette sarà ulteriormente squilibrato a favore di queste ultime. Si continua a chiedere ai lavoratori che dispongono di bassi redditi di contenere le loro rivendicazioni salariali e poi li si colpisce con l'aumento dei prezzi e delle imposte indirette. Si chiede in pratica a loro e solo a loro di finanziare le modeste e ridicole riforme che vengono attuate. La risposta della opposizione di sinistra, delle correnti di opposizione del PSI, dei sindacati è su questo inadeguata e insufficiente. Contemporaneamente sugli »affari del regime l'accordo si raggiunge facilmente: questa settimana è cominciata la discussione sull'aumento del capitale (quaranta miliardi) della GEPI, l'ultimo carrozzone di stato, e i comunisti hanno già diffuso un comun

icato per assicurare il loro accordo sull'aumento. Sarà questione di giorni e sarà concesso, senza che nessuno si sia preoccupato di sollecitare un dibattito sulla utilità del nuovo carrozzone, sui criteri seguiti nei suoi interventi e sulla loro efficacia.

Rapidissime, quasi fulminee, quando si tratta di decidere aumenti di capitali e di fondi di dotazione di questo o quell'ente pubblico, le procedure parlamentari diventano lentissime quando si tratta di discutere e di varare le grandi riforme sociali (per la sanità, per la scuola, per l'edilizia pubblica, per i trasporti) e addirittura paralizzanti quando si affrontano riforme di libertà e diritti civili. Non costose per il contribuente queste riforme sono costosissime per il regime, per la DC, per la Chiesa, per le baronie di potere, per i corpi separati dello Stato.

Martedì oltre cento compagne del Movimento di Liberazione della donna hanno manifestato contro l'aborto di stato e di classe davanti a Montecitorio, circondate da centinaia di agenti. Nessun parlamentare ha mostrato di accorgersene. Il progetto di legge continua a giacere nei cassetti della Commissione giustizia senza che sia neppure discusso.

A Pescara continua l'incredibile processo contro i cinquanta detenuti per la rivolta di luglio, il primo di molti altri che seguiranno nei prossimi mesi. Non passa giorno che non si segnalino scandali sempre nuovi di una giustizia che è rapida e severissima con i deboli e gli indifesi e lenta e inefficiente contro i potenti. Ma la commissione giustizia continua ad esaminare con stanchezza la riforma delle norme sulla procedura penale, ormai presentata da anni. La riforma del Codice Rocco è di là da venire. Quella dell'ordinamento carcerario è da un anno ferma al Senato. In questa situazione il socialista Zagari si limita ad »auspicare , come hanno fatto tutti i suoi predecessori.

A Padova, nonostante la legge approvata lo scorso anno, viene condannato per obiezione di coscienza il giovane cattolico Rottoli. I Tribunali militari, che ogni anno condannano seimila soldati, continuano a respingere ogni eccezione di incostituzionalità, praticamente impedendo alla Corte Costituzionale di assolvere il suo compito istituzionale. In Parlamento nessun gruppo parlamentare si preoccupa di sollecitare l'esame delle proposte di legge Marcora. Nessuno si è mai posto il problema di riformare legislazione e tribunali militari.

Il paese e gli organismi di categoria dibattono i gravissimi problemi della stampa. L'inchiesta conoscitiva decisa dal governo su questi problemi non è però ancora cominciata ed è stata assegnata alla Commissione interni, presieduta da Cariglia (e tanto valeva farla presiedere direttamente da Rusconi). Intanto la DC blocca la legge che libera distributori ed edicolanti da responsabilità penali nella diffusione e vendita dei giornali.

Potremmo continuare, ma ce n'è abbastanza per concludere che solo con l'arma dei referendum e solo con una vasta mobilitazione dal basso per imporli si può sperare di cambiare la nostra legislazione e di creare le premesse per trasformare questa Camera delle Corporazioni in un Parlamento repubblicano.

 
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