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De Finetti Bruno - 1 ottobre 1973
Referendum contro il regime (8) Interventi e adesioni: Bruno De Finetti, scienziato

SOMMARIO: Il Partito radicale ha deciso d'indire una serie di referendum popolari: per l'abrogazione del Concordato, delle norme fasciste del codice penale (compreso l'aborto), dei tribunali militari e sulla libertà di stampa e di diffusione radiofonica e televisiva. Rispondendo al questionario de "La prova radicale", Bruno De Finetti afferma che la mobilitazione per i referendum dovrebbero provocare un processo di rinnovamento non solo nei confronti dei partiti di "regime" quanto delle strutture dell'Amministrazione rendendole più efficienti, snelle e moderne.

(LA PROVA RADICALE, n.10-11-12 agosto-ottobre 1973)

1.-

Il fattore che più mi sgomenta pensando al futuro del paese è proprio quello giustamente additato nel Questionario: la "mancanza di prospettive" che caratterizza l'attuale situazione di delusione e smarrimento. Ma questa mancanza di prospettive dipende, a mio avviso, da un complesso di cause molto più vasto. Non si tratta soltanto di una disgraziata situazione "politica" e del suo erigersi a "regime", ma di un viluppo inestricabile di ostacoli e di rigidità di ogni genere che condanna il paese all'immobilismo e all'arretratezza in ogni campo.

L'inefficienza della pubblica amministrazione, conseguenza logica dei concetti formalistico-giuridici dei suoi cervellotici ordinamenti, è perfino maggiore dell'inettitudine e della corruzione dei suoi più tipici esponenti in alto e in basso. Delle leggi e del modo in cui vengono interpretate e applicate (sempre il peggiore possibile, salvo lodevoli eccezioni di pochi magistrati coraggiosi intelligenti e coscienti; per lo più pretori) è inutile parlare: si tratta di idiozia ormai proverbiale, tanto che una sua arguta descrizione (che sarebbe ferocemente satirica se non fosse, purtroppo fedelmente realistica) aveva per titolo "idiota come un codice" (L'Espresso, 2 sett. 1973, pag. 8).

In siffatta situazione di sfacelo né la pubblica amministrazione né la giustizia si sentono in dovere (né sarebbero comunque in grado) di difendere lo Stato e i cittadini dalla prepotenza di mafiosi di ogni tipo di risma e colore, ma anzi ne diventano, volenti o nolenti, succubi e complici.

Ritengo pertanto sia ingiusto e pericoloso addossare tutta la colpa, e la maggior parte, ai politici, come se essi fossero in grado, purché lo volessero, di attuare qualche cosa di buono facendo funzionare correttamente ed efficientemente istituzioni e cervelli deliranti, e di risanare la situazione facendo piazza pulita di siffatti detriti.

Quali e quante riforme potrebbero essi condurre in porto, e a quale ritmo, attraverso le lungaggini e gli ostacoli di un iter parlamentare (anzi biparlamentare!) paralizzante, soggetto per di più a scoppiare come bolla di sapone se sopravviene la fine della legislatura? E, ammesso che per miracolo una buona legge riuscisse ad essere varata, quali organi dello Stato, restando invariata la loro attuale struttura e la mentalità di chi ammucchia le scartoffie, sarebbero capaci di renderla operante? Ed anzi, non sarebbero i primi a boicottarle proprio coloro che dovrebbero attuarle, dato che verrebbero turbate la comodità delle supersinecure di superburocrati, la consuetudine al comportamento burofrenico, ed addirittura (ohibò!) gli interessi di intoccabili e abietti intrallazzatori la cui amicizia è ambita e magari profittevole?

Questo ampliamento di diagnosi e di recriminazioni non contrasta tuttavia, ma anzi rafforza, la conclusione suggerita in chiusa a questo primo punto del questionario. La raffica di referendum deve dare al popolo la possibilità di sbloccare la situazione catastrofica di immobilismo, dando così ai politici la possibilità (anzi l'obbligo) di costruire nuovi ordinamenti in luogo di quelli che --senza l'aiuto del popolo attraverso i referendum-- essi da soli, con le procedure parlamentari, non avrebbero né tempo né modo di spazzar via.

La mobilitazione popolare dovrebbe pertanto fungere --sì-- da acceleratore e detonatore di un più generale processo di rinnovamento e di alternativa, ma non limitatamente a difetti contingenti imputabili al "regime", ma bensì anche per il ringiovanimento delle istituzioni e delle strutture amministrative rendendole più snelle efficienti moderne, anche per il superamento delle croniche limitazioni culturali, delle persistenti sopravvivenze medievali, delle mostruose distorsioni economico-sociali.

2.-

Mi sembra che la risposta alla domanda n.1, con l'allargata interpretazione della questione ivi proposta, contenga già, tra l'altro, una risposta affermativa ai punti elencati nella domanda n.2.

Gli argomenti dei singoli referendum contengono o toccano infatti, più o meno direttamente, tutte le questioni e rivendicazioni qui menzionate. E, al di là di questi aspetti specifici, il successo dell'arma del referendum dovrebbe giovare molto a galvanizzare il popolo e scuoterne il torpore derivante dalla sensazione dell'ineluttabilità dell'ingiustizia e della propria impotenza nel combatterla. Impotenza non mitigata dalla libertà di voto nelle elezioni politiche perché le effettive idee e aspirazioni dei votanti vengono inevitabilmente falsate attraverso il filtro delle burocrazie dei partiti e delle sopravvivenze clientelari.

3.-

A mio avviso sarebbe auspicabile (direi quasi necessario) --affinché i referendum comportino i frutti auspicati (e, anzitutto, abbiano esito positivo)-- che sia evitata una connessione diretta tra gli obiettivi che ciascuno di essi propone ed eventuali prese di posizione dei vari partiti.

Occorrerebbe cioè, sempre a mio avviso, che la propaganda fosse rivolta singolarmente al giudizio personale di ciascun cittadino (non all'iscritto o simpatizzante o nemico di questo o quel partito): giudizio riguardante le tesi del referendum. Sarebbe opportuno avere autorevoli adesioni e interventi di persone e personalità di tutti i partiti possibili ma a titolo personale, senza che i partiti stessi prendano posizione come tali (almeno non in forma tassativa nei riguardi dei singoli aderenti).

I partiti come tali possono infatti trovarsi più o meno costretti da ragioni tattiche ad evitare vuoi attriti e contrapposizioni o vuoi apparenti collusioni, che potrebbero risultare dannose sul piano propagandistico o su quello parlamentare o in altro modo. Qui occorre al contrario evitare tali condizionamenti (ad es., di essere insieme al governo, oppure all'opposizione, in un dato momento), spoliticizzare la scelta (nel senso deteriore di politicantismo). Interferenze del genere sono forse scusabili o inevitabili in negoziazioni su decisioni politiche, ma sarebbero scomode e inammissibili se intese a coartare l'espressione del pensiero individuale richiesto ad ogni singolo cittadino su argomenti di carattere generale. Liberi gli aderenti e simpatizzanti di qualunque partito di decidere di testa propria (sia pure ascoltando le argomentazioni, meglio se svariate, di esponenti che stimano, del partito preferito o di altri più o meno affini), e libero il partito di ogni responsabilità per il voto (peralt

ro segreto) dei suoi aderenti.

Nel medesimo spirito, ritengo che la propaganda stessa dovrebbe evitare toni massimalistici, tesi ed espressioni estremistiche, suscettibili di far cadere una proposta di per sé gradita alla maggioranza in quanto una parte di essa non la gradisce o ne trae timore di conseguenze troppo radicali in confronto alle sue opinioni. Ed analogamente occorrerebbe spiegare con somma cura quali effetti avrebbe il successo di un referendum abrogativo (che gli avversari cercheranno di prospettare come apocalittici), e distinguere chiaramente in che senso e in che modo e perché questa o quella proposta si contrappone a queste o a quelle cose. Per limitarsi a un esempio, sarà opportuno sottolineare e ripetere che la tesi della abrogazione del Concordato è diretta non contro la Chiesa o la religione di per sé, ma contro degenerazioni e anacronismi, intollerabili per chiunque tenga alla propria dignità di cittadino di uno stato libero e indipendente, ma doppiamente intollerabili per i credenti autentici che vorrebbero ap

partenere a una Chiesa illuminata e autentica --quale il Concilio avrebbe dovuto darci se non fosse stato strozzato nella famigerata "settimana nera"-- e non un covo di satanica intolleranza e di sacrilega autolatria. Tant'è vero che la più completa contestazione del Concordato viene proprio dai cristiani delusi per la ricaduta nell'oscurantismo più gretto da parte del Vaticano da alcuni anni in qua.

3 bis.

L'ultima frase della domanda 3 richiede --mi sembra-- una risposta a parte.

Sono ovviamente contrario ad ogni tendenza ad eliminare e rendere inagibile lo strumento del referendum. Nei limiti del possibile vorrei anzi una maggiore possibilità di ricorso a metodi di democrazia diretta (specie, ad es., per un controllo immediato su problemi locali e comportamenti di autorità comunali ecc.).

Ma c'è invece una restrizione di tutt'altra natura che mi sembra appropriata e necessaria. Secondo me, un referendum abrogativo non dovrebbe poter venire richiesto prima che siano trascorsi 5 anni dall'entrata in vigore della legge in oggetto.

Quanto è avvenuto per la legge sul divorzio mi sembra illustrare bene l'assurdità di un referendum abrogativo annunciato simultaneamente alla promulgazione di una legge. Qui non si tratta del fatto che uno sia favorevole o sfavorevole a questa o quella legge in oggetto, ma di considerazioni generali. L'immediata richiesta di referendum abrogativo fa sì che perfino superato il defatigante iter parlamentare una legge rimanga ancora a lungo sub judice. Il referendum anziché facilitare il progresso con l'abrogazione di leggi antiquate (e ce n'è a bizzeffe, e ridicole!), ne renderebbe ancor più difficile l'estirpazione bloccando il poco che il Parlamento riesce a far passare (e esautorandolo e sconfessandolo). Bel risultato!

Anche per l'evoluzione della coscienza politica e della struttura politica del paese, nulla sembra potenzialmente più utile che il ricorso su larga scala al metodo del referendum. Si creerebbero così situazioni dialettiche entro tutti i partiti (e più ancora che tra gli iscritti, tra i simpatizzanti e i votanti dei singoli partiti) anziché solo tra i partiti considerati come titolari del diritto di istituire ammassi di cervelli obbligati a rispondere all'unisono con gli apparati su ogni tipo di questioni. Non si tratta di criticare o di voler sopprimere quella rappresentanza di vaste correnti di opinione che, per molti aspetti, deve necessariamente prendere la forma, più o meno pesante, di un partito di massa, ma di evitare che tale struttura inibisca la libera circolazione e discussione di idee su argomenti che richiedono una riflessione personale di ogni individuo e per i quali il richiamo a una disciplina di partito sarebbe inammissibile.

Credo che tutti i partiti avrebbero da guadagnare stimolando l'intelligenza e l'autonomia di giudizio dei loro aderenti, fermo restando solamente quel nucleo tipico di idee e aspirazioni che costituisce il motivo sufficiente per tenere in vita un raggruppamento. Non è dato capire se questa maggiore flessibilità porterebbe a maggiore frazionamento dei partiti (per la maggiore possibilità di rilevare discordanze di idee) o viceversa a un frazionamento minore (data la rinuncia alla pretesa di unanimismo, per cui il "diverso" non è più un "reprobo"). Meglio sarebbe se attraverso la constatazione di convergenze e divergenze di idee su una più vasta scacchiera di argomenti, la ripartizione in partiti finisse per risultare un po' meno caotica e faziosa.

Soprattutto sarebbe auspicabile il distacco dalla DC di quanti non ne condividono le posizioni oscurantistiche, gli intrallazzi, l'impostura "interclassista", la soggezione a forze clerico-plutocratiche. Nonostante tutto, credo tuttora che persone del genere esistano, anche se l'improvvisata "operazione-traghetto" di Labor non poté funzionare (anche causa l'anticipo delle elezioni che uguali difficoltà creò anche al Manifesto e ad altri raggruppamenti presi in contropiede). Comunque, non vedo alcuna possibilità di progresso per l'Italia finché la DC potrà permettersi l'arbitrio di voler rappresentare "i" cattolici italiani e gli incredibili strateghi delle botteghe oscure avvalleranno tale pretesa illudendosi di trarre chissà quali vantaggi da porcheriole sotto banco (magari in combutta col Vaticano!).

5.-

Non sono abbastanza addentro nelle singole questioni per fare valutazioni comparative. In linea di principio, mi sembra che tutte le proposte siano estremamente interessanti, importanti, opportune.

Vorrei anzi dire che, almeno in questo primo esperimento converrebbe considerarle, e persuadere tutti a considerarle, più o meno come un "pacchetto" riguardante un necessario ampliamento dei diritti civili, mediante la soppressione di norme intollerabilmente anacronistiche, illiberali, spesso odiose e ridicole. Sarebbe assurdo (per fare una esemplificazione umoristica) che le donne si astenessero dal referendum sui codici militari e i maschi su quello concernente l'aborto... perché sono cose che riguardano solo l'altro sesso!

Anche nella propaganda si dovrebbe sottolineare l'opportunità che ciascuno voti a favore di tutti i referendum (anche se gli e ne importa poco, salvo naturalmente abbia motivi in contrario): è con tale spirito di solidarietà che è probabile che ciascuno veda trionfare le tesi che gli stanno personalmente più a cuore, mentre se ciascuno si impegnasse soltanto sulla questione che al momento gli preme personalmente, forse tutti rimarrebbero sconfitti.

Si aggiunga, nello stesso senso, il valore politico di una spinta massiccia, attraverso la riuscita di possibilmente tutti i referendum: tutti (governo, partiti, burocrati, capitalisti, sindacati, ecc.) verrebbero costretti a riconoscere e meditare le implicazioni di tale apparizione della volontà popolare alla ribalta della vita politica e del rinnovamento culturale e civile del paese.

6.-

Concordo pienamente col concetto di unire nel più ampio schieramento possibile tutte le forze che sentono l'esigenza di rompere l'immobilismo e rimettere in movimento l'evoluzione politica e civile del paese. Anche varie idee che ho espresso in precedenza si riallacciano sostanzialmente a questa stessa esigenza.

Nulla sono in grado di suggerire e promettere per quanto riguarda l'organizzazione e l'effettuazione della campagna propagandistica. Non ho purtroppo alcuna esperienza e attitudine in materia, e il più che potevo fare è di farvi conoscere le idee che al riguardo qui vi ho esposte.

 
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