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Liberazione - 6 ottobre 1973
DC, ESERCITO SONO GLI STESSI DEL CILE
Il massacro del Cile è iniziato il giorno prima del golpe, nelle caserme, contro gli »schedati ; tecnicamente era preparato per l'essenziale da sempre. In Italia Dc e FF.AA. fanno ogni giorno strage di giustizia, di Costituzione, di legalità repubblicana. I difensori degli obiettori di coscienza fanno una clamorosa denuncia contro la casta militare in una lettera aperta al presidente della corte costituzionale.

SOMMARIO: Violenta requisitoria contro le illegalità perpetrate nel chiuso delle FF.AA., che non possono non apparire analoghe a quelle che hanno consentito alla fine, all'esercito del Cile, di divenire protagonista della rivolta contro Allende. Anche in Italia, le "schedature" e l'abuso del modello 68 sono all'ordine del giorno, l'associazionismo di destra e fascista trova largo seguito mentre i democratici sono tenuti in sospetto: il tutto, per dare vita ad un una parodia o a un simulacro di politica della difesa ed anche per instillare "disprezzo" per la classe politica. Occorre reagire: lo fanno gli obiettori, i radicali e il Movimento Nonviolento; ma qui si vuole dare notizia dell'iniziativa degli avvocati radicali Landi, Mellini e Ramadori, difensori di obiettori di coscienza, che hanno scritto al Presidente della Corte Costituzionale Bonifacio per denunciare le illgealità dei trubunali militari che impediscono alla Corte di pronunciarsi "sulla legittimità costituzionale delle leggi applicate". E quest

o avviene da 25 anni, per impedire che il sindacato di costituzionalità penetri nel meccanismo della giustizia militare. Anche quì, occorre dare vita e corpo al referendum abrogativo dei codici militari, per non doversi poi ritrovare a celebrare, in "grandi manifestazioni", "protesta, rabbia e sconfitta".

(LIBERAZIONE, 6 ottobre 1973)

Il massacro è cominciato in Cile alla vigilia del colpo di Stato. E' cominciato nelle caserme, dove, di notte, si sono arrestati, uccisi, feriti tutti i militari e gli ufficiali »schedati . E mentre per alcune ore le truppe dei generali felloni ed assassini assediavano la Moneda in attesa di poter ammazzare Allende, in cinque minuti si penetrava in migliaia di abitazioni di altri »segnalati , dalla polizia militare e dai servizi segreti - anche in periodo democratico e socialista - in tutto il paese.

Queste notizie date dai resistenti cileni non sono state riprese e commentate, non sappiamo perché. Una morale che se ne può trarre è che »il massacro , »il colpo di Stato sono iniziati, tecnicamente, ben prima. L'esercito cileno, come ogni esercito istituzionalizzato, è stato sempre »colpo di Stato anche se a lungo permanente, strisciante. La sinistra se ne accorge sempre quando i golpe riescono. Ma lì dove ancora sono in cerca della loro occasione, quando possono essere battuti e sconfitti, le sinistre sembrano invece preoccupate solamente dal tentativo di stravolgerne il senso, di acquisirselo, conquistarlo alla sua prospettiva.

In Italia, sulle centinaia di migliaia di schedature che continuano, sui modelli riservati 68 dei carabinieri, sui tribunali speciali che già esistono (le corti marziali in Cile cosa sono d'altro? da dove nascono?) e che Tanassi vuole rafforzare, estendere, perfezionare, sulle schedature di De Lorenzo che Henke non ha voluto distruggere ma che tiene in cassaforte, sui reparti speciali che crescono, su un esercito che (come lo stesso Anderlini riconosce) è ormai al 50 per cento di mestiere, con decine di Associazioni di arma, di estrema destra, finanziate dal ministero della difesa, dalla presidenza del consiglio, i giornali, i libri, i dibattiti democratici vietati e quelli della destra diffusi ed incoraggiati, con la frustrazione di generazioni intere di candidati alla disoccupazione intellettuale costretti a raffermarsi come ufficiali, come i proletari fra i carabinieri, i poliziotti o i sottufficiali dell'esercito, con i De Lorenzo, i Birindelli, i Saccucci, gli Allavena, gli ufficiali dei parà, dei carab

inieri delorenziani, dei lagunari, dei servizi speciali e segreti sempre più uniti e decisi e con una politica della difesa inesistente, ipocrita, tanassiana, inconcepibile perfino a Ururi (paese d'origine del Tanassi), indecorosa, tale da dare, in termini di dibattito, almeno dignità di tesi agli sproloqui di Birindelli, da legittimare nelle scuole militari di Civitavecchia, nei corsi della Nato, alla stessa Accademia di Modena, fino al Morosini di Venezia, disprezzo per questa classe politica - che diventa disprezzo per »la democrazia e tensione verso le allucinate, paranoidi tesi del »nuovo pensiero militare degli Argoud e dei Challe, su tutto, su tutto questo - dicevamo - in Italia, non si parla che per riammannire l'aria fritta dell'»esercito democratico alla cui utopia, ancora, nuove generazioni di giovani democratici dovrebbero sacrificare la loro integrità, anni di vita, il loro stesso essere democratici, e per la quale il dibattito politico dovrebbe arenarsi nella palude del più cieco opportunism

o.

E' necessario reagire a questo stato di cose. Lo fanno, certo, gli obiettori di coscienza, con il Partito Radicale ed il Movimento Nonviolento, con frange dei vertici e gruppi di base socialisti. Cerchiamo di farlo anche con la campagna che questo giornale conduce, con obiettivi che possono apparire minimi, slegati, marginali, ma che non lo sono. Diamo oggi, nella seconda pagina, una documentazione sui tribunali militari. Ma l'iniziativa che oggi merita il massimo rilievo è quella presa dai nostri compagni avvocati Ferdinando Landi, Mauro Mellini, Giuseppe Ramadori, di una lettera aperta sui tribunali militari, sulla loro natura incostituzionale, sul loro costante attacco alla democrazia repubblicana ed a una giustizia appena non indegna, al presidente della Corte costituzionale Bonifacio. Bonifacio, infatti, vuol conferire ai partiti, contro le residue libertà parlamentari, ulteriori poteri di controllo e di condizionamento democratico e costituzionale, e lo fa pensando in tal modo di apparire aperto e pro

gressista, anche se democristiano. Difensori degli obiettori di coscienza Angelo Miatta, Domenico Musatti, Riccardo Ciuffardi ed Ernesto Rottoli, in carcere proprio perché obiettori e grazie alla legge Marcora, la denuncia degli avvocati è di una gravità eccezionale: i tribunali militari, investiti della funzione giurisdizionale di applicare le leggi, »per deliberato proposito impediscono alla Corte costituzionale di pronunziarsi sulla legittimità costituzionale delle leggi, e della legge Marcora in particolare, abusando del potere - affermano gli avvocati - di sindacare la eventuale infondatezza delle eccezioni, »respingendole nel fondato timore che la Corte costituzionale abbia ad accoglierle .

Ed è da 25 anni che lo fanno. »Si è di fronte ad un deliberato proposito di impedire che il sindacato di costituzionalità penetri nel meccanismo della così detta giustizia militare . In tal modo »il comportamento di un organismo dello stato che, violando la legge con lo sviamento di un potere che da questo gli è stato conferito, impedisce ad un organo costituzionale di spiegare la sua funzione in ordine alla tutela dei diritti dei cittadini .

Altro che preoccuparsi, come fa Bonifacio, dell'eventuale abuso del diritto di investire direttamente la Corte delle questioni di costituzionalità ove fosse consentito direttamente ai cittadini! Il presidente della Corte costituzionale si preoccupi piuttosto, e con lui il presidente della repubblica e, in loro carenza, almeno, i partiti e i gruppi parlamentari »democratici (o, almeno, qualche isolato testimone di democrazia in parlamento), di questo golpe quotidiano della casta militare, della DC italiana che la rappresenta per ora, delle migliaia di vittime che già fanno, e di non lasciare ancora soli, gli obiettori, i »proletari in divisa , gli avvocati, i militanti che da troppo tempo fanno fronte, in condizioni sempre più difficili, al Cile quotidiano che in Italia viviamo.

Anche qui, l'iniziativa del referendum abrogativo dei codici e dei tribunali militari è la sola risposta possibile, la sola concreta e democratica che possa oggi esser fornita. I gruppi, i movimenti, le persone che se ne rendono conto, nell'esercito e fuori, nei partiti pseudo-riformisti o opportunisti e burocratizzati, sappiano però che non c'è più molto tempo. Coloro che vogliono recarsi in Corte di cassazione per presentare la relativa richiesta, coloro che intendono finalmente avviare una lotta di base e sviluppare una linea democratica di massa in risposta a quella bolsa e suicida di Tanassi e delle sue »opposizioni di destra e di sinistra, si manifestino nei prossimi giorni. O sarà, ancora una volta, troppo tardi per tentare di vincere e appena in tempo per prenotarsi ad altre grandi manifestazioni di cordoglio, protesta, rabbia e sconfitta.

 
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