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Liberazione - 17 gennaio 1974
Una marea di merda

Affannose reazioni all'intervista di Spagnuolo a Massimo Caprara. Si tenta di impedire a Vicari di contrattaccare subito. Il Procuratore Generale ha messo in ginocchio il precedente gruppo di potere della giustizia romana con i suoi Vitalone e Dell'Anno. Si spiava Squillante dalla sede dell'Eni. Il Sid ringrazia del servizio, preparando qualche »incidente al tecnico Greco. Secondo gli »affari riservati la mafia italo-americana è mobilitata. Lo strano commissario Rossi. Il processo Vitalone-Lino Jannuzzi

SOMMARIO: Incisiva sequenza di rivelazioni e denuncie sulla crisi e le malefatte dell'amministrazione della giustizia a Roma. Si susseguono rivelazioni, indicazioni, denuncie sui comportamenti di personaggi quali il Procuratore generale di Corte d'Appello Spagnolo, il Commissario di PS Rossi, i magistrati Vitalone, Dell'Anno, Plotino, il Presidente del Tribunale Jannuzzi, ecc. La verità è che "corpi interi dello Stato usano ormai deliberatamente e coscientemente la violenza dei ricatti, politici e no, della corruzione", e che l'ENI è un "centro di potere politico e di ricatto", responsabile di "finanziamenti 'politici' e indebiti". La vicenda in cui è coinvolto il procuratore Spagnolo [una storia di bobine manipolate, ecc., n.d.r.], la stessa carriera del magistrato Vicari dimostrano e confermano "la continuità fra DC e PNF". Occorre ora stare attenti a non favoreggiare questo o quello dei protagonisti dello scontro, come accadde in quello che "portò alla ribalta l'esercito per le rivalità fra Aloia e De Lor

enzo". Questa volta "la classe dirigente v'è infognata in modo più plateale, più diretto".

(LIBERAZIONE, 17 gennaio 1974)

Spagnuolo smentisce, »Il Mondo e Caprara confermano. Il magistrato che assisteva all'intervista era Romolo Pietroni, estromesso dalla Commissione Antimafia in relazione al caso Jalongo, Coppola, bobine manipolate, braccio destro, ora, del Procuratore Generale. L'Ente Pubblico accusato da Spagnuolo di spiare, grazie al marchingegno messo nel divano dell'ufficio del giudice Squillante, l'istruttoria a carico dell'Edison e di Valerio, è l'ENI.

Il commissario di PS Rossi distaccato al Palazzo di Giustizia, è, guardacaso, proprio lo stesso funzionario che, essendo in servizio alla Squadra Mobile di Roma, fu addetto alle trascrizioni delle bobine manomesse, trascrizioni contro cui Spagnuolo ha elevato gravi accuse e sospetti. Insomma, gli attori delle vicende bobine-mafia-magistratura-classe politica, si concentrano tutti lì, a piazzale Clodio! C'è un processo a Firenze, fra Vitalone e Lino Jannuzzi, che sarà ora divertente seguire, dopo le affermazioni del PG. Vitalone è querelante sempre per l'affare delle bobine, Mangano vi è testimone (quanto meno riservato). Ma torniamo alla cronaca di oggi.

Rumor, Fanfani, Taviani, Tanassi, Henke, raggiunti nelle scorse ventiquattrore da Vicari concordemente hanno cercato di dissuaderlo ad una immediata replica. E anche, a quel che pare, alcuni esponenti socialisti. Mangano sta per essere sospeso dal servizio, per misura cautelare: ma minaccia di fare i nomi dei »politici cancellati dalle bobine (guarda caso, né lui né Spagnuolo sembrano ricordarsi di quelli dei magistrati). Il »tecnico Greco viene »rilanciato come collaboratore anche dal SID (che negli ultimi tempi ha avuto ottimi rapporti con Spagnuolo) e, a nostro avviso, rischia di rimetterci la pelle, possibilmente all'estero, dove gli hanno proposto di andare per una »operazione fra qualche settimana.

Al Consiglio Superiore della Magistratura è in corso un febbrile e durissimo scontro fra chi vuole aprire una serie di procedure d'inchiesta formali e ufficiali, e chi vuole affidare l'ennesima »indagine riservata all'»ispettore Gino Conte, che ne ha già fatte di gravi, inutilmente. Rumor sta per scegliere, definitivamente, Spagnuolo, contendendolo a Fanfani, e mettendo ancor più in una situazione difficile, o disperata, il vecchio gruppo di potere della Procura e del Tribunale di Roma: con i Dell'Anno, i Plotino, i Vitalone e i loro »capi . Il Presidente Jannuzzi, che è sempre stato vicino a questo gruppo qualificatosi »a destra , con varianti che vanno da quella estrema agli ambienti andreottiani, petrucciani, piccoliani, è all'Aquila, e vorrebbe »star fuori .

Gli »uffici affari riservati , del Ministero degli Interni sono in fermento, scatenati. Si sostiene che uno scontro fra una parte della mafia nazionale e quella internazionale, »italo-americana , con tentativi di »mediazione autorevoli sono in corso. Che dopo aver tentato di uccidere Mangano lo si tenta una seconda volta, a livello collettivo. Raccontano che nello studio di Spagnuolo, nella sua abitazione accanto a quadri d'autore, è stato affisso, provocatoriamente, un poster su »Il Padrino .

Questa l'atmosfera, queste le nostre informazioni, questi i livelli e gli stati d'animo. Ma, insomma, cosa accade?

Non è »Lotta Continua o »Il Manifesto non siamo noi, questa volta, a dichiarare che corpi interi dello Stato usano ormai deliberatamente e coscientemente la violenza dei ricatti, politici e no, della corruzione: è Carmelo Spagnuolo uno degli uomini più potenti e pericolosi del regime. Non siamo più solo noi radicali, soli da un decennio per questo settore, a indicare nell'Eni un centro di potere politico e di ricatto: solo che Spagnuolo lo fa da quando Cefis è altrove. Ma che fa, il Procuratore generale, oltre che raccontarlo a Massimo Caprara, e poi smentirlo?

E come fa, Spagnuolo, a rivelare segreti d'ufficio che dovrebbero oltretutto essergli sconosciuti, come quello dell'accusa di Valerio, accusa dettagliata ma non iscritta in alcun verbale, ai finanziamenti »politici e indebiti dell'Agip e dell'Eni? Come fa, se non ha mai udito le bobine (e se, per avventura, non le avesse mai udito il suo braccio destro, magistrato Petroni) prima della loro adulterazione, ad assicurare a »Il Mondo che sono stati cancellati i nomi e le voci di »interlocutori politici di Coppola che »il Coppola salutava con deferenza, ma con dimestichezza ?

Ma le affermazioni e le accuse del Procuratore generale fanno segno comunque: come smentire, ora, la continuità fra Dc e Pnf, da noi sempre affermata, quando ci si informa che Vicari è passato dagli uffici »affari riservati di Mussolini, dove inizia la carriera, a dirigere e usare quelli di oggi della Dc e dei suoi accoliti?

Quando avremo, di ritorno, le »verità su Spagnuolo? In questo nuovo scontro, dopo quello che portò alla ribalta l'esercito per la rivalità fra Aloia e De Lorenzo, il gioco è più duro. La classe dirigente v'è infognata in modo più plateale, più diretto: e tace, per ora.

Bisognerà guardarsi dal favoreggiare una parte contro l'altra: come allora accadde, per anni, con la singolare »fiducia della sinistra verso De Lorenzo. In mezzo alla bufera di questi giorni, non bisogna quindi dimenticare, nemmeno per un momento, che quella »giustizia romana: covo di criminali , della quale ci siamo occupati, sotto questo titolo di prima pagina di »Lib (deve rispondere anche delle corruzioni di Dal Forno, di quella del Buongiorno), della ricchezza che resta sempre immotivata (investimenti edilizi per diverse centinaia di milioni in due anni) del presidente Jannuzzi, della sezione »fallimentare , dei suoi addentellati nelle grandi operazioni di corruzione di potere.

Spagnuolo, oggi, fa comodo: ci aiuta a capire meglio aspetti della verità complessiva del regime. Ma lo fa ai suoi fini, che sono quelli della Dc, del potere. Come i suoi oppositori, i suoi nemici. Non dimentichiamo le inchieste che ha insabbiato, il salvataggio immondo di Bernabei e dell'intera equipe dirigente della Rai-Tv, la sua antica amicizia con Cefis e con l'Eni di un tempo.

E' il volto, sempre più chiaro, della giustizia di classe. E' il suo vero volto. Il volto dello Stato.

 
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