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Fortuna Loris, Pannella Marco - 14 marzo 1974
Una nota di speranza
di Loris Fortuna e Marco Pannella

SOMMARIO: Nella pagina che "IL MONDO" offre settimanalmente alla Lega Italiana per l'Istituzione del Divorzio (LID), Loris Fortuna e Marco Pannella commentano favorevolmente l'abbandono da parte del Pci della polemica contro gli "opposti estremismi" che sarebbero rappresentati dai clericali di Gabrio Lombardi e dagli anticlericali della LID e del Partito radicale. Sollecitando nel contempo la massima vigilanza sul tentativo dei partiti di governo d'impedire lo svolgimento del referendum sul divorzio.

(IL MONDO, 14 marzo 1974)

("Il mondo apre una pagina, durante tutta la campagna del referendum, alla Lega Italiana per il Divorzio, intendendo così evitare per quanto possibile che si impedisca alla LID di continuare la sua battaglia. Siamo lieti di farlo, anche se le opinioni e i giudizi della LID non sempre coincidono con quelli del "Il Mondo".)

Mentre la crisi, economica, sociale, delle istituzioni, divampa e sembra rovinare su quanto resta di speranze civili e repubblicane nel paese; mentre ancora una volta la democrazia cristiana può agevolmente scaricare sulle forze laiche e democratiche, divise e nemiche, le responsabilità dei fallimenti dei suoi regimi per aggravarne le caratteristiche corporative e classiste, ci sia consentito di sottrarci alla tentazione della rabbia, della nausea, delle disperazioni e rivolte che comprensibilmente dilagano per sottolineare invece una nota di speranza.

Dopo che la LID ha rivolto il suo appello a tutte le forze laiche, ed in primo luogo al PCI, perché cessino le polemiche interne, le manifestazioni settarie o partigiane che sembravano ogni giorno rafforzarsi e dilagare; dopo che il III Congresso Nazionale della Lega, chiamando alla sua presidenza onoraria un uomo, un democratico, un comunista quale Fausto Gullo, ed alla presidenza Giuseppe Branca, Franco Antonicelli, Lelio Basso, fra gli altri, mostrando di voler così, per prima, e istituzionalmente, testimoniare di una concreta e necessaria volontà unitaria, la tentazione di una campagna "centrista" di difesa del divorzio, contro gli opposti estremismi clericale e anticlericale, sembra superata e fugata. Quasi d'un tratto, tono e contenuti sono mutati: la realtà s'è ormai imposta, semplice e chiara.

Nel referendum s'affrontano i sostenitori della civiltà democratica contro gli assertori d'un "ordine" autoritario, corporativo e classista, clerico-fascista e clerical-populista. In ciascuno di questi due schieramenti confluiscono tradizioni e s'incontrano strategie profondamente diverse: ma che ritrovano l'unità dei presupposti e delle speranze laiche senza le quali non v'è possibilità storica di vera democrazia.

A noi sembra che questo mutamento di tono e di contenuti di lotta ci dia ancora una volta profondamente ragione. Avevamo sempre sostenuto che il problema storico italiano non fosse quello dell'accordo, dell'incontro o del compromesso fra le istituzioni tradizionali delle masse comuniste e socialiste e di quelle cattoliche in quanto tali, ma dell'unità nuova e rinnovante di tutti i democratici, non importa in cosa d'altro credenti, contro il sostanziale e necessario "fascismo" di tutti i clericali, cattolici o atei, populisti e tradizionalisti, reazionari o interclassisti, di "sinistra" o di destra che fossero.

E', oggi, quel che sostanzialmente leggiamo nei documenti politici del PCI, nella stampa comunista e socialista, o in quella dei movimenti di rivolte e di protesta extraparlamentari.

Ma, è possibile che la difficile lotta laica che è stata, ormai da almeno dieci anni, la nostra, ci renda parziali. Dobbiamo riconoscere con l'insopprimibile umiltà di cui deve esser sostanziata ogni prassi democratica che anche i nostri compagni e amici di oggi con i quali abbiamo dato vita, negli anni e mesi scorsi, a polemiche pur dure e spesso necessarie, possono anch'essi pretendere ad una lineare continuità e non ammettere d'aver mutato giudizi e analisi.

Aver avuto ragione è marginale, d'altra parte. Come il Presidente Branca richiedeva, in questa stessa pagina, due settimane or sono, è verso una immediata, esplicita, organica intesa che si deve ormai andare, fra tutte le forze divorziste. L'esempio e la testimonianza della vittoria parlamentare, del successo indiscusso nella propaganda divorzista alla RAI-TV, garantista e conquistata dalla LID, nell'autunno del 1970, devono essere nuovamente ricordati e seguiti. Proprio di fronte alla ondata di scandali, di farisaismo, di corruzione che s'impone come una verità incontestabile del regime, che rischia di allontanare pericolosamente da ogni fiducia nella democrazia i cittadini italiani, il confronto di idee, di civiltà, di speranze e fedi alternative cui dà necessariamente luogo questo referendum, deve esser salutato come una occasione storica di unità sostanziale e di restituzione di nobiltà e di dignità alla lotta politica.

Un "pacchetto" pericoloso

Per appassionati e durissimi che siano, confronti come questo rendono in definitiva più ricco e civile un paese, ne cementano l'unità e ne assicurano il progresso. Gli sono necessari.

Sappiamo che un progetto ben diverso, conseguente a valutazioni opposte alle nostre, è in corso di proposizione nell'ambito della crisi. Il "nuovo" centro-sinistra dovrebbe nascere avendo assicurato, in partenza, nell'ambito di un "pacchetto" apparentemente innovatore e riformatore, l'immediato voto in Parlamento di una "riforma del diritto di famiglia" che includa norme di affossamento e di superamento della legge Fortuna-Baslini-Spagnoli-Luzzato-Mammì, sì da consentire alla Corte di Cassazione di proclamare privo ormai di oggetto e ragione il referendum già convocato per il 12 maggio.

Giochi truccati

Sappiamo che sono previste e iniziate operazioni di controllo nei confronti dei partiti di destra per consentir loro un falso ostruzionismo, in realtà contrattato e sconfitto in partenza, come accadde per alcune delle forze che praticarono il filibustering contro il "decretone" finanziario e il divorzio nel novembre 1970. Finché durerà la crisi, per quanto ci riguarda, dedicheremo ogni nostra forza a denunciare e battere questo disegno, dovunque nasca, cresca e comunque venga giustificato e proposto. Non ci presteremo a giochi truccati. Non ci metteremo a tavola con i bari. Non ci renderemo complici di un ennesimo attentato contro la lealtà, l'onestà, la chiarezza della democrazia e del dibattito e confronto parlamentare e popolare.

Anche e proprio per la crisi generale, morale, sociale, economica e delle istituzioni che il paese attraversa e deve superare, il referendum deve ormai tenersi ed essere ad ogni costo difeso.

Assieme ad altri appare da convocare e assicurare.

Che la Lega per il Divorzio ed il Partito Radicale, nella più assoluta povertà finanziaria e con le loro caratteristiche organizzative solamente militanti, possano assicurare in questi giorni, contemporaneamente, in tutta Italia, il successo di manifestazioni di massa, entusiastiche e sempre più unitarie e numerose, con la partecipazione attiva e responsabile di parlamentari e di esponenti politici di tutto l'arco democratico, di religiosi, con l'impegno inedito e crescente di leaders operai e di sindacati, mentre rare, pressoché clandestine, sono le manifestazioni antidivorziste, animate solo dalla campagna di Almirante, è un dato che tutti possono constatare e interpretare. Che fornisce un'indicazione di base e alternativa che non vale solamente per la difesa del divorzio.

Il silenzio vergognoso della RAI-TV non ci sorprende. Né siamo disposti a subirlo passivamente, quali che siano le "coperture" politiche che gli uomini di Bernabei potranno assicurarsi e vantare. Ma a tutti i laici, tutti i democratici abbiamo il dovere di chiedere uno sforzo maggiore, una vigilanza più adeguata, un impegno preciso volto ad assicurare la forza necessaria e finanziaria, alla Lega e ai movimenti per i diritti civili. Lo scontro sarà ogni ora più difficile. I sessanta giorni che ci separano dal 12 maggio serbano pericoli e minacce che dobbiamo poter sventare, verso i quali sarebbe colpevole lasciarci disarmati. La posta in gioco è enorme; la lecita speranza di vincerla, entusiasmante.

 
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