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Benevento Camillo - 9 maggio 1974
Il vero bersaglio
di Camillo Benevento

SOMMARIO: Alla strategia della tensione si deve contrapporre la strategia delle riforme. Per questo, dopo il grande "no" del 12 maggio contro l'abrogazione del divorzio è necessario incominciare a dire molti "sì" per il riscatto della classe lavoratrice.

(IL MONDO, 9 maggio 1974)

Siamo ormai chiaramente di fronte al disperato tentativo della destra revanscista, clerico-moderata, di eludere le grandi scelte economico sociali, sulle riforme, sul mutamento del modello di sviluppo, sul cambiamento degli equilibri di potere all'interno della società, per opporsi ad una pressione popolare quale forse mai nel passato si era verificata. Le cronache di questi giorni vanno chiarendo sempre più che non solo il divorzio ma la libertà ed il progresso sono i veri bersagli del fronte clerico-fascista.

Già la stessa proposizione del referendum ha contribuito a frenare ogni spinta positiva di governo, ogni iniziativa sociale, in vista della consultazione del 12 maggio; e questo non è che il primo risultato acquisito dai veri promotori e sostenitori del referendum. Ma certo di più grossi essi ne attendono, se è vero, come i fatti dimostrano, che è stata smaccatamente riproposta la strategia della tensione e la torbida atmosfera tanto cara alle vedevo dello "stato d'ordine". In questo senso il referendum è una brutta pagina della storia democratica del nostro paese che una valanga di "no" potrà certo cancellare alla svelta, ma che non avrà di per sé risolto i grandi, endemici problemi che attentano alla vita della nostra democrazia.

Occupazione, diritti civili, libertà d'informazione, scuola democratica, sviluppo equilibrato, esercizio dei poteri democratici nella fabbrica e nella società, sono tuttora battaglie di avanguardia nel nostro paese e mobilitano masse crescenti di lavoratori, di studenti, di cittadini. Alla strategia della tensione questa gente semplice che costruisce con le sue lotte la società civile oppone un'altra strategia, la strategia delle riforme che è l'unico strumento democratico per garantire la partecipazione popolare alla vita della repubblica. Detto il grande reciso "no" del 12 maggio, dovremo poi cominciare a dire molti "sì" per affermare quei principi e realizzare quegli obiettivi che la classe lavoratrice ha scritto sulle proprie bandiere sin dal giorno della liberazione. Ospedali, scuole, insediamenti industriali, un'agricoltura moderna e razionale, trasporti efficienti al servizio del popolo, una previdenza sociale degna di una società civile, salari adeguati al costo reale della vita, cancellazione di leg

gi repressive e reazionarie, sono le linee di marcia della seconda liberazione del paese. E' proprio per poter dire tutti questi "sì" che è importante il "no" del 12 maggio. Ed è per lo meno sorprendente la constatazione che al grande appuntamento democratico sia mancato quello che avrebbe forse dovuto essere il principale protagonista di questa battaglia di libertà: la Federazione CGIL-CISL-UIL, la cui stragrande maggioranza dei militanti contribuirà con milioni e milioni di no a far pendere l'ago della bilancia a favore del fronte democratico del progresso. E tuttavia soltanto la UIL ha esplicitamente preannunciato il suo impegno nella battaglia. Adesso, mentre la lotta è in corso, questa è soltanto una considerazione amara: ma noi speriamo, almeno, di ritrovare dopo il "no" del 12 maggio, la grande Federazione CGIL-CISL-UIL tutta unita per mobilitare e modificare: mobilitare milioni di uomini, per modificare una società che ha in gran parte tradito ideali e attese della repubblica nata dalla Resistenza.

 
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