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Notizie Radicali - 18 luglio 1974
PRIMO SUCCESSO CONTRO LA VIOLENZA DI STATO

SOMMARIO: Marco Pannella annuncia la sospensione del digiuno alla luce dei risultati ottenuti (L'udienza del Presidente della Repubblica e l'intervento in televisione) e delle preoccupazioni di medici e amici e l'intenzione di riprenderlo il 25 luglio per ottenere garanzie sugli altri obiettivi (Il digiuno era iniziato il 3 maggio per sostenere la richiesta che la LID potesse difendere per almeno un quarto d'ora alla televisione il suo punto di vista sul divorzio, che il Parlamento esaminasse la proposta di legge sull'aborto, che il Presidente Leone ricevesse una delegazione della LID e del Pr e che fosse garantita la linea laica del quotidiano romano "Il Messaggero". Successivamente erano stati aggiunti altri sette obiettivi: attivazione della Commissione inquirente, voto ai diciottenni, diritto di famiglia, tutela nei confronti dei promotori dei referendum, concessione da parte dei giornali di una pagina pubblicitaria alla LID, pene severe per gli esportatori di capitali).

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La sala è stracolma di gente quando Marco Pannella annuncia che, tenendo conto dei consigli dei compagni e degli amici e delle preoccupazioni dei medici, sospende il digiuno per riprenderlo ad oltranza il 25 luglio. Ci sono autorevoli parlamentari, vecchi compagni radicali, uomini di cultura, ma anche molte persone mai viste alle nostre riunioni e che hanno seguito la vicenda del digiuno sui giornali. Vicino a Marco, alla Presidenza, hanno preso posto Riccardo Lombardi ed Elena Croce, Franco De Cataldo e Gianfranco Spadaccia, Aldo Aiello e Fabrizio Cicchitto, della delegazione del PSI che ha trattato e collaborato con il Partito Radicale e la LID, Alessandro Perrone, Antonio Baslini. Seduto in fondo alla sala c'è Ferruccio Parri. In piedi fra la folla c'è Umberto Terracini, ci sono l'ex presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Branca, l'on Signorile, della direzione del PSI che è stato poche ore prima designato relatore del progetto di legge sull'aborto, il giornalista Lucio Manisco, Pier Paolo Pasolin

i, il regista Franco Rosi, Paola Pitagora, don Luigi Sandri, direttore di Com, la professoressa Levi Montalcini, Lelio Luttazzi, la direttrice di "La nuova Tribuna" Beatrice Rangoni Machiavelli, il socialdemocratico, Galuppi, alcuni parlamentari, molti giornalisti della stampa italiana e straniera. Molti che non sono potuti intervenire, trattenuti da altri impegni, hanno mandato telegrammi o lettere. De Cataldo legge una lettera di Giacomo Mancini: "Caro Marco, la riunione del Consiglio dei ministri che si svolge contemporaneamente alla tua conferenza stampa, non mi consente, come invece avrei voluto, di venirti ad ascoltare. Tu conosci con quanto interesse e con quanta simpatia tutti i socialisti italiani hanno seguito la tua coraggiosa azione per le libertà civili e sai anche che la mia solidarietà continua ad esserti completa. Nell'augurare a te, agli amici e ai compagni che in numero sempre crescente condividono l'impegno per il rinnovamento della società, ti invio i miei più affettuosi abbracci".

Marco comincia a parlare alle 11,30 e continuerà per un'ora. Il suo discorso è un bilancio di questi 78 giorni di digiuno e di lotta, un esame analitico dei risultati raggiunti e di quelli per i quali occorre ancora impegnarsi duramente. A convincerlo a sospendere per alcuni giorni il digiuno non sono soltanto le preoccupazioni dei medici e degli amici, c'è anche la valutazione dei primi, parziali, successi e la considerazione che occorre far maturare i consensi che cominciano a manifestarsi fra le forze politiche democratiche.

L'udienza del Presidente della Repubblica, l'intervento finalmente trasmesso il giorno precedente dalla RAI-TV possono aver dato all'opinione pubblica la sensazione che gli obiettivi del digiuno sono stati raggiunti. Non è così. Solo due punti non fanno più parte del pacchetto degli obiettivi della LID e del P.R. (quello relativo alla RAI-TV e quello relativo alla continuità della linea laica del "Messaggero", che è stato lasciato cadere). Su tutti gli altri punti non sono state ancora ottenute garanzie. Per questo il 25 luglio riprenderà il digiuno "ad oltranza" e inviterà gli altri compagni a riprenderlo con lui soltanto dopo aver valutato bene le responsabilità e i rischi. Si entrerà cioè in una fase dura e conclusiva della prova di forza che si è cominciata da tre mesi con le istituzioni per ottenere il rispetto dei diritti delle minoranze e la restaurazione, nei comportamenti parlamentari, della legalità repubblicana. Già il 24 giugno, nel dichiarare che il digiuno sarebbe stato condotto ad oltranza, av

eva valutato in tuta la sua gravità questa affermazione. "Non ho problemi di orgoglio e di coerenza formale e quindi, se ritenessi di aver sbagliato nelle mie valutazioni o se fossi stato convinto da diverse ed opposte ragioni, potrei oggi riconoscerlo tranquillamente e annunciare puramente e semplicemente l'interruzione del digiuno. Così non è. Le pressioni e le preoccupazioni degli amici non sono quindi motivo sufficiente per farmi recedere dalla lotta che insieme abbiamo intrapreso".

Pannella è estremamente polemico, ancora una volta, con la stampa di regime. "Attorno ai radicali e ai nonviolenti c'è oggi un interesse che ieri non c'era. Ma l'attenzione per il digiuno e per il digiunatore è diventato un motivo di più per censurare le notizie sugli obiettivi di questa lotta che è una lotta collettiva". E' un motivo di più per tacere di altri fatti: delle repressioni ecclesiastiche contro Marisa Galli, la suora del "no", e contro Don Marco Bisceglia; della ritrattazione a cui è stato costretto Don Alberto Prunas Tola, tutti e tre colpevoli di aver accettato di scrivere durante il referendum sulla pagina concessa dal "Mondo" alla LID. Marisa Galli, allontanata dal suo Ordine e dall'istituto assistenziale che dirigeva a Igea Marina, è stata costretta a trasferirsi a Ginevra per trovare lavoro e non è presente alla conferenza stampa. Sono invece presenti, accolti dagli applausi di solidarietà dei presenti, Don Marco e Don Alberto.

Pannella respinge le accuse di esercitare, in forme non-violente, una violenza morale o un ricatto politico. Quando chiediamo il rispetto dei diritti delle minoranze, quando chiediamo al Parlamento di fissare un termine per il dibattito e il voto sul diritto di famiglia e sul voto ai diciottenni, e di assicurare, rispettando i propri regolamenti, l'avvio del dibattito per la legge sull'aborto, noi non cerchiamo di imporre nostre posizioni particolari, o nostre richieste di tipo corporativo. "Le istituzioni di cui chiediamo che sia assicurato il funzionamento, non sono le nostre istituzioni; la legalità di cui chiediamo il rispetto non è la nostra legalità; un libertario, un nonviolento è realmente tale quando si muove nel quadro di una legalità che non è la propria ma quella nella quale assumono di agire politicamente e da cui traggono la propria legittimità i propri avversari".

Sono stati quindi confermati tutti gli obiettivi di lotta del P.R. e della LID.

Per la riforma del diritto di famiglia e il voto ai diciottenni la lotta si concluderà soltanto quando i Presidenti delle due Camere assicureranno, come già avviene per il divorzio e per l'obiezione di coscienza, che l'iter parlamentare delle due leggi sarà completato, fino al voto definitivo, prima della fine dell'anno.

E' la richiesta che avanza ormai il PSI. L'on. Manca ha fatto pervenire alla presidenza un preciso comunicato in questo senso della segreteria socialista: "La segreteria del PSI ha invitato i presidenti dei gruppi parlamentari Mariotti e Zuccalà a promuovere le iniziative necessarie per accelerare l'iter parlamentare della legge sul diritto di famiglia e di quella sul voto ai diciottenni. I rappresentanti del PSI, nella conferenza dei capigruppo, solleciteranno un impegno da parte dei Presidenti della Camera e del Senato a fare tutto il possibile perché entrambe le leggi, sulle quali non risulta che esistano opposizioni di principio da parte di alcun gruppo, siano discusse e votate entro l'anno".

Analoghe sono le dichiarazioni di volontà espresse dalle altre forze politiche, ma devono essere tradotte ancora in conseguenti decisioni operative. Per l'aborto si chiede, oltre alla nomina del relatore e all'iscrizione all'ordine del giorno, anche la fissazione dei tempi entro i quali, a discrezione delle commissioni sanità e giustizia, dovrà svolgersi il dibattito in sede referente.

Per quanto riguarda la richiesta d'udienza al Presidente della Repubblica, essa rimane confermata. Ma esiste un "impasse". Esiste un contrasto fra una prassi, che il Presidente non ritiene di dover innovare, e un principio che noi riteniamo giusto riaffermare. "Il problema, per noi, non è quello di veder prevalere la nostra posizione. LID e P.R. proporranno alle forze politiche la ricerca di una soluzione regolamentata, che consenta al Presidente della Repubblica di acquisire come propri strumenti conoscitivi, in determinati casi, e con determinate modalità, anche l'opinione e le istanze delle minoranze politiche non parlamentari. A tal fine, saranno presi contatti anche con il segretario generale della Presidenza della Repubblica".

Pannella conferma anche gli altri punti: la richiesta di colloqui ad Agnelli e Cefis, la presentazione di un progetto di legge che preveda pene elevatissime per gli esportatori di capitali, la richiesta di una pagina di pubblicità gratuita "una tantum" per i movimenti per i diritti civili, ecc.

Sulla RAI-TV, con la quale, grazie all'interessamento e alla mediazione del PSI si è raggiunto un accordo, Pannella denuncia il comportamento scorretto dei suoi dirigenti. Il primo punto è già stato violato. Si è fatto di tutto per impedire al pubblico di conoscere la variazione dei programmi e lo svolgimento dell'intervento della LID. Ha quindi annunciato che LID e P.R. chiederanno colloqui alla commissione di vigilanza e al direttore generale dell'ente: in particolare per chiedere adeguatamente informazione sull'iniziativa del digiuno o sugli otto referendum promossi dal P.R.

 
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