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Battaglia Adolfo - 20 luglio 1974
La non-violenza di Pannella vista da un repubblicano
di Adolfo Battaglia

SOMMARIO: Intervenendo sul dibattito aperto a proposito del digiuno intrapreso da Marco Pannella (diritto d'accesso alla televisione della Lid e del Pr, fissazione dell'inizio della discussione alla canmera sull'aborto, tutela della linea laica de Il Messaggero, superamento del rifiuto del Presidente Leone di ricevere una delegazione della Lid e del Pr), Adolfo Battaglia si chiede cosa rappresenta Pannella. In ogni società si genera un fermento utopico, una posizione meta-politica, un rifiuto dei canali e dei metodi attraverso cui si modifica la realtà storica, una posizione "radicale". Ma in italia, in una situazione di corruzione del potere, tale posizione "radicale" finisce con apparire come una boccata d'ossigeno e di trovare un'udienza più larga di quella che altrimenti riscuoterebbe. La vicenda del divorzio e dei referendum ha fatto apparire realistica, strutturalmente modificativa, una posizione utopistica che è invece ignara del gioco concreto delle forze e delle realtà storiche. L'azione nonviolenta

è una affermazione drammaticamente necessaria che chiede il consenso della coscienza universale a un valore che è di tutti; tutto questo non ha niente a che fare con le richieste che motivano il digiuno di Pannella; sono questioni che appartengono alla difficoltà normale di una politica. In tutto ciò c'è un rischio per la democrazia, cioé che si arrivi a teorizzare che per uscire da una situazione politica, economica e istituzionale ai limiti dello sfacelo si possano utilizzare i temi dell'utopia libertaria. Ma il maggiore rischio è che Marco Pannella risulti inghiottito e consumato dalla moda dei nuovi letterati di corte, dall'entusiasmo e dai fatui fuochi d'artificio che momentaneamente lo circondano e che si spegneranno appena una nuova moda sorgerà.

(CORRIERE DELLA SERA, 20 luglio 1974)

Marco Pannella è una persona ricca di doti che vive oggi, chiaramente, un momento di grande difficoltà, forse di pericolo. Mi pare perciò che sarebbe ingiusto rimproverargli le mille cose sbagliate, esasperate, fuori tono, che dice e talvolta fa; e che sia più utile invece fermarsi un momento a tentar di capire il significato del problema che egli pone; oltre tutto è l'unico modo per contribuire a toglierlo dal maledetto impiccio in cui si è messo.

Che cosa rappresenta Pannella? A stringere, un momento che sta dovunque, in ogni tempo, e che in altre società democratiche più solide e più antiche della nostra trova innumerevoli espressioni: il momento dell'iniziativa autonoma, della sollecitazione libertaria, della contestazione dei rapporti "positivi" che si generano necessariamente in ogni aggregato sociale, un fermento utopico, come si dice, una posizione meta-politica, un rifiuto dei canali e dei metodi attraverso cui, necessariamente, si modifica la realtà storica, una posizione "radicale", appunto.

Questo tipo di atteggiamento - su cui Marco obiettivamente si qualifica, al di là delle molte e diverse posizioni politiche che in trent'anni ha assunto - questo tipo di atteggiamento "utopico" ha sempre avuto una parte nella storia e quindi nella politica. Talvolta i grandi politici sono addirittura "politici dell'irrealtà", come diceva Omodeo di Mazzini. E comunque è vero che c'è uno spazio in cui l'iniziativa individuale meta-politica può far gran bene a una società. Ma che cosa avviene da noi? Avviene che in una situazione a pezzi come quella italiana, con la corruzione del potere che tutti conosciamo, con istituzioni e forze politiche che nel complesso fanno pena, la posizione radicale finisce con l'apparire una boccata di ossigeno in un garage e trova, di conseguenza, un'udienza più larga di quel che normalmente riscuota un po' dovunque nel mondo.

La vicenda del divorzio e del referendum, da ultimo, ha dato alla posizione radicale un impatto politico rilevante, facendo apparire realistica, strutturalmente modificativa della condizione politica, quella che è una posizione utopica, cioè strutturalmente ignara del giuoco concreto delle forze e delle realtà storiche. (Ci si è dimenticati, in verità, che l'impatto politico del divorzio e del referendum è stato tale proprio perché sono entrate in campo le forze politiche, che su quei terreni hanno preso posizione, hanno fatto previsioni, si sono scontrate e, infine, hanno vinto, o perso).

E' in questo quadro singolarmente slargatosi che Pannella ha cominciato una nuova prova che dimostra la sua capacità di sacrificio e di dedizione, ma di cui riesce difficile comprendere la dimensione e il senso. Certo, l'azione non-violenta, come forma di pressione sulle classi dirigenti di un Paese, è un fatto che appartiene alla tradizione delle società democratiche. Lo è in quanto pone a fuoco un valore universale - l'eguaglianza delle razze, la libertà di un intero popolo - che non si può far rispettare attraverso i canali ordinari dell'azione politica. L'azione non-violenta è una affermazione drammaticamente necessaria, che chiede il consenso della coscienza universale a un valore che è di tutti, in un momento di oppressione assoluta. Ma, ecco, tutto questo non ha niente a che fare con le richieste che motivano il digiuno di Pannella. Il diritto di accesso in televisione, l'inizio della discussione parlamentare del problema dell'aborto, l'incontro con un'alta autorità dello Stato, il rispetto della line

a di un quotidiano sono, chiaramente, questioni che appartengono alla difficoltà normale di una politica in crisi, sono frammenti del problema dello sviluppo di una società arretrata. Esigono, dunque, azione politica, spostamento di forze, collocazione nel giuoco degli interessi. Come pensare di poter utilizzare per questo tipo di problemi, gli strumenti omogenei alla posizione utopica, al richiamo di coscienza, alla linea radicale? Per imporre i dispositivi di sicurezza alla Ford, Ralph Nader non ha mai fatto un giorno di digiuno. E l'azione non-violenta rischia, impiegata su terreno improprio, di diventare forma di vera violenza morale; il ricatto di una vita cara a molti per imporre contenuti specifici di lotta politica a forze che ritengono di dover portare avanti altri contenuti, e scelgono schemi politici diversi da quello che Pannella, personalmente, persegue.

Sbagliano nella loro valutazione, quelle forze? E' possibile. Ma è certo che il suicidio per fame su grandi tempi della libertà e della coscienza, della vita e della morte, ha un senso (e un impatto); la minaccia di suicidio per fame per ottenere il diritto di accesso alla Tv (problema oltre tutto impostato da tempo, e avviato a soluzione da altre forze politiche) significa soltanto premere per un consenso che non è politico, ma di pietà; e dunque, poi, privo di reale influenza politica.

C'è una conseguenza negativa per la democrazia e la libertà, oltre tutto, in questa impostazione. Ed è che la suggestione emotiva che giustamente si crea intorno a un dramma umano, porti a teorizzare che la strada giusta per uscire da una situazione politica, economica e istituzionale ai limiti dello sfacelo sia ormai solo la strada dell'azione di coscienza, e che i modi per superarla veramente consistano nell'affrontare, come temi politici, i temi dell'utopia libertaria: come se gli strumenti e i contenuti di essa potessero surrogare i canali e i contenuti imposti dalla realtà urgente della storia del Paese. Questa teorizzazione diventa un'autentica fuga, e perciò un incentivo alla confusione e al malessere da cui si vorrebbe uscire; un contributo all'ulteriore sfacimento della vita democratica, eguale e contrario a quella del qualunquismo fascista che teorizza, appunto, i partiti putrefatti e la democrazia incapace.

E tuttavia l'aspetto che a me pare ancora più grave di questa vicenda - da cui Marco Pannella deve uscire, perché è un uomo di certo superiore ai suoi errori di generosità - non è neppure questo. E' l'atteggiamento, lo dico con tutta franchezza, che risulta dall'articolo di Pasolini o dall'intervista che ha pubblicato sul "Mondo". Se gli uomini di cultura rinunziano al ruolo dell'intellettuale, che è quello di produrre contributi critici al chiarimento dei problemi, se enfatizzano l'aspetto emotivo dei fatti da analizzare, se si gettano su un dramma personale che ha vaste implicazioni politiche cogliendone solo l'aspetto umano più appariscente con un cattivo miscuglio di retorica e di approssimazione concettuale, la società perde un tessuto di raccordo e di comunicazione. Una parte importante del suo vigore intellettuale e morale. La cultura torna a diventare "letteratura" l'uomo di cultura, il letterato di corte della tradizione italiana, che invece di ruotare intorno alla corte gira intorno alla moda di cu

i transitoriamente si nutre. Il maggiore rischio di Marco Pannella è di essere inghiottito, consumato, de la moda dei nuovi letterati o corte, dell'entusiasmo e dai fatui fuochi d'artificio che momentaneamente lo circondano, e che si spegneranno appena una nuova moda sorgerà. Gli uomini politici hanno grandi responsabilità nella degenerazione della vita italiana. Ma qual è il contributo che la cultura italiana d'avanguardia ha dato a migliorare il Paese? La cultura cioè un fatto di chiarezza intellettuale, di precisione di concetti, di solidi studi, di coerenza morale, di rigore critico.

Vediamo molta fantasia brillantezza, effervescenza, imitazione, snobismo, denaro; poco del resto, cioè dell'essenziale. Si capisce che la crisi del Paese è vasta e difficilmente solubile.

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Il leader radicale interrompe il digiuno dopo 78 giorni

Roma, 19 luglio.

Marco Pannella, "leader" del partito radicale, ha sospeso oggi li sciopero della fame cominciato 78 giorni fa. La notizia è stata comunicata dallo stesso Pannella nel corso di una conferenza-stampa tenutasi stamane, ed alla quale hanno preso parte numerosi rappresentanti del mondo politico e culturale. "Ma se non riceveremo ampie assicurazioni in merito alle battaglie che stiamo portando avanti - ha detto l'esponente radicale - i miei compagni ed io riprenderemo a non nutrirci fin dal 25 luglio prossimo".

 
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