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Pannella Marco - 1 agosto 1974
OLTRE LE IDEOLOGIE
opinione di Marco Pannella

SOMMARIO: Marco Pannella commenta i risultati di un sondaggio richiesto dal settimanale Panorama alla Demoskopea dal quale risulta che la maggioranza degli italiani è favorevole ad una normativa per la liberalizzazione dell'interruzione della gravidanza che elimini il flagello dell'aborto clandestino. Il sondaggio dimostra inoltre che oltre un terzo dei votanti per la Dc, la metà di quelli del MSI e la stragrande maggioranza degli elettori comunisti chiedono una nuova legge. Ma il problema centrale è quello del Pci e della sua resistenza a mobilitarsi su questa battaglia, a scontrarsi con la Dc. "Il segretario del Pci deve infine rassegnarsi:le lotte di liberazione e di progresso della masse democratiche non le farà con cardinali, generali e sacrestani. Ma con i radicali, con i socialisti, con gli autentici liberali e libertari".

(PANORAMA, 1 agosto 1974)

Gli italiani constatano che la società nella quale vivono è un'enorme pattumiera di feti, una concimaia di morte; o un'immensa fabbrica d'angeli (che hanno la fortuna, cioè, di non essere toccati dal peccato originale) come preferiscono dire mostruose anime gentili.

I potenti di Stato e di Chiesa avevano risolto il problema negandone l'esistenza e abrogando noi radicali colpevoli di riproporlo, testardi, da almeno dieci anni, con quello del divorzio e molti altri. Tanto, quel che la Rai-Tv non mostra e non dice, non c'è o è menzogna.

Le donne abortiscono? Sono figlie del demonio e madri del peccato. Puzzano di sesso e da secoli, qui da noi, s'è sacralizzata la sessuofobia. Se non s'accontentano più di servire, a letto e in cucina, orgasmi e spaghetti, e diventano ora femministe, si abrogano anche loro, magari con l'aiuto di un Maurizio Ferrara o di un Dodo Battaglia, e il gioco è fatto. Tutt'al più se ne stiano davanti a CAROSELLO per concupire lavapiatti e creme di bellezza. Servono consumatrici, non suffragette.

La nostra sensibile e angosciata Sinistra perbene, parlamentare, democratica, responsabile e antifascista, è stata al gioco. Quel che questo Stato e questa Chiesa, questi due volti della stessa violenza che ci governa e abusa, non gradiscono, è per lei sempre inopportuno. Ci ha spiegato, in tutti i toni, il più sovente con quello di Wishinski, che manchiamo di realismo politico. Che non sappiamo nemmeno cosa sia. Era vero. Se il "realismo" è quella cosa che si fa per decenni, sulla pelle e al prezzo del sangue di decine di milioni di donne, deve essere qualcosa che serve al "re", non alla Repubblica. Dunque, non c'interessa.

Ma la verità se è a lungo compressa, muore o esplode contro chi le preferisce la menzogna.

Esplode, oggi, con il sondaggio che PANORAMA ha ordinato alla Demoskopea e pubblica in queste pagine.

Così penso che l'armata brancaleone dei diritti civili, i divorzisti, gli obiettori di coscienza, le femministe del Mld, i nonviolenti, i veri credenti dei nuovi ghetti ecclesiali, i ragazzi sottoproletari e libertari, gli omosessuali del "Fuori", più o meno intruppati tutti come siamo nel partito radicale, e i milioni di donne-delinquenti di Stato, le nostre madri, sorelle, compagne, figlie pluriraschiate dai cucchiai d'oro, mammanizzate, terrorizzate, colpevolizzate, e inibite, con noi come noi con loro, se le amiamo davvero, penso, spero che abbia ancora una volta vinto la sua terribile battaglia contro nessuno, per vincere con tutti e per ciascuno.

Lo spero perché con i compagni con i quali ho ripreso il digiuno, rischiamo la nostra vita per vivere e far vivere, non per morire e far morire.

I dati di questo sondaggio non si limitano a parlar chiaro: tornano a gridare, contro il deserto civile e la palude politica, la verità del 13 maggio, di quella sera di vittoria popolare che i potenti si sono illusi di poter così presto seppellire. Ripropongono il disordine laico e libertario della speranza contro l'ordine cupo, rovinoso e corrotto del regime democristiano, della rassegnazione e della rabbia che provoca, inutilmente distruttrice e autodistruttrice.

Di nuovo l'Italia ci è cara. Torniamo a riscoprire che il passante che rischiamo di guardare con odio o disprezzo, perché qualcosa o qualcuno ci dice che è iscritto o che vota per la Dc o per il Msi, ci è forse fratello nelle cose che in definitiva più importano; perfino lui, e più di tanti nostri illustri compagni che siedono per nostro conto in parlamento e ci restano come in catalessi, mummificati o impazziti di sonno, di sordità, di cecità, di mutismo.

Gli italiani ritengono che il fenomeno dell'aborto clandestino di massa sia un flagello sociale massiccio e drammatico. Denunciano pressoché unanimi il carattere classista e ingiusto dell'attuale legislazione che si traduce nella possibilità pratica di un aborto sanitario di tutto riposo, senza rischi legali né di salute, per la donna ricca; nella contemporanea condanna a un aborto tragico e abietto per le grandi masse di donne non abbienti. Meno della metà pensa che una qualsiasi legge possa comunque di per sé impedire o limitare questo fenomeno.

Solo una inconsistente minoranza (4%) dichiara che l'attuale legge "va bene". Solo il 10% concorda con l'atteggiamento assunto fino a ieri dal parlamento e dai vertici dei partiti, contrari a mettere in discussione per ora la legge sull'aborto. Il 65% chiede che le Camere s'impegnino URGENTEMENTE nella elaborazione di una nuova legge, il 22% che si accingano a farlo.

Il 75% vuole una nuova disciplina dell'aborto, che consenta in determinati casi il ricorso all'assistenza sanitaria, così liberalizzandolo.

Una inequivoca maggioranza assoluta (52,7%) proclama nettamente che la soluzione del problema dell'aborto appartiene alla sfera dei diritti di coscienza inalienabili della persona, alla sua moralità. Più di un terzo dei cittadini (35%) ritiene invece che coinvolga principalmente la competenza dello Stato, il 5,8% quella della Chiesa.

Ma il momento più elevato, commovente, definitivo dell'inchiesta mi sembra venire dalla donna italiana: quando afferma che il problema non riguarda minimamente la Chiesa (6,9%), nemmeno lo Stato (27,4%), "nessuno dei due" perché "è un problema morale che riguarda la propria coscienza" (59%). C'è da pensare che la società laica e libertaria o sarà "femminile" o non sarà!

Ma un'altra evidenza che a lungo abbiamo inutilmente indicata, in questi anni, è ora clamorosa, illuminante. Una radicale politica dei diritti civili trova in Italia il suo formidabile e attuale punto di forza popolare non solo nella base del Psi ma, ancor più, in quella che continua a votare per il Pci. Sono i più sensibili e tesi su questo problema. Il 33,7% pensano che gli aborti clandestini siano tre milioni all'anno, il 30% un milione e mezzo, il 17% 800 mila.

Il 72% non è d'accordo nemmeno sul principio su cui si fonda la legge attuale: quello dell'automatica condanna penale di ogni procurato aborto. Solo il 19% ritiene giusta la pena attualmente prevista: il 65% la ritiene eccessiva. Un terzo dei comunisti afferma recisamente che non si dovrebbe mai condannare, né penalmente né moralmente, una donna che abortisce volontariamente; il 38,6% che la si debba giudicare in base ai motivi per cui lo ha fatto; il 17,8% a seconda del tempo di gravidanza. Solo 5 comunisti su 100 concordano con la legge attuale che punisce "sempre" l'aborto. Due terzi rifiutano l'equivalenza: aborto uguale assassinio.

Più dell'80% lo stima un male preferibile a pericoli e prospettive peggiori. Il 75% ritiene che il parlamento debba "urgentemente" discutere la nuova legge, il 17% che debba accingersi a farlo. L'1% dei comunisti afferma che l'attuale legge va bene; il 9% che dovrebbe essere più severa; l'85,1% chiede una nuova legge permissiva, il 95% che consenta l'aborto per motivi di salute (fisica o psichica) della donna, per pericoli di gravi menomazioni del nascituro, il 57% per disagiate condizioni economiche, il 69% per motivi morali. La convinzione che l'attuale situazione determini un aborto clandestino di classe e di massa, abietto, è plebiscitaria, come quella della necessità di consentire l'assistenza medica negli stessi casi.

Per il 53,5% dei comunisti il problema dell'aborto rientra nella sfera di competenza dello Stato; per il 5,8% in quella della Chiesa; per il 45% "in nessuno dei due, perché è soprattutto un problema morale, che riguarda la propria coscienza".

Ancora un dato che ci sembra davvero definitivo. Trascrivo per intero la domanda, perché non vi siano dubbi: "Il Movimento di liberazione della donna e il partito radicale rivendicano, anche per la gravidanza, il principio della libera e responsabile gestione del proprio corpo,. Lei ritiene che questa posizione sia giusta o sbagliata?". I comunisti hanno così risposto: 55,4%, giusta; il 29,7%, sbagliata; il 14,9%, non so. Lo ricordino i parlamentari del Pci.

Ma non basterebbe un numero intero di PANORAMA per illustrare il valore e le scoperte di questo sondaggio. Prima che la classe politica abbia accettato di occuparsene, e dopo che per anni solo il partito radicale e i movimenti femministi hanno affrontato questa realtà, l'Italia del 13 maggio si rivela già schierata con una forza maggioritaria che supera i due terzi degli italiani, comprende oltre un terzo dei votanti per la Dc e la metà di quelli del Msi contro l'aborto clandestino di massa e di classe difeso dal regime, contro la legge attuale, per una nuova soluzione che è già civilissima e accettabile punto di partenza anche per noi.

Ecco anche perché noi non potevamo accettare di scomparire, avevamo e abbiamo il dovere di correre ogni rischio personale e collettivo per toglierci ogni bavaglio e mordacchio, catapultare con noi alla televisione ogni altra minoranza di esclusi; perché noi rappresentiamo davanti a Berlinguer i suoi abrogati compagni di base, a De Martino quelli socialisti, a La Malfa quelli repubblicani, a Moro e Almirante tanti dei loro irriducibile e irridotta umanità e libertà morale.

Ecco perché in questi giorni avremo un bisogno vitale, letteralmente vitale, dell'aiuto della gente, di ognuno, di tutti. Se saremo lasciati soli, il partito radicale, la Lid scompariranno. E' necessario un ultimo, ma tremendo sforzo.

La grande lotta di liberazione della donna da uno dei più ignobili meccanismi d'oppressione sta entrando nella sua fase concreta, politica.

Nelle ultime ore, già prima che la rivoluzionaria verità di questa inchiesta ci renda incommensurabilmente più forti, la lunga lotta del partito radicale e del Mld, per cui abbiamo dovuto imbracciare l'ultima arma della nonviolenza, ha mostrato di raggiungere primi, sostanziali risultati.

In parlamento qualcosa comincia a muoversi. Alla fine, gli argani di una lunga amicizia, del ricordo di una decennale e vittoriosa battaglia comune, sono riusciti a smuovere anche Loris Fortuna, per sedici mesi testardo, sordo a ogni appello, deciso a non muovere ciglio alle nostre richieste di sollecitazione del dibattito sul suo progetto. Socialdemocratici, liberali e socialisti, anch'essi, cominciano a dar segni di comprensione, se non d'assenso.

Ma il problema centrale resta quello del Pci. Ancora una volta, Enrico Berlinguer e il suo gruppo di vertice hanno commesso un errore, gravissimo e drammatico. Lo riconoscono in fretta, girino pagina. Non c'è tempo da perdere. Il segretario del Pci deve infine rassegnarsi: le lotte di liberazione e di progresso delle masse democratiche non le farà con cardinali, generali e sacrestani. Ma con i radicali, con i socialisti, con gli autentici liberali e libertari. Smetta di volercene e torni a essere un vero compagno, non solo nostro, ma dei nove milioni di cittadini che votano Pci.

L'interesse della Dc e del Msi non è quello di "bocciare" ogni innovazione della regolamentazione dell'aborto; ma quello di insabbiare il dibattito, continuare a negare l'esistenza del problema, del flagello. Se già in commissione, o in qualsiasi fase dell'iter parlamentare, la Dc e il Msi si assumessero la responsabilità di confermare, anche solo per mesi o per un anno, l'attuale legge, se il Paese e le donne lo sapessero (come ora lo saprebbero) subito centinaia di migliaia di loro elettori, e poi milioni, di nuovi altri, capirebbero e, come per il 13 maggio, li abbandonerebbero, definitivamente. Non si difende impunemente la barberie, nel 1974, in Italia. Perché questo nostro appello di compagni a compagni, di radicali a comunisti, non resti disarmato, è urgente, e immediatamente necessario che, ovunque, socialisti, comunisti, femministe, radicali, libertari, credenti, restando per il resto ciascuno autonomo e rispettoso delle altre precedenti e persistenti scelte, si raggruppino in comitati e nuclei per

la conquista e la difesa dei diritti civili, senza preoccupazioni formali, per operare subito e insieme. Da via di Torre Argentina 18/a, Roma dove chiediamo a tutti coloro che possono e che ci comprendono di far affluire aiuti e ogni sostegno possibile, o ogni notizia in proposito, assicureremo anche il necessario servizio di coordinamento e di informazione.

Agli altri, ai "potenti", ai parlamentari socialisti e democratici, comunisti e laici, l'invito è di tornare a essere anche dei socialisti, comunisti, laici, democratici parlamentari. Manifestino per esempio a questo giornale che, nella sua assoluta autonomia, mostra di voler servire, con i suoi lettori, anche quanti di noi sono disposti a impegnarsi senza riserve per nuove grandi battaglie di libertà, le loro opinioni non conformiste, in genere censurate, che hanno preso la rassegnata abitudine di tacere. Penso che qui non saremo per l'ennesima volta delusi e traditi.

L'esempio della libertà e della verità è contagioso.

E' stato dato. Anche in queste settimane di ardenti vacanze, per chi può e vuole permettersele, una nuova valanga laica e libertaria, umanistica e autenticamente cristiana può formarsi e spazzar via l'intollerabile marciume che tutti ci aspetta.

Cominciando dalle pattumiere e dalle concimaie dell'aborto di Chiesa e di Stato.

 
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