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Pannella Marco - 23 agosto 1974
Come rispettare il voto divorzista
di Marco Pannella

SOMMARIO: Come sul divorzio, anche sugli otto referendum radicali i sondaggi demoscopici rivelano nel paese schiaccianti maggioranze di favorevoli. Essere conseguenti con il voto del 12 maggio significa capovolgere analisi e metodi vecchi, fondati sul presupposto di un paese immaturo e arretrato, dominato dalla Chiesa e dalla Dc. Sostenere i referendum per rispettare il 12 maggio, per fondare sulla Costituzione e sulla legalità le condizioni di un'alternativa unitaria, laica e libertaria della sinistra, per ridurre la Dc al rango di minoranza di opposizione clericale e reazionaria.

(CORRIERE DELLA SERA, 23 agosto 1974)

("Che cosa è cambiato nella realtà politica italiana a tre mesi dal referendum sul divorzio? Dopo gli interventi di Giorgio Amendola, Flavio Orlandi, Lelio Basso e Flaminio Piccoli continuiamo oggi il dibattito con Marco Pannella")

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Non basta che le grandi forme politiche e sindacali della opposizione, quella socialista o le tradizionali piccole componenti »laiche della maggioranza di regime riconoscano ora il valore democratico della vittoria del 12 maggio. Importa che siano conseguenti con questo riconoscimento, con la loro tardiva »scoperta di un Paese maturo e civile, sicuro e deciso nel voler scelte di libertà e di progresso. Invece accumulano altro ritardo.

Già sull'aborto i sondaggi demoscopici di "Panorama" e della Demoskopea hanno nei giorni scorsi confermato tesi e previsioni del partito radicale, dopo alcuni anni di lotta solitaria. Per l'ennesima volta anche su questo tema: non più il 63 per cento, ma oltre l'80 per cento degli italiani è favorevole a clausole di liberalizzazione che in pratica divengono assolute; presuppongono cioè fiducia nella libertà e nella responsabilità di ciascuno per avviare a soluzione questo atroce e aberrante flagello.

Certo, si può contestare un sondaggio demoscopico. Ma per quanto ci riguarda conviene esser prudenti: anticipammo anche, fra l'ilarità di tutti i politici, i risultati del 12 maggio, già il 4 gennaio di quest'anno. Per le cifre; ma sul piano politico lo facemmo già da oltre tre anni.

Abbiamo ora sondaggi per quanto riguarda il gradimento per gli 8 referendum proposti dal partito radicale, già firmati da 100.000 cittadini nelle modalità previste dalla legge, la cui sottoscrizione dura fino al 15 settembre. Si pronuncia per l'abrogazione delle norme prescelte del concordato clerico-fascista il 78 per cento degli interpellati. Per quelle dei codici penali (circa 80 articoli) l'82 per cento. Per quelle dei codici militari l'89 per cento. Per quelle sulla stampa, il 75 per cento. L'85 per cento ritiene che si tratti di un progetto politico che »complessivamente è di sicuro aiuto al funzionamento democratico delle istituzioni ed in particolare del Parlamento . E' questa ancora una riprova che chi ci »abroga con la censura fascista, la disinformazione, la discriminazione sperando di isolarci può certo alla fine assassinarci politicamente (e non solo politicamente: moralmente o fisicamente): ma si isola dalla gente, dalle masse. E, se è democratico, rischia di suicidarsi come forza alternativa

di governo e opposizione.

Essere conseguenti con un giudizio positivo sul 12 maggio, dunque, significa capovolgere strategia, analisi e metodi usati per venticinque anni, fondati tutti sul presupposto di un Paese arretrato e immaturo e del dominio culturale, morale e istituzionale della Chiesa e della DC su gran parte di esso.

Significa percorrere finalmente vie democratiche e di alternativa contro quelle unanimistiche filoclericali, di vertice e compromissorie, fin qui seguite oltretutto con risultati catastrofici. E' necessario e urgente consentire il massimo di partecipazione popolare usando degli strumenti che la Costituzione non a caso, certo, aveva previsto come necessario sostegno (e non come una concorrenza) alle istituzioni per il loro funzionamento democratico, onesto e leale. Quel che è stato finora impossibile, per gli errori della classe dirigente della sinistra e per la straordinaria, persistente inefficienza o insensibilità civili, laiche e libertarie dei vertici sindacali, diverrebbe possibile in pochi giorni: spazzar via dalle nostre leggi quanto non sia autenticamente costituzionale o repubblicano, per meglio consentire alle forze democratiche parlamentari di raggiungere quei risultati che in trent'anni hanno mancato proprio perché non hanno avuto fiducia nel Paese, nella forza e nella necessità di lotte conclusi

ve, anche se pacifiche e democratiche, di liberazione dal clerico-fascismo corporativo del regime dc. Si continua invece a tergiversare, a non affrontare con coraggio e tempestività i nuovi problemi che la vittoria del 12 maggio ha loro imposto.

Sostenere il progetto radicale degli otto referendum; costituirsi in forza alternativa di governo presentando un programma comune di legislatura da sottoporre all'esame e al giudizio dell'elettorato; riassumere i valori laici e libertari, che non possono non essere in un Paese moderno anche anticlericali, antimilitaristi, antiburocratici e anticorporativi, ponendo al centro dell'alternativa i diritti civili e le grandi riforme »senza spesa della scuola, della previdenza e della sanità, della denuncia degli scellerati patti lateranensi; progettare un piano decennale di conversione dei beni e delle spese militari in civili e produttivi; attuare un »compromesso storico decennale come nella Svezia degli anni Trenta, con il mondo capitalistico del profitto industriale e agrario ai danni della rendita parassitaria e delle strutture corporative settoriali; esigere le immediate elezioni dirette di un parlamento europeo che crei poteri politici democratici e di sinistra internazionale e internazionalisti contro l'i

nternazionalità del potere economico e finanziario capitalistico, sono queste alcune tradizionali proposte del partito radicale, da dieci anni, che il 12 maggio rilancia oggettivamente come l'unica strategia già elaborata che sia omogenea a quella vittoria popolare.

C'è, anche, urgentissimo, un problema di costume democratico e civile: i profitti di regime, le responsabilità anticostituzionali e antirepubblicane di governo, quelle ancor più gravi e »prestigiose che continuano a renderli possibili, vanno denunciati e colpiti come gravissimi comportamenti delinquenziali, quali sono, mettendo anche in moto i meccanismi costituzionali per gli "impeachments" italiani. Se no, di che »opposizione e, anche, di che »democrazia andiamo mai cianciando?

Di qui ad allora non staremo ad aspettare. Il 25 luglio solo il 62 per cento degli italiani dichiarava di conoscere l'esistenza del partito radicale, e l'80 per cento quello della LID. Ciò malgrado, il 3,9 per cento degli interpellati ha dichiarato, lo stesso giorno, che avrebbe votato »probabilmente o »sicuramente per »liste elettorali di alternativa promosse dal partito radicale, se fossero presentate. Fra questi il 12 per cento sono elettori della DC, il 10 per cento della Destra nazionale, l'8 per cento dichiarano di »non aver votato, o votato nullo o scheda bianca , il 10 per cento sono elettori del PLI, il 19 per cento del PRI, l'8 per cento del PSDI, il 17 per cento del PSI, il 7 per cento del PCI, il 9 per cento sono nuovi elettori.

Ora sarebbero nostri elettori, se ci presentassimo alle elezioni, per il 22 per cento votanti tradizionali della destra clerico-fascista, per il 27 per cento quelli della destra »laica del PRI, del ?PLI, del PSDI, per il 17 per cento nuovi elettori o nuovi votanti. Solo per un quarto gli elettori ci giungerebbero da altre forze di sinistra. Su 1.300.000 voti, meno di 100.000 dal PCI più di 200.000 dal PSI.

Si conferma quindi la nostra funzione di moltiplicatore democratico, di creazione di impegno e di crescita di democrazia e di liberazione.

Decidano ora i partiti della sinistra (e anche quelli della destra »laica : PLI, PRI, PSDI) se - come ci auguriamo - intendono far proprie queste esigenze e questa strategia. Se, insomma, vogliono cambiar rotta o no. Se per il prossimo settennato presidenziale e la prossima legislatura - che ci auguriamo ravvicinati - vogliono vincere uniti da un nuovo programma democratico o perdere divisi. In quest'ultimo caso mi sembra necessario porre mano, fin d'ora, alla creazione di nuove liste di forze anche parlamentari. Sin d'ora, perché non si tratta di »contentarsi come sostenitori di una alternativa radicale del quattro per cento dell'elettorato, risultato lusinghiero se si pensa che è già da ora superiore alle percentuali dei PRI e del PLI, ma drammaticamente inadeguato se si pensa alla salvezza dei nostri ideali e di una Repubblica che sia autenticamente costituzionale.

Ma non si preoccupino ancora l'on. Adolfo Battaglia o gli altri intervenuti nel dibattito sul »caso Pannella . Nonostante l'impiccio tremendo in cui si sono cacciati e hanno contribuito a cacciare il Paese, è sempre probabile che il partito radicale, per quello che ne so, decida nelle prossime settimane di sciogliersi. Aveva ancorato la sua esistenza alla realizzazione del progetto antiregime degli otto referendum e alla crescita civile ed alla salvezza repubblicana e democratica del Paese, non alla propria. E da Pannunzio a Ferrara, da Rossi a Piccardi, da Benedetti a Villabruna i radicali furono sempre politicamente poveri e extraparlamentari: e ancora oggi, per loro scelta, non costituiscono minaccia per i parlamentari, sia pur »laici , del regime ed alla misera loro agiatezza politica.

V'è solo il rischio che la loro onorevole mendicità di veri laici trovi corrispondenza, per la prima volta ed a tempo: in un nuovo »no popolare, un »no alla loro definitiva abrogazione, che venga da intellettuali e da operai, da donne e da omosessuali, da obiettori di coscienza e da vecchi liberali, da devianti e deviati, dalla gente com'è, che inviino ora d'urgenza il loro obolo, le loro adesione la loro ingiunzione ad andare avanti. Ma dovrebbero essere migliaia, molte migliaia. Tali da dar loro immediatamente la forza di imporre a tempo il rispetto del 12 maggio. Contro il regime della violenza corrotta e corruttrice, delle stragi di istituzioni e di persone, dello stato corporativo edificato dalla DC sul massacro che ha compiuto della Repubblica democratica.

Il rispetto del 12 maggio ingiunge di fare della Costituzione e della legalità le condizioni preliminari per l'esistenza d'un qualsiasi patto civile e sociale, e non »terra promessa e miraggio nella putrida palude del potere clericale, corporativo, classista, caotico e violento della DC. La libertà e la giustizia costituiscono non già »ideali da relegare come tali nella pattumiera dell'inesistenza, ma il solo investimento urgente e necessario perché viva e si rafforzi l'impresa democratica. L'alternativa unitaria, laica e libertaria della sinistra significa oggi solo lottare per ridurre la DC al rango che le spetta di minoranza di opposizione, clericale e reazionaria.

 
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