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Spadaccia Gianfranco - 21 marzo 1975
Nessuna scorciatoia elettorale
di Gianfranco Spadaccia

SOMMARIO: Il Pr ha deciso di non concorrere alle elezioni amministrative poiché "la nostra ambizione non è quella di creare l'ennesimo partitino parlamentare, ma di concorrere alla creazione di una grande forza politica socialista e libertaria, al rinnovamento della sinistra, alla costruzione di una alternativa politica alla D.C.".

(NOTIZIE RADICALI n. 22, 21-31 marzo 1975)

Il consiglio federativo del Partito Radicale ha deciso alla unanimità che il Partito non presenterà proprie liste elettorali alle prossime consultazioni regionali e amministrative che si terranno a giugno, né presenterà propri candidati in altre liste. Il contributo che daremo a questa campagna elettorale, per sconfiggere la D.C., sarà il nostro impegno nella raccolta delle firme per i referendum alla quale ci auguriamo si uniscano anche le altre forze democratiche che saranno invece direttamente impegnate in quella consultazione.

La decisione del nostro ultimo congresso che ha impegnato il Partito a preparare la presentazione delle liste in vista delle elezioni politiche aveva suscitato preoccupazioni in altri partiti: le reazioni più esagitate si sono avute da parte del PRI (la direzione repubblicana è arrivata a stabilire l'incompatibilità della doppia tessera proprio per questo motivo), ma preoccupazioni e critiche erano state espresse anche all'interno del PSI.

Vogliamo essere chiari. Il Partito Radicale non ha nessun desiderio e interesse a ritagliarsi piccoli spazi di potere all'interno degli attuali equilibri politici. Non aspira a posti di consigliere comunale o regionale. Tanto meno è in corsa per le lottizzazioni del sottogoverno. Neppure è animato da spirito di concorrenzialità nei confronti delle grandi forze popolari democratiche della sinistra italiana. La nostra ambizione non è quella di creare l'ennesimo partitino parlamentare, ma di concorrere alla creazione di una grande forza politica socialista e libertaria, al rinnovamento della sinistra, alla costruzione di una alternativa politica alla D.C.

La nostra forza, la nostra credibilità, l'efficacia della iniziativa politica radicale è proprio in questa "diversità". Diversità dalla classe dirigente del regime ma anche da altre forze e gruppi che sanno muoversi soltanto in un'ottica minoritaria. Siamo decisi a conservarla e a salvaguardarla anche contro le tentazioni che dovessero sorgere all'interno del nostro partito o dei nostri movimenti. E' una scelta politica che non nasce da orgoglio o da moralismo, ma dalla convinzione che essa rappresenti un grande potenziale unitario e rinnovatore per il socialismo e per l'intera sinistra.

Dieci anni fa dicemmo che uscivamo definitivamente dalla "politica" (quella ufficiale) e che non vi saremmo rientrati che dopo l'affermazione delle nostre lotte per i diritti civili. Se qualcuno pensa che quel momento sia oggi arrivato, possiamo assicurare che non ci affideremo alle scorciatoie delle piccole ambizioni elettorali, della costruzione di un piccolo movimento settario, o degli accordi di vertice. Lo faremo invece rafforzando ed estendendo la nostra organizzazione libertaria, autogestita e autofinanziata e mettendola a disposizione di un numero sempre maggiore di cittadini e di gente comune (anche affrontando i rischi di inesperienza, che da tale scelta possono derivare). Lo faremo estendendo e generalizzando le nostre lotte contro il regime, per la reintegrazione della legalità repubblicana e della moralità pubblica, contro le baronie e le corporazioni, per dare forza politica agli umili, agli emarginati, agli indifesi, e per contribuire alla affermazione di una politica democratica di classe che

coincide con gli interessi e el esigenze generati di libertà e di progresso del paese. Lo faremo infine approfondendo sempre di più il nostro impegno per una politica di alternativa democratica, libertaria e socialista.

Solo i mediocri e i corrotti, i molti che si sono rassegnati ad essere prigionieri del regime e del potere democristiano, hanno qualcosa da temere dalla nostra azione politica.

 
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