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Pannella Marco - 14 maggio 1976
Pannella: io accuso
di Marco Pannella

SOMMARIO: Libere elezioni? Un trentennio di "democrazia" ha sterminato più antifascisti che lo stesso fascismo. Nel Palazzo incalza una congiura, contro il popolo sovrano, perché non conosca e non possa deliberare. Pertini tace, regna e acconsente. La Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai-Tv -banda di ladri di verità- abolisce le Tribune Politiche, per tenere fuori dalla campagna elettorale Partito radicale e gli ex-favoriti del Pdup. I radicali chiedono cose ovvie: che siano assegnati a tutti i concorrenti gli stessi tempi di propaganda e di dibattito, e che venga assegnato per sorteggio l'ordine degli interventi. Per venti anni abbiamo subito; oltre non si può andare sulla strada della rinuncia e della rassegnazione. Nel pochissimo tempo utile che resta, per consentire a decine di migliaia di persone di sostenere queste semplici richieste telegrafando al Partito radicale, Pannella annuncia che è rimandato di qualche giorno l'inizio di un digiuno della fame e della sete "ad oltranza".

(CORRIERE DELLA SERA, 14 maggio 1976)

Accuso coloro che più abbiamo amato, accuso coloro dai quali più abbiamo appreso, accuso i vegliardi carichi d'onore, chierici traditori delle loro e nostre verità, per lo spettacolo che danno di vile silenzio dinanzi allo sfacelo della Repubblica e delle sue leggi.

Accuso Pertini, per tutti: egli è il migliore e non sa darci che impudiche confessioni di insonnie dai letti di ingiustizia di un Parlamento che rovina in vergogna. Per il resto anche lui regna, tace e consente.

Un trentennio di questa »democrazia ha sterminato più antifascisti che il fascismo contro cui nacquero. La Resistenza è morta innanzitutto nel cuore e nelle menti dei suoi capi sopravvissuti. I suoi ideali sono scheletrite memorie. In questi eroi di ieri il già fatto è divenuto alibi per il non fare, per buone coscienze a buon mercato, per moralismi senza moralità. Quel che resta di loro è il nostro strazio nel contemplarli. I nostri giorni si spengono vinti dalla lunga »pietas verso questi lari catturati dal nemico.

E' storia di trent'anni; è precipizio di storia terribile di queste ore. La Costituzione che ebbe in Piero Calamandrei il suo poeta civile trova in coloro stessi che la vollero coloro che ne fanno scempio quotidiano. E' inattuata, e più ancora stracciata lì dove era divenuta finalmente legge. Ieri i maestri morivano nella solitudine delle cattedre o da testimoni nelle galere del dissenso. Oggi insegnano cinismo e tradimenti lungo i viali del potere. Nel Palazzo incalza una congiura: perché resti comunque un sovrano si prepara la successione della fronda. ?Purché insomma il popolo sia tenuto lontano.

Accuso questo Parlamento di fascismo di tradimento della Costituzione, di attentato contro la sovranità popolare. Nel tribunale delle nostre coscienze di cittadini migliaia di pagine di verbali sono già scritte. E' già segno di una tremenda responsabilità; ci siamo troppo a lungo ridotti a contabili o archivisti delle rovine e delle stragi di leggi e di persone, delle violenze che ci venivano fatte. Ma veniamo all'ultima pagina, quella contro cui daremo corpo, tutti i corpi che abbiamo, perché venga cancellata prima che il delitto sia compiuto, perfezionato.

Il 7 maggio la Commissione Parlamentare di Vigilanza e di Intervento sulla RAI-TV ha confermato di non esser altro che una banda di ladri di verità, di rapinatori di giustizia, che un sindacato mafioso di sequestro della legalità. Si è subito vendicata contro di noi, ma soprattutto contro l'opinione pubblica democratica, per aver dovuto nei giorni precedenti approvare finalmente un regolamento di accesso liberale alla RAI-Tv e inchinarsi a riconoscere i suoi precedenti ultradecennali furti di legalità e di verità. I lettori di questo giornale, come di altri, sono stati eccezionalmente informati di questa drammatica ennesima nostra lotta non violenta per un'informazione democratica, per restaurare la legalità repubblicana nel fondamentale campo del monopolio pubblico della RAI-Tv, per il diritto civile a conoscere per scegliere e deliberare. Ecco ora come sono stati ripagati, tutti, per averla ingaggiata e vinta.

Poiché ormai, avremmo avuto immediato diritto di accesso a »Tribuna politica , la si è abolita improvvisamente. Al suo posto, si è inventata una serie di quotidiani »incontri-stampa riservata ai »gruppi parlamentari , cioè a tutti, tranne noi e gli ex-favoriti del PDUP. Ogni sera si trasmettono cronache pre-elettorali: ci si è comunicato che ne siamo esclusi perché non abbiamo ancora presentato le liste. Ma la legge ci impedisce di farlo e naturalmente anche i partiti ammessi a questa propaganda non l'hanno fatto nemmeno loro. Da ora al 18 giugno ciò ci consentirà di andare alla RAI-Tv, solamente in due occasioni, per un totale di circa mezz'ora. Esattamente il 24 maggio e il 4 giugno, intervenendo per primi, sicché tutti possano poi ogni giorno, e disponendo di più del doppio e del triplo del nostro tempo, ben cancellare ogni messaggio o segno che saremo riusciti a trasmettere o lasciare, dopo anni di feroci censure di confino politico. Saremo dunque totalmente esclusi dalla fase centrale determinante dell

a campagna, cioè dal 4 giugno in poi, noi e chiunque altro non appartenga al sindacato del racket dell'informazione pubblica.

Ma tutto ciò è sembrato ancora inadeguato. Costretti a cedere formalmente alla legge nei giorni precedenti, costretti ad attuare sulla carta finalmente la »riforma , i rappresentanti del PCI e della DC, del MSI e del PSI, del PRI e del PSDI, e del PLI hanno ugualmente pensato di assicurarsi altre garanzie di vittoria e di spartizione dei voti e dei diritti dei cittadini. Ancora un piccolo sforzo, si son detti, e il gioco è fatto per altri cinque anni. Hanno così preso la più inaudita, la più letteralmente fascista, ma fascista del PNF, delle decisioni: e all'unanimità. Ogni libera informazione politica e giornalistica è stata ufficialmente soppressa. Ad ogni livello la RAI-Tv è stata messa in mora: qualsiasi notizia direttamente o indirettamente attinente alle elezione che non sia proveniente dal governo deve essere censurata. Potrà esser recuperata, sotto il diretto controllo della commissione (cioè dai partiti del racket) e inserita in un programma di un'ora, vero ghetto del gioco democratico, che andrà in

onda a tarda sera, con criteri e scelte di assoluto arbitrio della commissione stessa. L'informazione politica, insomma, è stata soppressa per far spazio ad una rubrica di regime. Non è tutto, ma non abbiamo altro spazio per supplire alla carente informazione: aggiungiamo solamente che la commissione ha perfino esplicitamente vietato ai Dario Fo di comparire sul video, così come ai cantautori, sospetti d'essere di sinistra. C'è voluta quasi una settimana, l'annuncio del nostro nuovo digiuno assoluto, la notifica dei suoi obiettivi di restaurazione immediata di legalità e di equità perché, da un paio di giorni, qualcun'altro cominciasse a muoversi, magari disapprovando i nostri metodi e i nostri eccessi.

Chiediamo cose ovvie, semplici, solo per questo scandalose e sovversive. Chiediamo che vengano revocate le disposizioni che annullano e sequestrano la libertà e la verità dell'informazione pubblica radio-televisiva. Chiediamo che siano assegnati a tutti i concorrenti alle elezioni stessi tempi di propaganda e di dibattito e che venga assegnato per sorteggio l'ordine di questi interventi; (naturalmente andranno integralmente restituiti i tempi di informazione rubati in questi giorni agli elettori).

Null'altro. Non privilegi, ma diritti, equità, giustizia. Dobbiamo sapere dire no alla violenza lì dove nasce, o ne morremo comunque tutti. Un vecchio disegno autoritario si sta compiendo, con l'attiva complicità della sinistra d'ordine comunista. Vogliono costringerci a vivere da persone rassegnate a scomparire come cittadini e come democratici. E' il ricatto che sempre i violenti impongono a coloro che vogliono continuare a difendere una vita civile, pacifica, umana. Ma sopravvivere come sudditi o come servi non ci interessa. Per questo il potere ci elimina.

Da ogni parte l'obiettivo diventa questo. Gli stessi compagni del PSI rifiutando qualsiasi accordo politico con noi, per ridurre tutto a una confluenza subalterna in cambio di qualche miserabile posto, oggettivamente stanno perseguendo l'obiettivo comune di cassarci come forza autonoma: non manca insomma nemmeno la carota, accanto al bastone della violenza diretta.

Che fare, dunque? Ancora una volta, come da vent'anni, come per Ernesto Rossi e Mario Pannunzio, per Bruno Villabruna e Leopoldo Piccardi, come poi per tutte le forze davvero nuove e alternative durante tutto l'arco degli anni sessanta e settanta, siamo in realtà esclusi dal gioco democratico. I dati sono truccati e al tavolo non vi sono che dei bari. I tempi, i modi di presenza che ci vengono elargiti sono commisurati all'obiettivo di fare della presenza fittizia dei radicali la copertura e l'alibi d'una operazione antidemocratica volta ad escludere qualsiasi possibilità per noi elettori di giudicare nuove proposte e nuove forze, per inchiodarci a scegliere unicamente fra i partiti costituiti in sindacato del crimine anti-costituzionale. Dopo le trasmissioni televisive e la breccia nell'informazione pubblica e privata delle settimane scorse raddoppia la violenza contro di noi, perché sentono che rappresentiamo milioni e milioni di cittadini. Il potere ha paura, in tutte le sue componenti, di governo e di op

posizione, di destra e di sinistra. Ci diranno che esageriamo, al solito: ma se avessimo torto, come mai il Paese e le istituzioni sarebbero ridotti al punto in cui sono? E gli unici scandali di regime, se una vera opposizione fosse esistita altro che come favola per i gonzi, ci sarebbero venuti da Washington e dai radicali? E le migliaia di altre leggine, come questa della Commissione, votate in sede deliberante, in questi vent'anni, da DC e PCI, insieme, con tutto il codazzo dei loro dipendenti?

Allora, non resta ancora una volta, come abbiamo fatto per il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza, la moralizzazione della vita pubblica, la difesa delle minoranze e delle maggioranza oppresse, il voto dei diciottenni, la droga, che opporre alla violenza degli altri obiettivi precisi e conclusivi, di crescita per tutti, di difesa della legalità qual è, anche se non è la nostra e non l'amiamo.

Abbiamo la responsabilità di aver subito per vent'anni. Pazienza ed umiltà sono state il segno sotto cui abbiamo svolto fin qui la nostra vita politica e civile. Non ci si chieda di andare oltre sulla strada della rinuncia e della rassegnazione. Non lo faremo. La nostra risposta non violenta, il rifiuto totale di cibo e di acqua, durerà fino a che giustizia non sia resa, e alla morte: questo, non altro, significa la formula »ad oltranza .

Confesso questa volta di aver paura. Saremo in diversi: l'idea che altri scompaia prima di me mi rende vile. Per questo devo questa volta supplicare chi comprende, chi è d'accordo, chi vive come sua la nostra opinione su quel che sta accadendo e quel che invece deve accadere, perché si muova subito, autonomamente, senza attendere di esprimere una tardiva e inadeguata »solidarietà verso di noi, poiché non di questo solamente si tratta.

Da queste stesse colonne, Pier Paolo Pasolini, pochi giorni prima di essere assassinato, annunciò l'ineluttabilità di quella sua morte. Non venne creduto, poiché tutti sentivano quanto egli amasse disperatamente la vita. E perché non si crede ai poeti. Anche questa volta la violenza avanza sicura, proterva, manifesta, non si celerà nella notte, non cercherà nemmeno di negare se stessa; la non violenza che abbiamo scelto l'ha ormai messa a nudo, l'illumina in tutti i suoi contorni, nel suo cammino deciso, ottuso, brutale. Così, forse, al momento dello scontro le armi saranno meno impari: ci sarà la speranza ragionevole di sconfiggerla, di interromperla. A decine di migliaia, in queste ore, possiamo unirci per salvare le nostre speranze, con la difesa dei diritti di tutti, anche dei nostri avversari, anche di chi ci colpisce. Chiediamo a tutti di telegrafarci a Partito radicale - Roma, subito, l'accordo sulle nostre richieste. A chi può più di questo, chiediamo tutto quel che può. Abbiamo bisogno vitale di tem

po; ma non ne resta che pochissimo. "Per questo, per cogliere fino in fondo l'occasione che oggi ci viene offerta da questo giornale, per rischiare di vivere, rimandiamo a lunedì l'inizio del nostro digiuno.

P.S. Ho preso atto delle smentite di Goffredo Parise e del »Corriere ai sospetti che mi erano giunti e che avevo raccolto a proposito del presunto ritardo della pubblicazione di un articolo di Parise stesso che mi concerneva. Ne sono molto lieto, rammaricandomi che l'equivoco possa avere esposto a ingiuste critiche qualche collega.

 
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