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Dragadze Peter, Pannella Marco - 17 maggio 1976
PANNELLA RACCONTA: "LA MIA VITA, LE MIE IDEE"
Parla il discusso "leader" del Partito radicale che ha digiuntato per protesta contro la Rai-Tv

di Peter Dragadze

SOMMARIO: "Sono nato in Abruzzo da una famiglia di piccoli proprietari terrieri" - "I miei genitori mi battezzarono Giacinto Marco in onore di un prozio prete" - "Non sono giuridicamente sposato perché non ho mai creduto a certe cose" - "Il mio digiuno e quello dei miei compagni è un rischio necessario per permettere agli altri di vivere, senza diventare servi di un destino politico imposto dall'alto".)

(GENTE, 17 maggio 1976)

"Roma, maggio"

"Chi? Ah, già, quel pazzo che rischia la pelle per avere mezz'ora di tempo alla televisione".

"Fammi pensare. Sì, è quel rompiscatole che fa lo sciopero della fame per permettere alle donne di abortire liberamente".

"E' il signor Referendum, che campa a cappuccini e "brioches" per fare in modo che gli omosessuali possano agire allo scoperto".

"Si vede subito che è sincero".

"Per me è il Sandokan degli italiani emarginati".

"E' il Gandhi italiano".

"E' un santo".

"No, è il diavolo, l'Anticristo".

"E' il Martin Lutero degli Abruzzi che lotta a favore delle minoranze".

"Chi? Vuoi dire quel tizio alto che fumava "hascisc" in Piazza Navona ed è finito in galera?".

Queste opinioni sono le più tipiche fra le tante che ho raccolto nel corso di una piccola inchiesta tra persone delle più varie età e condizioni, studenti, commesse, netturbini, intellettuali, sacerdoti, e anche un'indossatrice; e naturalmente riguardano Giacinto Marco Pannella, l'animatore del minuscolo Partito radicale, che, piaccia o non piaccia, è indubbiamente il "leader" extraparlamentare più singolare e più discusso che ci sia oggi in Italia.

Pannella che si definisce "un militante della sinistra, laico, libertario, antimilitarista, antiautoritario", è tornato agli onori della cronaca per un ennesimo e reclamizzatissimo digiuno (aveva detto di essere "deciso a continuare a oltranza, anche a rischio della vita") inscenato per ottenere al Partito radicale il diritto di partecipare ai dibattiti di "Tribuna elettorale" durante la campagna per il rinnovo del Parlamento.

Ma chi è veramente Marco Pannella? E' stato ed è tuttora condannato dai cattolici osservanti per le sue ben note iniziative a favore del divorzio e dell'aborto libero. E' odiato dalla destra per le sue posizioni antimilitariste e per aver contribuito a far passare la famosa legge Valpreda. E' visto con sospetto anche da una parte della sinistra tradizionale, che teme in lui il potenziale artefice di una nuova spaccatura nel PSI, al quale Pannella appartiene ancora ufficialmente, ma per il quale rappresenta un pericolo obiettivo, sia che i radicali si presentino alle prossime elezioni con una lista autonoma o in liste comuni con i socialisti. Una cosa è certa: quasi tutti riconoscono che un uomo pronto a uccidere se stesso anziché gli altri può essere un osso altrettanto duro quanto gli altri extraparlamentari, di destra e di sinistra, che scorazzano di questi tempi per le vie delle città italiane seminando violenza e spesso anche morte.

Per scoprire qualcosa di più dell'uomo, sono andato all'Hotel Minerva di Roma, dove Marco Pannella si era temporaneamente insediato. "Marco sta dormendo, ma si sveglierà probabilmente tra un'ora", mi informa Andrea Torelli, 43 anni, titolare di una farmacia e di "Radio Radicale", una delle tante stazioni indipendenti nate di recente, che è intimo amico di Pannella. "Deve riposarsi ogni volta che può. E' al sesto giorno di digiuno totale e deve riservare le proprie forze per gli altri incontri con gli uomini politici, i funzionari della Rai-TV e i tanti altri che deve vedere o che vogliono vederlo", mi dice un altro seguace di Pannella, il capitano di vascello Falco Accame, 50 anni, noto come il "Dom Franzoni della Marina" per aver difeso certi diritti dei suoi sottufficiali e per essersi clamorosamente dimesso dalla Marina il 5 luglio 1975.

Come quasi tutti quelli che sono venuti di persona, o che hanno telefonato, per informarsi sulla salute di Pannella (tra gli altri l'albergatore Giuseppe Picca, Ruggero Orlando, il commentatore televisivo attualmente senatore del PSI, Francesco Mazzola e Carlo Fracanzani della DC), sia Torelli che Accame appartengono chiaramente a quello che si usa definire il ceto medio benpensante. Perché tipi come loro, che sembrano essere l'antitesi degli extraparlamentari, appaiono così devoti a Pannella?

"Sono radicale e amico di Pannella dal 1956", mi risponde Andrea Terelli. "Di solito, non mi impegno nella politica, ma adesso mi sono buttato completamente nella lotta in difesa della nostra causa. Pannella è un uomo "pulito", ed è proprio questo che lo distingue nettamente dagli altri".

"Io ammiro Marco Pannella perché sa pagare di persona", spiega il capitano Accame. "Che la gente lo apprezzi o no, che Pannella abbia ragione o torto, i suoi atti sono importanti per il nostro Paese, oggi e per l'avvenire. La difesa dell'Italia non dovrebbe affidarsi solo alla forza, ma deve avere anche una componente non violenta".

"Fammi capire una cosa", mi dice uno studente dandomi del tu, come del resto avevano fatto subito Torelli e Accame nell'atmosfera di famiglia che domina all'Hotel Minerva. "In passato "Gente" ha sempre espresso pareri negativi su Pannella: come mai "Gente" si interessa a quello che fa Pannella?".

"Perché "Gente", ferme restando le sue opinioni, ha sempre offerto una tribuna libera anche a quelli con cui non è d'accordo", rispondo. E ripeto questo punto di vista allo stesso Marco Pannella quando è pronto a ricevermi.

Pannella è steso su un lettino nella camera n. 167, al quarto piano, una stanza piccola e molto semplice che gli costa 6000 lire al giorno "tasse comprese".

"E' il mio letto di battaglia", mi dice con un sorriso, sforzandosi di mettersi a sedere, perché dice che non vuole farsi fotografare ancora "in posizione di cadavere". Ha le labbra screpolate, il viso scavato, gli occhi vitrei. "Niente cappuccini e "brioches" questa volta", dice col suo "humour" nero, ricordandomi che ha perso dieci chili in una settimana, come conferma il dottor Ennio Boglino che, nel corso dell'intervista, continuerà a rilevare il cardiogramma per poi diramare regolari bollettini medici ai sostenitori e ai giornalisti che aspettano giù nella "hall".

"E' questo il mio omaggio alla non violenza", aggiunge Pannella che, secondo i medici e anche secondo le leggi della natura potrebbe morire nel giro di una settimana se continuerà a digiunare senza ingerire un minimo di cibi e di liquidi (ma lo sciopero della fame sarà interrotto dopo l'accordo con la Rai-Tv). Il dottor Boglino mi ha in effetti consigliato di iniziare subito l'intervista perché Pannella ha già la lingua gonfia e forse non potrà parlare troppo a lungo.

"Marco Pannella, la parte più spettacolare della tua vita è di pubblico dominio, ma poco si sa delle tue origini e della tua famiglia."

PANNELLA: "Sono nato a Teramo, negli Abruzzi, il 2 maggio 1930, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Mio padre Leonardo, ingegnere, conobbe mia madre Andrea Estechon (nata a Lucerna, metà francese e metà Svizzera) a Grenoble, mentre vi si trovava per motivi di lavoro. Tornò con lei nel profondo Sud: già perché allora l'Abruzzo era ancora profondo Sud. Ho una sorella, che ha due anni meno di me e insegna storia della musica all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.

"I miei genitori mi battezzarono Giacinto Marco in onore di un prozio prete. Anche da noi, come in tutte le famiglie del ceto medio del Mezzogiorno, uno o due persone per ogni generazione entravano nella Chiesa. Giacinto Pannella era un monsignore letterato: la sua rivista letteraria ospitò gli articoli che Benedetto Croce e Giovanni Gentile scrissero a 17 e 18 anni".

"Non si sente mai parlare della tua vita priva, non si sa se sei sposato, se hai figli..."

PANNELLA: "Non sono giuridicamente sposato. Non credo a certe cose; e soprattutto, poi, la vita mi ha dato ragione, per il modo stesso in ci vivevo, sull'inutilità di dare sanzioni giuridiche ai rapporti affettivi".

"Che scuole hai fatto?"

PANNELLA: "Penso che la mia vera educazione me l'abbia impartita la vista stessa. Comunque la mia istruzione formale cominciò nel 1935 a Teramo, dove ebbi il mio primo incontro, raro a quei tempi, con le dottrine pedagogiche della Montessori. A Teramo, infatti, la buona borghesia sperimentava già gli insegnamenti della Montessori di cui poche città italiane conoscevano allora l'esistenza.

"Un paio d'anni dopo ci trasferimmo a Pescara, dove frequentai le scuole elementari, saltando l'ultima classe, come succedeva allora ai ragazzi della borghesia che, per ragioni di classe, erano avvantaggiati rispetto agli altri. Noi infatti parlavamo già in italiano, mentre i ragazzi poveri conoscevano solo il loro dialetto. Il mio maestro a Pescara, ricordo, era figlio o parente dei nostri contadini di Teramo. Perciò io godetti fin dal principio dei benefici della struttura classista della nostra società.

"Quando avevo undici anni, ci trasferimmo di nuovo, questa volta a Roma, perché mio padre, pur essendo laureato in ingegneria, fece la sua carriera in banca, seguendo la struttura delle banche italiane, che prima erano provinciali, poi regionali e infine nazionali".

"Se non sbaglio, sei stato pacifista e antimilitarista fin da giovane."

PANNELLA: "Certo. Ricordo che in quegli anni ero praticamente già bilingue, perché mia madre voleva che in casa si parlasse francese, e questo ci creava dei problemi col fascismo che non voleva lingue straniere. Conservo vivo il ricordo dell'aspetto politico di questi problemi che si ripercuotevano nella mia famiglia. In estate mi mandavano sempre in Francia, e ricordo i giorni del famoso convegno di Monaco. Sembrava che stesse per scoppiare la guerra. In Alta Savoia, mentre aspettavo che mio padre venisse a prendermi, mi capita di assistere a un episodio di antimilitarismo. Avevo sette o otto anni. Una sera i miei cugini più grandi mi raccontarono che un'intera compagnia di soldati italiani (che poi invece era soltanto un plotoncino) aveva passato la frontiera e consegnato le armi ai francesi, perché non volevano fare la guerra contro la Francia. Erano un giovane sottotenente e dieci soldati. Quell'episodio mi diede molto da pensare sulla propaganda patriottica del fascismo e su altre cose".

"E poi hai seguito studi regolari?"

PANNELLA: "Ho fatto il liceo a Roma, tranne un anno, durante la guerra, quando sfollammo per i bombardamenti e tornammo in Abruzzo. Poi mi iscrissi a legge, di nuovo a Roma. Fin da allora mi ero impegnato nella fondazione del movimento studentesco. Formammo l'Unione goliardica italiana, che divenne poi l'UNURI e fece molto negli anni Cinquanta. L'attuale classe politica si formò in gran parte lì".

"Hai mai esercitato la professione legale?"

PANNELLA: "Lavorai con un mio amico avvocato per un anno e fui iscritto all'albo professionale. Ma la mia via e i miei interessi presero tutt'altra direzione. Poiché il movimento studentesco era molto povero, per portare avanti il nostro lavoro vivevamo praticamente si treni. Viaggiavamo di notte per risparmiare i soldi dell'albergo. I nostri compagni ci aspettavano nelle stazioni per una riunione di un'ora o due. Poi prendevamo un altro treno per arrivare a un'altra stazione. La nostra vita, credimi, era piena e molto intensa.

"In quegli stessi anni facevo parte di un circolo della sinistra liberale e per un certo periodo seguii la sinistra liberale, dentro e fuori del partito. Poi, nel 1953, mi resi conto che era inutile cercare di rianimare il Partito liberale italiano in senso europeo. Fu allora che aderimmo a un'organizzazione, la giovane sinistra liberale, ma il nostro vero scopo era quello di preparare le strutture di un partito radicale. Fu così che, insieme ad amici più maturi politicamente, creammo il Partito radicale nel dicembre del 1955. Parallelamente a questa attività, fui presidente dell'Unione Goliardica Italiana e anche dell'Unione Nazionale, in cui erano rappresentati tutti i gruppi studenteschi. Nel 1954, sotto la mia presidenza, accadde qualcosa che in quei giorni pareva impensabile: si realizzò l'unione di tutti i laici, dai comunisti ai liberali che allora erano considerati estremisti di destra".

"Che cosa ha influito prevalentemente sulla tua formazione politica e ideologica?"

PANNELLA: "La mia formazione ebbe origine dall'esperienza, e perciò non posso dire di avere avuto un maestro nel senso normale della parola. Comunque, la personalità italiana che più ammiravo, e che considero una grande figura politica, benché poco nota, è Ernesto Rossi".

"Marco Pannella, i seguaci del Partito radicale e tuoi personali sono relativamente scarsi di numero. Eppure avete molti "nemici" sia a destra che a sinistra. Mi dicono che l'italiano medio guarda alla tua organizzazione con una certa diffidenza. Tuttavia, nei miei brevi contatti con quelli che ti circondano, non ho notato nulla che possa configurarsi come una vera minaccia alle istituzioni, che invece è ben presente negli altri gruppi extraparlamentari. Perché, allora, c'è tanto antagonismo verso la tua persona e il tuo partito?"

PANNELLA: "Se c'è dell'antagonismo, è perché siamo diversi, rappresentiamo un'incognita e non siamo controllabili secondo i soliti schemi della vita politica italiana. Noi siamo contro l'ingiustizia da qualunque parte venga, e questo è difficile da capire in un Paese dove per tradizione si può stare solo da una parte.

Noi siamo il solo gruppo politico, forse in tutta Europa, che sia sotto tutti gli aspetti non violento. Hai accennato ai giovani del mio partito. La presenza di questi giovani dimostra che almeno una parte della nuova generazione in Italia sente la profonda necessità di una alternativa politica non violenta, e ci crede. Per violenza, non intendo solo quella fisica, della polizia che uccide i cittadini, dei delinquenti che uccidono i poliziotti, dei fascisti che uccidono i comunisti e dei comunisti che uccidono i fascisti. La violenza sta anche nel fatto, per esempio, che tutti i partiti politici in Italia, compresi i socialisti e i comunisti, hanno accettato i famosi "finanziamenti neri". E' la corruzione delle istituzioni che provoca la loro crisi di credibilità.

"Un altro motivo per cui tutti hanno sempre avuto paura dei radicali e per cui siamo stati attaccati dalla stampa ufficiale, è che, fin dal 1964, abbiamo condotto una campagna contro il capitalismo di Stato portando ai magistrati la prova della corruzione dei politici e del capitalismo di Stato. Da allora, anche i partiti di sinistra temono i nostri attacchi. Forse i partiti di sinistra sono meno corrotti degli altri. Ma, essendo anch'essi italiani, anche loro hanno finito per credere che la politica è una cosa di questo mondo, e poiché questo mondo è il regno del diavolo la politica dev'essere una cosa sporca".

"Molti appartenenti all'estrema sinistra pensano che l'uccisione di un estremista di destra sia un "atto di giustizia" e che l'uccisione di uno dei loro sia invece un "omicidio". Naturalmente vale anche il contrario. Qual è il parere dei radicali, per esempio, sull'uccisione dell'avvocato Pedenovi?"

PANNELLA: "Noi, in tutti questi anni, abbiamo denunciato l'antifascismo ufficiale di oggi, dicendo che è in realtà il vero fascismo. Come ho già detto, noi crediamo nella non violenza come alternativa alla violenza che il fascismo di Stato introduce nella nostra società. Noi siamo dalla parte delle vittime, di tutte le vittime, prima ancora che muoiano. Le armi che hanno colpito sessanta volte in meno di un anno nel nome della legge Reale sono fasciste, quanto lo sono le pistole che uccidono i "fascisti" del MSI.

"Analogamente, noi abbiamo sempre combattuto la legge Scelba, perché rispettiamo il diritto di tutti a pensare e credere liberamente. Noi abbiamo offerto più volte l'assistenza gratuita di avvocati a persone dell'estrema destra incriminate per reati d'opinione. Se ci sono persone che credono ancora in Hitler o Gentile, è affar loro.

"In che rapporti siete con i socialisti?"

PANNELLA: "Se i radicali si presenteranno alle elezioni nelle stesse liste con i socialisti, i socialisti sanno bene che ciò darà luogo a un vivace dibattito in seno al partito. Questo perché i nostri argomenti fanno presa sulla base socialista, a livello locale. E' al livello della segreteria nazionale che incontriamo opposizione da parte dei socialisti vecchio stile".

"Per l'italiano medio, al quale piace molto mangiare, tu non sei un uomo politico ma piuttosto un matto. Ti consideri un italiano atipico?"

PANNELLA: "Ma sei proprio l'avvocato del diavolo! Comunque, per quanto ne so, la gente del popolo mi capisce benissimo. Gli intellettuali si fanno una certa idea del popolo, un'idea sbagliata, e se ne servono come di un alibi, quando dicono: "Io sono d'accordo, ma il popolo no". La verità è un'altra. Ed è che l'intellettuale italiano è molto cinico. E devo dire soprattutto che, secondo me, gli intellettuali italiani provano un senso di fastidio verso i radicali. Perché gli intellettuali italiani in genere, sia quelli che stanno dalla parte dei comunisti che gli altri, sono scesi a tanti compromessi che noi rappresentiamo un rimprovero per la loro coscienza".

"Secondo molti italiani, non ci si può fidare dei radicali perché voi prendete le parti dei drogati, degli omosessuali."

PANNELLA: "Ritengo che ogni essere umano debba essere giudicato sulla base delle sue azioni personali; e che sia normale e morale tutto ciò che non è violento e non nuoce agli altri. Sono invece contro la violenza del "divorzio di classe", riservato ai ricchi e ai privilegiati, che avevamo prima in Italia. E sono contro l'aborto di classe, contro i servizi segreti di classe, contro l'uso della sessualità che riduce gli altri, e non solo le donne, alla condizione di cose".

"Non hai paura di lasciarci la pelle con tutti questi digiuni?"

PANNELLA: "Io credo che, per vivere, bisogna rischiare la vita di tanto in tanto. Per esempio, sotto il fascismo gli antifascisti rischiarono la vita per vivere, non per morire. Quelli invece che non si opponevano al fascismo, lo facevano perché avevano paura della morte. Oggi ci troviamo nella stessa situazione. Io penso che, con la non violenza e col digiuno, diamo un contributo a fermare la spaventosa corsa alla morte che sta terrorizzando oggi il nostro Paese, e a indirizzare la vita civile e politica in una corsa alla vita. Ritengo quindi che il digiuno mio e dei settanta compagni che si sono messi a digiunare insieme a me, sia un rischio necessario per permettere ad altri di vivere senza diventare servi di un destino politico imposto dall'alto".

"Quali battaglie preparano per il futuro i radicali?"

PANNELLA: "Stiamo preparando una battaglia che l'italiano medio apprezzerà. Intendiamo lanciare una campagna, sempre non violenta, per incoraggiare la disobbedienza fiscale. Per la metà di maggio, quando si dovrà presentare la denuncia dei redditi, svolgeremo la nostra campagna in segno di protesta contro l'inefficienza dello Stato e la violenza quotidiana che i suoi organi esercitano sui cittadini".

"Un'ultima domanda. Come definiresti il tuo partito?"

PANNELLA: "Ci siamo fatti conoscere per le nostre azioni eccessive, quelle che la gente chiama folcloristiche. Avremmo potuto chiedere e ottenere i finanziamenti dalle stesse fonti che aiutano gli altri partiti politici. Ma noi preferiamo la povertà come emblema della nostra scelta di libertà. Folcloristicamente parlando, dico che siamo l'Armata Brancaleone della politica italiana".

 
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