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Spadaccia Gianfranco - 16 luglio 1976
XVI CONGRESSO RADICALE: RIASSUNTO DELLA RELAZIONE POLITICA DEL SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO RADICALE GIANFRANCO SPADACCIA.

SOMMARIO: All'indomani della elezione, per la prima volta nella storia radicale, di quattro radicali alla Camera dei depuitati (Marco Pannella, Emma Bonino, Adele Faccio, Mauro Mellini), il segretario del Pr Gianfranco Spadaccia, aprendo il 15· Congresso straordinario, afferma che il successo elettorale del Pr non ha però creato le condizioni per un radicale cambiamento della situazione politica e si è solo raggiunto l'obiettivo di costituire una testa di ponte all'interno delle istituzioni. Spadaccia affronta poi i seguenti punti: La gravità della politica di lottizzazione intrapresa dal nuovo Parlamento: Noi saremmo stati lieti di votare per Ingrao [alla presidenza della Camera] ma non potevamo ignorare che facendo questo avremmo ratificato l'accordo che portava Fanfani alla stessa ora alla Presidenza del Senato; Riproposta la teoria degli opposti estremismi; La grave crisi socialista e la chiusura al Partito radicale: Il Psi con la politica del centrosinistra si è bruciato sapendo però di avere alle spall

e la grande forza di riserva del Pci; se il Pci sarà bruciato non resterà più alcuna riserva di una grande organizzazione di classe democratica; L'errore dell'unità con tutti, a tutti i costi, nel sindacato; nuove proposte per un confronto con il Psi; internazionalismo e eurosocialismo; il problema dei partiti "laici".

(XVI CONGRESSO STRAORDINARIO DEL PARTITO RADICALE, Roma, 16, 17 e 18 luglio 1976)

Spadaccia ha esordito chiarendo ancora una volta che questo congresso non può essere un congresso di celebrazione. Non lo può essere per motivi interni perché se è vero che è stato conseguito un successo, si è trattato di un obiettivo minimo quello di costituire una testa di ponte all'interno delle istituzioni parlamentari. Non lo può essere per motivi esterni perché questo successo non ha creato le condizioni per un radicale cambiamento della situazione politica italiana ma crea le condizioni per poter continuare la nostra battaglia per cambiare questa situazione. Infatti se avessimo fallito nella prova elettorale avremmo dovuto mettere in discussione tutta la nostra strategia seguita da 15 anni a questa parte. Le relazioni iniziali non sono stati dei comizi ma il legame fra la nostra strategia politica e quanto avviene nel paese e negli altri partiti. Di particolare importanza, poi, è stata la dichiarazione di Loris Fortuna con la quale si è messo a disposizione per iniziare in parlamento e nel paese quell

a azione di rinnovamento socialista che tutti chiedono.

LA GRAVITA' DELLA POLITICA DI LOTTIZZAZIONE INTRAPRESA DAL NUOVO PARLAMENTO.

Già all'indomani delle elezioni abbiamo dovuto riprendere la nostra lotta intransigente e rigorosa contro la politica delle lottizzazioni che si è espressa in parlamento. Abbiamo portato in quella sede, nella massima assemblea legislativa quelle forme di lotta che ci hanno consentito oggi di essere qui al Palazzo dei Congressi dell'EUR in quanti siamo. Nelle decisioni dei partiti del cosiddetto arco costituzionale si è andati molto aldilà della semplice discriminazione verso forze di minoranza come il PR e DP. Si è attuata una vera e propria espropriazione delle funzioni autonome e sovrane del Parlamento. Si è detto che la decisione di quei partiti era un accordo politico: invece è stata una pura e semplice lottizzazione: non si sapevano nemmeno i nomi dei candidati a queste cariche, si sapeva soltanto che tante sarebbero spettate alla DC, tante al PCI e così via. Noi saremmo stati lieti di votare per Ingrao ma non potevamo ignorare che facendo questo avremmo ratificato l'accordo che portava Fanfani alla ste

ssa ora alla Presidenza del Senato. A questo si aggiunga quanto deciso nell'Assemblea Regionale Siciliana dove DC e PCI si sono divisi, a priori, per metà legislatura ciascuna la presidenza dell'Assemblea. Dobbiamo ricordare la proposta fatta dal segretario romano del PCI alla delegazione radicale nelle trattative per il consiglio comunale: cioè di sdoppiare le cariche di sindaco e di presidente del consiglio comunale per dare ad un'altra forza (cioè la DC) la sua parte di potere. Questi esempi dimostrano come proposte, anche le più giuste, se fatte con lo spirito di lottizzazione si traducono in accordi di vertici ai quali è subordinata ogni controllo sulle grandi scelte alternative.

RIPROPOSTA LA TEORIA DEGLI OPPOSTI ESTREMISMI

Abbiamo rifiutato di incontrare il Presidente della Repubblica perché rifiutiamo di farci incapsulare nella liturgia ufficiale di un regime che ha sempre disprezzato e negato ogni considerazione a forze sociali non rappresentate in Parlamento. Ora per le consultazioni di governo vediamo che Andreotti teorizza, con un articolo su Concretezza, una nuova riedizione degli opposti estremismi: da una parte MSI dall'altra PR e DP, che quindi non vanno consultati per la formazione del programma di governo. Noi non faremo certo del vittimismo perché sappiamo che quando vorremo avremo la forza di farci ricevere ed ascoltare dal presidente del consiglio o della Repubblica.

Spadaccia ha anche duramente criticato le arbitrarie interpretazioni date al regolamento della Camera e la esclusione delle minoranze dalle giunte per le elezioni, per il regolamento e per le autorizzazioni a procedere. "Tutti questi fatti-ha detto-dimostrano in maniera lampante la volontà precisa di discriminazione".

LA GRAVE CRISI SOCIALISTA

Spadaccia ha quindi esaminato le condizioni della crisi del PSI dopo le elezioni: si tratta ha detto di una crisi non solo elettorale ma anche e soprattutto politica, ideale, strategica e di identità. E' di questa crisi ora dobbiamo farci carico fino in fondo. C'era chi diceva che eravamo una lista di disturbo al PSI mentre i dati elettorali hanno detto chiaramente il contrario, cioè che siamo stati un argine, seppure piccolo, alla grande frana socialista che è avvenuta tra il 15 giugno '75 e il 20 giugno '76.

Nel recente CC del PSI sono emersi due tentativi di giustificazione della sconfitta elettorale, pericolosi proprio perché contrabbandano altre scelte e strategie politiche. Il primo contenuto nella relazione De Martino indicava nella alternativa socialista la responsabile della sconfitta.

Il secondo indicava nello scioglimento anticipato delle Camere questa responsabilità.

La verità è che come dopo il 13 maggio '74 non si è creduto alla necessità di un rinnovamento delle Camere, come non vi si è creduto dopo il 15 giugno 75, così non vi si è creduto a fondo neanche in queste elezioni. In questo modo i socialisti hanno ceduto alla posizione del PCI che voleva a tutti i costi la scadenza naturale della legislatura.

Per quanto riguarda l'alternativa socialista dobbiamo rilevare che tutte le scelte fatte dal PSI finora sono andate contro questa direzione dalla proposta del governo di emergenza a, perfino, il ritorno a governi di centrosinistra.

LA CHIUSURA AL PARTITO RADICALE

In questo contesto la netta chiusura ad ogni proposta o iniziativa del PR è stato il sintomo esterno, la spia di una più ampia chiusura a tutto quanto nell'area socialista non si identificasse con l'apparto del Partito.

Di fronte ad un PCI che senza dubbio ha dato una grande proiezione a quelle istanze e realtà alternative che non si identificano con il PCI stesso accogliendole nelle sue liste elettorali (Spinelli, Spaventa etc.) il PSI è riuscito ad allontanare o a far allontanare persone come Oriana Fallaci, Giorgio Bocca, Giorgio Galli, Francesco Alberoni, e persino Tamburrano che indubbiamente rappresentano quell'area socialista di cui tanto si parla, impoverendo e chiudendo a livello burocratico la vita e il dibattito nell'interno del PSI.

Spadaccia ha quindi duramente ribadito le sue critiche alla relazione De Martino nel punto in cui, frettolosamente e falsamente, si è tentato di liquidare la questione dei rapporti fra radicali e socialisti. Spadaccia ha ricordato le innumerevoli proposte che il PR ha rivolto al PSI dal Congresso di novembre in poi e alle quali non è stato data una risposta positiva o negativa, ma nessuna risposta e nessun tentativo di dibattito.

Spadaccia si è augurato che oggi si possa finalmente creare una occasione di dibattito serio in cui confrontare e discutere le varie proposte e soluzione.

Spadaccia ha detto di concordare con Pannella quando questi ha detto che il vero interlocutore del PR non è il PSI di De Martino e di Craxi ma il PCI di Berlinguer, con la cui strategia i radicali si sono sempre confrontati.

In quanto socialisti dobbiamo farci carico della questione della prospettiva socialista e confrontarci con le proposte alternative quali quelle fatte dal PCI. Partendo da una frase di Asor Rosa secondo cui nel centralismo democratico del PCI confluiscono la transizione leninista ma anche quella riformista socialista di Turati, Spadaccia ha detto che la tragedia del PCI ha portato in questi 30 anni all'inglobamento di molte delle idee delle strutture socialiste.

Ma in questa sintesi non vengono certo inglobati nè Salvemini, nè Gobetti, nè Romolo Murri, nè Bonaiuti, nè Rosa Luxemburg, nè l'esperienza di Ordine Nuovo di Gramsci a Torino.

Il nostro NO alla politica del compromesso storico non è dovuto a intolleranza ma perché la riteniamo un errore di presunzione e di prospettiva. Riteniamo una presunzione pensare che negli anni 70 Berlinguer solo perché comunista non debba ripetere gli errori di Nenni negli anni '60. Riteniamo che sia un errore di prospettiva perché ignora che la DC se mantenuta al governo avrà sempre due armi e due strumenti di enorme importanza quali le leve della speculazione finanziaria italiana e internazionale che potrà travolgere ogni radicale provvedimento economico, e la strategia della tensione e della provocazione nazionale e internazionale. Il Psi con la politica del centrosinistra si è bruciato sapendo però di avere alle spalle la grande forza di riserva del PCI; se il PCI sarà bruciato non resterà più alcuna riserva di una grande organizzazione di classe democratica.

L'ERRORE DELL'UNITA' CON TUTTI I COSTI NEL SINDACATO

Secondo Spadaccia il pluralismo democratico si realizza con una politica nella quale il rispetto per l'avversario nasce proprio perché lo si mette o lo si vuole mettere in minoranza, e non dalla politica del compromesso o delle buone maniere. E' questa una sfida storica che i socialisti devono affrontare perché da essa dipende l'affermazione della rivoluzione socialista.

Invece vediamo che nei sindacati la politica dell'unità a tutti i costi porta alle medesime cariche esponenti come il repubblicano Vanni che non rappresenta certamente più dell'1,5% del movimento operaio; vediamo che questa politica porta ad ogni sorta di compromesso con i socialdemocratici di Preti o i democristiani di Scalia: è così che si crea l'unità interclassista; non certo quella di classe. Ai compagni socialisti dobbiamo dire che nel sindacato la questione non è certo quella di avere un segretario generale socialista, non è certo questo che bloccherebbe l'emorragia di quadri e dirigenti socialisti del CGIL.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL RECENTE CC SOCIALISTA

Spadaccia ha detto che le contraddizioni emerse ancora una volta in questi giorni all'interno del PSI sono vitali per la sinistra, ma non si può certo cambiare in un giorno un partito affetto da sclerosi burocratica e clientelare, anche se siamo convinti che sia meta raggiungibile. Non pensiamo che il PSI sia giunto al punto più basso della sua crisi e che oggi, quindi, non possa che risalire. Pensiamo che ci vorrà un processo lungo e doloroso; altrimenti si cadrà di nuovo nei peggiori degli errori del passato.

Nella Mozione finale del CC del PSI - ha detto Spadaccia - ritengo che ci sia stato un richiamo puramente liturgico all'alternativa socialista, mentre vi sono stati evidenti richiami alla tendenza del PSI verso il terzaforzismo. E questo lo diciamo a quanti ci accusano di essere piccolo-borghesi, estremisti, terzaforzisti, qualunquisti, anticomunisti.

Dobbiamo denunciare questa tendenza che porterebbe il PSI a diventare niente altro che un cuscinetto fra DC e PCI e l'alternativa socialista una variabile dipendente del compromesso storico.

Nuove proposte per un confronto con il PSI

L'elezione di Craxi a segretario può facilitare un confronto serio e teorico fra PR e PSI su questi punti. Ma ritengo che sia indispensabile che proprio in questo momento il maggior numero di socialisti prendano o riprendano la prassi della doppia tessera radicale-socialista. Le scelte che saranno fatte nei prossimi giorni saranno di particolare importanza. La proposta fatta ieri da Pannella di eleggere Loris Fortuna a presidente del gruppo parlamentare socialista non vuole essere una interferenza nei problemi interni del PSI ma una proposta e una azione seria ma un contributo al dibattito; però su questa proposta è necessaria una risposta precisa o si o no; non deve essere lasciata cadere.

L'elezione di Fortuna sarebbe un primo passo concreto nella direzione che abbiamo indicato. Ma nel frattempo dobbiamo registrato con dolore alcuni fatti: la Commissione Centrale di Controllo del PSI che era stata nominata dall'ultimo congresso per moralizzare la vita interna ha appena inviato al compagno Fortuna due lettere in cui si deplora la sua "doppia tessera" e alcune sue affermazioni sui "quarantenni" del PSI, come se oggi fosse stato creato nel PSI il reato di "leso-quarantenne".

INTERNAZIONALISMO E EUROSOCIALISMO

Spadaccia ha quindi affrontato la prospettiva del socialismo su scala europea.

All'eurocomunismo è necessario contrapporre un eurosocialismo che contenga elementi sia delle socialdemocrazie nordiche (come la Svezia), sia del socialismo autogestionario francese, sia di quello libertario che noi rappresentiamo in Italia. Per questo motivo noi intendiamo candidarci all'Internazionale anche se non ne condividiamo molte delle impostazioni. Dobbiamo assumersi le nostre responsabilità di socialisti non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale.

IL PROBLEMA DEI PARTITI "LAICI"

Spadaccia ha detto che la crisi dei partiti minori cosiddetti laici non può essere considerata, come alcuni ritengono, la crisi del laicismo perché questi partiti non lo hanno mai rappresentato e sono sempre stati correnti esterne della DC.

Ma dalle contraddizioni dell'elettorato piccolo borghese socialdemocratico e borghese liberale possono venire nuovi contributi, purché non siano intesi in senso terzaforzistico.

Se la mia impostazione sarà approvata dal Congresso ha detto Spadaccia la nostra scelta dovrà essere quella della ricostruzione dell'area socialista e il PR dovrà farsi carico dei problemi che questa comporta rispettando il travaglio del PSI. Il PR diventerà così il protagonista obbligato di questo processo socialista, come afferma il tema di questo XVI congresso.

Nella seconda parte della sua relazione, il segretario nazionale del Partito Radicale Spadaccia, ha preso in esame i problemi posti dalla crescita del partito nell'ultimo anno.

Dopo aver rilevato come le analisi e le decisioni del Congresso di Firenze mantengano ancora oggi le loro piene validità, Spadaccia ha detto che esistono due logiche "sulle quali il congresso deve confrontarsi e decidere. La prima è quella di una chiusura del partito sulle posizioni e dimensioni conquistate, che sarebbe una logica suicida". La seconda è stata indicata dal segretario come la proiezione "all'esterno, con la lotta politica, con le iniziative di disobbedienza civile, con gli strumenti di democrazia diretta" delle realtà associative che le lotte radicali di questi anni hanno contribuito a realizzare.

Dopo aver brevemente rivolto il saluto e il proprio ringraziamento ai militanti radicali, Spadaccia ha detto: "Non saremmo qui se non fossimo passati attraverso quattro o cinque momenti in cui si decideva la morte o la continuazione del PR". Nel 1974 - ha continuato - "abbiamo raccolto le firme per gli otto referendum abrogativi. Siamo passati da 25 a 40 associazioni. L'esclusione del PR dalla propaganda per il referendum sul divorzio ha fatto correre al nostro partito il rischio di chiudere. Se in quell'occasione ci fossimo attestati sulle posizioni raggiunte, il partito sarebbe morto.

Nel 1975 raccoglievamo le firme per i 5 referendum e per quello sull'aborto. Siamo passati da 40 a 90 associazioni. Nel marzo del 76 si contavano 130 gruppi radicali organizzati, oggi sono 300, e l'obiettivo è di raggiungere le 500 associazioni per il congresso di novembre".

La logica di diffusione e la dinamica di crescita del partito sono state indicate da Spadaccia negli strumenti di iniziativa politica da sempre caratteristici del PR. "Le nostre armi - ha detto saranno quelle dei referendum, dei sit-in, della disobbedienza civile, delle manifestazioni dirette, nei tavoli, nelle strade, nelle piazze. O saremo questo, e il nuovo protagonista socialista potrà nascere consentendoci di utilizzare anche lo strumento parlamentare, oppure saremo il partito di supporto dei parlamentari, impedendo agli stessi di essere la pattuglia dei compagni radicali alla Camera dei deputati. La dinamica di crescita del partito è stata indicata da Spadaccia nel disordine che, ha detto, "è stata la migliore organizzazione che potessimo fino ad oggi avere e che ci ha consentito il successo nelle elezioni del 20 giugno."

Dopo un'analisi del voto nella quale ha contestato le accuse secondo le quali il voto radicale sarebbe un voto cittadino, citando numerosi esempi, Spadaccia ha illustrato una serie di proposte sulle quali il congresso si esprimerà nel dibattito delle prossime ore.

Accanto alla Segreteria Spadaccia ha proposto un consiglio federativo eletto per metà dal congresso e per l'altra metà dai partiti regionali, che studi un programma di crescita autonoma e di nuove realtà associative. Per realizzare questo Spadaccia ha indicato le seguenti scadenze:

1) Congressi regionali entro i primi dieci giorni di ottobre; i partiti regionali inoltre dovranno preparare i propri statuti entro il 20 settembre.

Infine, parlando del finanziamento pubblico, dopo aver espresso il proprio consenso al rifiuto del finanziamento pubblico proposto nella sua relazione del tesoriere nazionale, Spadaccia ha detto che oggi più che mai è necessario che i bilanci siano pubblici e che vengano studiati criteri di contabilità comune.

 
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