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Notizie Radicali, Rodota' Stefano, Mancini Federico, Barone Mario - 8 novembre 1976
Carceri (4): l'autoincarcerazione di Adele Faccio, Emma Bonino e Mauro Mellini a "Le Murate"

SOMMARIO: DICHIARAZIONI E PRIME REAZIONI ALLA DELIBERA DEL PROCURATORE OGNIBENE ALLA LIMITAZIONE DELLE FUNZIONI DI PARLAMENTARI EFFETTUATA NEI CONFRONTI DEI TRE DEPUTATI RADICALI NEL CARCERE DELLE MURATE. RODOTA': "IL PROVVEDIMENTO E' ASSOLUTAMENTE ILLEGITTIMO". FEDERICO MANCINI: "UNA DELIBERA CHIARAMENTE REPRESSIVA". SAM QUILLERI: "UNA VIOLAZIONE DELLA LEGGE". MARIO BARONE: "IL POTERE DEL PARLAMENTO NON PUO' ESSERE IN ALCUN MODO LIMITATO".

(NOTIZIE RADICALI N. 283, 8 novembre 1976)

Roma, 8 novembre (N.R.) - In merito alle vere e proprie interruzioni delle funzioni parlamentari commesse nei confronti dei deputati radicali nel carcere delle Murate di Firenze e dell'incredibile delibera del Procuratore generale della Repubblica, Ognibene, il quale affermava che il diritto dei deputati di poter entrare liberamente e senza limitazione nelle carcere deve intendersi limitato fino alle ore 16, "Notizie Radicali" ha raccolto oggi le seguenti dichiarazioni:

STEFANO RODOTA' (docente all'Università di Roma costituzionalista): "La decisione del procuratore Ognibene è assolutamente illegittima: i parlamentari hanno un potere di controllo che è loro consentito proprio in virtù della loro funzione di rappresentanti del popolo: nessun rapporto può esistere fra detto potere ed il regolamento interno del carcere attinente l'orario di visita per i familiari. I parlamentari debbono poter entrare quando credono e non quando ci si aspetta che debbano arrivare".

FEDERICO MANCINI (membro del CSM): "Se la delibera del pretore Ognibene non è fondata in alcun modo su precise disposizioni del regolamento carcerario, questo provvedimento è chiaramente repressivo, pur se può considerarsi una reazione all'iniziativa dei tre deputati radicali".

SAM QUILLERI (PLI): "Ritengo che la presa di posizione di Ognibene sia una chiara violazione della legge: i parlamentari debbono poter esercitare il loro diritto di visitare il carcere a qualsiasi ora, come stabilito, fra l'altro, dall'art. 67 della legge sull'ordinamento penitenziario".

MARIO BARONE (magistrato di Magistratura democratica): "Evidentemente l'iniziativa radicale ha preso in contropiede dal punto di vista della `preparazione culturale' le autorità preposte all'amministrazione carceraria. All'interno delle attuali strutture esiste infatti una vera e propria muffa che le rende poco penetrabili da questi attivismi che si isolano dai soliti interventi di routine di altri parlamentari. Di solito i rappresentanti del popolo sono sempre stati considerati ligi ad un certo protocollo, in un modo più che altro celebrativo; ora che si è avuta a Firenze una forma più realistica, concreta e penetrante di intervento, essa non viene accettata, perché vengono meno dei riti a cui le autorità erano ormai preparate. Questa "impreparazione" giustifica questo provvedimento di aggancio a sottigliezze procedurali, magari a regolamenti carcerari che sinceramente non so quanto si possano estendere anche ai parlamentari.

L'identificazione di un deputato con un privato cittadino mi sembra quanto mai forzato: il potere del Parlamento non si può limitare in alcun modo".

 
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