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Petruccioli Claudio - 9 dicembre 1976
Pannella-De Carolis (4) I DIOSCURI DEL PRIVILEGIO
di Claudio Petruccioli

SOMMARIO: Il 6 dicembre '76 annuncia una nota dell'agenzia »Notizie Radicali e vistosi manifesti rossi affissi per i muri di Roma, si terrà un contraddittorio pubblico tra Massimo De Carolis, esponente della destra oltranzista democristiana e Marco Pannella. Il tema del contraddittorio è »In quale direzione stanno andando il paese e il Parlamento, in quale dovrebbero andare . Negli Stati Uniti si tratta di iniziative molto comuni, in Italia no. Tra gli articoli di commento (e dileggio): »Mesti connubi , di Lietta Tornabuoni, apparso su »Linus [testo n. 4189]; »De Rege , di Paolo Passarini, su »Il Manifesto [testo n. 4190]; »Una stonata nota di serenità aspettando l'inverno cruento , redazionale, su »Lotta Continua [4191]; »Due attori del caso italiano , di Nicola Adelfi, su »La Stampa , »I dioscuri del privilegio , di Claudio Petruccioli, su »L'Unità [testo n.4192], che è anche il commento più velenoso e astioso.

Gianfranco Spadaccia, in un articolo per »Notizie Radicali , così replica a Petruccioli: »... pretende di dare serie motivazioni ideologiche e culturali ad una campagna che è invece dettata da comprensibili interessi politici ed affidata ai riflessi della polemica di stampo stalinista

(L'UNITA', 9 dicembre 1976)

Che perfetta sintonia, quale identico istinto, quanta reciproca simpatia fra Montanelli, Pannella e De Carolis! La stessa vena trascorre nelle frasi che il primo ha scritto ieri e nelle battute che i due dioscuri radicali (ambedue tali per definizione del »Giornale nuovo ) hanno affastellato l'altra sera a Roma. E non è la vena dell'anticomunismo che pure, ribollente e inquieta, li accomuna; è una vena più profonda e limacciosa, che si snoda lungo tutto il percorso dell'Italia contemporanea, di volta in volta emerge in superficie o si occulta in percorsi sotterranei. E' la vena astiosa e arrogante, allusiva e incolta, insinuante e ricattatoria che raccoglie la schiuma degli umori, delle paure, delle presunzioni, delle aggressività di quanti, in questa società, anche quando non detengono il potere, godono di privilegi.

Martedì, pomeriggio e sera, Milano è stata sconvolta da uno stillicidio di vandalismi, di violenze, di scontri con la polizia ad opera di un paio di migliaia di giovani messi in campo da »Circoli giovanili proletari . Fra le molte cose oscure e confuse che hanno ispirato questa azione e altre analoghe dei cosiddetti »autoriduttori , del tutto chiaro è proprio il loro atteggiamento verso il privilegio; la loro ribellione è sì contro il privilegio, ma in quanto li esclude. E' qui la caratterizzazione piccolo borghese e irrazionale della loro ideologia; è questa la diversità, enorme e decisiva, dalle proteste del '68 che, per quanto talvolta infantili, si ispiravano sempre a ideali di razionalità sociale, di eguaglianza collettiva, mai di appropriazione individuale. Non è stata neppure, come scrive il »Corriere una jacquerie; perché le jacqueries, disperate e inefficaci, esposte sempre alla più sanguinosa rivincita repressiva, sono state fiammate e rivolte di contadini, di dannati della terra contro un privile

gio che si voleva incendiare e annientare.

Come poteva Montanelli soffermarsi su questo e indignarsi per questo, visto che la sua ideologia ha lo stesso impasto di quella degli autoriduttori? Certo, una differenza c'è, e grande: Montanelli è ben dentro il recinto del privilegio, mentre gli agitatori di martedì sono ancora fuori. E poi Montanelli è più esperto, più scaltro: sa che il privilegio, per perpetuarsi e proteggersi, deve servire il potere e servirsi del potere, deve dimostrare al potere che gli è utile. Ed ecco, ieri, il compito puntualmente svolto: quella dell'altra sera a Milano è da lui trasformata in una minacciosa esplosione della violenza delle masse, con il PCI pronto ad approfittarne.

Anticomunismo, si può dire, certo: ma c'è qualcosa di ancestrale, che viene prima ancora dell'anticomunismo, ed è l'odio per le masse, escluse dal potere e nemiche dei privilegi, che si muovono e avanzano con fatica e con tenacia passo dopo passo spinte non da ingordigia di appropriazione ma dalla volontà di giustizia, di pulizia, di eguaglianza, di libertà, di onestà, di sincerità, dalla decisione di modellare tutta la società in questi valori. Montanelli per difendere i privilegi posseduti e l'autoriduttore per aspirare ai privilegi idolatrati devono schierarsi contro queste masse, devono considerarle il peggior nemico: e così fanno.

E' lo stesso fastidio, lo stesso odio che trasuda dal duetto Pannella De Carolis. Qui il privilegio da difendere è quello del »personaggio , un privilegio che si manifesta anche nel gesto, nella esibizione, nel gusto del paradosso, nella ammirazione di sé; fra Pannella e De Carolis non c'è accordo, c'è qualcosa di più, c'è intesa. »Noi ci intendiamo . Si sono reciprocamente riconosciuti. Sono, Pannella e De Carolis, la vera incarnazione politica e culturale di quella profezia pseudoperaia rappresentata dallo slogan »vogliamo tutto lanciato qualche anno fa da Balestrini.

Ogni idea e ogni valore vanno bene se goduti e consumati individualmente; ogni idea e ogni valore divengono perversi quando se ne impadroniscono le masse, e tanto più quando li usano per organizzarsi, per costruire un moto di emancipazione, per estendere e approfondire la propria coscienza. Non sorprende affatto, perciò, che Pannella vagheggi i tempi di Scelba né che un corifeo del seguito di Montanelli, riferendo compiaciuto le parole del deputato radicale, si confessi a lui affine.

Siamo di fronte alle manifestazioni di un male antico che in Italia ha segnato profondamente anche la storia delle idee e degli intellettuali, non solo sul versante conservatore; il distacco, la sfiducia e la contrapposizione verso le masse, che si vogliono tenere in una condizione di passività, perché siano oggetto e non soggetto della politica e della cultura, considerate al più quando lo sono campo di esercitazione e di affermazione per il singolo che le interpreta, le guida o le agita. E' un male che ci sembra nient'altro che il riflesso, sullo schermo delle ideologie e dei comportamenti, della avida e gretta difesa di tutti i privilegi materiali, protetti con tanta maggiore protervia quanto più si sa che sono arbitrari e ingiustificati.

L'anticomunismo certo, c'entra, ma non è il punto di partenza, è la inevitabile conseguenza di ciò. E' un anticomunismo non vecchio, non tradizionale; è anzi nuovo, e tanto più aspro e agitato perché ha a che fare con il Partito comunista italiano così come è oggi, per quello che rappresenta, per quello che è, per quello che dice, per quello che fa; soprattutto per gli aspetti che più esprimono la originalità e la novità del PCI. Perché non siete ci rimproverano Montanelli e Pannella come noi vi immaginiamo, vi vogliamo, vi descriviamo? Perché non esprimete, voi che siete partito di massa e di masse per eccellenza, l'immagine che noi diamo di orde minacciose e distruttive, ignare e cieche?

Il fastidio e l'odio di costoro per il PCI si alimentano per il nostro testardo impegno di organizzare la democrazia con le masse e le masse con la democrazia; per l'importanza che attribuiamo alla fatica dell'apprendere e del lavorare; per la nostra affermazione dei diritti di libertà degli individui e delle garanzie che li devono proteggere; perché sosteniamo e dimostriamo che essi devono e possono congiungersi fino a rafforzarsi reciprocamente con i diritti collettivi e i bisogni sociali. Provoca ira in costoro questo nostro volere e sapere essere trasformatori e costruttori, insieme.

Gli ingordi di privilegi, gli autoriduttori di ogni risma, i chierici esibizionisti che »vogliono tutto non ci sopportano perché siamo di un'altra stoffa.

 
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