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Aghina Guido - 20 settembre 1977
IL PARTITO RADICALE VERSO IL CONGRESSO (2)
Guido Aghina, Milano, del consiglio federativo nazionale del PR

SOMMARIO: Per l'attuazione integrale dello Statuto e contro lo "stato di necessità " bisogna puntare sulla scelta federativa delle organizzazioni regionali e sulla rotazione. Ancora per qualche anno la direzione del partito sarà in mano al gruppo storico romano, per assicurare però la nascita di un altro gruppo dirigente.

(ARGOMENTI RADICALI, BIMESTRALE POLITICO PER L'ALTERNATIVA, Agosto-Novembre 1977, n.3-4)

L'opportunità di questo dibattito (che, voglio sperare, coinvolgerà tutti i compagni interessati alla vita interna e alle prospettive politiche del Partito) è già di per sé un fatto nuovo e positivo, oltreché la dimostrazione della enorme utilità che va assumendo Argomenti Radicali nonostante le perplessità che molti (ed io ero tra questi) avevano in passato espresso riguardo l'iniziativa editoriale.

Soltanto infatti se con franchezza e meditatamente riusciremo fin d'ora a sciogliere quei nodi che strozzano dinamiche necessarie e salutari all'interno del Partito, potremo al Congresso di Bologna proiettarci più efficacemente verso l'esterno, ed evitare così malintesi tra di noi e conseguenti speculazioni e strumentalizzazioni da parte di altri.

Nel documento redazionale, che opportunamente fa da introduzione a questo dibattito, si identifica nella attuazione integrale dello Statuto la premessa necessaria per far chiarezza: sono naturalmente d'accordo su questa impostazione, anche se a mio avviso l'argomento merita un ulteriore approfondimento.

Ho infatti l'impressione che "lo spirito dello Statuto", il suo valore cioè di modello e proposta per tutta la sinistra, la sua alterità sostanziale rispetto ad ogni altra carta associativa, sia andato in questi ultimi anni offuscandosi, innanzitutto forse nell'animo di quanti quello statuto avevano genialmente concepito e redatto.

Le fondamentali, forti caratterizzazioni federative e libertarie, sono così da anni ampiamente disattese da chi ad ogni piè sospinto fa appello ad una sorta di "stato di necessità perenne" e da chi reiteratamente e insulsamente argomenta che "il Partito non è maturo", "i Partiti Regionali esistono solo sulla carta" e così via.

Penso che ragionare in questo modo non sia solo brutalmente paternalistico, ma determini nei fatti comportamenti conseguenti che certo non accelerano né favoriscono processi di maturazione del Partito e di crescita del dato federativo.

Lo "stato di necessità" ricorda poi troppo da vicino la "ragion di stato" ed il farvi frequente ricorso è specularmente in contraddizione con il principio sacrosanto che proprio nei momenti in cui, pressati dagli eventi, si è tentati di indulgervi, lì bisogna essere invece assolutamente rigorosi e meticolosamente rispettosi anche del più piccolo dato formale.

Le organizzazioni regionali - si diceva dieci anni fa - avranno nomi e caratteristiche di veri e propri partiti autonomi. E a meglio sottolineare la coraggiosa scelta federativa il Congresso di Napoli del 1970 approvò una mozione aggiuntiva allo Statuto, che più non compare nelle edizioni ufficiali dello stesso, ma che ritengo rappresenti purtuttavia una delle fondamentali chiavi interpretative cui si deve fare riferimento se vogliamo veramente capire e costruire il Partito Federale Essa così recitava: "Il segretario nazionale ed il tesoriere eletti da un congresso subentrano nelle loro rispettive funzioni agli organi scaduti solo con il primo gennaio successivo al congresso".

Due mesi di tempo, dunque, per consentire senza traumi o scollamenti il "cambio della guardia". Due opportuni mesi di tempo perché (a puro titolo d'esempio) i veneti passino nelle mani dei campani la direzione del partito federale, garantendo così il fondamentale principio della rotazione e la essenziale esigenza di continuità.

Qualcosa, di simile insomma, a quanto avviene (spero che l'esempio non appaia inquinante) negli Stati Uniti d'America, dove un analogo lasso di tempo consente il passaggio dei poteri da una amministrazione all'altra.

Alla luce di queste considerazioni ha allora senso ed è in concreto possibile parlare di non burocratizzazione, di rotazione, di partito di cittadini, di partito federale. Così come appare sempre più allucinante la protervia di chi insiste nel confondere anche nominalmente la Giunta (che, ricordiamolo, è "nominata" dal Segretario e quindi composta di compagni di sua assoluta fiducia) con una antistatutaria

Segreteria alla quale il Segretario (come ci è capitato di leggere in documenti recenti) addirittura riferisce e dalla quale riceve approvazione per il suo operato. Ben altro è l'organo cui spettano questi compiti e nel cui ambito esclusivamente vanno dibattuti e affrontati tutti quei temi sui quali la motivazione congressuale già non abbia dato precise indicazioni.

Per tutti questi motivi - e per altri logicamente conseguenti che qui tralascio per necessaria brevità - non posso essere d'accordo con quanti (e dal documento redazionale di AR pare emergere questa linea) vorrebbe attraverso una maggiore partecipazione e controllo dei compagni della periferia ai e sugli organi esecutivi federali scongiurare il pericolo di burocratizzazione e garantire il dato federativo e libertario.

Sono infatti in concreto convinto che per altri 2, o 3, o 5 anni ancora sia utile e necessario che alla direzione del Partito Federale sia chiamato il "gruppo storico romano" (che preferirei comunque poter chiamare Partito Radicale del Lazio) in quanto al momento unico gruppo dirigente omogeneo, quantitativamente adeguato ad approntare i durissimi compiti che attendono il Partito nell'immediato futuro. Ma questa soluzione obbligata avrà un senso solo se contestualmente "tutti" saranno intimamente convinti che ogni sforzo va fatto per consentire e promuovere la nascita di altri gruppi dirigenti che nel domani possano assicurare l'attuazione dei principi di rotazione, alternanza e federalismo.

L'esperienza di questi ultimi anni ha invece dimostrato che per conclamato (e spesso reale) "stato di necessità" il Partito si è sempre mosso nella direzione opposta, favorendo l'aggregazione attorno al gruppo dirigente romano di tutti quei compagni che per capacità ed impegno andavano emergendo nell'ambito delle organizzazioni locali, danneggiando così in modo continuato le possibilità di queste ultime di svilupparsi e consolidarsi. (Credo non sia difficile per nessuno contare ormai a decine questi compagni "romanizzati").

Penso starà a tutti noi bloccare ed invertire questa tendenza.

Poiché le iniziative di sostanziale revisione costituzionale che i partiti di regime stanno assumendo imporranno al Partito una battaglia durissima dal cui esito dipenderà la sopravvivenza stessa delle nostre speranze di alternativa e socialismo, propongo fin d'ora che i fondi del finanziamento pubblico vengano utilizzati per creare e finanziare un quotidiano che consenta in un clima che presumibilmente sarà caratterizzato da censure selvagge e totale disinformazione, di svolgere una efficace opera di controinformazione ad un livello non sporadico né dilettantesco.

 
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