Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 21 apr. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Paci Renzo - 20 settembre 1977
IL PARTITO RADICALE VERSO IL CONGRESSO (10)
Renzo Paci, Sinigallia,

del Partito Radicale delle Marche

SOMMARIO: C'è il problema di contemperare la vocazione libertaria del PR con la necessità di operare continuativamente nel paese, amalgamando i militanti più anziani con le forze nuove. Per non disperdere energie è necessario ristrutturare il partito (ad esempio il consiglio federativo) senza burocratizzarlo.

(ARGOMENTI RADICALI, BIMESTRALE POLITICO PER L'ALTERNATIVA, Agosto-Novembre 1977, n.3-4)

Alcune forze politiche tradizionali - come i liberali, i repubblicani, i socialdemocratici e, in prospettiva più lunga, i socialisti - subiscono, in conseguenza dell'accordo DC-PCI, una crisi gravissima per l'incapacità ormai strutturale di sottrarsi al rassegnato ruolo di subalternità al regime e per l'impossibilità che ne deriva di portare avanti un proprio disegno alternativo che implicherebbe l'uscita dall'area del potere e la rinuncia al clientelismo. Fuori del cosiddetto arco costituzionale anche i radicali soffrono una loro crisi, ben diversa però, perché originata dalla rapida crescita provocata dalla mancanza di altre opposizioni e da una serie di successi culminati nella vittoria del progetto referendario di riappropriazione della Costituzione.

Ma i partiti oggi in Italia hanno anche un problema di credibilità, messo in cruda luce dalla crisi economica e dallo sfacelo delle istituzioni: se la DC, abbandonato il progetto di rifondazione, può accontentarsi che i cittadini le diano il voto "turandosi il naso": se il PCI può spremere a fondo le molte risorse della propria macchina organizzativa per frenare le fughe a sinistra e non perdere i contatti col movimento operaio, i radicali debbono rimediare alla disparità tra le modeste forze organizzate di cui possono disporre e le molte responsabilità che gravano su di essi: gestione degli otto referendum; ruolo di unica opposizione del loro gruppo parlamentare: trasformazione in consensi espliciti delle simpatie guadagnate soprattutto nell'area dell'opposizione sociale.

Non procrastinabile è, a questo punto, il discorso su come strutturarsi senza aprire insanabili contraddizioni tra la vocazione libertaria, che caratterizza il partito e ne giustifica l'esistenza e la necessità di operare continuativamente ed estensivamente nel paese. C'è inoltre il problema di far convivere senza lacerazioni il nucleo originario dei protomilitanti con i giovani approdati al radicalismo dalle lotte universitarie o dalle sofferenze dell'emarginazione e con gli anziani, reduci dalle deludenti esperienze fatte nei partiti della sinistra storica o dell'area laica.

Si tratta, in pratica, di darsi un'organizzazione che eviti sprechi di energie senza sacrificare nulla della tipicità radicale. Questa tipicità - vale forse la pena di ricordarlo - si è espressa fino ad oggi "in negativo" nel rifiuto a riconoscersi in istituzioni ereditate dal fascismo o deteriorate da trent'anni di regime democristiano e nella conseguente mobilitazione contro le più vistose contraddizioni interne al sistema; e, sempre "in negativo" per la natura stessa dello strumento abrogativo, nella proposizione di referendum che mobilitassero la coscienza democratica dei cittadini. Nell'immediato futuro questa tipicità radicale deve cominciare invece a definire "in positivo" un proprio articolato progetto politico a medio termine teso alla ristrutturazione dello Stato, alla definizione di nuovi rapporti tra le componenti sociali e all'aggregazione delle energie necessarie a proporre con forza l'alternativa libertaria e socialista.

Una necessità primaria ritengo sia quella di disporre di un'adeguata stampa di partito per aprire, all'interno e all'esterno, un ampio dibattito politico e culturale e "Argomenti Radicali" è un efficace strumento già pronto da potenziare e diffondere. Ne deriveranno, credo, anche indicazioni sufficientemente meditate su come organizzare un partito che deve essere diverso sia dal modello leninista, ideologicamente impraticabile per le sue connotazioni autoritarie e gerarchizzate, sia da quello socialdemocratico, che inevitabilmente, privilegiando la burocrazia sulla militanza, genera l'asservimento ai potentati interni ed esterni e la corruttela conseguente ai costi troppo alti.

La necessità di organizzarci non deve comunque indurci a perdere la caratteristica di partito di mobilitazione che, proprio perché tale, è in grado di ricavare dalla società in cui opera e di cui sa interpretare correttamente bisogni ed ansie, le energie necessarie a portare avanti le proprie iniziative e trova anzi un puntuale riscontro della loro validità proprio nella mobilitazione che intorno ad esse riesce a creare. Per questo va meditata ancora a lungo e adottata con estrema parsimonia l'utilizzazione di contrattisti annuali, in quanto sostanzialmente basata su una delega di militanza e foriera di una burocratizzazione dei quadri che logorerebbe in tempi brevi la "diversità" radicale.

Per le stesse ragioni ritengo che debbano essere ancora preferiti i congressi (nazionali, regionali e di associazione) aperti a tutti gli iscritti, almeno fino a quando lo consentirà il loro numero: occorre evitare, finché è possibile, ogni delega, non tanto per la rinuncia ad operare in proprio che in essa è ovviamente implicita, quando perché l'esperienza fatta in prima persona all'interno di partiti tradizionali mi ha insegnato che il sistema delle deleghe emargina spesso le energie migliori, genera aggregazioni clientelari e favorisce il consolidarsi di notabilati corrotti e corruttori.

Concludendo mi pare che non si debba modificare la fisionomia di movimento aperto e libertario anche nelle strutture organizzative che ha consentito al Partito Radicale di affermarsi come riferimento obbligato di un numero crescente di socialisti e di democratici. Deve invece accettarsi come passo fondamentale verso una strutturazione meno magmatica delle forze radicali la trasformazione del Consiglio Federativo in organo permanente ed articolato per potenziarne le funzioni di direzione politica, di elaborazione progettuale, di informazione interna e di punto di incontro delle varie realtà regionali e di tutti i movimenti federati.

 
Argomenti correlati:
congresso
stampa questo documento invia questa pagina per mail