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Pannella Marco - 18 novembre 1977
Un grande congresso, una sfida vincente
di Marco Pannella

SOMMARIO: All'indomani del XIX Congresso radicale di Bologna (29, 30, 31 ottobre, 1 novembre 1977) Marco Pannella sottolinea il valore straordinario del suo dibattito e delle sue decisioni (respingere il finanziamento pubblico), in particolare rilevando che mai nessuna organizzazione politica consente e favorisce una così vasta partecipazione attiva dei suoi militanti ai momenti decisionali. Contro tutto ciò si è mossa la stampa e la televisione con la sua opera di disinformazione e distorsione. La contestazione dei compagni "duri e puri" Gardin e Melis.

(NOTIZIE RADICALI n. 223, 18 novembre 1977)

Cari compagni, voi sapete che la mia interpretazione dello statuto fa dell'eletto istituzionale un iscritto con diritti-doveri sospesi - o quanto meno consistentemente affievoliti - ma nessuno dei quali lo obbliga a comportamenti prestabiliti o gli consente di chiederne o attendersene dal Partito.

L'eletto (sia esso consigliere comunale, regionale, deputato o senatore) resta però un iscritto, tenuto e autorizzato a quel rapporto dialogico ed a quell'attenzione privilegiata che è poi la sostanza vera e unica di un rapporto libertario, fondato cioè sul senso socializzato di responsabilità e di libertà. Ritengo che resti a me deputato il dovere di intervento almeno nel caso in cui ritenga violato lo Statuto, o in causa, o illegittimamente, evocato o ignorato. E' questo il caso.

Ho già detto che ritengo il Congresso di Bologna, che ora conosco grazie a Radio Radicale che ne ha trasmessi e ritrasmessi quasi tutti gli interventi, un congresso di straordinario valore, una tappa enorme nel cammino, senza termine prevedibile, della costruzione di una sinistra (e di una società) laica, libertaria, socialista.

Per chi ha vissuto esistenzialmente, al suo interno, nella faticosa, durissima sequela delle ore diurne e notturne, nel bombardamento dei suoni, di tensioni e di attenzioni che necessariamente ha comportato (certo: un po' di analisi "clinica" approfondita, delle condizioni di chi viva un'esperienza del genere non può non comportare differenze e impatti importanti, sul piano psico-fisico e morale), non può non essere stato anche stressante, "nauseante" (letteralmente), drammatico. Anche. Da dieci anni infatti ho sempre sostenuto con tutti coloro che ho conosciuto che un Congresso radicale rappresenta un appuntamento necessario, condizionante, dove si riesce a vivere e interiorizzare esperienze altrimenti annose, da dove si esce sul momento esausti, frustrati, in crisi, ma sicuramente cresciuti, cambiati, arricchiti, diversi.

Centinaia almeno di compagni, penso, possono testimoniare di questa mia convinzione. Ma questa volta è possibile, facile, se si vuole onestamente comprendere e trarre un bilancio onesto e generale, rendersi conto subito che si è trattato di un evento straordinario, unico forse, nella storia europea dei partiti politici e del movimento libertario.

E' infatti accaduto quel che era ancora ieri nemmeno immaginabile. Un partito ha tenuto un congresso, nel più assoluto, inedito rispetto non tanto o solo del proprio statuto, ma quanto dei diritti e della libertà, direi dei desideri e dei bisogni e in primo luogo dei suoi avversari più accaniti e vicini. Lo ha tenuto realizzando una vera e propria effrazione contro porte chiuse da sempre in un dibattito politico, di un organismo partitico.

Ci provino gli altri

Mai, in passato, in nessun congresso statutario di nessun partito, di nessuna organizzazione libertaria o democratica, è accaduto che tutti gli interventi fossero della stessa durata: il Presidente del Consiglio Federativo, la Segreteria Nazionale, i militanti che in questa anni hanno dedicato centinaia di giorni e di notti, digiuni e lotte, alla vita del Partito, gli ultimi arrivati cui non si chiedeva altro che di esprimere la volontà di parlare. Non è importante? Ci si provi, anche "in vitro", altrove. E' un fatto unico. Era necessari, per questo, una corposità libertaria, una preparazione storica, da parte dei quadri del partito, divenuta istinto e istinto collettivo, non solamente intelligenza teorica.

Mai, in nessun Congresso statutario di una qualsiasi organizzazione è stata realizzata una prassi che ha visto proporre e discutere senza alcun tentativo di soffocamento e di polemica 51 mozioni d'ordine, 104 dichiarazioni di voto, a tal punto da determinare per tutto il Congresso almeno dieci ore non previste di lavoro notturno. Mai, in nessun Congresso di nessuna organizzazione politica, si è discusso per dieci ore del finanziamento (pubblico o no) dell'organizzazione, di ipotesi tanto varie e diverse di spesa; mai in nessun caso, un congresso ha disposto di un bilancio consuntivo come quello che è stato consegnato a Bologna. Mai, in nessun caso, si è posto al servizio di oppositori esterni di un Partito, tribuna congressuale, servizi logistici, possibilità di costituire lo strumento di lancio per organizzazioni concorrenti o nemiche, com'è il caso per coloro che vi hanno annunciato (auguri!) la costituzione del "Movimento dei radicali di sinistra". Mai, in nessun caso, tutte le polemiche, tutte le diverge

nze, tutti gli interessi, tutte le candidature d'opere e di persone, si sono svolte e sviluppate interamente in pubblico come a Bologna. E, infine, cosa da nessuno notata, mai un Partito ha dato prova di una così generale unità politica come in questo caso.

I congressisti ricordano quello su cui si sono opposti e confrontati, non quello che è apparsa unità scontata: l'opinione pubblica, al riguardo, per la disonestà o l'imbecillità di giornalisti come quelli di "Il Messaggero", di "Repubblica", di "Paese Sera", del TG2 non possono nemmeno averlo sospettato: ma sulla politica di difesa dei referendum per questi prossimi mesi e per l'anno statutario, unica proposta politica concreta e centrale, il Partito si è rivelato unanime; unanime sulla scelta della tecnica e della strategia nonviolenta; unanime nel porre lo Statuto libertario al centro delle preoccupazioni esistenti; unanime sull'alternativa e l'unità della sinistra come scelta di metodo e di proposta politica strategica; unanime nei giudizi sul compromesso storico, sul governo delle astensioni, sulle scelte del PCI e del PSI in tema di ordine pubblico, di collaborazione istituzionale di classe, quanto meno nel breve termine...

Questo, mi pare, è il bilancio del XIX Congresso del PR. Dopo questo congresso, nessun Congresso di Partito potrà essere uguale a quelli che l'hanno preceduto: ci provino, i Dapas, i Coisson, i Barbato, i Lopez, gli Scalfari, e i Fossati (con rispetto parlando) a usare (ma anche a non usare) gli stessi criteri, gli stessi giudizi di valore, gli stessi valori, in chiave di democraticità, di diritti delle minoranze, di trasparenza e di rigore finanziari, di tolleranza di rapporti fra "vertici" e "basi", le stesse analisi per gli altri Congressi di partito. Ci provino i non tanto anonimi cialtroni di "Il Messaggero" e di "Paese Sera" che non fanno passare giorno senza cercare di infangare il partito radicale con notizie false, con distorsioni, con la censura contro gli organi statutari e il gonfiaggio di ogni episodio di dissenso, ci provino questi "socialisti", "comunisti" (di regime oggi ancor di più di quanto non fossero servi ieri dei loro diversi o uguali padroni) ci provino, ora, a far identici "servizi"

congressuali ad altri. Ci troveranno attenti e attivi, a far loro pubblicamente domande pertinenti sulla loro onestà politica e giornalistica e chieder conto della loro viltà o della loro stupidità.

Dopo il Congresso, il Congresso Federativo. Posso parlare perché come migliaia di altri, sono stato ammesso a seguirlo da Radio Radicale, in ogni sua fase e intervento, quasi in diretta, in differita di pochissime ore, mentre era ancora in pieno svolgimento. Affermo, anche qui, che mai, mai, in nessun caso, un Comitato Centrale, un consiglio Nazionale è stato così "aperto", pubblico, laico, giudicabile e conoscibile da tutti.

Ci si rende conto, cosa vuol dire, in politica come in qualsiasi momento di organizzazione istituzionale, sociale, questo "mai"? Questo poter affermare: "senza precedenti"? Un Congresso di Lotta Continua, quello di Rimini, può ricordare lontanamente quel che stiamo costruendo deliberatamente, non casualmente, non per abbandonare dello Statuto (come accade per LC, in sostanza), ma per l'applicazione dello Statuto stesso: ed è divenuto, quel congresso di Rimini, quasi mitico.

Il Consiglio Federativo ha riscosso una partecipazione numerica che mai, mai, aveva raggiunto (parliamo dei suoi membri affettivi) e ha adempiuto ai suoi obblighi statutari. Ha cioè eletto il suo Presidente e votato sulle delibere Congressuali, per renderle - o no - vincolanti per tutto il Partito (innanzitutto per gli organi statutari del PR, va notato e sottolineato, cioè per la Segreteria Nazionale, per il Tesoriere, per il Consiglio stesso, per i partiti regionali, per le organizzazioni federate).

Dopo un dibattito nel quale sono liberamente e esaurientemente intervenuti tutti gli interessati, le mozioni congressuali sono divenute vincolanti, a norma di statuto. Gli astenuti sono stati 6, contrari nessuno.

Ancora una volta: mai, mai, in nessun partito, nemmeno in quello radicale, il processo formativo delle volontà e delle decisioni è stato a tal punto lungo, complesso, approfondito; ha esaltato ogni momento di critica, di dibattito, di opposizione, di dissenso.

Sul finanziamento pubblico il Partito ha discusso e riflettuto a lungo, prima e durante il congresso di Napoli. Ha continuato a farlo durante l'inverto scorso. Ha tenuto un Congresso straordinario praticamente tutto dedicato, direttamente o indirettamente, a sviscerare le possibili soluzioni, quello di maggio a Roma.

E' tornato a dibattere nella campagna precongressuale, nei consigli federativi. Da parte della Segreteria e degli organi statutari tutto mostra che si è puntato soprattutto, alla fine, proprio sulla situazione più traumatica, quello dello scandalo provocato, dei riflettori accesi dall'esterno sul "malloppo" perché così giungesse a esser tutelato dall'attenzione esterna, dei nemici e avversari. Quanto più semplice sarebbe stato, per usarlo invece di respingerlo (è questo che è stato deciso e i fatti, gli unici che saranno capaci di parlare in modo conclusivo, lo proveranno), accettare la tesi di una "fondazione" da creare, con "garanti" dipendenti "indipendenti", con cui "convenzionarsi", o ancora quella di farla amministrare dal Partito con "terminali" non partitici (radio "nonradicali"? giornale: "nonradicale"? intellettuali "non radicali"?). Il Partito che diveniva "ente erogatore" come lo Stato democristiano con gli enti d'assistenza clericali. Quante Pagliuche e Celestini all'orizzonte! E quanti Moro, di

conseguenza!

La decisione di respingere il finanziamento pubblico, di darlo senza condizioni al Gruppo Parlamentare Radicale sarebbe un modo surrettizio per truffare i cittadini che avevamo garantito che mai il Partito avrebbe speso per il proprio funzionamento (come non a caso vorrebbe la legge), per le proprie attività, nemmeno indirette, come i referendum (Congresso di Roma), nemmeno una lira del "malloppo"?

I duri e i puri

Compagni radicali, cari Gardin, Melis, digiunatori e occupanti, compagni che vi credete "duri e puri" senza forse immaginare che durezza e purezza sono conquiste morali e intellettuali, materiali e storiche (non mistiche), e non il restare allo stato di natura o non sapere quello che si vuole (com'è comodo!), e cari Aniello Coppola, Romano Dapas, Eugenio Scalfari, Luigi Preti (tutti compagni, anche se non radicali!), non fatevi illusioni, magari senza confessarvelo: i soldi dati al Gruppo Parlamentare Radicale, per il Partito, ad ogni suo livello, saranno definitivamente e irrimediabilmente "persi", indisponibili, senza possibilità di partite di giro, di ristorni, di benefici indiretti. Vi obbediremo, se siete d'accordo come dite e credete, con le delibere dei Congressi di Napoli e di Roma (e in disaccordo con quelle di Bologna perché surrettiziamente diverse, secondo voi) senza che in nessun luogo o persona potrà restare alcuna ombra di dubbio.

Non siamo "indipendenti"? Conoscete, compagni radicali, altri che dei radicali non tenuti a disciplina di partito, nemmeno quella libertaria, capaci di essere altrettanto "indipendenti"?

Conoscete altri eletti, altri parlamentari, capaci e decisi a rispondere non ai propi compagni di partito, e nemmeno ai propri elettori, e nemmeno ai firmatari dei referendum, ma all'intero paese ed elettorato, innanzitutto ai loro nemici, del loro operato, a cominciare da come spendono i loro soldi personali- politici, di gruppo o di "finanziamento pubblico"?

"La gente non capirà", dite? Ma che bell'argomento radicale! Dobbiamo muoverci in coscienza o per opportunismo? E la gente capirà, capisce che i referendum non sono troppi, che Giorgiana Masi non l'abbiamo sulla coscienza noi, che i diversi non sono dei perversi, le lesbiche delle zozzone, i carcerati dei delinquenti fissi, gli eserciti perniciosi e non necessari, i digiuni armi?

Ma voi avete, come persone e come cittadini, Gardin e altri, tutti i diritti di fare e dire quel che vi pare, conviene, e siete capaci.

Come radicali, lasciatemelo dire, no. Per me, ora, voi avete gli stessi diritti di Caputo, di chi accusa il Partito Radicale e me stesso di lanciare consapevolmente "segnali" ai fascisti e ai sevizi segreti, di "andare a destra" e via dicendo. Per me, in questo momento, operate al di fuori e contro il Partito, com'è il vostro diritto. Forse non ne siete nemmeno coscienti, un qualche Melis a parte. E chi è dentro e chi è fuori dal Partito, sia ben chiaro, ha la stessa dignità o può avere le più disparate e relative dosi di ragione e di ragioni.

Essere radicali del PR, significa agire e operare nell'ambito di questo incredibile suo statuto libertario, statuto fortissimo, rigidissimo, proprio perché fondato sul rispetto dei comportamenti e delle libere e responsabili scelte di ciascuno e di tutti.

Il vincolo dello statuto

Ho invece letto a Padova che il Congresso è stato "brigantesco", che la politica votata dalla maggioranza qualificata del PR, come previsto dallo statuto, è stata "ignobile". Lo avete affermato pubblicamente; per difendere questo punto di vista e legittimarlo, digiunate e "occupate". Ebbene, lo Statuto del Partito, oggi, vincola nello stesso modo il primo e l'ultimo degli iscritti, (voi, i primi; gli Spadaccia e le Aglietta, gli ultimi) a rispettare e attuare le delibere congressuali e del Consiglio Federativo. Nel nostro Partito, in una organizzazione libertaria, socialista, autogestionaria, nonviolenta (altro è la Federazione Anarchica o il PCI, LC o il Manifesto, AO o il PRI), nessuno può essere espulso, sanzionato anche solo moralmente, così come non può essere respinto, in nessun caso, con buona pace di Caputo e dei suoi, di Plebe, di Lopez o di Dapas, dei Catoni e Soloni dell'antifascismo fascista dell'arco costituzionale, cioè democristiano. E questo Statuto è così importante, così fondamentale, che -

capovolgendo la logica non libertaria - lo Statuto può esser mutato anche dalla semplice maggioranza relativa dei votanti di un Congresso. Che senso avrebbe, infatti, mantenere uno Statuto libertario quando una maggioranza sia pure minima e occasionale dei partecipanti ad un Congresso gli fosse ostile?

Invece, a Bologna, nessuno ha presentato emendamenti allo Statuto. Vi stava bene. Solamente Spadaccia, e senza nessuna vostra o altrui sollecitazione, ha invece proposto e ottenuto un Congresso straordinario sullo Statuto, per mutarlo e confermarlo. Nessuno di voi osa solamente insinuare che questo Statuto non è stato rispettato, alla lettera, nel più fiscale e duro dei modi, da tutti i vostri attuali "nemici", disprezzati e insultati direttamente e indirettamente da voi.

Invece di attuare quelle delibere che tutti gli iscritti sono ora vincolati a vivere come proprie, voi le combattete. Arrivate a chiedere di non attuarle agli organi del Partito, e per questo "occupate", digiunate, lottate, protestate. Come considerarvi, in queste condizioni, radicali del Partito Radicale? C'è un iscritto romano che ha denunciato Spadaccia, Aglietta e il Congresso al magistrato - ascoltate bene - in nome ed in difesa della legge per il finanziamento pubblico dei partiti contro la quale abbiamo raccolto settecentomila firme e abbiamo lottato per anni. E' uno dei vostri, con il pregio della chiarezza. Voi fate le stesse denunce alla RAI-TV, alla stampa di regime, ai passanti che non sanno di noi altro che quello che la RAI-TV, la stampa, e voi raccontate.

I radicali del Partito non hanno tempo di controbbattervi, né accesso come voi ai mass-media. Spadaccia, Aglietta, Vigevano, Angelo Pezzana, Roberto Cicciomessere, gli altri del gruppo parlamentare, tutti i radicali del PR, ora, sanno di avere al massimo una cinquantina di giorni per salvare i referendum, nemmeno definitivamente, e la stessa Costituzione. Sanno di avere ormai i giorni, più che le settimane, come Partito, contati prima di morire seppelliti e schiacciati dai 330 milioni di debiti e dall'impossibilità di lottare che ne deriva. Anche voi avevate concorso, sembra, a porre il Partito in queste condizioni.

Io vi comprendo. Siete ossessionati dalle violenze di cui vi sentite vittime: il Congresso del Partito, che ha votato fino alle sette del mattino dopo 26 ore consecutive di dibattito e di lavoro estenuante, alla presenza di "solamente" tre o quattrocento votanti, sugli 830 che, in totale, erano venuti, magari anche solo per un'ora, a Bologna; (che perversi o coglioni quei tre o quattrocento); il Gruppo Parlamentare è la stessa cosa di voi, del Partito, più o meno: tanto valeva che i soldi li amministraste direttamente voi o altri nel PR o delegati dal PR; il Congresso Federativo è stato convocato dopo soli 4 giorni dalla fine del Congresso, per fregarvi e questo non è bello anche se in almeno la metà dei Congressi sono stati convocati alla fine del Congresso stesso, poiché l'adempimento degli obblighi statutari non dovrebbe attendere nemmeno un giorno; ho perfino udito Gardin accusare la scelta di Palermo, per il prossimo Congresso, di sintomatico, doloso, torbido significato...

Vi comprendo, ma laicamente devo giudicare i vostri comportamenti, non le vostre coscienze e i vostri incubi o disperazioni, sentimenti o risentimenti. Per me, sono compagni radicali altri che voi. Compagni, nella grande maggioranza, lo siete e lo restate; ma, come tanti, innanzitutto anti-PR, poiché il PR è innanzitutto lo Statuto e coloro che lo seguono, rispettano, e fanno vivere, o non è nulla.

Quanto a me, già penso al prossimo Congresso ordinario. M'auguro che i partecipanti iscritti siano migliaia. Cerco di comprendere come sarà possibile non esserne travolti, tutti. Già immagino, per esempio, aggregazioni congressuali come i "delegati di parola" che rappresentino gruppi di almeno cinque presenti, cui assegnare un tempo leggermente maggiore di chi parla a titolo solamente individuale... troppo piccoli dettagli, direte voi...

Allora, penso alla chiusura che mi sembra incombere, vera, pressoché totale e definitiva del Partito senza autofinanziamento adeguato; ai referendum che probabilmente non riusciremo, non stiamo riuscendo a difendere; alle leggi tremende che si stanno per proporre e votare; alle carceri sempre più piene, ai diversi sempre più in pericolo, al deserto che mi sembra sempre più sorgere attorno a noi, quanto a progetti e strategie e metodi politici alternativi; alla marea di compagne, di sorelle e di fratelli radicali, che lottano e sperano con noi, che non hanno diritto nemmeno ad un centesimo dell'attenzione che voi reclamate e avete ottenuto perché - come noi - vivono con serenità e convinzione, con amore e speranza, con fierezza e umiltà, le difficoltà immense d'esser radicali, ma con angoscia quanto accade ovunque attorno a noi, ed è quindi verso questo "esterno" che indirizzano le loro critiche e le loro polemiche, le loro lotte e le loro disubbidienze. E, ancora, con i compagni del gruppo, ci guardiamo e at

tendiamo, un po' vilmente, ma comprensibilmente, prima di deciderci ad affrontare la responsabilità di "spendere" in modo che sia letteralmente esemplare e il più adeguato, costruttivo, alternativo quel che il Partito ha deciso di affidarci e che sappiamo significa un compito immediato difficilissimo che richiede energie, tempo, lavoro concreto in una situazione nella quale siano già tutti travolti.

Iscrivetevi, partecipate

Per finire, una critica al Partito. Perché si è aspettato a inviare questo foglio a tutti gli iscritti, a tutti i simpatizzanti, quando le uniche informazioni che loro giungevano non potevano che turbarli, dar la sensazione di una crisi e di una sconfitta lì dove il Parlamento aveva invece realizzato una delle maggiori sue vittorie contro le difficoltà e gli attacchi cui era sottoposto? Perché si è consentito che le tante migliaia di nostre compagne e compagni che non sono potuti venire al Congresso, le centinaia che non hanno potuto seguirlo fino alla fine, si trovassero dinanzi alla proposta di una sorta di "eroismo" "radicale" cui associarsi, da sostenere, l'"eroismo" cioè degli eroi radicali di "Il Messaggero", di "Paese Sera", di "Repubblica", di TG2, gli occupanti, i digiunatori, i manifestanti radiotelevisivi (Alberto Gardin, ti dice nulla che la sola volta in cui sei riuscito con i tuoi compagni di Padova a trasmettere alla televisione, a lungo, un messaggio radicale al paese, nell'ora di massimo as

colto, in tanti anni di lotte esemplari, è stato quando sei venuto a manifestare "contro" Pannella, che usciva dal Tribunale dove iniziava il suo processo per oltraggio al Tribunale militare? Sei d'un tratto diventato più importante, più radicale, più nonviolento, più puro e duro e sei riuscito così, finalmente, a imporre al regime propaganda radicale, o non sei servito ad altro che a mostrare al paese che "perfino i radicali" sono ormai contro il violento, il drogato, il frocio, e ora il ladro che io sono e che noi siamo?)

Ma, questa critica, è legittima? Quando, come Aglietta, Spadaccia, Vigevano e gli altri compagni che non hanno preso un attimo si sosta, da anni, e dopo il Congresso, avrebbero potuto farlo, spedirlo?

Non mi illudo: nel Parlamento, ormai, per settimana e mesi, mentre saremo tutti i radicali del PR e quelli del Gruppo tesi spasmodicamente a lottare contro il tempo contro tutti gli uomini e le forze del potere "esarchico" come sempre e forse più che mai vi saranno coloro che aspetteranno assemblee, riunioni, congressi regionali, cittadini e nazionali per cercare di imporre al Partito di non rispettare le decisioni del Congresso, cui anche essi sarebbero vincolati, per fare colpi di mano e occupazioni e proclami e invettive e coprire con le loro voci tutto lo spazio che nella stampa e ovunque abbiamo conquistato per le nostre battaglie di libertà e di liberazione. Sarà una difficoltà in più, che potrebbe divenire determinante e conclusiva per la scomparsa del Partito, non di Adelaide o di Gianfranco, o mia. Ma non c'è altro che da subirli - costoro - con nonviolenza.

Mi auguro solamente che tutti coloro che leggono questo foglio, tutti coloro che oggi comprendono meglio cosa significhi essere non genericamente "radicali" ma radicali del PR, accorrano subito ad iscriversi anch'essi, a difendere anche contro questo nuovo naturale pericolo un partito che, ne sono sicuro, sempre più è amato e rispettato, compreso e difeso da decine di migliaia di compagne e compagni, di donne e uomini di ogni età e condizione. E' necessario e urgente. Se questo accadrà una volta di più avremo fatto di una insidia e di un attacco nuova forza, per noi e i nostri ideali libertari, nonviolenti, socialisti, autogestionari. Iscrivetevi subito, amici. Partecipare anche voi, soprattutto voi che non l'avete mai fatto, per modestia, per inerzia, per solitudine, per sottovalutazione dell'importanza di ciascuno per tutti. Vi chiediamo di farlo, se lo farete, anche per noi, per conto di noi deputati effettivi e supplenti, cui lo scrupolo di rispettare, fino in fondo, il Partito, cioè il suo Statuto, non

ci consentirà di partecipare a pieno titolo, come pure saremo lieti di fare a congressi e assemblee. Grazie e buon lavoro a tutti, compagne e compagni del Partito.

 
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