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Pannella Marco - 5 gennaio 1978
Pannella: »no all'atomo
Il parere del leader del Partito Radicale

di Marco Pannella

SOMMARIO: I radicali contro le centrali nucleari che dovrebbero rappresentare l'avvento del regno di Bengodi, ma in realtà rappresentano l'affidamento totale della nostra vita nelle mani di bancarottieri fraudolenti che hanno di già dilapidato e in gran parte distrutto non solo "quel che avevamo, ma quel che siamo". In nome del nucleare, come denuncia Italia Nostra, l'Enel chiude cinquemila impianti idroelettrici.

(IL GIORNALE, 5 Gennaio 1978)

(La più violenta presa di posizione contro le centrali nucleari tra le forze politiche è quella dei radicali. Ospitiamo qui il punto di vista del leader del Pr, Marco Pannella.)

Io so di non sapere. E' una forma di conoscenza anche questa. Poiché questa professione d'ignoranza o di incertezza non è dovuta a disinteresse o mancata applicazione, ho il diritto di difenderla e di dire ai signori dello Stato e della scienza di Stato che la loro sicurezza mi appaiono ben fragili e pericolose. Ho il diritto di chiedere o di prendere, per me e i miei figli, il tempo necessario e le informazioni disponibili per farmi un'opinione e, se è possibile, una convinzione. Ho anche il dovere di dichiarare, da rappresentante della nazione (e non dei miei compagni di partito e dei miei elettori), che di fronte al disastro economico, sociale, scientifico e morale nel quale ci

hanno precipitato gli economisti, gli scienziati, i politici del sistema e del regime, devono diffidare anche loro dei padroni, pubblici o privati, dell'Enel e del Cnen, dell'informazione, della programmazione, della gestione della nostra politica energetica e della scienza applicata in Italia.

Avevo uno zio, in Abruzzo, che ha lottato per decenni contro i predecessori dell'Enel, per continuare a produrre da sé l'energia che gli era necessaria per vedere di notte, riscaldarsi d'inverno, coltivare il campo, mandare avanti frantoi, mulini, officine. Usava l'acqua dei ruscelli nei suoi terreni e la rendeva, pulita, al fiume dove andavamo a bagnarci; il vento, con il suo mulino, gli era buono anch'esso, l'aiutava quando l'acqua era poca e povera, in non pochi giorni dell'anno. Zio Igino Parere non era un grande inventore, ma sapeva ingegnarsi, colloquiando duramente con la natura, che amava. Era caparbio, come io sono. Diffidava dello Stato e lo credevano o dicevano, per questo, reazionario. Perse, alla fine, perché uomo libero ma isolato: perse perché il potere e la sua legge non avevano contro un'alternativa sociale e produttiva esplicita e organizzata, ma l'intelligenza e l'ingegno di un uomo, di un uomo solo. Migliaia e migliaia di altri uomini soli come lui hanno fatto una somma perdente, non un p

rogetto vincente. Paghiamo la loro sconfitta. Oggi la scienza libera (è povera e non applicata per interessi egoistici e di classe) tenta di dare ragione a Zio Igino. La Bengodi nucleare, all'uranio arricchito e al plutonio autorigenerantesi, dovrebbe essere la nostra via di Damasco, dove dovremmo, accecati dall'oro che ci viene promesso, affidare la nostra salvezza economica ed ecologica, la nostra vita proprio ai bancarottieri fraudolenti

che stanno distruggendo e in gran parte hanno già distrutto, dilapidato non solo "quello che avevamo", ma "quel che siamo".

So che la scelta che ci stanno imponendo è irreversibile. So che hanno tentato di imporcelo di nascosto, come ladri o assassini. So che se i quattro deputati radicali non avessero lanciato il loro grido d'allarme, dieci mesi fa, tutte le forze politiche parlamentari, tutte, tutte, da Democrazia proletaria (tranne Lc) al Msi, passando per il Pci-Dc-Psi, avrebbero fatto finta di non vedere, non sentire, non sapere.

So anche che la scelta dell'uranio arricchito non diminuisce la nostra schiavitù energetica ma la moltiplica, senza sostanzialmente differenziarla. So che se le previsioni dell'Enel sulla crescita del nostro fabbisogno energetico restassero quelle che sono (mentre dipende da noi), il »buco nero di energia non sarà colmato che in misura irrisoria. So che Amory Lovins, che se ne intende, stima che il "costo reale" di una centrale varia dai trentamilacinquecento ai quattromila miliardi, non dai seicento ai millecinquecento che si sostiene. So che i problemi di sicurezza non sono affatto risolti e che coloro che tenderebbero a sottovalutarne la pericolosità lo fanno al prezzo di una organizzazione preventiva di sicurezza che di per sé sarebbe già peggio di qualsiasi catastrofe politica cui siamo abituati. So che l'Enel è esso per primo un fattore di penuria energetica e di crisi produttiva e sociale: »Italia Nostra l'accusa di aver chiuso circa cinquemila impianti idroelettrici corrispondenti ad altrettanti ba

cini d'acqua nella Penisola.

 
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