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Pannella Marco - 11 marzo 1978
I fini e i mezzi
Marco Pannella

SOMMARIO: A Torino, in una città militarizzata e paralizzata dalla paura, il processo ai capi storici delle Brigate Rosse non può iniziare perché i giurati popolari, minacciati dai terroristi, rifiutano uno dopo l'altro il mandato. Adelaide Aglietta, segretario del Partito radicale, estratta a sorte, accetta di far parte della giuria popolare consentendo, con il suo esempio, la celebrazione del processo. In questo comunicato Marco Pannella annuncia che i radicali sono "armati di nonviolenza e non d'altro" e che quindi non tollerano di essere "protetti" dal ministro di polizia responsabile della strage del 12 Maggio e dell'assassinio di Giorgiana Masi.

(Comunicato in occasione del sorteggio di Adelaide Aglietta quale giurato nel processo di Torino alle Brigate Rosse Marzo 1978 da " Marco Pannella - Scritti e discorsi - 1959-1980", editrice Gammalibri, gennaio 1982)

Chi pensa che i nonviolenti siano degli inerti e dei disarmati, sbaglia. C'è una cosa, almeno, che unisce profondamente nonviolenti e violenti politici: gli uni e gli altri giudicano che la situazione storica e sociale nella quale vivono esige da loro di dare letteralmente corpo alle loro speranze e ai loro ideali, di ritenere comunque in causa la loro esistenza e di trarne le conseguenze.

C'è una sorta di integrità che li unisce. Ma gli uni ritengono che i mezzi prefigurano e determinano i fini; ed essendo dei libertari e dei socialisti, la vita è per loro sacra, innanzi tutto quella dei loro nemici; gli altri credono che i fini giustifichino i mezzi, e scendono sullo stesso campo dell'avversario, alzano anch'essi il vessillo dell'assassinio e della guerra giusti e sacri.

L'ideologia stessa che presiede alla vita del nostro Stato, retto con leggi fasciste e incostituzionali per volontà degli antifascisti al potere da trent'anni, fa scegliere "il partito armato", il terrorismo, come interlocutore privilegiato.

La stampa e la Rai-Tv fanno di costoro gli antagonisti politici e i protagonisti della cronaca politica. Censurano, soffocano, deturpano ferocemente i nonviolenti, referendari, costituzionali, che si muovono fra la gente e ne rappresentano aggregazioni maggioritarie.

Come nonviolenti, denunciamo ogni giorno la violenza assassina di un potere che ha al suo attivo la strategia delle stragi e la strage di legalità.

Siamo processati, condannati. Ma come nonviolenti sappiamo che la scelta del cosiddetto "partito armato" è non solamente assassina sul piano della proclamazione teorica e della prassi, ma è suicida se e quando davvero partecipa alle speranze della sinistra e non sia anche soggettivamente espressione di servizi paralleli nazionali e internazionali.

In queste condizioni, per noi il processo di Torino alle Brigate rosse ha da farsi. La spirale della paura deve essere spezzata, una volta per tutte.

Certo, esistono dei pericoli nuovi. In realtà non sono che il nuovo volto di vecchie realtà, che hanno sempre accompagnato le nostre lotte radicali. Cogliamo l'occasione per dire al ministro di polizia Cossiga, al responsabile della strage di piazza Navona e dell'assassinio di Giorgiana Masi, che non tollereremo di essere "protetti" dai suoi servizi.

Siamo armati di nonviolenza e non d'altro. Chi vuole, s'accomodi. Non rischia nulla se non d'essere un indiretto "boia di Stato".

 
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