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Il Messaggero - 1 aprile 1979
Parola di ministro
Le menzogne di Cossiga documentate da questo articolo del »Messaggero del 14 maggio

SOMMARIO: Il 12 maggio 1977 la polizia carica migliaia di manifestanti che partecipano a Roma ad una manifestazione nonviolenta del Partito radicale per la raccolta delle firme sugli "8 referendum contro il regime" (abrogazione del Concordato, dei tribunali militari, dei reati d'opinione contenuti nel Codice penale, di parti della legge manicomiale, della legge che attribuisce alla polizia poteri speciali in materia di arresto, perquisizione e intercettazioni telefoniche, della legge che attribuisce ai partiti un consistente finanziamento pubblico, della "Commissione inquirente" - lo speciale "tribunale" composto da parlamentari per il giudizio preventivo sui reati compiuti dai ministri). Una giovane, Giorgiana Masi, è colpita a morte da colpi di pistola e molti altri manifestanti vengono feriti. Il Ministro degli interni nega che la polizia abbia mai fatto uso d'armi da fuoco. Il Pr dimostra invece, attraverso un filmato che riprende un agente di polizia mentre spara ripetutamente contro la folla e centinai

a di fotografie che riprendono agenti armati, travestiti da "autonomi" che il Ministro dell'interno Francesco Cossiga aveva mentito.

Attraverso la pubblicazione di un "Libro Bianco" che raccoglie le testimonianze di tutti coloro che avevano assistito alle brutali aggressioni della polizia, il Partito radicale dimostra che c'era stato un tentativo di strage e presenta una denuncia.

Il 15 gennaio 1979, il Pubblico ministero Giorgio Santacroce chiede la chiusura del processo e l'archiviazione del procedimento per l'uccisione di Giorgiana Masi "per essere rimasti ignoti gli autori dei fatti".

Viene qui riportato l'articolo pubblicato da "Il Messaggero" del 14 maggio 1977 che sbugiarda la questura a proposito della presenza nei corso degli incidenti di agenti "travestiti" da autonomi e armati di pistola.

(LIBRO BIANCO DEL PARTITO RADICALE SULL'UCCISIONE DI GIORGIANA MASI E SUI FATTI DEL 12 MAGGIO 1977: "Cronaca di una strage" - a cura del Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei - aprile 1979)

»Accertamenti svolti da parte della questura di Roma portano ad escludere che l'individuo raffigurato nella fotografia sia un agente di polizia: la questura di Roma, comunque, anche in relazione alla scarsa chiarezza dell'immagine pubblicata sul giornale romano e alle conseguenze sull'ordine pubblico che tali notizie possono avere, ha segnalato il fatto all'autorità giudiziaria affinché vengano disposti, se ritenuto opportuno, più approfonditi accertamenti . Questo è il testo della smentita diffusa ieri tramite l'agenzia ANSA del ministero dell'lnterno.

Chiariamo gli estremi della vicenda. Il giornale romano cui si riferisce il Viminale è »11 Messaggero che, nell'edizione di ieri, ha una foto in prima pagina, ripresa a piazza della Cancelleria durante i disordini dell'altro pomeriggio, con questa didascalica indicazione: »Un agente in borghese appostato tra le auto con la pistola in pugno".

La direzione di questo giornale ha risposto al comunicato del Ministero con la seguente replica: »A seguito del comunicato del ministro dell'Interno riguardante una fotografia che raffigura un agente in borghese armato, pubblicata sul ''Messaggero'' la direzione del quotidiano precisa: 1) di aver esercitato un elementare diritto di cronaca; 2) di considerare esatta in base a notizie assunte dai suoi cronisti, la definizione della persona nella foto; 3) di pubblicare in questa edizione altre foto a conferma delle informazioni di cronaca . Pubblichiamo qui a fianco la significativa sequenza (le foto sono state scattate dal nostro cronista L. Turriani) in cui l'agente appare a fianco di altri suoi colleghi, sempre giovedì, in piazza della Cancelleria. Possiamo aggiungere che il poliziotto ritratto è napoletano, alto un metro e sessantasette circa, 26 anni, sposato, in servizio alla terza sezione della Squadra mobile, di regola impiegato nelle operazioni di polizia giudiziaria.

Alla nostra replica si è affiancato un gruppo di giornalisti, presenti l'altro ieri in piazza della Cancelleria e del quale fanno parte accanto a Renato Gaita e Marco Cianca del »Messaggero", Luigi Irdi e Ferdinando Proietti del »Corriere della Sera , Carlo Rivolta della »Repubblica , Pino Bianco del »Paese Sera , Stefano Bonilli e Vincenzo Sparagna del »Manifesto , Pino Palmieri e Daniele Repetto della Adn Kronos. Anche vari fotografi, tra cui il fotoreporter Tano D'Amico, affermano di aver riconosciuto l'agente nell'uomo armato.

I giornalisti hanno firmato una nota in cui si rileva che »Il Messaggero »pubblica in prima pagina la fotografia di un agente in borghese con una maglia bianca, appostato tra le automobili in sosta con una pistola in pugno. Noi -- dice la nota -- che ci trovavamo sul luogo per svolgere il nostro lavoro di cronisti, possiamo testimoniare che quella fotografia è stata scattata in piazza della Cancelleria, che l'agente ritratto sul »Messaggero non era il solo, e che per tutto il pomeriggio del 12 in corso Vittorio, tra piazza della Cancelleria, piazza di San Pantaleo e via dei Baullari, hanno agito in sincronia con i reparti degli agenti in divisa, numerosi uomini in borghese e armati i quali, essendo alle dirette dipendenze dei funzionari di polizia che dirigevano le operazioni, hanno a più riprese aperto il fuoco il direzione di Campo de' Fiori dove si trovava un gruppo di manifestanti che lanciavano sassi.

»Questi agenti in borghese, occorre notare, avevano capelli lunghi e indossavano abiti tali da confonderli facilmente con i manifestanti. Lo stesso agente che compare sul ''Messaggero''-- conclude il documento -- è stato poche ore più tardi ripreso dalle telecamere del TG 1 mentre con un bastone si aggirava sul ponte Garibaldi subito dopo che la barricata eretta dai dimostranti era stata sgomberata .

Gli episodi principali ai quali l'agente ha partecipato sono per'altro quelli di piazza della Cancelleria, determinanti nell'incalzare delle violenze di giovedì.

Dopo la conferma del divieto alla manifestazione indetta dai radicali -- che il ministero avrebbe potuto autorizzare considerandone anche il carattere certamente non violento -- gli organizzatori avevano deciso di tenerla ugualmente. Era implicito il rischio che intervenissero squadre armate di estremisti per creare disordini.

La polizia ha peraltro agito con brutalità sproporzionata nella prima fase della manifestazione, quando stava fronteggiando solo cittadini inermi. Più tardi, in Campo de' Fiori e dintorni, sono entrati in campo squadre di studenti, ma solo la polizia ha usato ripetutamente le armi e in questa fase è stato fotografato l'agente.

Quando, dalle 19 in sù, i disordini si sono spostati verso Trastevere dove un carabiniere è stato ferito e Giorgiana Masi è stata uccisa, l'atmosfera si era ormai surriscaldata e avvenivano episodi di vera e propria guerriglia urbana.

 
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