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Fusi Flavio - 6 aprile 1979
Il caotico congresso radicale
di Flavio Fusi

SOMMARIO: Analisi del 21· Congresso del partito radicale, tenutosi all'Università di Roma dal 29 marzo al 2 aprile, in concomitanza con la crisi di governo e il Congresso del PCI e nell'imminenza delle elezioni.

Il partito di Pannella sembra impegnato in una difficile "mutazione", di cui è segno lo slogan, "Dall'antagonista radicale al protagonista socialista". Nel documento finale, il congresso rinnova infatti le proposte di "unità di azione" rivolte a più riprese a tutti i gruppi della sinistra anti-istituzionale, e si spinge fino a configurare la possibilità di "accordi tecnici" con lo stesso partito socialista. "La 'grandeur' pannelliana sogna dunque una grande coalizione...sotto l'egida del suo partito". Ma quale "sinistra"? Il partito radicale ha individuato nel PCI il nemico da battere, mentre i gruppi extraparlamentari sono divisi da "violente diatribe". Quando poi si passa alla individuazione degli obiettivi "la confusione diventa indescrivibile", e anche questa volta finisce col prevalere "l'anima antica" del radicalismo, con tutto il suo "variegato" armamentario di "agitazione e trasgressione". A "cemento ideologico"di questo eterogeneo miscuglio, Pannella ha posto l'anticomunismo, il "regime" costituito

dall'accordo tra il PCI di Togliatti e la DC. Lo stesso Togliatti viene posto "sul banco degli accusati e tra gli assassini". In definitiva, secondo Pannella, lo scontro elettorale sarà tra la proposta "libertaria" dei radicali e il comunismo "di guerra, burocratico e stalinista".

Ma all'appello le risposte sono venute tepide e reticenti. Solo il socialista Landolfi ha accettato la proposta din"accordi tecnici" e il liberale Zanone ha potuto parlare di "affinità elettive".

Scarso, invece, il dibattito sulle questioni interne del partito.

(RINASCITA, 6 aprile 1979)

Con impetuosa protervia - spinta ben oltre i limiti della provocazione e del delirio anticomunista - Marco Pannella è riuscito ancora una volta a conquistare un "posto al sole" per sé e per l'esigua pattuglia libertaria. Nei giorni scorsi la polemica innestata dal "leader" ha offerto colonne di piombo, titoli giornalistici e ampi spazi dell'informazione pubblica al 21 Congresso straordinario del Partito radicale, che si è tenuto a Roma tra il 29 marzo e il 2 aprile.

Per la quasi simultanea concomitanza di ben più importanti appuntamenti politici - fase finale della crisi di governo, congresso del Pci, imminenza della campagna elettorale - l'iniziativa radicale rischiava di passare inosservata. Se questo non è successo, il "merito" esclusivo va alla consueta abilità registica di Pannella. E tuttavia un prezzo è stato pagato: si è parlato più del personaggio che del partito; le "magnifiche intemperanze" hanno finito per soffocare la proposta politica espressa dall'assemblea.

Proprio su questi temi - resi quasi impalpabili dall'asprezza della polemica - si impone ora un ragionato giudizio. In primo luogo: i cinque giorni di dibattito spesso caotico e contraddittorio ci hanno mostrato la variegata costellazione radicale impegnata in un ambizioso e difficile processo di "mutazione". La stessa parola d'ordine del congresso ("Dall'antagonista radicale al protagonista socialista") ha richiamato i delegati a un impegno politico complessivo, inedito per le trascorse esperienze del movimento. Dalla tribuna, Gianfranco Spadaccia ha invitato l'assemblea e i radicali a costituire non uno ma dieci quindici, venti, partiti nazionali Anche Pannella - prima di farsi rovinosamente travolgere dalla voglia di strafare - ha esaltato con caparbia insistenza il valore dell'organizzazione.

I radicali vogliono dunque essere "partito". Lo vogliono a tal punto che "Lotta Continua", con feroce malizia ha potuto accusarli di tentazioni ultra-leniniste. Potenza delle elezioni: gli astensionisti del '72 predicano oggi affinché nessun voto vada disperso e si offrono come garanti di una eterogenea ammucchiata elettorale. Il documento politico approvato alla quasi unanimità dal congresso rinnova infatti le proposte di unità di azione rivolte a più riprese a tutti i gruppi della "sinistra anti-istituzionale" (dal Pdup, a Dp, all'area di "Lotta Continua") e si spinge sino a configurare la possibilità di accordi tecnici con lo stesso partito socialista.

La "grandeur" pannelliana sogna dunque una grande coalizione della "sinistra non compromessa" sotto l'egida del suo partito. E del resto, la centralità radicale" è stato la slogan ricorrente di questa assemblea. I problemi nascono - e lo si è ben visto nel corso stesso dei lavori congressuali - quando si tenta di definire il concetto stesso di "sinistra". Il Pci - individuato come il nemico da battere - è espulso per indegnità e anche il Psi risulta fortemente indiziato e accusato di tradimento per aver "portato allo sbando l'idea socialista in trent'anni di subordinazione ai due maggiori partiti".

Restano dunque i gruppi extraparlamentari "storici", divisi da interne e violente diatribe, il pulviscolo delle formazioni spontanee e localistiche (insistente il richiamo di Pannella e degli altri alla famigerata esperienza triestina della lista civica del Melone), le minoranze di ogni tipo, gli emarginati e i non garantiti. La confusione diventa indescrivibile quando dal terreno delle forze sociali e dei raggruppamenti politici si passa alla individuazione dei bisogni e degli obiettivi. Con buona pace del richiamo all'organizzazione, anche al congresso di Roma ha prevalso, a questo proposito, "l'anima antica" del radicalismo, con la riproposizione di tutto un variegato armamentario di agitazione e trasgressione: dall'aborto alla protesta antinucleare, dalla tutela dell'ambiente ai referendum ai diritti delle minoranze dalla riscoperta del "valore" della sessualità all'affermazione di ogni diversità.

Come al solito, è toccato a Pannella dare "dignità teorica" a questo eterogeneo corpo di intuizioni e velleitarismi. E ancora una volta si è trovato "cemento ideologico" nell'anticomunismo. Trent'anni e oltre di storia nazionale vengono liquidati come un gigantesco complotto clerico-stalinista ordito da democristiani e comunisti. Il "regime" perde ogni connotazione politica e sociale per divenire feticcio e demone, mitico "passe-partout" che annichilisce ogni barlume di intelligenza storica.

A Roma - questo è un elemento in parte nuovo - Marco Pannella ha avvertito il bisogno di spingere la propria innata vocazione anticomunista sino ai toni della crociata e della guerra santa. L'assemblea lo ha seguito lungo questa via pericolosa e ambigua Non si è esitato ad utilizzare sino all'esasperazione argomentazioni tipiche della destra e del qualunquismo da trivio. Si è evocato "l'immenso gulag", si è posto Togliatti - ma non solo lui - sul banco degli accusati e tra gli assassini. L'ansia elettoralistica ha giocato la sua parte nell'inasprimento dei toni. Ma è indubbiamente questo lo spazio che il prossimo confronto elettorale concede ai radicali: un anticomunismo appena mascherato "da sinistra", una ricerca di consensi nell'area della protesta qualunquistica e antipartitica. Lo ha detto chiaramente Pannella: al momento del voto la sfida sarà tra la proposta "libertaria" dei radicali e il comunismo "di guerra, burocratico e stalinista" del Pci.

Avviata su questa strada impervia, l'ambizione radicale è apparsa subito dalle prime battute in gravi difficoltà. All'appello per l'ammucchiata della sinistra "non compromessa" le risposte sono venute tiepide e reticenti. "Lotta Continua" ha rilanciato la polemica, il rappresentante di Dp ha recriminato, Luciana Castellina nel suo intervento al congresso ha espresso netto disaccordo: "La nostra convinzione è che sia indispensabile l'unità di tutta la sinistra". Solo il socialista Landolfi ha accettato per il suo partito la proposta radicale di accordi tecnici e ha parlato di "affinità naturali ed elettive". Solo il socialista Landolfi ha accettato per il suo partito la proposta radicale di accordi tecnici e ha parlato di "affinità naturali ed elettive". Adesione e consenso come minimo incauti, se il quotidiano socialista "Avanti!" si è affrettato a censurare le parti "più compromettenti" dell'intervento del rappresentante del Psi.

Anche il liberale Zanone dalla tribuna del congresso radicale ha potuto parlare a sua volta di "affinità elettive" lanciando contemporaneamente un appello contro la "minaccia incombente" del compromesso storico. L'area della sinistra teorizzata dai radicali si allarga dunque sino a comprendere il Pli?

In linea con la sua caratteristica di grande appuntamento pre-elettorale, il congresso di Roma ha accuratamente evitato di discutere e interrogarsi sullo stato del partito. Critiche isolate sono state rivolte a una gestione che imbavaglia ed emargina il dissenso interno. Qualche fastidio anche per il leaderismo esasperato di alcun dirigenti. Troppo poco però, per indurre alla riflessione chi si ritiene ormai lanciato sulla via della costruzione del "partito". Nei sogni di Pannella e soci, il "partito pigliatutto" della protesta e dell'esasperazione qualunquistica.

 
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