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Pannella Marco - 1 maggio 1979
Il polo comunista e il polo radicale
Intervista a Marco Pannella

SOMMARIO: Nell'intervista di Playboy a Marco Pannella le ragioni della dura contrapposizione fra il Partito radicale e il Partito comunista italiano. Nella politica italiana ci sono due poli veri: quello comunista e quello radicale, da una parte il socialismo dei valori democratici e di tolleranza, dall'altra il socialismo delle ideologie. E' necessario battere quella politica del Pci che vuole dividere e sconfiggere la sinistra perché il socialismo possa tornare ad essere un valore.

(Intervista a Playboy Maggio 1979 da " Marco Pannella - Scritti e discorsi - 1959-1980", editrice Gammalibri, gennaio 1982)

Playboy - Negli ultimi tempi hai picchiato duro soprattutto sul PCI. Ma fin dal 1966, in una famosa intervista a "Nuova Repubblica", lo giudicavi con asprezza. Quali sono secondo te dunque le colpe del PCI?

Pannella - Diciamo che più che di colpe io parlerei laicamente di errori. Mi sembra importante, perché abbiamo già troppe cose cattoliche, controriformistiche nelle nostre vite: cerchiamo almeno di purgarne il linguaggio. A mio avviso l'errore cardinale, tanto per rimanere nel linguaggio cattolico, è un altro. Il Partito comunista ha fatto del trasformismo in questi ultimi trent'anni, cioè ha assunto le sembianze del moderato per vincere. Ora, l'azione dei trasformisti può anche fregare l'elettorato per una volta: ma alla lunga, no. Questa operazione "machiavellica" (tra virgolette, perché Machiavelli è un'altra cosa) è sicuramente perdente nel medio e lungo termine. Ed è proprio quello che sta accadendo al PCI. Diciamo che di questo "stile" è stato maestro un crispino, sia pure piemontese, come Palmiro Togliatti; il quale a seconda delle convenienze, direi piuttosto delle piccole opportunità, ha buttato a mare i grandi valori e le grandi esplicitazioni dei valori progressivi della sinistra, socialisti eccet

era.

Playboy - Togliatti è stato un grande opportunista, tu dici.

Pannella - E' stato l'uomo che ha spinto al massimo in Italia l'ideologia dell'opportunismo. Ora, io non dimentico che l'opportunismo, all'inizio, nacque come rivendicazione positiva con Gambetta durante la Terza Repubblica francese, quando i radicali elevavano contro il dogmatismo la bandiera dell'opportunità come morale politica. Ma qual è il vizio degli opportunisti, secondo me? E' vero che la politica è l'arte del possibile, come essi vanno predicando, ma bisogna fargli notare che è l'arte di "creare" il possibile, non di "consumare" il possibile. Gli opportunisti chi sono?. Sono coloro che consumano e riducono il possibile, mentre i politici veri sono coloro che creano, estendono l'arco del possibile.

Playboy - In questo senso bisogna ammettere che tu hai fatto recentemente parecchia politica vera.

Pannella - Perciò io ritengo che la politica del Partito comunista sia, ormai anche manifestamente, perdente. Quando il Partito comunista diventa il partito guida dello schieramento del 95 per cento del Parlamento nella lotta della DC, di Democrazia nazionale e degli altri sui referendum per il doppio no ("Legge Reale" e finanziamento dei partiti), e vede questo 95 franare al 65-66 per cento, e per ridurre questa frana deve usare in modo goebbelsiano i "mass media", cioè deve mobilitarsi in modo spasmodico per ingannare chi? Non i fascisti e i democristiani che non lo ascoltano, ma i comunisti e gli operai, andandogli a dire che se viene abrogata la "Legge Reale" (che loro stessi comunisti "prima" avevano definita peggiore della "Legge Rocco") sono scarcerati Curcio, Concutelli, Vallanzasca e gli stupratori fascisti: allora vuol dire che i comunisti hanno cattiva coscienza, perché sanno di mentire e di dover edificare sull'inganno ai propri elettori le fortune del partito e di una politica sbagliata. Quindi

io dico che la via del Partito comunista è una via, diciamo, disperata. Oggi ci sono due disperazioni in Italia: quella dei burocrati comunisti, e l'altra dei ragazzi della "P-38" e della siringa. Sono due disperazioni diverse, ma entrambe distruttive.

Playboy - Per te, il PCI è dunque l'avversario da battere ancora più della DC.

Pannella - Essendo io militante di una forza di sinistra, è evidente che la prima cosa che ho da battere è la politica che vuol dividere e sconfiggere le sinistre. E oggi il gestore di questa politica non è la DC, che è più timida e più brancaleonesca, ma il PCI. In fondo, la DC anche quando ha voluto compiere delle svolte illiberali, ha avuto paura: e in realtà, la famosa epopea Tambroni è una bidonata. In pratica allora (luglio 1960) si trattò soltanto di Gronchi che voleva liquidare il suo conto con la Democrazia cristiana: lui, eletto Presidente della Repubblica a dispetto del partito, come uomo di Mattei e dei comunisti. Come lo era allora d'altronde anche Fanfani. E così Gronchi scatena contro il partito il suo pupillo Tambroni, che viene annientato. Ma in realtà non è stato il Paese a battere questa stronzata di Tambroni, come si è voluto far credere, ma è stata la DC stessa, perché hanno voluto liquidare Gronchi ch'era stato eletto capo dello Stato contro la volontà della DC e per l'alleanza di missi

ni e comunisti con il petrolio di Mattei.

Lasciamo da parte quindi per ora la DC. Io dico che i due poli di battaglia dello schieramento politico italiano (dunque non solo della sinistra) oggi sono i comunisti e i radicali. E lo prova il fatto che a Trieste il primo partito della sinistra è il Partito comunista, ma nel momento in cui alle elezioni del '78 noi prendiamo il 6 per cento dei voti, lui perde l'8 per cento. Ora, qual è il guaio originario del Partito comunista? Il vero discorso è che il comunista storico non è fondamentalmente stalinista: è solo uno che crede che Stalin è un buon padre di famiglia. Cioè il vero stalinista è Togliatti, non è l'operaio della Fiat. Perché l'operaio della Fiat crede in buona fede che Stalin sia un buon padre di famiglia.

Ma lo crede perché? Perché Togliatti, che c'è stato (da Stalin), assicura contro liberali, democratici, socialisti che non ci sono stati che Stalin è un buon padre. E quando il socialista, il comunista del dissenso, il liberale, dicono all'operaio della Fiat: »Lì si sono massacrati milioni di contadini, tutta la classe dirigente comunista è stata torturata e assassinata, anche moralmente oltre che giuridicamente , gli operai credono a Palmiro Togliatti, che mente, piuttosto che credere a quegli altri, che dicono la verità. Perché Togliatti c'è stato, e gli altri no.

Io rivendico quindi un grosso attaccamento all'operaio stalinista perché è stato sempre ingannato. Tanto è vero che quando mi hanno eletto deputato, in tre circoscrizioni ho optato per Torino, e che in certe sezioni di Mirafiori, dominate tradizionalmente dal Partito comunista, noi abbiamo avuto, nell'elezione dei referendum, successi anche nella misura del 62 per cento. Quindi l'operaio sostanzialmente non è stalinista. E noi lo mettiamo in guardia contro lo stalinismo, perché lo stalinismo in Occidente è sempre stato un fenomeno di destra, non è stato mai a sinistra lo stalinismo. Lo stalinismo da noi è Togliatti: ed è di destra, perché Togliatti fa l'accordo con la Chiesa sul Concordato e l'articolo 7 della Costituzione, Togliatti ha maggiore duttilità dei socialisti e dei laici rispetto alla posizione di Vittorio Emanuele III, Togliatti concede l'amnistia ai grandi responsabili fascisti, Togliatti non fa grandi battaglie alla Camera contro i fascisti perché se le avesse fatte le avrebbe vinte.

Perciò la Democrazia cristiana io lo dicevo già in quell'intervista del '66 ha debito con i comunisti. La Democrazia cristiana quando dice :"Noi dopo la guerra abbiamo ricostruito lo Stato", dice una cosa pericolosa, perché è vero; hanno ricostruito lo Stato autoritario di Rocco. Ma i grandi ricostruttori sono stati De Gasperi e Togliatti insieme.

Playboy - Un specie di "compromesso storico"...

Pannella - Non "una specie"! "Quello" è il "compromesso storico"! Quello è il "vero compromesso storico", perché lì si rinuncia alla cogestione, si rinuncia al socialismo, si rinuncia al pacifismo, si rinuncia alla neutralità: perché il Partito comunista passa dall'oppoggio all'Est, Patto di Varsavia eccetera, fino all'appoggio, con Berlinguer, alla Nato. Prima si può fare del socialismo solo sotto la coperta della Russia e del Patto di Varsavia; poi arriva Berlinguer che dice: »No, per il socialismo è necessario l'equilibrio delle potenze. E quindi il socialismo con la Nato lo faccio meglio .

A questo machiavellismo noi contrapponiamo la nostra scelta di libertà. Noi radicali non siamo un partito ideologico; siamo un partito di sperimentalismo, libertario, socialista, autogestionario. Siamo un partito di valori. Cioè diciamo ai nostri seguaci: »Ti devo aggregare non su delle strategie complesse, ma difendendo due, tre, quattro cose alla volta, perché quando poi ne abbiamo difese dieci il legame viene nella storia, non è quello ideologico dei professori . Così i nostri valori sono stati di volta in volta il disarmo, la fame nel mondo, il pacifismo, il disarmo anche unilaterale ma controllato nell'area europea, l'amore libero e responsabile. Che era la vecchia grande bandiera, il valore all'inizio del Secolo: il libero amore, quello che faceva paura alla società vittoriana. La quale non era liberale come si dice, ma invece era repressa, tormentata, in preda a un'austerità e a una schizofrenia puritane.

Perciò noi diciamo che il socialismo stesso è un valore. Non a caso gente come Ignazio Silone e Vittorini hanno avuto in questi vent'anni un punto di riferimento nel Partito radicale. Vittorini quando è morto era presidente del Consiglio federativo del nuovo Partito radicale: questo qui, il nostro. Ignazio Silone, la poca roba che aveva, due tavoli dell'Associazione per la libertà della cultura, degli schedari, alcune sedie, li ha dati in eredità a noi. Lui sì che era un socialista umano, dei valori. Non a caso un terrone abruzzese, un cafone. Come me...

Playboy - Tu sei di Teramo?

Pannella - Io sono di Teramo, lui è di qua, della Marsica: diciamo due cafoni. Anche lui era per il socialismo dei valori contro il socialismo delle ideologie. In fondo il valore ha di per sé un solido contenuto scientifico, mentre la pseudo-scientificità leninista si è rivelata una triste e tetra e terribile utopia che ha portato stragi e assassinii.

Ho quindi chiarito che nella politica italiana oggi ci sono due poli veri: quello comunista e quello radicale. Una verità che è venuta fuori nel 1978. Chi sono stati infatti i due antagonisti sui referendum? PCI e Partito radicale. Poi mi hanno mosso mille accuse: Pannella radicalfascista, tutto questo odio... Gli dà fastidio la verità: che cioè i due poli di sinistra siamo noi e il PCI.

Playboy - Certo le tue storie su via Rasella e simili hanno provocato furore...

Pannella - Arriviamo anche a quello. Ma prima insisto su questo punto: che le due forze chiave in Italia oggi sono i comunisti e i radicali. Perché sui referendum anche la destra italiana si spacca. I comunisti, quando difendono la "Legge Reale", hanno fatto loro i valori del "Codice Rocco", i fascisti li seguono, ma la base liberale e popolare della destra si spacca e ci segue: come aveva fatto nel 1974 col divorzio. A questo punto abbiamo questo segno: i veri antagonisti in Italia sono due antagonisti di sinistra, radicali e comunisti, e politicamente vincono i radicali. Anche se numericamente no. Però, ti ripeto: quando il Partito comunista perde l'8 per cento dei voti, noi guadagnamo il 6.

E poi, per concludere il discorso del secondo polo, se calcoliamo che noi siamo il partito dei referendum, cioè il partito che spacca in linea orizzontale tutti quanti, un partito di diversi referendum e della raccolta delle firme, ti rendi conto che siamo fortissimi. Ma capisci? Tu in un anno raccogli sei milioni di firme per le battaglie civili, questa è un'altra cosa enorme!

Quindi ecco il momento di collusione tra le due proposte politiche che hanno attrattiva e che hanno chiarezza in Italia. Ma tu obbietti: la polemica tra PCI e radicali negli ultimi tempi è stata aspra e c'è anche stato un rincaro di dose da parte mia. Quelle cose cioè che io ho detto contro gli attentatori di via Rasella e che hanno fatto arrabbiare Terracini, Amendola eccetera.

Ma questo discorso sull'immoralità degli attentati noi nonviolenti lo facciamo tutti i giorni da vent'anni. Il fatto è che se si accettano le leggi militari nella lotta politica e anche nella lotta internazionale, l'unica differenza purtroppo fra l'assassino abominevole e l'eroico partigiano è se vincono i tedeschi o se vincono gli inglesi. Perché è evidente che se avessero vinto i tedeschi, i nazisti, quelli di via Rasella erano infami terroristi che avevano fatto ammazzare una quantità di gente. Vincono gli altri: e loro sono eroi.

Ma il discorso è scorretto. Perché se tu giustifichi gli attentati di guerra del tipo di via Rasella, se accetti quello "stile", allora ti apri la via a giustificare anche il terrorismo di Curcio e non puoi pronunciare una netta condanna. Io dico che una sinistra che volesse poter essere così ferocemente anti-Curcio a livello di linciaggio morale (cioè che arrivasse a spiegare: non è vero che Curcio è un cattolico comunista, è invece un fascista), dovrebbe cominciare a essere durissima già su via Rasella. Perché Curcio non aveva scelto neppure il terrorismo che assassina Moro, ma agiva nel quadro di quello precedente, quando ci scappava sì e no un morto ogni tanto. E allora tu devi farti questa chiarezza: che un livello di scontro ( come si dice in gergo) che comporti la necessità dell'eroismo e del martirio, della liberazione militare e del far ammazzare 350 o 330 ostaggi, è un qualcosa che va senz'altro rifiutato. E anche quando vuoi liberare i Paesi del Terzo mondo grazie a grandi e lunghe campagne milit

ari, e hai così il Vietnam, la Cambogia, eccetera, significa che le tue società nuove saranno edificate dai militari e saranno quindi dominate dalla loro tendenza a liquidare con la guerra ogni differenza internazionale. Diventando insomma regolate dai militari. E questo non è accettabile. Quindi io dico no a via Rasella perché voglio poter dire no a Curcio. E già al tempo di quell'azione ci fu una polemica perché gli uomini di quel Movimento comunista rivoluzionario che ebbe qui a Roma 159 morti, dei quali 30 alle Fosse Ardeatine essendo rivoluzionari duri immediatamente denunciarono Carla Capponi e Rosario Bentivegna.

Ti dirò di più: nel giorno della festa della Resistenza, che è la mia festa, io non ho ricordato che nella Liberazione c'è però un aspetto piazzale Loreto che è un segno di barbarie. Volevo parlarne il 25 aprile scorso e non l'ho fatto, perché? Perché non ho trovato il Risorgimento liberale di quei giorni. Volevo ripetere le parole di allora di Pannunzio: bada bene non di Lupinacci, che era la destra del movimento, ma di Pannunzio, della sinistra liberale antifascista, che condannava quell'errore. Noi allora, "a caldo", pur essendo gente che usciva di galera, dicemmo: »E' una pagina di barbarie .

Vedi che parlo così rompendo i tabù della sinistra. Ormai sono divenuto chiaramente il compagno pericoloso, avendo, "si parva licet magnis comparare" (se è lecito accostare le piccole cose alle grandi), un pochino di Trotski, un pochino di Zinoviev, un pochino di Bucarin del PCI. Sono il Trotski di Enrico Berlinguer, e perciò qualsiasi cosa io faccia va esorcizzata.

Playboy - Sei Trotski, però piaci abbastanza a Montanelli...

Pannella - Ecco Montanelli fa un suo articolo su di me che è da querela. Perché l'articolo è tutto concepito in questo modo: certo, Pannella è un cialtrone, però... Guarda, te lo leggo perché è importante. Senti cosa dice: "Uno dei maggiori protagonisti delle prossime elezioni sarà Pannella. Questo dispiacerà a molti nostri lettori, che in Pannella vedono un impasto di demagogia, ciarlataneria e istrionismo. E non senza ragione". Poi leggo: »Demagogo, istrione e ciarlatano, Pannella lo è . Punto.

Playboy - Beh, si tratta chiaramente di una affermazione paradossale, brillante, provocatoria.

Pannella - Senti ancora: "Lo definiscono anche un qualunquista, un Giannini di sinistra. Con Giannini, Pannella ha in comune il gesto e il gusto della scena-madre . Poi si dice che Giannini era uno Zacconi; Pannella un Carmelo Bene. Beh, io personalmente preferisco Zacconi a Carmelo Bene. Poi andiamo avanti: »Se Pannella non fosse che un'abile commediante... . Quindi lo sono. »... La sua commedia sarebbe finita da un pezzo . E qui guarda cosa dice: »Sfrontatezza da grande meretrice . Ecco: »Il fatto è che Pannella ha capito più cose di quante non ne abbiano capite i politologi di professione . è utile fare questa lettura. »Ma da quello smaccato e geniale bugiardo che è... .

Playboy - Evidentemente tu non ti riconosci per tale.

Pannella - Ma abbi pazienza! »Arraffatore e arruffatore di parole . Eccetera, eccetera. Poi che cosa dice? »Noi, è ovvio, non possiamo pronunciarci in favore di Pannella; egli giuoca in un campo che non è il nostro . Questa è la frase politica dell'articolo. »Questo è Pannella. Voti non possiamo dargliene. Ma ci auguriamo che sia lui a mietere quelli che non ci appartengono . Questo articolo risponde a una sola moralità: quella di impedire con questa pirotecnìa, così, di cose simpatiche, provocatorie, eccetera, di impedire a quelli dell'area liberale che avevano simpatia e stavano per votarmi, di farlo. »E' simpatico, ma non possiamo votarlo . Questa è l'operazione di Montanelli: fermare i suoi che potrebbero votarmi. E gli spiega: certo, anche a me è simpatico, è un figlio di puttana però mi è simpatico, ma attenzione: non votiamolo!

E non è finita. L'indomani L'Unità mi rimprovera, con motivazioni da querela, quello che Montanelli scrive di me e su di me. Perché dice: quell'articolo è un'apologia di Pannella . E mette l'accento sul fatto che Montanelli dice: Pannella è figlio nostro. Ma Montanelli sa benissimo che quando dice: »Pannella è figlio nostro , Fortebraccio gli risponderà: »Quindi Pannella oltre che demagogo arraffatore eccetera è anche figlio di puttana . Eh, certo, lui lo sa. Quindi anche questa è un'operazione anti-Pannella, anche se in apparenza gli si vuol far l'onore delle armi (di destra) per la persona. Di questo articolo L'Unità ne fa un volantino. Questo articolo, che è un manifesto contro il voto a me, diventa così pretesto per dire: Pannella è l'uomo di Montanelli.

Playboy - Ma tu hai flirtato con De Carolis che era (adesso mi pare abbiano litigato) molto vicino a Montanelli.

Pannella - E i comunisti con De Carolis fanno dibattiti tutti i giorni alla televisione di Milano! No, la realtà è che qualsiasi cosa io faccia deve essere deformata. Io devo sempre essere linciato. Ad esempio io vado al Congresso comunista, per ossequio a un invito mandatomi, e ci vado con l'unico cappotto che posseggo, che è un "loden" blu. L'unico: non ne posseggo altri. Ed ero smagrito, certo, era il venticinquesimo giorno di digiuno, ed ero pallido, anche perché emozionato.

Playboy - ...E hanno detto che eri Nosferatu il vampiro.

Pannella - Erano tutti ritti dinanzi a me a ingiuriarmi, a maledirmi: tutto il Congresso comunista in piedi. Una scena tremenda, da anni Trenta, i processi di Mosca, le purghe. Una scena di anatema: tutti in piedi che ti ingiuriano. E' bastato dire che io sono andato al Congresso, prevedendola, con la cappa nera; e che mi sono raccolto in quella cappa in segno di sfida. E tutta la stampa italiana e internazionale ha detto che Pannella, questo grande attore, pallido (mi ero messo la cipria, probabilmente!) con la cappa, sfidava i comunisti... E la cosa più bella, per stare in pari con gli anni Trenta ricordati che allora c'erano due assi della propaganda: Goebbels da una parte, e Beria dall'altra , è che la maggior parte dei giornalisti mi ha visto proprio come doveva vedermi: con la cappa! Quando la cappa era il mio povero "loden". E la sfida consiste nel fatto che io mi ero alzato in piedi per un doveroso ossequio alla presidenza che era tutta in piedi. E invece si è detto che con la cappa io sfidavo tutto

il mondo.

Ma lo stalinismo è così. Nel 1939 si fanno i patti per la spartizione della Polonia, Germania e Russia, e poi si va ad ammazzare Trotski, Stalin manda ad ammazzare quell'uomo vecchio, il ribelle, il nemico, che sta scrivendo in esilio e che scriverà fino all'ultimo momento. Qui si fa il "compromesso storico" e intanto ci si preoccupa di distruggere Pannella col linciaggio morale. Ma io vado avanti imperterrito.

Perché non hanno capito. Che se dovessimo dare un giudizio morale (ecco perché io laico dico che mai si danno giudizi morali, si devono sempre e solo dare giudizi politici), che cosa è moralmente più grave? Curcio che ferisce un po' di gente e può ammazzare forse mille democratici nella sua vita, o Palmiro Togliatti che giorno dopo giorno per cinque, sei anni, assiste alla tortura fisica del compagno con il quale ha dormito per trent'anni la tortura fisica, l'autoconfessione estorta e lui stila i comunicati per dire: costui ha confessato. E da Ercole Ercoli garantisce ai compagni la menzogna, e coloro che hanno dei dubbi li fa espellere dal partito. "Questo" è mostruoso: e a questo punto, se queste cose non le diciamo, corriamo il rischio che la sinistra ritorni a produrre e Stalin e Togliatti e l'attentato di via Rasella: e io quelle cose non le voglio, perché voglio una sinistra vincente, e quelle cose invece hanno creato una sinistra divisa e perdente nella storia.

Perciò noi siamo l'alternativa alla politica di vertice del PCI. E siccome la nostra, se fosse conosciuta, è la politica più popolare, veniamo linciati. Il TG2, servizio pubblico socialcomunista, e il GR1 neppure danno notizia dei parlamentari comunisti e socialisti che passano nelle nostre file.

Playboy - C'è anche qualcuno che ti piace, però. Nonostante il tradizionale anticlericalismo radicale, papa Wojtyla non ti rincresce. Eppure tu avevi auspicato un papa eremita che succedesse a Paolo VI.

Pannella - Certo: un uomo dalla spiritualità estrema che si ritirasse ad Avignone, oppure che andasse nelle montagne abruzzesi, come Celestino V, senza però dimettersi e fare il gran rifiuto. Questo invece è esattamente l'anti-monaco. Questo ha il carisma del condottiero. E' una via di mezzo tra Bartolomeo Colleoni, o se vuoi Giulio II, e De Gaulle. E' caracollante: non più sulla mula pontificia, ma su un bel destriero. E grida »Dio lo vuole , e raggruppa tutti: tutti in sottana, tutti in divisa, e poche storie. Lui ama la lotta in campo aperto, freme e vuole combattere, è un grosso condottiero e piace per questo.

Quindi questo papa mi è molto simpatico. Il mio slogan, molto ironico, è: »Dio ce l'ha dato, guai a chi "me" lo tocca . E un anticlericale, un cristiano come Pannella, giudica che questo Wojtyla è un antagonista su mille cose, ma che con lui si può trovare un terreno d'intesa, d'incontro. Mentre invece Paolo VI non lo prendi, non ti entra da nessuna parte. Io ritengo che papa Wojtyla può essere l'ultimo dei papi condottieri, quello grazie al quale viene sconfitto per sempre un certo neotemporalismo. E Dio sa se ne abbiamo bisogno, di sconfiggerlo, in questa Italia così indecifrabile.

 
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