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Sciascia Leonardo, Guzzanti Paolo - 18 maggio 1979
Quando sarò deputato...
Intervista a Leonardo Sciascia di Paolo Guzzanti

SOMMARIO: Spiritosa serie di botte e risposte ("Ecco, vorrei parlare di Chateaubriand...Si tratta del tema principale di questa campagna. Chi è di destra? Chi è di sinistra?"), dove Sciascia si difende di fronte alle insinuazioni di Guzzanti: "Questo non le sembra qualunquismo?" e afferma che "se governasse" rimanderebbe a casa Andreotti, promuoverebbe "un po' di povertà", manderebbe in galera "un bel po' di gente" per sostituirla con "galantuomini", cercherebbe di "recuperare" i violenti all'area della "nonviolenza". In Parlamento proverà a "guastare i giochi" del Palazzo con le armi dei radicali, per cercare di far nascere "una coscienza d'opposizione". Afferma che oggi "paradosso, umorismo, satira" sono lussi, "merce proibita", che il "qualunquismo" è il PCI, e infinerespinge l'ipotesi di una fuga nel privato.

(LA REPUBBLICA, 18 maggio 1979)

Domanda: »Sciascia, l'annoiano le interviste?

Risposta: »Si, mortalmente. Non si fa che ripetere eternamente le stesse cose.

D.: »Come le piacerebbe che fosse un'intervista? Provi a intervistarsi da solo .

R.: »Chateaubriand. Ecco, vorrei parlare di Chateaubriand .

D.: »Sarebbe difficile convincere i lettori ed elettori che si tratta di un tema urgente, non crede?

R.: »Non credo. Si tratta proprio del tema principale di questa campagna. Chi è di destra? Chi è di sinistra? Chi è qualunquista? Il confine tra destra e sinistra è quasi invisibile. Ecco, Chateaubriand viene generalmente liquidato come uomo di destra, così come, per fare un altro esempio, Vittorio Alfieri, viene accettato più o meno come personaggio di sinistra. Non foss'altro perché era conte e alla sinistra italiana i titoli nobiliari non dispiacciono .

D.: »Lei allude alle accuse che si fanno a voi radicali di essere qualunquisti, di accettare voti di destra, di essere anticomunisti?

R.: »Ecco, Chateaubriand, uomo di destra, capì la rivoluzione e agì di conseguenza. Molta gente viene liquidata come reazionaria, indegna di essere presa in considerazione, come il farmacista del mio paese che adesso vota radicale per rompere, per protestare .

D.: »E questo non le sembra qualunquismo?

R.: »Può darsi. Ma bisogna fare i conti anche col qualunquismo, vedere dove viene, chi lo ha provocato, dove andrebbe e dove è possibile portarlo .

D.: »Parliamo di politica. Lei crede nel buon governo?

R.: »Si .

D.: »Che farebbe lei se governasse?

R.: »Intanto rimanderei a casa Andreotti che riunisce in se il peggio, nei secoli della storia d'Italia. (Già vedo i libri di storia del futuro: sotto il governo dell'onorevole Andreotti, la corruzione della vita italiana raggiunse il suo massimo. mentre la vita umana valeva quanto ai tempi di Cesare Borgia .

D.: »Perché lo odia tanto?

R.: »Per il suo machiavellismo paranoico. per il cinismo che ha ereditato dalla curia romana, lo stesso cinismo rappresentato dai sonetti del Belli e dai personaggi di Alberto Sordi. La miopia verso il bene e la presbiopia verso il male .

D.: »E una volta liquidato questo mostro?

R.: »Ci vorrebbe un po' di povertà. Ma non povertà per i poveri, i quali grazie a dio ne hanno già abbastanza. Ma povertà per la classe media, penso a certi professionisti, certi medici .

D.: »Anche lei se ne viene fuori con questa ricetta cristiana della povertà austera. E ciò che predica il PCI .

R.: »Ma io non parlo della povertà come punizione. Penso alla povertà a pensare. ad amare il proprio lavoro, riscoprire il decoro, il piacere della produzione intellettuale .

D.: »E gli operai?

R.: »No, loro hanno diritto a non amare il lavoro. Un operaio della Fiat che detesta il bullone e lo considera solo uno strumento per prendere il salario, lo capisco. Non concepisco che un medico faccia altrettanto con il malato .

D.: »Che altro farebbe, o vorrebbe, lo scrittore Sciascia una volta varcata la soglia del palazzo?

R.: »Beh, una cosa che non dipenderebbe mai da me ma che mi farebbe un gran piacere. Manderei in galera un bel po' di gente e la sostituirei con dei galantuomini .

D.: »La manderebbe in galera moralmente parlando?

R.: »No. penalmente parlando .

D.: »Come agirebbe contro la violenza?

R.: »Agirei facendo tutto il possibile per recuperare i violenti all'area della nonviolenza. Non è un'operazione fallimentare. Solo che non conviene al potere, il quale ha bisogno della violenza per poter sorvegliare e punire .

D.: »Lei diventerà con ogni probabilità deputato. Che farà?

R.: »Quello che faranno tutti i radicali: far funzionare il Parlamento con gli strumenti della denuncia e dell'assillo .

D.: »Lei ha detto tante volte che nel Parlamento i giochi sono già tutti fatti. Denuncia ed assillo a che servono?

R.: »A guastare i giochi. Certo non li bloccheremo. Ma crescerà una nuova coscienza .

D.: »Di che genere?

R.: »Una coscienza d'opposizione. Questo paese è affamato d'opposizione. Comunisti e democristiani non sono semplici alleati: sono due immagini riflesse, specchi gli uni degli altri. E così da trent'anni. E' ora di separare a questa complicità reciproca: che ci sia finalmente chi governa da una parte e chi controlla dall'altra.

D.: »Ma la nostra non è una democrazia bipartitica .

R.: »In compenso è una democrazia che marcia verso il regime. Questa richiesta continua di unanimismo a che cosa serve. se non a isolare e poi trattare da criminali quelli che non vogliono omologarsi? Questo è il progetto comunista che piace tanto ai democristiani .

D.: »A lei piace il paradosso? Facendo politica, intendo .

R.: »Umorismo. satira, paradosso: ormai è merce proibita. Come minimo si rischia di essere fraintesi. Io ormai sono arrivato a proibirmi questi lussi .

D.: »Secondo lei il qualunquismo, oggi che cos'è?

R.: »E la mancanza di idee e di ideologie. E' il PCI .

D.: »E i democristiani. ne salverebbe qualcuno? .

R.: »Moro. Li ha fregati tutti, rifiutandosi di morire .

D.: »Come definirebbe la politica. Quella che si svolge nel Palazzo?"

R.: »Un grande esperimento delinquenziale. La politica va rifondata .

D.: »Ha rimpianti per la sua scelta radicale?

R.: »No, mi sento più vivo. Vede, io sono uno scrittore la cui pagina è vicina all'azione diretta. E l'azione mi dà forza, mi dà l'anima .

D.: »La letteratura serve per fare politica?

R.: »Altroché. Io direi soltanto la letteratura può avere una funzione politica. Lo scrittore porta squilibri, questo è vero. Ma non dimentichiamo che il più perfetto e stabile degli equilibri è la morte. Vede bene che lo squilibrio è un fattore di vita. Anche se sarà vita dura .

D.: » Secondo lei esiste la fuga nel privato di cui tanto si parla come l'ultima versione del qualunquismo?

R.: »lo dico di no. Questa scoperta del privato mi sembra un'immagine pubblicitaria. Direi addirittura un invito: si vuole, si cerca di spingere la gente nel privato. Il privato come altro polo rispetto alla criminalità. L'unanimismo ci vorrebbe tutti concordi nel rinunciare al diritto di opposizione. La criminalizzazione serve per liquidare il reato del dissenso. La fuga nel privato serve per non vedere, per non sapere, non rifiutare. Questo gioco va spezzato prima che sia troppo tardi .

(»La Repubblica , 18 maggio 1979, intervista a cura di Paolo Guzzanti)

 
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