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Vigevano Paolo - 15 luglio 1979
10.000 iscritti. Sono indispensabili
Sono solo 3000 gli iscritti al pr: la loro moltiplicazione è un obiettivo politico, oltre che una necessità economica.

di Paolo Vigevano

SOMMARIO: Il problema che oggi si pone non è solo tecnico e organizzativo: la scelta compiuta dal Congresso di Bari di non utilizzare il finanziamento pubblico ai fini dell'organizzazione del partito, ma di destinarlo a spese d'investimento nel settore dell'informazione eper le campagne elettorali rischia di essere un'arma a doppio taglio. Siamo l'unico partito che vive direttamente grazie alle iscrizioni e ai contributi, ma da un lato c'è scarsa consapevolezza interna, dall'altro c'è totale disinformazione all'esterno. Per la maggioranza dei cittadini siamo il partito che non usa il finanziamento pubblico, per molti un partito che ha molti soldi, e stando alle cifre dell'autofinanziamento, si direbbe che la maggior parte dei radicali debba essere inclusa in questa seconda categoria.

(NOTIZIE RADICALI N. 76, 15 luglio 1979)

(I nodi del tesseramento e dell'autofinanziamento sono centrali per la vita del partito e vanno risolti collettivamente)

A distanza di un anno dalle mie dimissioni, il Consiglio Federativo mi ha chiesto di assumere nuovamente l'incarico di tesoriere.

Un anno fa avevo rassegnato le dimissioni, quando ormai da mesi, tutti gli obiettivi che ci ponevamo per le sottoscrizioni, per il tesseramento venivano regolarmente mancati, quando la sospensione dell'attività nazionale del partito la mancanza di ogni strumento di informazione sia interna che esterna avevano costretto alla paralisi anche l'attività di tesoreria che non fosse quella di contabilizzare un debito sempre crescente.

A distanza di un anno il successo alle elezioni politiche, gli strumenti acquisiti nel corso della campagna elettorale, come la radio, la televisione a Roma, possono consentire a dispetto della censura degli organi di informazione pubblici di raggiungere un numero di persone fino ad un anno fa assolutamente impensabile, e di garantire un'attività di tesoreria che non si riduca ad un compito puramente tecnico, come previsto dallo statuto, un'attività primaria per il partito.

Per questo motivo ho chiesto al Consiglio Federativo di accettare insieme al mio incarico la costituzione di una giunta consultiva composta da Adelaide Aglietta, Costanza Lopez, Giuliana Sandroni, Sergio Stanzani, Benedetto Herling, compagni in questi anni oltre agli incarichi di partito hanno collaborato direttamente e in maniera determinante con il tesoriere nazionale.

Il problema che oggi si pone non è solo tecnico e organizzativo: la scelta rigorosa compiuta dal congresso di Bari di non utilizzare il finanziamento pubblico ai fini dell'organizzazione diretta né indiretta del partito, ma di restituirlo a spese d'investimento nel settore dell'informazione e per la campagne elettorali del partito, rischia, come tutte le scelta radicali, se non sostenute dalla consapevolezza e dalla coerenza di tutti, dei radicali per primi, di trasformarsi in una pericolosa arma a doppio taglio.

In questi giorni stiamo preparando il bilancio consuntivo delle spese delle entrate dei primi otto mesi di attività, che vanno dal congresso al 30 giugno e il dato preoccupante che ne emerge è che il partito, che ha saputo amministrare e spendere in base al mandato congressuale oltre un miliardo, non è riuscito a raccogliere attraverso l'autofinanziamento, attraverso le iscrizioni e i contributi, più di qualche decina di milioni per pagare le spese del suo finanziamento e le spese di stampa di Notizie Radicali e dell'agenzia quotidiana che pure sono estremamente ridotte.

La scelta fatta a Bari e così in tutti i congressi precedenti, di garantire attraverso l'autofinanziamento la vita del partito è una scelta fondamentale a tutela della vita democratica all'interno del partito, in cui i cittadini, che vogliono partecipare alla determinazione della politica radicali e delle sue lotte per un anno lo possono fare iscrivendosi e quindi versando la loro quota, con la garanzia che quella quota e i contributi che dagli altri iscritti e dai sostenitori verranno versati nel corso dell'anno saranno l'unico mezzo di sostentamento delle iniziative militanti e del funzionamento del partito radicale. Grazie a questa scelta siamo l'unico partito in Italia che vive direttamente del consenso e della partecipazione degli iscritti e dei militanti. Ogni iscritto diventa perciò determinante non solo nella fase di definizione della politica radicale di un anno, nel congresso, ma anche nella sua realizzazione nel corso dell'anno.

Su questo problema c'è mancanza di consapevolezza all'interno del partito, c'è totale disinformazione all'esterno. Per la maggioranza dei cittadini siamo il partito che non usa il finanziamento pubblico, per molti, al contrario, un partito che ha molti soldi, e purtroppo stando alle cifre dell'autofinanziamento si direbbe che la maggior parte dei radicali debba essere inclusa in questa seconda categoria.

E' questo un problema grave che se mette in pericolo il funzionamento del partito ne condiziona il modello che attraverso la nostra prassi quotidiana ciascuno di noi contribuisce a determinare. Veniamo dalla drammatica esperienza del 1978 anno in cui la crisi finanziaria del partito sommata ad una situazione politica esterna che chiudeva qualsiasi spazio di informazione sul partito e sulle sue lotte, ci aveva costretti nel mese di gennaio alla sospensione delle attività nazionali del partito. Oggi, il successo elettorale, la possibilità di utilizzare strumenti molto più efficaci sul piano dell'informazione, possono garantire il successo di una campagna di tesseramento e di sottoscrizione che consenta di raggiungere l'obiettivo dei diecimila iscritti fissato dal consiglio federativo e di coprire le spese di funzionamento del partito, di organizzazione della Carovana della pace da Bruxelles a Varsavia, dell'assemblea nazionale di agosto, del congresso di novembre, iniziative per la quali occorrerà una cifra di

almeno 100 milioni.

Ma lo ripeto, non si tratta di un problema solo di mezzi, è una scelta politica che siamo tutti chiamati a fare nei prossimi mesi e in particolare nei giorni che ci separano dall'assemblea nazionale di Roma, di slancio per la campagna di tesseramento in vista del congresso di novembre.

 
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