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Gravagnuolo Bruno - 20 luglio 1979
Due volti della trasgressione
di Bruno Gravagnuolo

SOMMARIO: Concluso il centro-sinistra, l'"onda lunga dell'ideologia trasformativa pare arrestarsi", estinguendosi "nei mille rivoli del privato". Ma la crisi della politica non sembra coincidere con un "affievolimento" dell'antagonismo "delle giovani generazioni", di cui due sono le forme più evidenti: "la risposta dell'Autonomia operaia" e quella di "Iniziativa radicale". Tratto comune alle due forme è "l'ostilità verso lo Stato" e verso la politica come "mediazione". Entrambe valorizzano "l'immediatezza dell'antagonismo sociale" ecc., con una sapiente valorizzazione della comunicazione di massa. L'approdo del partito di Pannella "è comunque di taglio umanistico", vicino ai valori della tradizione "liberaldemocratica"; il radicalismo "autonomo" (Toni Negri), invece, si attesta sul terreno della "pura effrazione delle istituzioni" attraverso la "autovalorizzazione della soggettività", con quel che ne consegue. Ma sarebbe errato interpretare la pressione della "seconda società" come "pura regressione". Dramma

tica è comunque la "divaricazione" tra "l'etica del lavoro" del movimento operaio e il "magma di creatività, rifiuto e crisi di identità" di queste nuove generazioni.

(»Rinascita del 20 luglio 1979 - ripubblicato in "I RADICALI: COMPAGNI, QUALUNQUISTI, DESTABILIZZATORI?", a cura di Valter Vecellio, Edizioni Quaderni Radicali/5, 1981)

Allo sbriciolamento di certezze del centro-sinistra, prolungamento ottimistico dell'immagine dell'Italia democristiana, una generazione aveva risposto con la politica. La politica come dominio e sintesi delle contraddizioni nella direzione del socialismo. Il vuoto di egemonia sociale e generazionale poteva ben essere colmato facendo perno sulle nuove classi sospinte sulla scena dalla rottura degli argini salariali. Alla vecchia Totalità vischiosa e filistea dell'ltalia democristiana (il posto sicuro, i consumi), se ne contrappose una nuova, quella radiosa e salvifica del socialismo, beninteso non come vagheggiamento infantile (o non solo), ma come "prospettiva, pratica, partecipazione", cambiamento del gusto e del sentire. Uno scollamento ideologico chiede di essere surrogato da un quantum di mito. E d'altra parte, senza un quantum di mito, v'è trasformazione storica? Oggi l'onda lunga dell'ideologia trasformativa pare arrestarsi, estinguendosi nei mille rivoli del privato, o viceversa condensandosi nell'imp

egno severo ingrato dell'elaborazione di tecniche e proposte per il governo della crisi, per la programmazione. I risultati elettorali riflettono dunque anche questa decomposizione dell'idea tradizionale della politica nella coscienza di migliaia di giovani.

Eppure la crisi della politica non sembra coincidere con un affievolimento dell'antagonismo delle nuove generazioni rispetto agli equilibri consolidati; antagonismo che permane anche quando si presenta con i caratteri della estraneità o della marginalità. Fra le forme che questo antagonismo assume ve ne sono due particolarmente marcate, che hanno peraltro valore di sintomo e di risposte emblematiche alla crisi della politica come Totalità: la risposta dell'Autonomia operaia e quella di Iniziativa radicale. Detto in altri termini, si tratta del prevalere tra i giovani (e l'analisi del voto ne è una conferma tra le altre) di una propensione generale al radicalismo contestativo, nelle due versioni del radicalismo autonomo, antiumanistico, destrutturante l'istituzione, e di quello umanistico, libertario, democraticistico del Partito radicale.

Tratto comune delle due forme di radicalismo è l'ostilità verso lo Stato e verso la politica intesa come mediazione e differimento delegato dei bisogni. Entrambi gli atteggiamenti valorizzano, con prospettive ed esiti diversi, l'immediatezza dell'antagonismo sociale e del bisogno materiale traducendoli simultaneamente in istanze ideologiche giocate e vissute in prima persona, esistenzialmente. In questo giocare di rimessa, univoco, intransigente, della società civile che s'aggrega su problemi e bisogni ritradotti in tematiche d'opinione (a cui s'accompagna un uso sapiente della comunicazione di massa), è riposta la suggestione che la tentazione radicale esercita.

Prevale un far politica da »battitori liberi che, senza snaturare ideologicamente i soggetti, includendoli a forza nell'universalità etica dell'impegno tradizionale, dà comunque la sensazione del protagonismo dentro una rete di relazioni umane ricche e significanti. Una parte dell'ostilità all'idea dei sacrifici va rintracciata anche a questo livello, nel senso cioè di una indisponibilità emotiva alla sublimazione di tipo etico. Il simbolismo dei sacrifici coinvolge evidentemente anche questa soglia di esigenze emotive, mentre d'altra parte prevale l'istanza alla ricomposizione dell'identità nella quotidianità, in termini di socialità non delegata e comunque rispettosa dell'individualità con tutte le tensioni e ambiguità vissute in prima persona.

L'approdo radicale del partito di Pannella è comunque di taglio umanistico, e in questo vicino ad un tessuto di valori proprio della tradizione liberaldemocratica. Antagonismo e ricomposizione si redistribuiscono qui sui due versanti dello "acting out" di protesta e della formazione di un'opinione pubblica che prema positivamente sull'istituzione. In questa ottica l'alternativa di sinistra non è disgiunta dall'idea di un corretto funzionamento della macchina istituzionale.

Il radicalismo autonomo, alle spalle del quale si intravede una dilatazione di tematiche operaistiche classiche, si attesa viceversa saldamente sul terreno della pura effrazione delle istituzioni. In questo ambito non c'è ombra di ricomposizione unitaria a nessun livello. L'idea di fondo da Toni Negri fino alle divulgazioni di "Metropolis", è che la soglia di ricchezza prodotta dal sistema chieda di essere socializzata subito, potendo quindi immediatamente coincidere l'espansione del »tempo della vita (contro il »tempo di lavoro ) con l'autovalorizzazione della soggettività. Tra le suggestioni teoriche presenti in questo discorso è visibile la lettura congiunta dei "Grundrisse" marxiani e del marxiano »frammento sulle macchine : vale a dire, un "mélange" di critica dell'ideologia e di avvenirismo delle condizioni materiali ormai realizzate per il comunismo. E' chiaro che in quest'ambito distruggere il dominio equivale a postulare utopicamente le condizioni di un nuovo e necessitato ricambio organico con la

natura. La decostruzione antideologica del Senso, del Dominio, della divisione del lavoro è rimarginata da un nuovo intreccio simbolico in cui »gioia e »aggressività , risentimento e riparazione amorosa (»il calore della comunità operaia e »l'aspettando l'amata di Toni Negri) danno vita ad un orizzonte di comportamenti diffusi ai margini e contro il sistema produttivo.

Riepilogando, dentro il fenomeno denominabile »nuovo radicalismo di cui abbiamo sommariamente analizzato due spezzoni significativi, è forse identificabile tutta la precarietà di una fase in cui convivono confusamente sfaldamento ed emergenza costruttiva e non dilazionabile di istanze e bisogni di crescita sociale. Interpretare la pressione della »seconda società e l'insieme dei suoi comportamenti come pura regressione sarebbe un paralizzante errore di prospettiva storica. Di fronte alle esigenze dei »nuovi soggetti giocano i tempi della crisi, le esigenze di sviluppo del sistema produttivo, la necessità di sanare gli squilibri dell'economia, la difesa del reddito degli strati garantiti. E' possibile accordare l'idea dello sviluppo e di un nuovo quadro di riferimento economico con la proliferazione di esigenze e di atteggiamenti come quelli analizzati? La questione è tanto più drammatica se si considera la irresistibile divaricazione tendenziale tra l'»etica del lavoro , il patrimonio di continuità del mo

vimento operaio, e il magma di creatività, rifiuto e crisi di identità emergente in questa parte delle nuove generazioni.

 
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