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Archivio Partito radicale
Zanuttini Annalisa - 1 ottobre 1979
(1) L'ORGANIZZAZIONE DEL PARTITO RADICALE (1955 1962)
Annalisa Zanuttini

SOMMARIO: Sommario storico relativo alle vicende del Partito radicale a partire dal primo apparire, all'interno del Partito Liberale Italiano, di un'ala riformista che critica l'impostazione troppo conservatrice impressa a quel partito dalle segreterie Cassandro e Malagodi. Si ricostruisce il travaglio interno al Partito liberale, la prima rottura che vede nel 1949 la nascita del "Mondo", le mediazioni di personalità come l'avv. Villabruna, i tentativi di discorso di "terza forza" avviati da Ugo La Malfa, la svolta a destra impressa da Malagodi una volta divenuto segretario del partito nel luglio 1954, e la definitiva rottura delle sinistre nel dicembre 1955. Si seguono poi i primi passi, ideologici e organizzativi, del nuovo partito dal I Convegno nazionale del dicembre 1955 alle elezioni amministrative del 1956, i tentativi di strutturazione, le bozze statutarie, le iniziative parallele dei Convegni degli "Amici del Mondo", ecc:, fino alle elezioni del 1958, quando i radicali si presentarono insieme al PRI

ma andando incontro ad una cocente sconfitta. Si abbozza quindi una analisi della crisi radicale dopo il I Congresso del febbraio 1959 al quale non fa seguito un rafforzamento né organizzativo né di iniziativa. Si riportano infine le vicende della crisi interna, già matura al II Congresso del maggio 1961 dove fa la sua prima apparizione la "Sinistra Radicale" di Marco Pannella, ed esplosa definitivamente al Consiglio nazionale del 24-25 marzo 1962. Si dà notizia che resta nel partito "solo la giovane corrente di Sinistra radicale, che negli anni seguenti riprenderà lentamente il cammino". Segue un'eccellente nota bibliografica.

(L'ARCIPELAGO DEMOCRATICO, Organi e struttura dei partiti italiani negli anni del centrismo - 1949/1958 - ESTRATTO, BULZONI EDITORE 1979)

Per comprendere le origini e le cause che portarono alla nascita del Partito Radicale, nel dicembre 1955, e la successiva funzione che esso ebbe nella vita politica italiana fino al 1962, bisogna risalire a quella che fu la cosiddetta »Sinistra liberale .

La sinistra del P.L.I. contava al suo interno molti degli uomini che avevano costituito il nucleo più vitale del partito clandestino nella Resistenza, e che, ricollegandosi direttamente alla concezione liberal democratica di Giovanni Amendola (1), intendevano fare del P.L.I. un partito di democrazia laica e progressista (sul modello anglosassone), aperto ai problemi economici e sociali che si imponevano nella ricostruzione del Paese.

La prime importanti tappe, che portarono il gruppo della sinistra su posizioni sempre più critiche nei confronti dell'evoluzione conservatrice del P.L.I., si possono datare tra l'inizio della segreteria Cassandro (III Congresso liberale nell'aprile del 1946) e l'esito del IV Congresso del P.L.I. (30 novembre 3 dicembre 1947), che vide l'uscita di numerosi esponenti della sinistra sia dal partito, sia dal suo quotidiano »Risorgimento Liberale .

La segreteria Cassandro assorbì nel partito i »Democratici italiani che contavano nelle loro file esponenti della destra monarchica come Lucifero e Selvaggi. A suo tempo i »Democratici italiani non avevano partecipato ai C.L.N., di cui erano stati severi critici; una volta entrati nel P.L.I. si mossero attivamente per portare il partito su posizioni sempre più conservatrici.

Ciò emergerà chiaramente nel IV Congresso liberale (Roma 1947), in cui, nonostante l'opera di mediazione del Segretario Cassandro e l'autorevole intervento di Benedetto Croce (2), i contrasti tra le due opposte concezioni sull'essenza del liberalismo esplosero: da un lato gli elementi conservatori, abbondantemente appoggiati se non finanziati dagli ambienti della Confindustria (3), sostenevano il partito come paladino degli interessi padronali e come coagulo di tutte le forze a destra della D.C.; dall'altro i liberal democratici i quali auspicavano invece un partito laico e riformatore, non strumento di determinati interessi.

La svolta a destra impressa dalla segreteria Lucifero si concretizzò subito nelle elezioni politiche del '48 nel Blocco Nazionale, che vide accanto ai liberali l'Unione per la Ricostruzione Nazionale di Nitti e il partito dell'Uomo Qualunque di Giannini (4).

La sinistra liberale con alcuni esponenti del partito criticò duramente l'iniziativa della segreteria: tutto lo staff dirigente di »Risorgimento Liberale , fra cui il direttore Mario Pannunzio, abbandonò il giornale (5); dopo ulteriori polemiche con Lucifero, il gruppo uscì anche dal partito.

L'alleanza con i qualunquisti non salvò il P.L.I. dalla sconfitta elettorale del 18 aprile: i voti moderati andarono tutti alla D.C., mentre i reazionari più accaniti preferirono i partiti della destra monarchica e il neonato M.S.I. (6).

Il fallimento elettorale provocò un ripensamento sulla politica conservatrice del partito, i maggiori esponenti di centro tra cui gli stessi Croce e Einaudi, si mossero per allontanare Lucifero dalla segreteria e per riportare il P.L.I. alle antiche posizioni di centro (7).

Dal V Congresso liberale (Roma, luglio 1949) in cui fu eletto il nuovo segretario Villabruna, uscì un programma di ritorno alla concezione centrista del partito, alieno, almeno ufficialmente, da collaborazioni con le destre. Sarà questo cambiamento a favorire la breve riunificazione delle forze liberali nel 1951.

La sinistra liberale, dopo l'uscita dal partito, aveva costituito un movimento liberal indipendente, che oltre al gruppo secessionista, fu un punto di riferimento per molti liberali che non si riconoscevano nella politica del P.L.I. (8).

Sempre secondo la testimonianza di Cattani, quel gruppo non aveva l'intenzione o la volontà politica di costituire un nuovo partito; si consideravano infatti, un gruppo di pressione intellettuale e morale più adatto ad esprimersi dalle colonne di un giornale che negli uffici di un partito.

Queste caratteristiche portarono nel febbraio del '49 alla nascita del Mondo, il settimanale diretto da Mario Pannunzio, che rimase fino all'inizio degli anni '60 la più agguerrita tribuna della sinistra laica contro gli abusi di potere della D.C.

L'unificazione delle forze liberali, avvenuta a Torino nel dicembre del '51, assume un preciso significato nel clima di quegli anni: alla vigilia delle amministrative del '51 il quadripartito voluto da De Gasperi non esiste più (9), la destra economica è in allarme per i timidi tentativi della riforma agraria; i partiti laici si accorgono delle pesanti ipoteche pagate alla D.C. in nome dell'anticomunismo (10).

In questo nuovo clima si pose in concreti termini politici la proposta di un'unificazione di tutte le forze liberali e si aprì un lungo e animato dibattito sul problema della terza forza.

L'ipotesi di un fronte laico che si opponesse alla classica dicotomia dei due blocchi cattolico e comunista, era di vecchia data: già nel 1946 una parte della sinistra laica e di quella liberale aveva avanzato la proposta di una collaborazione dei partiti minori, rivolgendo velati inviti a quell'area socialista insofferente dello stretto legame con i comunisti.

Nel '51 l'esigenza di una opposizione delle forze democratiche laiche al potere democristiano era più pressante; La Malfa la fece sua al Consiglio Nazionale del P.R.I. (Roma, ottobre 1951), sostenendo la necessità di indire una »Costituente programmatica tra i partiti democratici laici , per preparare un programma politico comune e una base elettorale per le elezioni politiche del '55 (11).

La proposta suscitò vivaci polemiche: si discusse se il laicismo potesse essere l'elemento unificante tra i tre partiti; in realtà non si trattava tanto di discutere sulla concezione del laicismo, quanto di verificare la possibilità di alcune basi politiche comuni.

In questo modo la riunificazione delle forze liberali significava non solo un rafforzamento del P.L.I. in senso democratico, ma offriva nuove possibilità ai fautori della terza forza.

In campo liberale l'unificazione avvenne sotto la lunga mediazione del segretario del partito Villabruna e fu preceduta da una vivace polemica giornalistica sulle pagine del "Giornale d'Italia" e del "Mondo" (12).

La sinistra liberale reagì con cautela a queste avances: già Carandini sulla "Stampa" del 21 giugno aveva precisato che una conciliazione presupponeva chiarezza ideologica e reciproca stima fra le parti, Cattani inoltre sul "Mondo" aveva sostenuto che ormai il P.L.I. doveva decidere se essere un partito conservatore o progressista (13).

Dal convegno dell'unificazione (Torino, dicembre 1951) più che una chiarificazione uscirono una mediazione e un compromesso tra le diverse istanze; infatti tutte le divergenze e le contraddizioni non chiarite esplosero tre anni dopo con l'avvento di Malagodi alla segreteria del P.L.I.

Malagodi giunto al posto lasciato vacante da Villabruna, divenuto ministro dell'Industria, era noto per la competenza nel settore economico nel quale aveva ricoperto importanti cariche; assai note erano le sue opinioni che corrispondevano a quelle della Confindustria, o meglio dell'Assolombarda presieduta da De Micheli.

Si prospettò la possibilità di ripeterne con maggiore successo la manovra del '47: un intervento più diretto dei settori imprenditoriali nella vita del Paese, tramite un partito più spostato a destra, quale il P.L.I. si affrettò a divenire sotto la guida del nuovo segretario (14).

Le tappe della lunga e tormentata scissione liberale si possono collocare tra il luglio del '54 e il dicembre del '55, data della rottura definitiva con il partito.

Il contrasto tra la sinistra liberale e la gestione Malagodi si acuì progressivamente a causa del comportamento del segretario liberale di fronte ai problemi politici più spinosi del tempo. Uno dei punti più salienti della polemica fu la questione dello sganciamento delle aziende I.R.I. dalla Confindustria: nei primi di agosto del '54, alla Camera, Villabruna come ministro dell'Industria votò l'o.d.g. Pastore che prevedeva lo sgancio. Al contrario Malagodi e tutto il gruppo liberale votarono contro, allineandosi con i monarchici e il M.S.I. (15).

Poco dopo il ministro Martino lasciò nelle mani della D.C. il ministero della P.I., per passare agli Esteri; suscitando le proteste dei laici, preoccupati che la delicata questione della scuola fosse esposta alle ingerenze clericali.

L'accusa principale rivolta a Malagodi era di avere fatto assumere al P.L.I. toni e posizioni tali da assicurargli le simpatie dei ceti padronali, mentre, secondo le sinistre, la vera pratica liberale consisteva nell'attrarre il consenso dei ceti medi, che secondo la concezione liberale sono quella classe generale che antepone l'interesse di tutti a quello di particolari categorie ( 16).

La divergenze raggiunsero il loro apice nel febbraio '55, quando riesplose la questione dei patti agrari e Malagodi sconfessò l'azione dei due ministri liberali Martino e Villabruna (17).

La polemica divenne sempre più aspra e agli inizi dell'estate del '55 si cominciò apertamente a parlare di una frattura definitiva; sulla stampa di quel periodo (giugno dicembre '55) è possibile ricostruire gli ultimi sviluppi della scissione liberale.

Il 30 giugno '55 la sinistra si convocò a Roma per organizzarsi in corrente all'interno del P.L.I., per combatterne la svolta a destra e per riportarlo alle concezioni centriste di Torino (18).

Molto utile per comprendere l'importanza politica che la sinistra dava alla sua costituzione in corrente, è un documento politico della fine di luglio '55, in cui vengono esaminati dettagliatamente tutti gli strumenti organizzativi necessari per incidere più a fondo sulla situazione: una fitta serie di rapporti con le situazioni locali; l'appoggio di riviste quali il "Mondo", "Nord e Sud", "Critica Liberale" (organo della Gioventù Liberale); la prospettiva della costituzione di »un comitato di lavoro politico , nonché, riprendendo una precedente proposta di Eugenio Scalfari, l'eventualità di »un'associazione di azione politica... che prescindendo dall'esistenza del P.L.I., e contemplando la possibilità dell'adesione di organismi (circoli, giornali, comitati), oltreché di individuarli, si presenti come "lega o unione" potendo così definire esplicitamente una propria piattaforma politica (19).

Come si vede questa ipotesi organizzativa anticipa molti concetti dell'organizzazione radicale.

Nella polemica il centro del partito cercò di mediare tra le critiche a Malagodi e un'aperta rottura.

Il 31 luglio '55 a Palazzo Carignano a Torino il centro e la sinistra liberale tennero il loro convegno. Nonostante gli interventi del centro che definirono il convegno non una rottura, ma un estremo tentativo per riportale il P.L.I. alle sue antiche caratteristiche, gli esponenti più accesi della sinistra denunciarono duramente l'evoluzione subita dal P.L.I. per opera di Malagodi, definito senza mezzi termini quale uomo della Confindustria, e ipotizzarono l'eventualità di una rottura per formare un nuovo gruppo di sinistra democratica (20).

Le relazioni di Malagodi furono fredde: nelle dichiarazioni alla stampa sostenne che il convegno di Torino non avrebbe mutato la politica del P.L.I., e che il partito liberale non si sarebbe prestato alle manovre per farne »una foglia di fico per aperture a sinistra più o meno dissimulate... (21).

La direzione del P.L.I. riunita il 5 agosto confermò la sua fiducia a Malagodi. Le reazioni della sinistra e degli Amici del Mondo furono vivaci, nel frattempo si facevano più insistenti le voci della nascita di una formazione di sinistra laica che si rivolgesse ai ceti medi, o di un nuovo »Partito Radicale Italiano (22).

La situazione precipitò rapidamente: il 19 settembre Villabruna tenne un polemico discorso a Ivrea, chiedendo un totale cambiamento nel P.L.I. pena una scissione inevitabile; nel frattempo la direzione del P.L.I. preparava il Congresso del partito, fissato a Roma dal 9 all'11 dicembre (23).

Il 4 ottobre sempre a Roma si riunì il comitato esecutivo della corrente della sinistra liberale, che in un comunicato denunciava i metodi usati dalla segreteria liberale nella preparazione del congresso invitando i propri aderenti a non votare delegati per il congresso; nello stesso tempo si riconvocava a Firenze per il 22 ottobre (24).

Le divergenze fra la sinistra e Villabruna si fecero più evidenti in quanto egli esitava a uscire dal partito; ma la sinistra premeva, a Firenze era uscito un o.d.g. che chiedeva il rinvio del Congresso liberale; alla fine Villabruna si decise e uscì con il suo gruppo prima del congresso (25).

Il 10 dicembre. quasi ignorato dal P.L.I., nasceva il Partito Radicale dei democratici italiani (26).

Il 10 dicembre 1955 si tenne a Roma a Palazzo Bancani il convegno costitutivo del Partito Radicale dei Liberali Democratici Italiani. Nel corso dei lavori venne nominato un comitato esecutivo provvisorio (27) che indicava le linee su cui si sarebbe mosso il nuovo partito.

I promotori del P.R. partivano dalle condizioni in cui era caduta la vita politica italiana a dieci anni dalla Liberazione: una democrazia debole, non libera dai residui della dittatura, incapace non solo di difendere lo Stato da penetrazioni clericali e autoritarie, ma anche inadatta ad esprimere lo spirito della Costituzione repubblicana.

La nuova formazione politica doveva preparare un programma di lavoro semplice e chiaro, non a lunga scadenza, ma che tenesse conto di alcuni fondamentali problemi del Paese.

I radicali si dichiaravano pronti a battersi per l'attuazione della Costituzione, per uno Stato laico e di diritto, che garantisse uguali tutti i cittadini, combattendo i monopoli e le concentrazioni di ricchezza, fonti di strapotere politico. I promotori del P.R., inoltre, erano persuasi che per lo sviluppo di un'economia libera lo Stato dovesse intervenire per eliminare il più possibile i dislivelli fra i vari ceti sociali, e che la vitalità e l'espansione dell'economia nazionale dipendevano direttamente dall'entrata nella vita politica di quei ceti popolari, che ne erano ancora alle »frontiere e perciò esposti al richiamo di »apparati illiberali (28).

Sempre in occasione del convegno promotore, il prof. Messineo venne incaricato di redigere lo statuto provvisorio, che fu poi ratificato dal 1· Consiglio nazionale del partito (4 5 febbraio 1956).

Sulla stampa della sinistra laica e specialmente sulle pagine del "Mondo" si svolse un lungo dibattito sul ruolo del nuovo partito e sulla sua collocazione nella scena politica.

La prima discussione era nata intorno al nome: partito e non movimento per chiarire che era formato da persone con precisi intenti politici. Anche sul termine radicale ci furono lunghe discussioni: Cattani ricorda che il termine radicale in Italia sapeva di Massoneria e di Cavallotti, al contrario dell'accezione che al termine »radicale davano i liberali inglesi.

Contrari a chiamarlo ancora partito o movimento liberale si dimostrarono liberali di vecchia data come Enzo V. Alfieri, che sul "Mondo" sostenne che la sinistra uscita dal P.L.I. avrebbe dovuto fondare un nuovo partito »liberale di animo ma non di nome e che se il liberalismo conservava intatto il suo prestigio, l'aggettivo liberale era »screditato e politicamente tramontato (29); alla fine la nuova sigla sembrò fondere le diverse istanze.

Per le caratteristiche con cui era nato e in mancanza di una solida formazione di sinistra democratica e progressista, il P.R. andava a collocarsi nello spazio politico tra D.C. e socialisti.

Tutti i suoi membri erano concordi nel rivendicare al proprio partito un ruolo autonomo sia dalla D.C. che dal P.S.I., e si ponevano, non come partito minore o di »pressione , ma come importante punto di riferimento per la sinistra laica nell'incontro tra cattolici e comunisti; fuori dalla logica della spartizione della torta in politica (30).

Mario Paggi in un significativo articolo sul "Mondo", »Protagonisti radicali presentava il P.R. come un partito interclassista e antidogmatico, che si rivolgeva anche agli operai e ai contadini proponendo loro una via di liberazione diversa da quella dei partiti della sinistra storica(31).

Il P.R. nasceva, quindi, anche come ambizioso progetto di una ipotesi di terza forza, in dura polemica con l'uso del potere da parte della D.C., per una alternativa laica, che vedesse la convergenza degli altri partiti di sinistra democratica su progetti di lavoro comune.

Il 24 gennaio uscì sul "Mondo" un articolo molto importante: vi apparve infatti il comunicato del comitato esecutivo provvisorio del P.R.L.D.I. che avendo esaurito il mandato di dare una prima organizzazione al partito, conclusi gli accordi con le varie forze che vi erano confluite, ravvisava l'urgenza di investire di piena responsabilità un organo rappresentativo del partito.

Perciò il comitato esecutivo veniva integrato con Piccardi e Valiani (32), nello stesso tempo veniva convocato il primo convegno nazionale del partito per il 4 e 5 febbraio 1956. Tale convegno avrebbe dovuto approvare lo statuto, designare gli organi dirigenti e approvare un immediato piano di lavoro. Gli organi sarebbero rimasti in carica fino al 1· Congresso nazionale da convocare entro l'anno (33).

Il 1· Consiglio nazionale si tenne a Roma il 4 e 5 febbraio 1956 nella nuova sede del partito in via della Colonna Antonina 52, all'o.d.g. furono posti alcuni punti importanti: 1) la relazione del comitato promotore esecutivo sull'espletamento dei compiti affidatigli; 2) lo statuto provvisorio del partito che sarebbe valso fino alla convocazione del 1· regolare Congresso nazionale; 3) l'elezione degli organi direttivi ed esecutivi del partito (anch'essi in carico fino al primo congresso); 4) il perfezionamento dell'organizzazione interna e la definizione della linea politica.

La relazione del comitato esecutivo offre uno spaccato interessante sui primi passi della nuova formazione politica e sulla sua organizzazione interna. Di fatto uno dei primi compiti che il comitato affrontò fu quello di lanciare un appello a vasti settori dell'opinione democratica per dare vita a »un partito nuovo per una politica nuova .

Numerose personalità e gruppi politici avevano dato una risposta positiva, come si è visto due esponenti di Unità Popolare erano andati a integrare il comitato esecutivo.

Il P.R. si era dato sin dall'inizio una sede centrale e un ufficio di segreteria (34), che sin dalla prima fase organizzativa aveva avuto intensi contatti con i vari gruppi promotori, che stavano nascendo in tutta Italia.

Il lavoro della segreteria consisteva nella diffusione della »dichiarazione programmatica e di altro materiale di informazione e propaganda, nella raccolta di nominativi di aderenti e simpatizzanti, nella richiesta ai vari comitati promotori di dettagliate relazioni sulle situazioni e sulle prospettive locali.

La relazione terminava dando un giudizio positivo sul lavoro svolto: numerose sedi radicali erano state aperte nelle principali città italiane, mentre giungevano continuamente alla segreteria richieste di materiale e di informazione; un'intensa corrispondenza manteneva vivi i contatti con altri gruppi politici.

La relazione esprime chiaramente la concezione radicale del partito: una struttura non rigida né burocratica, ma snella e articolata, in continuo scambio con le strutture collaterali come i circoli di cultura, le consulte o i convegni dedicati allo studio di particolari problemi (35).

Come si può notare sono principi molto simili a quelli espressi nel promemoria della sinistra liberale nel luglio 1951.

Il 1· convegno si chiuse con una mozione politica che confermava la scelta radicale per il sistema proporzionale e l'impegno di partecipare alle prossime elezioni amministrative con una lista propria; il convegno approvò inoltre lo statuto provvisorio ed elesse gli organi del partito (36).

Un discorso particolare merita questo primo statuto provvisorio: molto sintetico è composto solo da nove articoli e da alcune disposizioni transitorie (nella seconda edizione approvata dal 1· Congresso nazionale nel '59 gli articoli diventano 20), inizia con una dichiarazione di principio: il P.R. si proponeva di operare per il rinnovamento della vita morale ed economica del Paese, per inserire la democrazia italiana nel contesto europeo. Gli articoli seguenti stabiliscono gli organi del partito:

le sezioni comunali, le federazioni provinciali, il Consiglio nazionale provvisorio, il Comitato centrale, la Giunta esecutiva e il Comitato nazionale di studi.

La vita periferica del partito, articolata nelle sezioni e nelle federazioni regionali, è agevolata nel suo funzionamento dalla strutturazione in gruppi di studio, nei circoli di iscritti al partito. Chi promuove il lavoro è il comitato promotore locale, che può fondare una sezione comunale del partito, qualora si sia raggiunto il numero di venticinque aderenti. Sempre a livello periferico l'attività delle varie sezioni viene coordinata dalle federazioni regionali, in accordo con la G.E., che ha però la facoltà di corrispondere direttamente con le singole sezioni. Gli organi centrali del partito sono il Comitato centrale formato da 14 membri (scelti nel Consiglio nazionale e tra i delegati regionali), il C.C. fissa le direttive del partito, eseguite dalla Giunta esecutiva (»organo politico esecutivo ) composta da 5 membri scelti dal Consiglio nazionale.

Un apposito Comitato nazionale di studi doveva affrontare i vari problemi del paese per permettere al partito di presentare soluzioni adeguate .

Lo statuto, pur rispecchiando in alcuni suoi punti la volontà di costituire un partito snello e agile, alieno dalle pesanti burocrazie degli altri partiti di sinistra (Cfr. la mancanza quasi totale di doveri degli iscritti e di sanzioni disciplinari) ricade poi, specialmente nei suoi organi principali, nelle strutture dei partiti tradizionali.

L'organizzazione fu poi ulteriormente appesantita nella stesura del '59: fu questa infatti la polemica condotta dai giovani di Sinistra Radicale che rimproveravano al P.R. di riprodurre il modello organizzativo dei partiti della sinistra italiana: 1) il centralismo democratico del partito comunista; 2) il tipo di organizzazione dei partiti socialisti; »due varianti di uno stesso tipo di democrazia di partito accentratrice, gerarchica, burocratica (37).

Il P.R. guardava alle amministrative del maggio '56 come ad una occasione »per contarsi e per qualificarsi di fronte all'opinione pubblica.

La campagna elettorale fu condotta secondo la linea uscita dal 1· convegno: il P.R. si sarebbe presentato con liste proprie nelle situazioni in cui la sua presenza e la sua organizzazione lo consigliavano; eventuali accordi locali con altre forze politiche (sottoposti all'approvazione centrale del partito) dovevano informarsi ai principi fondamentali della politica radicale: antifascismo, opposizione al confessionalismo, difesa delle istituzioni democratiche, volontà di rinnovamento morale e politico, e in ogni caso l'indicazione era quella di far sempre prevalere il metodo e la concezione del P.R.: grande attenzione ai problemi concreti dei cittadini, scelta di candidati onesti e preparati (38).

I risultati non furono »numericamente favorevoli ai radicali, a Roma dove il nucleo era più forte ottennero 12.000 voti e Cattani fu eletto consigliere comunale.

Un'analisi positiva del responso elettorale venne data dalla relazione politica della G.E. al 2· Consiglio nazionale del partito (Roma 23 24 giugno '56), Piccardi, ricordando le preoccupazioni e i dubbi che avevano accompagnata la decisione di partecipare alle elezioni, sostenne con soddisfazione che il P.R. aveva superato la prova, dimostrando vitalità e solidarietà interna. Privo dell'organizzazione e dei solidi mezzi finanziari degli altri partiti, strumenti indispensabili per venire a contatto con gli elettori, il P.R. aveva saputo suscitare attenzione e simpatia presso strati vasti di opinione pubblica democratica.

Piccardi ricordava che i risultati generali delle elezioni avevano espresso la diffusa aspirazione degli italiani a un rinnovamento politico con un'apertura a sinistra, »una chiara esigenza di una politica democratica e di progresso sociale .

La sola via per uscire dalle paludi stagnanti del centrismo era un forte schieramento politico, capace di concorrere con la D.C. per una direzione politica del paese, basata su una nuova collaborazione paritaria fra forze cattoliche e laiche.

Piccardi non nascondeva che i processi interni del partito cattolico e di quelli socialisti erano, forse, ancora lontani per garantire una collaborazione reale, e non basata sulle reciproche concessioni e sui baratti.

Esistevano in Italia, secondo Piccardi, forze politiche non rappresentate, forze democratiche nemiche del confessionalismo, aperte ad ardite trasformazioni sociali nel rispetto della libertà

Compito dei radicali era, quindi, quello di offrire a queste istanze una piattaforma politica in cui esprimersi.

Il P.R. poteva svolgere una notevole funzione: quella di offrire temi e soluzioni alla discussione politica; il suo gusto per la concretezza e la volontà di incidere realmente sui problemi del paese potevano evitare i soliti errori degli altri partiti, cioè scegliere soluzioni, preoccupandosi solamente del proprio orticello elettorale.

Il P.R. usciva dal suo primo responso elettorale come partito di sinistra laica; non di ispirazione socialista, ma attento a tutti i problemi sociali della nazione (39 ).

Occorre a questo punto descrivere le varie componenti interne del P.R.: nel partito infatti convivevano uomini provenienti da esperienze politiche alquanto diverse.

Come si è visto la prima matrice è la sinistra liberale uscita dal P.L.I. nel '55, anche se fra i dissidenti liberali vi erano notevoli differenze: dal moderato Villabruna (indeciso fino all'ultimo a uscire dal P.L.I.) a nomi come Cattani o Carandini, legati a una concezione di liberalismo tipicamente anglosassone; fino ad arrivare ai ribelli della Gioventù Liberale, che fin dal '54 iniziarono una dura polemica con la gestione malagodiana. Nel partito confluirono inoltre, numerosi intellettuali e politici gravitanti nell'orbita del "Mondo", ex azionisti come Leo Valiani, antifascisti rigorosi come Ernesto Rossi, noti esponenti di quell'ala di Unità Popolare, che non era confluita nel P.S.I., come Leopoldo Piccardi. Ma accanto a questi nomi prestigiosi, simboli di uomini con salde tradizioni culturali e politiche, visse fin dagli inizi nel P.R. un'alta percentuale di giovani.

Ricorda Giovanni Ferrara, in un suo articolo sulla Gioventù radicale, che il P.R. era un partito di giovani: molti nuclei o sezioni del partito erano composte esclusivamente da studenti universitari o agli inizi della professione (40).

Molti giovani laici, insofferenti delle tradizionali strutture dei partiti, vedevano nel P.R. la formazione politica in cui militare, per esprimere i loro ideali di democrazia e di rinnovamento.

Ma è interessante notare la precedente esperienza politica di queste forze giovanili: una gran parte di essa proveniva dalla Gioventù Liberale, che anche nella scissione dal P.L.I. aveva avuto una storia diversa. Una lunga serie di attriti con Malagodi aveva portato alle dimissioni in massa di molti esponenti della G.L.I., che anche dopo la scissione si erano mantenuti uniti nella Giovane Sinistra Liberale, battendosi per un rinnovamento totale del concetto di liberalismo.

Accanto ad essi poi vi erano i giovani di Unità Popolare con la loro battaglia per l'unità delle sinistre laiche.

Particolarissima per la sua concezione dell'autonomia della politica, della militanza e della libertà è la terza componente giovanile radicale: quella maturata nell'Unione Goliardica Italiana, da cui provenivano Pannella e Franco Roccella.

I giovani ugini conducevano una grossa polemica con il modo di far politica dei partiti tradizionali; alla milizia nel partito opponevano la responsabilità personale, la chiarezza culturale, l'amore per la libertà.

Questa importante esperienza politica fu riportata interamente nel nuovo partito: i giovani radicali intendevano trasmettere al P.R. »la critica al tradizionale modo di vivere i problemi del liberalismo moderno e della cultura che essi avevano maturato nella G.L.I e nelI'U.G.I. (41).

Sempre nel suo articolo Ferrara sottolinea, ancora, i rapporti non sempre facili tra i giovani radicali e il gruppo fondatore, che spesso non poteva comprendere le loro inquietudini e ribellioni, anche perché, malgrado non vi fossero nella gioventù radicale elaborazioni politiche particolarmente originali rispetto alla linea del partito, in alcuni campi, per esempio nei rapporti con i cattolici e con i comunisti, i giovani si ponevano con maggiore »realismo di quanto non facesse ufficialmente il partito, ove l'impostazione anticlericale e anticomunista erano particolarmente sentite.

Il III Consiglio nazionale del partito radicale (Roma, 9 10 marzo 1957) poteva tirare la somma dell'attività politica del partito a un anno dalla sua fondazione.

Malgrado le difficoltà di un partito agli inizi (e che inoltre aveva scelto come forma di finanziamento solo i contributi dei suoi iscritti e simpatizzanti), l'organizzazione interna sembrava in pieno sviluppo.

In quasi tutte le grandi città erano state aperte sezioni radicali (proprio in quel periodo ne stavano per essere inaugurate a Lecce, Taranto e Ascoli Piceno), alla periferia lo sviluppo era ostacolato dagli scarsi mezzi finanziari a disposizione, malgrado ciò si stavano formando nuclei nuovi di simpatizzanti, che rafforzavano l'intelaiatura del P.R. (42).

La G.E. (Giunta esecutiva), costretta a misurare la propria iniziativa politica secondo i mezzi finanziari a disposizione, aveva scelto di lavorare specialmente alla qualificazione politica del partito, mettendone in rilievo la linea politica (43).

Un aspetto particolare della politica radicale fu quello della lotta ai monopoli, tale lotta, specificava la relazione della G.E. al III Consiglio del partito, non era diretta »a ricattare gli industriali per ottenere che una maggiore parte del sopraprofitto vada alle maestranze; ma per ridurre il prezzo dei beni nell'interesse dei consumatori .

In effetti la politica economica radicale non si proponeva la nazionalizzazione di tutti gli strumenti di produzione (nociva e contraria secondo il P.R. alle libertà fondamentali dei cittadini), ma sosteneva l'intervento dello Stato, limitato a situazioni di interesse generale (servizi pubblici, fonti di energia, particolari situazioni di monopolio).

Nel maggio del '57 la caduta del gabinetto Segni, indebolito progressivamente dall'uscita dalla maggioranza dei repubblicani, e poi dei socialdemocratici, segnò la fine del centrismo.

Né l'avvento del monocolore del democristiano Zoli (che durò fino alle politiche del '58) riuscì a cambiare il clima di incertezza che regnava nella vita italiana.

L'analisi radicale della situazione politica dava nuovamente fiato all'ipotesi di uno schieramento democratico di sinistra, considerato dal P.R. condizione essenziale per il rinnovamento politico del Paese.

A dar forza al progetto radicale contribuivano le modificazioni interne del P.S.I., ove la corrente autonomista di Nenni andava acquisendo maggiori consensi; infatti per il P.R. un tale schieramento che comprendesse anche i socialisti, rappresentava l'unica alternativa democratica alla D.C. (44).

La linea politica del partito fu sostanzialmente confermata dal IV Consiglio nazionale (Roma, 6 7 luglio 1957), che nel suo o.d.g. invitò i suoi membri a considerarsi già in clima preelettorale e a mobilitarsi con tutte le energie (45).

L'intenzione radicale di studiare i principali problemi italiani, per trovare soluzioni adeguate da tradurre poi in strumenti legislativi, si attuò nell'intenso lavoro della commissione studi del P.R., che lavorò con gli organizzatori dei convegni degli »Amici del Mondo .

I convegni degli »Amici del Mondo a cui erano invitate personalità particolarmente preparate nella materia e politicamente vicine al P.R., furono la sede di lunghi e approfonditi dibattiti sui temi più attuali di quel periodo.

Ernesto Rossi in una sua relazione presentata al II Consiglio nazionale del P.R. (Roma, giugno 1956) aveva precisato il metodo di lavoro seguito dagli organizzatori: i temi da discutere dovevano essere concreti, ma non molto tecnici per essere compresi da persone di cultura media, dovevano, inoltre, corrispondere a esigenze già particolarmente sentite dalla opinione pubblica in modo da suscitare un interesse vivo e un dibattito serrato; infine i convegni dovevano chiudersi con la presentazione di progetti di legge (46).

In previsione della prova elettorale del '58 i radicali pensarono a una possibile alleanza con il partito politicamente più vicino: il P.R.I. L'accordo tra radicali e repubblicani nasceva, secondo un articolo sul "Mondo" del dicembre '57, da un'identità di intenti e di vedute: riaffermazione del valore del Parlamento, separazione dei poteri dello Stato e nessuna interferenza della Chiesa negli affari italiani, concezione antidogmatica della democrazia, volontà di aprire lo Stato alle masse operaie e contadine che ne erano ancora al di fuori (47).

L'Alleanza repubblicana radicale suscitò molto entusiasmo e speranze nel P.R., Pavolini tentò dalle pagine del "Mondo" un bilancio preelettorale positivo, con buone possibilità per l'Alleanza di avere molti voti; infatti un consistente gruppo di deputati repubblicani radicali avrebbe potuto aprire ipotesi diverse nella nuova legislatura (48). Il risultato elettorale negativo per l'Alleanza (i repubblicani regredirono rispetto alle politiche del '53) spense le speranze del P.R., che nella campagna aveva prodigato molte forze ed energie.

Diverse furono le valutazioni della sconfitta: Pavolini, in un articolo molto amaro e privo di autocritica giudicava immaturo il popolo italiano che continuava a votare sempre gli stessi responsabili dei suoi malanni; Carandini e il Consiglio nazionale del partito (Roma, 14 15 giugno 1958) cercarono di rovesciare l'analisi estrapolandone gli aspetti positivi; la forza e l'entusiasmo dimostrati dal partito, la presenza, anche se scarsa, di un elettorato radicale, che rendeva ancora più necessaria la presenza del P.R., il chiaro ruolo di opposizione che spettava ai partiti della sinistra laica, senza nessun »intrallazzo con la D.C. (49).

Il 27 febbraio 1959 si aprì il I Congresso nazionale del P.R.; la relazione programmatica, tenuta da Mario Boneschi, pose sul tappeto i principali punti del programma radicale.

Il P.R. veniva presentato come elemento nuovo e di urto della vita politica, capace di affrontare numerosi e delicati temi: la situazione generale del Paese, come le strutture dello Stato invecchiate e da rinnovare (riforma della burocrazia, istituzione dell'ordinamento regionale previsto dalla Costituzione); la difesa delle libertà politiche e civili dei cittadini (attuazione della Costituzione, riforma del testo di legge di P.S., maggiore libertà di stampa). In politica economica la relazione proponeva come »optimum la libera scelta, compatibile però con l'organizzazione sociale, la lotta ai monopoli; la nazionalizzazione di alcuni settori (es. le fonti di energia) e infine una politica di investimenti per ridurre i dislivelli economici fra le varie zone del Paese e per creare maggiore occupazione.

In politica agraria le critiche radicali andavano alla legge di riforma giudicata insufficiente e funzionale alla creazione di piccoli proprietari isolati e conservatori; venivano avanzate alcune proposte per rendere l'agricoltura maggiormente produttiva e per elevare i redditi dei contadini.

La relazione toccava inoltre due punti fondamentali del programma radicale: la riforma della scuola e i rapporti fra Stato e Chiesa, con la denuncia dell'invadenza clericale nella vita italiana.

In politica estera vi erano dissensi all'interno del partito, che contava nelle sue file da un lato i filoatlantici come il gruppo del "Mondo", dall'altra la gioventù radicale e il gruppo di U.P. critici nei confronti della politica americana e sensibili ai fermenti antimilitaristici e per il disarmo, che cominciavano a diffondersi in quel periodo anche in altri paesi europei (50 ).

Il Congresso approvò lo statuto definitivo del partito, in sostituzione di quello provvisorio del '56. Come si era già osservato rispetto al primo, anche il nuovo statuto si riferisce a un'organizzazione di partito piuttosto tradizionale. Gli organi centrali erano cinque: il Congresso nazionale, la Direzione centrale, la Segreteria, il Comitato nazionale di studi, il Collegio centrale di arbitrato e di disciplina.

Appaiono nel nuovo statuto i provvedimenti disciplinari nei confronti degli iscritti (completamente assenti nella prima versione) e vengono appesantite le modalità di iscrizione.

La minoranza di sinistra sollevò molte critiche allo statuto, ritenuto tradizionale e scarsamente sensibile alle esigenze delle associazioni di base (51).

La relazione politica della G.E., dopo una breve esposizione del quadro politico dopo le elezioni del '58 (fallimento del primo governo Fanfani, avvento del monocolore Segni sostenuto da tutte le destre) aveva ribadito la necessità di un'»alternativa che imponeva la mobilitazione di tutte le forze democratiche di sinistra laica (52).

Agli inizi del 1960 il tema centrale del dibattito politico è l'apertura a sinistra. L'esperienza del governo Tambroni e i tragici fatti di luglio sembrano accelerare la spinta di un governo di centro sinistra, cui anche i socialisti si erano dichiarati disponibili.

Il P.R., che fino al I Congresso si era dichiarato contrario a una collaborazione con la DC, nel periodo seguente cominciò sostanzialmente a mutare il suo atteggiamento nei confronti dell'ipotesi del centro sinistra, pur tra dubbi e polemiche

All'interno del partito inoltre si stavano facendo sempre più consistenti le differenze tra un'ala moderata filo repubblicana e una filosocialista, facente capo a Scalfari e Piccardi.

Nelle elezioni amministrative del '60 i radicali si presentarono insieme con i socialisti ottenendo buoni successi e candidati eletti, specialmente nelle grandi città (53).

Accanto alle due componenti sopra accennate, all'interno del P.R. esisteva una forte corrente giovanile di sinistra con Pannella, Giuliano Rendi, Roccella che portava avanti una viva polemica con il modo di far politica del gruppo dirigente e sul ruolo del P.R.

La prima uscita della Sinistra radicale si può far risalire a un articolo di Marco Pannella sul "Paese" del marzo '59.

Sul quotidiano comunista Pannella sosteneva la necessità di un'alleanza di tutte le sinistre e l'ipotesi di un loro governo compreso il P.C.I. (tale tesi era già stata esposta da Pannella al I Congresso del partito) (54).

Massimo Teodori nel suo libro riporta alcuni punti di un documento del novembre del '60, in cui la Sinistra radicale espose ufficialmente le sue posizioni durante un Consiglio nazionale del partito (55).

Nel documento si diceva »no al centro sinistra; in quanto i giovani radicali ritenevano che la tesi dell'incontro tra le masse cattoliche e quelle progressiste non fosse adeguata a rispondere agli interessi del Paese.

Il tema centrale del II Congresso radicale (Roma, 26 28 maggio) fu l'apertura a sinistra. La relazione politica della segreteria sostenne la formula del centro sinistra, rispondendo alle critiche, che arrivavano da due versanti opposti.

Le prime contestazioni rimproveravano al partito di avere deviato dalla linea iniziale di lotta alla D.C. e di offrire alla nazione un'alternativa democratica. Ad esse la Segreteria rispose che alternativa democratica aveva sempre significato un forte schieramento di sinistra, in opposizione alla D.C. mentre apertura a sinistra era uno degli aspetti dell'alternativa democratica e significava solo premere sulla Democrazia Cristiana perché mostrasse la sua reale volontà di apertura.

A Pannella e ai suoi amici, fautori dell'unità delle sinistre anche con i comunisti, la relazione rispondeva che il non credere alla capacità delle sinistre democratiche di fronteggiare la D.C. significava condannare al fallimento l'alternativa democratica, e riconfermare nel Paese la tradizionale divisione nei blocchi cattolico e comunista.

Nel frattempo i contrasti all'interno del P.R. si acuivano. Infatti il gruppo di Piccardi e Scalfari premeva per un maggior avvicinamento ai socialisti; mentre l'altra parte, facente capo a Cattani, sosteneva l'autonomia del partito e la sua alleanza con la sinistra democratica; i giovani radicali dichiararono di tenersi fuori dalla questione (56).

Nel Consiglio nazionale del gennaio 1962 si cercò di raggiungere faticose mediazioni (evitando di parlare del caso Piccardi); la Segreteria a tre (Libonati, Olivetti e Piccardi) diede le dimissioni; e venne nominato segretario Leone Cattani.

La segreteria Cattani segnò gli ultimi mesi di vita del partito: infatti i contrasti non accennavano a diminuire, mentre il caso Piccardi continuava a suscitare polemiche.

Il segretario convocò per il 24 25 marzo un nuovo Consiglio nazionale. All'apertura dei lavori Cattani sostenne duramente l'incompatibilità della presenza di Piccardi con gli ideali del P.R.; Piccardi si difese a lungo, rivendicando la sua attività antifascista. Alla fine, vista l'inconciliabilità delle posizioni, Cattani e tutto il gruppo del "Mondo" diedero le dimissioni, seguite da quelle individuali di numerosi altri membri (57).

Dopo le conclusioni di questo Consiglio anche l'altro gruppo di Rossi, Piccardi e Villabruna diede le dimissioni nell'ottobre dello stesso anno.

Rimaneva nel partito solo la giovane corrente di Sinistra radicale, che negli anni seguenti riprenderà lentamente il cammino (58).

Avvertenza

Per il Partito Radicale si è ritenuto di includere nel presente volume la storia organizzativa anche per gli anni 1959 1962 al fine di avere un quadro più organico dell'intera esperienza del movimento sino alla sua trasformazione.

Si fa inoltre presente che si è ritenuto di dare ampio spazio alle notizie e ai documenti concernenti l'area radicale, esprimendo esse - al di là della consistenza organizzativa un settore particolarmente significativo in quegli anni nel dibattito politico, culturale ed economico, indipendentemente dai limiti del partito.

NOTE

(1) La definizione della matrice ideologica di questo gruppo è stata data da Leone Cattani in un colloquio avuto a Roma il 21 6 1978.

(2) Croce, infatti, sosteneva che se negli altri partiti le differenze tra destra e sinistra erano un problema, questo non avveniva nel P.L.I. »dove la destra e la sinistra stanno sempre insieme come fusione dei due momenti indispensabili della conservazione e del progresso: onde il P.L.I. è veramente di centro, il solo partito di centro che sia concepibile . Cfr. Partito Liberale Italiano. Il P.L.I. dal XIII al XIV congresso nazionale. Roma, P.L.I., 1974, p. 299, vol. I (a cura di Ercole Camurani).

(3) Cattani ha dichiarato che la Confindustria promise lauti finanziamenti se avesse vinto la destra.

(4) I rapporti tra P.L.I. e Uomo Qualunque risalivano già al settembre 1946 quando si erano stabiliti accordi di collaborazione elettorale fra i due partiti. Cfr. CAMURANI E., op. cit., p. 300.

(5) La decisione di abbandonare R.L. fu motivata con una lettera apparsa sullo stesso il 5 12 1947. Cfr. »... con la chiusura del Congresso del P.L.I. lascio la direzione di Risorgimento Liberale . In: Risorgimento Liberale, Roma, a. VI, n 287 5 dicembre 1947, p. 1. [Lettera di M. Pannunzio, con una postilla con le dimissioni di C. Antoni, N. Carandini, L. Cattani, M. Ferrara, P. Gentile, F. Libonati, E. Storoni]. La direzione del quotidiano fu assunta da Manlio Lupinacci, esponente della destra poco dopo costretto da difficoltà economiche R.L. sospese le pubblicazioni.

(6) Il M.S.I. ottenne circa 526.000 voti.

(7) Croce nella sua corrispondenza con A. Casati si rammaricò di avere avallato la svolta a destra del 1947 e riconobbe i danni arrecati al P.L.I. dalla segreteria Lucifero. Cfr. CROCE B., "Epistolario II". Lettere ad A. Casati 1907 1952, Napoli. Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1963, pp. 297 e particolarmente Cfr. Lettera del 22 12 47 pp. 268 269; lett. del 28 2 48 pp. 269 270; lett. del 27 448 p. 271; lett. del 15 548 p. 272; lett. del 14 6 48 pp. 273 275. Le ultime due sono le più specifiche.

(8) Prima del congresso del '47 su iniziativa di P. Gentile era nato dentro il partito un movimento di sinistra »Rinascita liberale .

(9) La D.C. governava solo con i repubblicani; infatti i socialdemocratici a sinistra e i liberali a destra erano usciti dalla maggioranza, pur mantenendo il loro appoggio al governo.

(10) Specchio di questa crisi furono i risultati elettorali del '51: la D.C. perse rispetto al 1948 circa 4 milioni di voti, il P.C.I. ebbe una leggera perdita, notevoli successi ottennero i socialisti al contrario di repubblicani e liberali, i partiti della destra ottennero molti voti dei conservatori, scontenti della D.C.

(11) Cfr. "Conclusioni (Le)" del Consiglio Nazionale. Il P.R.I. invita i partiti democratici a precisare gli impegni programmatici da presentare al Paese nella battaglia per il II parlamento repubblicano. In: "La Voce Repubblicana", Roma, a. XXXI, n. 257, 30 ottobre 1951, pp. 1 4, Cfr. A. GIOVANNINI, "Del laicismo", Il Giornale d'Italia, Roma, a. 50, n. 259, 1· novembre 1951, p. 1. Per quanto riguarda il concetto di terza forza e le vicende ad esso collegate Cfr. L. SICA, "Le origini del Partito Radicale". Roma, Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Facoltà di Scienze Politiche, a. 1975 76, pp. 238. [Tesi di laurea in S. Politiche, relatore prof. Orazio Maria Petracca].

(12) Il 29 aprile 1951 il direttore del "Giornale d'ltalia" Santi Savarino in un editoriale aveva aperto la polemica, chiedendosi ironicamente che fine avessero fatto i liberali, Villabruna rispose con una serie di lettere, sostenendo la sua intenzione di giungere a una riunificazione di tutte le forze liberali. La polemica continuò a più voci fino a giungere alla proposta di una costituente di tutti i liberali. Anche Carandini intervenne sulla "Stampa" del 19 maggio, dubitando sul reale interesse del P.L.I. per la costituente. Alla dura risposta di Villabruna a Carandini, seguirono gli interventi di Gentile che chiarì il significato della Costituente intesa come un incontro fra tutti i liberali. Nel frattempo sul "Giornale d'Italia" del 24 giugno venne pubblicata una lettera con mille firme con la richiesta per l'unificazione presentata dal liberale Bozzi. Per la ricostruzione della polemica Cfr. i seguenti articoli: S. SAVARINO, "Elezioni", Il "Giornale d'Italia", Roma, a. 50, n. 102, 29 aprile 1951,

p. 1. / "Lettera (Una) dell'onorevole Villabruna", Il Giornale d'Italia, Roma, a. 50, n. 103, 1· maggio 1951, p. 1 / "Villabruna replica e Perrone Capano interviene", Il Giornale d'Italia, Roma, a. 50, p. 106, 5 maggio 1951, p. 1. / "Perplessità (Le) dell'onorevole Villabruna" Il Giornale d'Italia, Roma, a. 50, n. 112, 12 maggio 1951, p. 2. / N. CARANDINI, "I liberali", La Stampa, Torino, a. VII, n. 117 19 maggio 1951, p. 1. / "Lettera chiarificatrice di Panfilo Gentile", Il Giornale d'Italia, Roma, a. 50, n. 123, 25 maggio 1951, p. 1. / "Lettera (Una) con mille firme al segretario del P.L.I.", Il Giornale d'Italia, Roma a. 50, n. 149, 24 giugno 1951, p. 1.

Nello stesso tempo il Consiglio nazionale del P.L.I. (Roma luglio 1951), si chiuse con una mozione finale in cui si ribadiva l'urgenza dell'unificazione.

(13) L. CATTANI, "La scelta liberale", Il Mondo, Roma, a. III, n. 31, 4 agosto 1951, p. 1.

(14) Lo spostamento a destra del P.L.I. aveva trovato il suo filosofo in Ugo D'Andrea, che sosteneva che il P.L.I. doveva caratterizzarsi come partito conservatore e classista, rappresentante degli interessi padronali, dato che le altre categorie di lavoratori erano difese dai partiti della sinistra. Le tesi di D'Andrea suscitarono l'ostilità della sinistra, che considerava illiberale la concezione di una società divisa in classi.

(15) Cfr. "La Stampa" del 22 6 55; "Il Paese" del 28 6 55. Miscellanea Fondo Villabruna. I.S.M.I. Bologna. Altri punti di frizione tra Malagodi e Villabruna furono i permessi di coltivazione ai privati dei giacimenti di petrolio scoperti in Abruzzo e l'aumento delle tariffe elettriche richieste dalle società elettrocommerciali, in ambedue i casi Villabruna si oppose. In seguito a questi contrasti già nell'agosto del 1954 Carandini, Libonati, Paggi e Pannunzio si erano dimessi dalla direzione liberale, la questione dibattuta al Consiglio nazionale del P.L.I. (Roma 30 ottobre 1· novembre 1954) fu liquidata come un'»espressione di normale dialettica democratica . I commenti che la "Città Libera", il periodico fondato nel novembre dello stesso anno da esponenti della sinistra riservò ai risultati del C.N. liberale furono molto duri.

(16) Cattani nel suo intervento al C.N. liberale ribadì questi concetti, sostenendo che da quel momento la sinistra liberale separava chiaramente la propria responsabilità dalla gestione malagodiana. Cfr. "La Città Libera" (periodico liberale), Roma, a. I, p. 1, novembre 1954, p. 8. Carte Cattani.

(17) I due ministri nel febbraio '53 avevano sottoscritto un accordo con gli altri partiti di governo sui patti agrari; Malagodi, minacciando di uscire dalla maggioranza, ottenne che il governo accettasse il compromesso per cui si limitavano i casi della risoluzione per giusta causa, ciò permetteva ai proprietari di recedere con maggiore facilità dal contratto di mezzadria ed esponeva i contadini all'attacco degli agrari. Proprio in seguito a divergenze sulla politica agraria il P.L.I. uscì dal governo.

(18) Cfr. il comunicato ANSA diffuso in occasione della riunione, in: "Il Tempo" dell'1 7 55; "Il Paese" dell'1 7 55; "La Gazzetta del Popolo" dell'1 7 55. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.I. Bologna. Cfr. anche "Punto (Il)" della situazione. La Città Libera, Roma, a. II, n. 30, giugno 1955, supplemento. Carte Cattani.

(19) Promemoria di attività politica della sinistra liberale, fine luglio 1955. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna.

(20) Il convegno era stato preceduto da due riunioni preparatorie che il centro e la sinistra avevano tenuto separatamente e dove erano uscite le diverse impostazioni. Cfr. "La Stampa" del 31 7 55. Sul convegno Cfr. anche: "Il Corriere di Trieste" del 31 7 55; "La Gazzetta del Popolo" del 31 7 55, "L'Avanti" del 31 7 55. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna. Cfr. anche: "Convegno (Il)" di Torino, La Città Libera, Roma, a. II, nn. 6 7, 31 luglio 1955, pp. 1 4.

(21) Cfr. "Fermezza della segreteria liberale contro i tentativi torinesi di scissione", "Il Tempo" del 2 8 55. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna. La tesi di una manovra per un'apertura ai socialcomunisti fu ripresa da molta stampa di destra che attaccò duramente i »criptocomunisti della sinistra liberale. Cfr.: "Roma" del 2 8 55; "Il Secolo" del 2 8 55; "Il Corriere Lombardo" del 2 8 55; "Il Giornale di Vicenza" del 2 8 55, Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna.

(22) Cfr. "Si parla di un'imminente rottura nel partito liberale", "24 Ore" del 7 8 55; "Villabruna intende fondare il Partito Radicale Italiano", La Sicilia, Catania del 9 8 55 "Dissensi (I) in seno al P L I, sfoceranno nella scissione", "Avanti" del 10 i 55. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna.

(23) Cfr. "Polemico discorso di Villabruna a Ivrea", "Gazzetta Sera" del 20 9 55. Fondo Villabruna. Miscellanea, I.S.M.I. Bologna.

(24) Cfr. "Ordine (Un) dei liberali di sinistra", "La Gazzetta del Popolo" del 5 10 55. Cfr. anche la circolare della corrente della sinistra liberale, datata Roma 5 10 55. Miscellanea. Fondo Villabruna, I.S.M.L. Bologna. Cfr. anche Movimento della Giovane Sinistra Liberale Direzione centrale Roma 18 settembre 1955. Fondo cit.

(25) Probabilmente la decisione fu affrettata dalle pressioni degli Amici del Mondo che non volevano attendere oltre per fondare la nuova formazione politica.

(26) Cfr. Partito Liberale Italiano Ufficio Stampa Roma 12 novembre 1955. Stralcio del comunicato n. 79 dell'Agenzia DIES. Cfr. Stralcio Agenzia DIES del 15 novembre 1955. Fondo cit.

(27) Il comitato era formato da Carandini, Pannunzio, Valiani, Villabruna e i fiduciari dei comitati provinciali.

(28) Il P.R. sosteneva che era compito dello Stato democratico sottoporre al controllo del Parlamento le spese pubbliche, riformare l'ordinamento tributario, accentuando il carattere progressivo delle imposte, alleviando il peso dei ceti meno agiati e aumentando le imposte indirette; proponeva inoltre una riforma radicale della scuola per potenziare l'insegnamento tecnico e scientifico, liberandola dalle ingerenze clericali. Cfr. Partito Radicale dei Liberali Democratici Italiani. Dichiarazione programmatica, in: D'ANTONIO M. NEGRI G., "Raccolta degli statuti dei partiti politici in Italia", Milano, Giuffré, 1958, pp. [125] 127.

(29) V.E. ALFIERI, "Palinodia di un liberale deciso a non più chiamarsi così", Il Mondo, Roma, a. VII, n. 49, 29-11-1955, PP. 3 4.

(30) L. PICCARDI, "La sedia vuota", Il Mondo, Roma, a. VII, n. 52, 27 dicembre 1955, P. 1.

(31) M. PAGGI, "Protagonisti radicali", Il Mondo, Roma, a. VII, n. 18, 1· maggio 1956, P. 1.

(32) Il comitato esecutivo era composto da Carandini, Pannunzio, Piccardi, Valiani e Villabruna.

(33) Accanto al comunicato del comitato provvisorio apparvero due lettere di adesione al P.R., una del filosofo G. Calogero che proponeva la costituzione di un buon ufficio studi per affrontare i più grossi problemi del Paese, l'altra più significativa di Piccardi che nell'accomiatarsi dagli amici di Unità Popolare, precisava i rapporti e le differenze tra il P.R. e gli altri partiti, specialmente con il P.S.I. Secondo Piccardi compito dei radicali era quello di organizzare i ceti medi e tutte le forze progressiste non attratte dalla politica dei partiti di sinistra, interessandosi nello stesso tempo di grosse questioni come la riforma agraria. Cfr. "Per un partito moderno", Il Mondo. Roma, a. VII, n. 4, 24 gennaio 1956, p. 2.

(34) La prima sede radicale stava a Piazza Teatro di Pompeo, dopo il trasferimento in via della Colonna Antonina, i primi locali furono destinati all'organizzazione giovanile e alla sezione romana del partito.

(35) Cfr. Relazione del Comitato Esecutivo Provvisorio al 1· Convegno nazionale del Partito Radicale, Roma, 4 5 febbraio 1956. Dattiloscritto. Carte Cattani.

(36) Per la Giunta esecutiva risultarono eletti: Carandini, Pannunzio, Valiani, Villabruna. Per il comitato centrale: Capobianco, Cavallera, Cattani, Ferrara, Leone, Libonati, Olivetti, Oneto, Paggi, Salza, Serini, Veneziati, Letizia Fondo Savio. Per il Comitato nazionale di studi: Boneschi, Calogero, Campagna, Messineo, Rossi, Scalfari.

(37) Cfr. G.F. SPADACCIA, "Relazione al convegno" »La società laica e il partito moderno . In Informazioni per il congresso del 10 dicembre 1966. La citazione è riportata in: V. ZENO ZENCOVICH, "Caratteri originali della organizzazione e delle iniziative del partito radicale e dei movimenti federati nella lotta

politica italiana" 1959 1976. Roma, Università degli Studi, Fac. di Scienze Politiche, a.1977-1978, p. 325.

[Tesi di laurea in Storia dei Partiti e dei Movimenti Politici, rel. Prof. Carlo Vallauri] .

(38) Cfr. La relazione presentata da Cattani, Paggi e Serini al 1· Convegno del P.R. (febbraio '56) e approvata all'unanimità. Notiziario dell'ufficio stampa del Partito Radicale, n. 4, 13 febbraio 1956. Carte Cattani.

(39) Sono di questo periodo le prime iniziative radicali contro i monopoli, sul rinnovo delle concessioni telefoniche, sulla scuola. Per l'analisi politica sopra riportata cfr. Relazioni della G.E. al 20 Consiglio nazionale del P.R. di Roma 23 24 giugno '56. Carlo Cattani. Cfr. anche Carandini, N. Esordio radicale, Il Mondo, Roma, a. VIII, n. 22, 29 maggio 1956, p. 1.

Cfr. L. PICCARDI, "L'elettore ha parlato", Il Mondo, Roma, a. VIII, n. 24, 12 giugno 1956, p. 1.

(40) Cfr. G. FERRARA, "La Gioventù radicale", Il Veltro, Roma, a. VIII, febbraio aprile 1964, nn. I 2, pp. 109 114.

(41 ) Cfr. G. FERRARA art. cit. Sempre Ferrara ricorda che non ci fu agli inizi una vera organizzazione giovanile, per non appesantire la struttura del partito; di questo si discusse nel 1· convegno dei giovani radicali (Roma 28 29 luglio 1956). I lavori del convegno furono aperti da Leo Valiani con una relazione sul tema: »Il PR. e l'involuzione democratica dello Stato moderno . Cfr. Partito Radicale. Notiziario dell'Ufficio Stampa, n. 8, 3 novembre 1956.

(42) Per avere un'idea sulla vita del partito nelle varie situazioni locali è stato molto utile lo spoglio dell'Epistolario del P.R. dal 1957 al 1962. I documenti citati provengono dall'archivio del Partito Radicale e sono conservati nella sede di Roma. Valgano come esempio la circolare del 31 ottobre 1957 della sezione romana del P.R. contenente i risultati delle elezioni degli organi direttivi della sez., e i nomi dei membri del comitato direttivo; oppure la lettera di Sergio Bocca (segretario radicale) al notaio Tito Staderini di Roma, datata 30 ottobre 1957, sulla situazione organizzativa del P.R. in Abruzzo e Molise con sedi a Pescara, Aquila, Avezzano, Campobasso

oppure una lettera di Lily Marx a Arrigo Olivetti del 18 settembre 1957 sulla situazione del P.R. genovese, poco attivo e poco preparato alla campagna elettorale. Tali inefficienze venivano attribuite alla mentalità da »club dei soci genovesi, molti ex liberali poco attenti alla situazione organizzativa. Infine si veda la relazione organizzativa e politica presentata dal Comitato direttivo all'assemblea della sezione romana del 4 luglio 1957, documento molto articolato e utile per comprendere la vita e l'attività della forte sezione romana.

(43) La G.E. aveva preso posizione sulla questione dei tribunali militari, sulla soppressione degli enti superflui, sulle tariffe elettriche, sui contratti agrari. Il P.R. inoltre aveva dedicato particolare attenzione al settore legislativo, per fornire nuovi strumenti giuridici per l'attuazione delle grandi riforme. Infatti erano stati presentati alla Camera tre progetti di legge. uno sulla riforma delle società per azioni, un altro contro le intese consortili, e il terzo sulla produzione e utilizzazione dei combustibili nucleari.

(44) Cfr. alcuni articoli sul "Mondo": N. CARANDINI, "La forza delle cose", Il Mondo, Roma, a. IX, n. 22, 28 maggio 1957, p. 1; N. CARANDINI, "La scelta degli elettori", Il Mondo, Roma, a. IX, n. 29, 16 luglio 1957, p. 1; P. PAVOLINI, "Socialisti e radicali", Il Mondo, Roma, a. XI, n. 51, 17 dicembre 1957 p. 1.

(45) Cfr. Partito Radicale. Notiziario dell'Ufficio Stampa. Relazione della G.E. al IV Consiglio nazionale del P.R. Roma, 6 7 luglio 1957. Carte Cattani. Il documento contiene anche una dettagliata relazione sulla situazione organizzativa del Partito.

(46) Citiamo alcuni fra i più importanti convegni degli »Amici del Mondo . Il primo »Lotta contro i monopoli (Roma 12 13 marzo 1955) si concluse con una mozione, che auspicava la riforma delle società per azioni, della legislazione tributaria, la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Quello tenuto pochi mesi dopo, sempre a Roma (9 10 luglio '55) sul problema degli idrocarburi affrontò la spinosa questione delle concessioni a società straniere dello sfruttamento dei giacimenti nella Val Padana riservata all'ENI, oppure quello famoso sui rapporti fra Stato e Chiesa (Roma, 7 aprile 57) che pose il problema dell'ingerenza del Vaticano nello Stato italiano.

(47) Cfr. ANONIMO, "L'alternativa democratica", Il Mondo, Roma, a. IX, n. 52, 24 dicembre 1957, p. 1.

(48) Interessante per capire come fu accolta la proposta della Alleanza è uno scambio di lettere tra Pannunzio e il vice segretario del P.R.I. Michele Cifarelli, datate gennaio 1957. Le due lettere provengono dall'Archivio del P.R. di Roma. Cfr. anche i seguenti articoli: A. BATTAGLIA, "L'equilibrio di domani", Il Mondo, Roma, a. X, n. 17, 29 aprile 1958, p. 1; N. CARANDINI, "La battaglia radicale", Il Mondo, Roma a. X, n. 20, 20 maggio 1958 p. 1; P. PAVOLINI, "Le due sinistre", Il Mondo, Roma, a. X, n. 21, 27 maggio 1958, pp. 3 4; Taccuino, Il Mondo, Roma, a. X, n. 7, 18 febbraio 1958, p. 2.

(49) Cfr. P. PAVOLINI, "Un paese immaturo", Il Mondo Roma a. X, n. 22, 3 giugno 1958, p. 1; N. CARANDINI, "L'appello ai giovani", IL Mondo, Roma, a. X, n. 23, 10 giugno 1958, p. 1; E. FORCELLA, "Il diritto e il rovescio", Il Mondo, Roma, a. X n. 23, 10 giugno 1958, pp. 1 2; ANONIMO, "Netta opposizione", Il Mondo, Roma, a. X, n. 24, 17 giugno 1958, p. 1.

(50) Cfr. Relazione programmatica per il 1· Congresso nazionale del Partito (a cura dell'avvocato Mario Boneschi) Roma, 1959. Carte Teodori.

(51) In appendice sono riportate due versioni dello Statuto del '59, la prima è quella elaborata dalla Commissione per lo Statuto e presentata al 1· Congresso (Carte Teodori), la seconda è il testo definitivo approvato dal congresso stesso (Carte Cattani). Le differenze sono poco rilevanti.

(52) Relazione politica del G.E. al 1· Congresso nazionale del P.R. (Carte Cattani). Cfr. ancora: ANONIMO, "I radicali a congresso", Il Mondo, Roma, a. XI, n. 9 3 marzo 1953. p. 1; ANONIMO, "I radicali e gli altri", Il Mondo, Roma, a. XI. n. 10, 10 marzo 1959, p. 1.

(53) Cfr. documento pubblicato in appendice: Partito Radicale. Circolare n. 33 del 23-11-1960 con i nomi degli eletti radicali nei Consigli comunali e provinciali.

(54) Cfr. "Articolo (Un)" del radicale M. Pannella: "La sinistra democratica e il P.C.I.", Il Paese, Roma, a. XII, n. 81, 22 marzo 1959, PP. 1 10. La proposta non era stata accolta favorevolmente dal "Il Mondo" che aveva definito l'alleanza delle sinistre »I'alleanza dei cretini , cfr. Il Mondo, Roma, a. XI, n. 14, 7 aprile 1959, P. 1.

(55) Cfr. M. TEODORI e altri, "I nuovi radicali", Milano, Mondadori, 1977, pp. 31 32.

(56) Nel frattempo nel dicembre del '61 scoppiò il caso Piccardi. Nel suo libro »Storia degli Ebrei italiani sotto il fascismo R. De Felice rivelò la partecipazione di Piccardi a due convegni italo tedeschi sulla questione della razza nel 1939. Piccardi diede le dimissioni dal partito, fino a che non si fosse fatta piena luce sui fatti. Il suo caso divise ancora di più il partito: da un lato Cattani e gli »Amici del Mondo sostenevano l'impossibilità per un partito antifascista di avere nelle sue file uomini compromessi con il fascismo; dall'altra E. Rossi che, credendo nell'innocenza di Piccardi, lo difese, dando anche le dimissioni dal "Mondo", e la sinistra radicale che vedeva nel caso manovre strumentali per eliminare la corrente filo socialista. Il caso ebbe lunghe ed amare ripercussioni fino ad arrivare in Tribunale.

(57) Un gruppo creò nel luglio l'Unione Radicale degli Amici del Mondo che ebbe breve vita. Cfr. La lettera di dimissioni che Pannunzio inviò al segretario Cattani il 23 3 1962. Carte Cattani in appendice. Sul caso Piccardi cfr. TACCUINO, I radicali, Il Mondo, Roma, a. XIV, n. 14, 3 aprile 1962, n. 2; TACCUINO, "Rivolta ideale", Il Mondo, Roma a. XIV n. 15 10 novembre 1962

p. 2.

(59) Non è tra i fini di questo lavoro seguire le vicende del nuovo P.R. dal 1962 fino a oggi. Per altre informazioni anche sulla polemica sulla continuità tra vecchi e nuovi radicali cfr.. TEODORI, op. cit. e ZENO ZENCOVICH, "Vincenzo", op. cit.

 
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