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Partito Radicale - 23 marzo 1980
Referendum su inquirente e aborto
QUANDO LE DECISIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE?

ovvero:

SI VOTERA' A PRIMAVERA PER ALTRI REFERENDUM?

ovvero:

CRONISTORIA DI UN ``GOLPE REFERENDARIO''

SOMMARIO: La denuncia, in una inserzione a pagamento pubblicata su "La Repubblica", delle responsabilità della Corte Costituzionale che, ritardando la sentenza sui ricorsi presentati dai promotori dei referendum sull'aborto e l'inquirente, rischia d'impedire, in caso in cui i ricorsi abbiano esito positivo, lo svolgimento dei referendum nella data prevista per legge.

(LA REPUBBLICA, 23 marzo 1980)

"Primavera 1975": 800 mila elettori chiedono referendum popolare abrogativo delle norme del codice penale che panalizzano l'aborto;

"Primavera 1977": 700 mila elettori, firmando gli otto referendum, chiedono, tra l'altro, l'abolizione delle norme che consentono alla ``commissione parlamentarie inquirente'' di non mettere in stato di accusa ministri peculatori di vario genere;

"La corte di Cassazione e la Corte Costituzionale", nelle rispettive competenze, ammettono i due referendum;

"20 giugno 1976": per non tenere il referendum sull'aborto si fanno elezioni politiche anticipate; la consultazione slitta di due anni, anziché di 365 giorni, in base ad un'aberrante interpretazione della legge sul referendum;

"maggio 1978": a indizione già avvenuta da parte del Presidente della Repubblica, i partiti dell'ammucchiata scippano di due referendum approvando due leggi truffa;

"I Comitati promotori dei referendum" ricorrono alla Corte costituzionale contestando che le due leggi apportino modifiche ``sostanziali''; per l'inquirente la questione è di palese evidenza come riconosciuto dalla quasi totalità del mondo giuridico; la Corte, ritenendo ammissibili i ricorsi, riconosce i Comitati ``poteri dello Stato'';

"6 aprile 1979": presso la Corte costituzionale si discutono nel merito i ricorsi dei Comitati dei referendum;

"6 aprile 1980; scade un anno per la ``stesura'' della sentenza della Corte costituzionale da cui dipende se i due referendum, o uno di essi, o nessuno, si faranno".

"La legge dispone che i referendum si tengano tra il 15 aprile e il 15 giungo. Se la Corte non si pronuncerà entro pochi giorni, non consentirà al Presidente della Repubblica, nel caso in cui i ricorsi abbiano esito positivo, di indire i referendum per quest'anno.

Secondo la legge i referendum si dovevano tenere: nel 1976 quello sull'aborto e nel 1978 quello sulla Commissione inquirente. La richiesta di referendum non è fatta per essere tenuta in un anno qualsiasi, come se le contingenze politiche che hanno indotto i cittadini a firmarla non contassero nulla. L'istituto del referendum si caratterizza anche per l'automaticità e la rigida tempificazione delle sue procedure.

Sono in gioco fondamentali diritti costituzionali dei cittadini, la sorte stessa dell'istituto referendario, la credibilità delle istituzioni. Se le elezioni, con scuse varie, venissero rinviate di anni e anni non parleremmo di ``colpo si stato''?

L'INQUIRENTE NON DECIDE SULL'INCRIMINAZIONE DEI MINISTRI

LA CORTE COSTITUZIONALE NON PUO' NON DECIDERE SUL RICORSO CONTRO LO SCIPPO DEL REFERENDUM SULL'INQUIRENTE.

 
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