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Sciascia Leonardo, Deaglio Enrico - 9 maggio 1980
Leonardo Sciascia, due anni dopo l'affare Moro
Intervista a Leonardo Sciascia a cura di Enrico Deaglio

SOMMARIO: A due anni dall'affaire Moro, manca ancora "una testimonianza diretta" che metta a fuoco le verità e le falsità della vicenda. Certo, dietro di essa c'è una mente unica, non "un grande vecchio" ma un "mediocre, di media età..." Comunque, ormai il terrorismo è finito. E' possibile pensare ad una "amnistia", non alla grazia ma a un condono. Dichiara, ancora, di non temere Dalla Chiesa come autore di un "colpo di Stato".

Le BR hanno tolto "voce nella difesa dei diritti" alla sinistra, che potrà rinascere solo a partire da una "opposizione costituzionale seria". Circa la situazione generale, anche a livello mondiale, si sente "ottimista", vede "segni" positivi. Non restituireebbe lo Scia a Khomeini, che impersona lo spirito di vendetta del "mondo mussulmano".

(LOTTA CONTINUA, 9 maggio 1980)

D.: Sciascia, a che punto è il terrorismo?

R.: Doveva finire così, è una storia italiana anche questa. Però si ha l'impressione che al terrorismo sia venuto a mancare qualcosa: forse è stato rotto l'anello di congiunzione tra coloro che guidavano e i guidati: si è rotto a causa dei morti, per qualcuno il morto è venuto meno, e il morto era il tramite. Le colonne si sono così trovate abbandonate a se stesse . Io non credo che Peci abbia parlato solo per avvalersi del condono. Ha parlato perché si è sentito tradito; non so come, ma il movente di quelle confessioni è il risentimento. E poi, dopo, hanno parlato altri perché ormai si parla per contagio.

D.: Dopo due anni si ha la verità su Moro?

R.: Su Moro no, ancora non ci siamo. Manca una testimonianza diretta di qualcuno che ha seguito tutta la vicenda.

D.: Manca il »grande vecchio ?

R.: Penso che un'organizzazione simile finisca a punta, un vertice ci deve essere. E non sarà un grande vecchio, piuttosto un mediocre, di media età.

D.: Ma il terrorismo, è finito?

R.: No, non è finito. Perché ci saranno gli ostinati, quelli che non vogliono essere »cancellati dalla storia . Questa frase detta da Rocco Micaletto spiega bene molte cose, il rapporto delle Brigate Rosse con la storia. Ma la storia nel loro caso è diventata solo cattiva letteratura. Ci troviamo di fronte a delle Bovary della rivoluzione. L'alone di mistero, di efficienza, è caduto. Continueranno così, come in questi giorni: con delle gesta disperate, fatte in nome della disperazione più che della rivoluzione.

D.: E che cosa occorre fare?

R.: E' tempo di considerazioni ed è tempo per un'amnistia. Per esempio per coloro che non hanno ucciso.

D.: E anche una grazia a Peci?

R.: No, una grazia non la vedo; ma che goda di un condono sì. E del resto lo dicono le leggi, ormai.

D.: Dell'»affare Moro che rovello ti è rimasto?

R.: Se ripenso a quel tempo, la cosa più inquietante resta sempre la prontezza con cui il Presidente del Consiglio ha detto che non si trattava, prima ancora che le Brigate Rosse chiedessero la trattativa.

D.: E Dalla Chiesa non ha troppo potere? Non lo temi?

R.: Dalla Chiesa è quel tipo di ufficiale che nelle guerre civili si chiama »lealista . Se mi dicono che farà un colpo di stato, io sto tranquillo: non lo farà mai. Io l'ho conosciuto, mi aveva parlato del mio libro »Il giorno della civetta , e dal modo in cui me ne parlava ho capito che si identificava (e anche molti altri lo hanno fatto) nel personaggio dell'ufficiale dei carabinieri di quel libro. E poi in Sicilia, nei riguardi della mafia si è comportato molto bene.

D.: E se finirà con le BR, cosa farà?

R.: Oh, niente. Se ne andrà a casa.

E lo Stato italiano?

R.: Lo Stato italiano dovrà cercarsi un altro bersaglio. Ma rimarrà sempre quello che conosciamo, non cambierà.

D.: Quale è stato il danno più grande fatto dalle BR alla sinistra?

R.: Averle tolto voce nella difesa dei diritti. E' stato un grande ricatto, I'ha costretta a non chiedere »troppo conto di certe cose. Per esempio, i radicali, nulla è più lontano dal terrorismo dei radicali, eppure li si fa passare per amici dei terroristi. E i radicali hanno dovuto imporsi una certa cautela; non un venir meno alla loro vocazione liberale-libertaria, ma certo in questi ultimi tempi siamo stati più cauti.

D.: E su cosa può rinascere la sinistra?

R.: La sinistra può rinascere sulle basi di un'opposizione costituzionale, seria, spietata. E rivalutando il parlamento. Ma a un giovane, a un ragazzo, che cosa si può dare? Forse bisognerebbe che i giovani prendessero coscienza del fatto che ci si trova in una democrazia formale e che bisognerebbe battersi per una democrazia sostanziale. Ma i grandi ideali, le grandi utopie, i grandi nomi non ci sono...

D.: Ma le BR sono una cosa piccola. Nel mondo oggi c'è il »grande terrorismo .

R.: Sono i due imperi, di Oriente e di Occidente. Bisognerebbe reagire essendo un po' barbari, vagheggiare, coltivare quei valori che nei due imperi stanno per tramontare. Innanzitutto la conoscenza, la bellezza, il pensiero, ecco.

D.: Vedi dei segni?

R.: Sì, ne vedo, piccoli. Il tramonto della saggistica e l'accesso al romanzo da parte dei giovani è un buon segno. Lo è anche il ritorno alla poesia, lo è anche il ritorno alla campagna... Sono segni, così...

D.: Trattative per Moro e trattative per lo scià. Lo scià lo daresti a Khomeini?

R.: No, lo scià non lo darei. Per un antico rispetto delle regole. Tu non puoi buttare in pasto alla morte una persona a cui hai dato rifugio. Sarebbe quello che nella Divina Commedia è il »tradimento del commensale . Avrei potuto non riceverlo, ma non posso consegnarlo... I suoi averi sì, certo. Ma forse gli iraniani non si accontenterebbero perché nel mondo musulmano lo spirito della vendetta è fortissimo. Khomeini non riusciamo a spiegarcelo interamente. Per me è il fanatismo, da »setta degli assassini . Non mi piace. E un uomo molto vecchio ma non degli anni suoi, degli anni del mondo musulmano.

E' brutto questo momento, questo mondo. Io amo molto gli arabi, mi sento quasi arabo, ma un arabo che ha letto Montesquieu. Lo consiglierei anche a loro.

(A cura di e.d. »Lotta Continua, 9 maggio 1980)

 
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