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Sciascia Leonardo - 14 novembre 1980
AFFARE MORO-INTERVISTA: PARLA LEONARDO SCIASCIA: L'AFFARE MORO E' UN FANTASMA CHE CAMBIA LA NAZIONE. L'ATTEGGIAMENTO DEL PAPA, COME QUELLO DI ZACCAGNINI, FU CURIOSO.
SI VUOLE CHE LA GENTE DICA: "IN FONDO COS'ERA? UN LADRO ANCHE LUI"

SOMMARIO: Discute sulle tesi avanzate dal "Popolo", secondo il quale ogni ricerca sulla possibilità di "trattative" per la liberazione di Moro è solo "pettegolezzo" o "torbida manovra". E' d'accordo sulla tesi che le trattative non avrebbero salvato Moro, ma ritiene che sarebbe stato "importante" continuare a trattare. A suo avviso, "la verità è che Moro doveva morire". Su questa decisione si ritrovarono uniti "il Grande Vecchio" (la mente dell'operazione dietro le BR) e "alcuni vertici" politici. Deplora la posizione del Vaticano che chiese soltanto ai brigatisti di essere "umanitari", e quella della DC che perse "l'unica occasione" per dare un senso al suo nome ("cristiana"). E' convinto, comunque, che il terrorismo delle BR fosse di "matrice stalinista e resistenziale". Ritiene che lo scandalo dei petroli fatto ricadere addosso a Moro serva solo a gettare "discredito" sull'uomo al fine di "sminuire il lavoro di indagine sulla sua morte": "Moro è un fantasma tremendo che ha cambiato cose e persone..."

(NOTIZIE RADICALI, 14 novembre 1980)

Roma, 14 novembre '80 - N.R. - Intervista a Leonardo Sciascia pubblicata dal "Lavoro" di Genova.

Domanda: "Sciascia, il "Popolo" ha scritto, polemizzando con le affermazioni di Craxi, che i "brigatisti non avevano, in realtà, alcuna intenzione di rilasciare Moro, come d'altronde hanno sostenuto loro stessi nella risoluzione strategica della "Campagna di Primavera". Quindi, arzigogolare oggi sulla possibilità di mediazione di un Pace, di un Piperno o di un noto avvocato di "Soccorso Rosso" può semmai interessare a livello di pettegolezzo o di torbide manovre politiche ma non aggiunge nulla di nuovo o di utile alla storia di quei 55 giorni". Piccoli ha molto insistito su questa tesi. Lei che cosa ne pensa?"

Sciascia: "Io sono d'accordo con la prima parte del discorso del "Popolo". Anche secondo me le trattative non avrebbero, comunque, potuto salvare la vita di Aldo Moro. Ho sostenuto - e lo ripeto - che Moro poteva essere salvato solo da un'azione di polizia. Voglio dire un'azione che avesse permesso di trovarlo o toglierlo dalle mani dei terroristi. Non sono affatto d'accordo con l'altra affermazione. Intanto perché chi cerca oggi di ricostruire quelle vicende, non fa pettegolezzi, né arzigogola. Questa è storia d'Italia".

Domanda: "Dunque, lei crede che bisognava continuare a trattare, almeno a fini tattici?"

Sciascia: "Credo che sarebbe stato importante. Né sono mai stato d'accordo con quelli che ritengono che lo Stato non potesse trattare con i terroristi per una questione di principio. Anche perché lo Stato, poi, è venuto a patti quotidianamente con brigatisti pentiti o no. E lo aveva fatto anche prima della morte di Moro. La verità è che Moro doveva morire".

Domanda: "Perché "doveva"?"

Sciascia: "Perché era stato preso per questo. Vede, io credo nel Grande Vecchio. Craxi non ha inventato nulla, queste cose sono frutto di indagini di polizia. Io non ho sentito dire a Craxi, davanti alla commissione inquirente, cose che non sapessi già. Ho una mia teoria, sulla morte di Moro. Le trattative furono tentate ma interessarono soltanto una parte dell'apparato statale, alcuni uomini. E dall'altra parte, dalla parte dei terroristi, si espresse una disponibilità della base. Quando Curcio dice quella parola: "dialettizzatevi con Moro", vuole dire che si poteva concedere al prigioniero la possibilità di essere mediatore del suo stesso destino. Ma né Curcio né i carcerieri di Moro avevano tenuto conto del Grande Vecchio. Così come chi provava a trattare per lo Stato non aveva tenuto conto di alcuni vertici. Sono due piramidi speculari. Quando si capì che la trattativa poteva avere dei risultati i due vertici decisero di interromperla bruscamente. E i brigatisti uccisero Moro".

Domanda: "Si riferisce al Vaticano? A personalità della Democrazia Cristiana?"

Sciascia: "Quello del Papa, come quello di Zaccagnini, fu un atteggiamento curioso. Queste posizioni "umanitarie" chiedevano ai brigatisti di essere "umanitari" solo loro. Una richiesta assurda, insensata. Le BR avevano già ucciso freddamente cinque agenti. Perché avrebbero dovuto graziare Moro senza niente in cambio? In realtà, con Moro la DC ha perso l'unica occasione per dare un senso a quel "cristiana" che usa per definirsi".

Domanda: "Moro è tornato a far parlare di sé per uno scandalo, quello dei petroli, dopo una specie di periodo di "rispetto" che aveva seguito la sua morte. C'è qualche relazione, secondo lei, tra la vicenda del petrolio e l'assassinio del capo democristiano".

Sciascia: "Io credo che lo scandalo dei duemila miliardi si basi su un lavoro serio della magistratura. Ma in Italia ogni scandalo viene usato e gestito nell'interesse di un gruppo contro l'altro. Oggi su Moro si getta discredito. Chi lo fa vuole sminuire il lavoro di indagine sulla sua morte. Vuole che la gente dica: "In fondo cos'era? Un ladro anche lui".

Domanda: "Lei quindi continua ad attribuire la responsabilità, almeno quella materiale, alle Brigate Rosse?"

Sciascia: "Certo. A terroristi, che sono "rossi", sicuramente. Ho sempre sostenuto, a partire dal rapimento Sossi, che questa era storia della sinistra. Sono d'accordo con Toni Negri, quando dice che la loro matrice è stalinista e resistenziale".

Domanda: "Quali effetti ha avuto la morte di Moro sulla vita politica italiana?"

Sciascia: "Io non sono di quelli che credono che Moro sia stato ucciso perché voleva portare il PCI al governo. Moro non voleva questo, lavorava a rosicchiare gli altri partiti, per il maggior splendore della DC. Certo la sua morte ha cambiato molte cose. Chi lo ha osteggiato in vita lo ha difeso, ha tentato di salvarlo. Il PSI si porta dietro, dopo due anni, l'immagine "trattativista" e gli altri quella della "fermezza". Moro è un fantasma tremendo che ha cambiato cose e persone. Ha rovesciato le parti nella vita politica, nel Paese. In questo si è realizzata in pieno la sua profezia, una delle profezie: "Sarò un punto inestricabile di contestazione". Lo è. La commissione inquirente ha sentito molte persone, ha affastellato tante cose. Ora si tratta di leggere bene. Abbiamo già molte tessere del mosaico".

 
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