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Sciascia Leonardo - 21 novembre 1980
Scandalo petroli: interrogazione parlamentare di Leonardo Sciascia e suo intervento alla Camera dei deputati

SOMMARIO: Si riporta l'intervento in Aula di Sciascia dopo il dibattito sulla sua interpellanza relativa al "contrabbando del petrolio" e "al ruolo che hanno avuto i servizi di sicurezza dello Stato": Sciascia chiede se il ministro della giustizia non debba intervenire, di fronte a chi ha definito la Procura di Roma una "fogna". Chiede quindi all'on. Andreotti cosa sappia della nomina del generale Giudice a comandante della Guardia di Finanza, proposta (si dice) "dall'allora ministro Tanassi" e forse sollecitata da una "indicazione 'siciliana'"...

Infine, mette in rilievo contraddizioni e sospetti circa alcune affermazioni della sorella di Pecorelli in merito alla lettera dello stesso Pecorelli letta dal sen. Pisanò: lettera che appare evidentemente "ricattatoria".

(Atti Parlamentari - Camera dei Deputati - VIII LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 21 NOVEMBRE 1980)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per conoscere gli intendimenti del Governo in relazione alla vicenda del contrabbando del petrolio ed al ruolo che hanno avuto i servizi di sicurezza dello Stato.

(2-00680) »SCIASCIA .

PRESIDENTE. L'onorevole Sciascia ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la sua interpellanza n. 2-00680.

SCIASCIA. Desidero soltanto toccare appena qualche punto venuto fuori da questo dibattito o che ho pensato durante il dibattito stesso. Il primo è questo: ho sentito un senatore indicare per ben due volte come »fogna la procura della Repubblica di Roma. Nessuna reazione, nessun invito alla moderazione vi è stato da parte del Presidente del Senato, né da parte del ministro della giustizia. Poiché il tacere in casi come questo è un acconsentire, io mi domando che cosa aspetti il ministro della giustizia ad avvalersi della facoltà costituzionale di promuovere tutte quelle azioni disciplinari che servano a disinfestare, per lo meno a disinfestare se non ad abolirla come »fogna , la procura della Repubblica di Roma. A questo proposito, voglio ricordare al ministro della giustizia che è stata presentata una mia interrogazione sulla procura di Palermo e spero che la sua risposta giunga prima che qualcuno possa arrivare a definirla allo stesso modo di quella di Roma. Secondo punto: poiché siamo alle domande all'ono

revole Andreotti - questa mattina si è cominciato a porle e direi che era tempo - desidererei chiedergli che cosa sa e tutto quello che sa della nomina del generale Giudice a comandante della Guardia di finanza. Mi si dice che fu proposto dall'allora ministro Tanassi, ma se questo corrisponde a verità non spiega tutto, ma soltanto in parte.

Penso che l'onorevole Andreotti debba saperne di più e gli sarei particolarmente grato se potesse confermarmi o togliermi il sospetto se vi è stata, nella nomina del generale Giudice, un'indicazione »siciliana , almeno in questo momento.

La »minuta della lettera di Pecorelli, che il senatore Pisanò ha letto al Senato e che ritiene diretta al ministro Bisaglia, è tipicamente, senza possibilità di equivoco, ricattatoria. Mi dispiace contraddire l'onorevole Costamagna, e poiché il senatore Pisanò dice di averla avuta dalla sorella di Pecorelli, Rosita, mi meraviglia non poco questo atto di sororale pietà, che arriva al punto da certificare come ricattatore uno sul quale, prima della pubblicazione della lettera, potevano sussistere dei dubbi. A ciò va aggiunta la contraddizione in cui la signora Rosita Pecorelli cade quando dice che gli inquirenti hanno sequestrato tutto, tranne quella lettera. Con ciò non voglio portare acqua al mulino del ministro Bisaglia, che ritengo abbia il dovere di dimettersi urgentemente, ma voglio soltanto dire che ci sono in questo affaire tante cose oscure, e questa non è tra le ultime.

PRESIDENTE. Onorevole Sciascia, non ho voluto interromperla, ma credo che lei non abbia inteso esprimere qui un giudizio sugli atteggiamenti e comportamenti del Presidente del Senato nell'esercizio delle sue funzioni, ciò che non compete ai componenti della Camera.

SCIASCIA. Ho detto quello che ho detto.

BIONDI. E' un fatto storico, degno della statura.

PRESIDENTE. E' ammissibile in altra sede, non qui.

 
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