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Partito radicale - 5 dicembre 1980
REFERENDUM SUL PORTO D'ARMI

SOMMARIO: Scheda sul referendum abrogativo del porto d'armi.

("FERMALI CON UNA FIRMA. FIRMA SUBITO PER I 10 REFERENDUM", opuscolo del Pr, 1980)

L'illusione dell'autodifesa personale armata è sfruttata dai mercanti d'armi e dai sostenitori della violenza. Occorre rimettere in discussione tradizionali abiti mentali per costruire oggi una convivenza democratica civile, resa di fatto impossibile in un paese stracolmo di armi.

LE NORME DA ABROGARE

Dal testo unico di Pubblica sicurezza approvato con Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; si propone di abrogare il terzo comma dell'art. 42, concernente il rilascio del porto d'armi, a cura di questori o prefetti.

LA FORMULAZIONE GIURIDICA

Volete voi l'abrogazione dell'articolo 42, comma terzo (Il questore ha facoltà di dare licenza per porto d'armi lunghe da fuoco e il prefetto ha facoltà di concedere, in caso di dimostrato bisogno, licenza di portare rivoltelle o pistole, di qualunque misura o bastoni animati la cui lama non abbia lunghezza inferiore a cm. 65) del R.D. 18.6.1931, n. 773 (T.U. delle leggi di Pubblica sicurezza) e successive modificazioni?

REFERENDUM PER L'ABOLIZIONE

DEL PORTO D'ARMI

Il porto delle armi è oggi vietato dall'articolo 4 della legge 18.6.1975, n. 110, che peraltro fa salve le autorizzazioni previste dal vecchio testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (3· comma dell'art. 42 del R.D. 18.6.1931, n. 773). L'abolizione di tale disposizione, che forma oggetto del referendum, comporta pertanto un divieto assoluto di portare armi al di fuori della proposta abitazione.

Occorre subito fornire una precisazione in proposito. ove la proposta referendaria risultasse approvata dal voto popolare, non ne conseguirebbe il disarmo degli apparati militari, e nemmeno quello delle forze di polizia. Le forze di polizia sono infatti autorizzate - anche senza porto d'armi - a portare le armi in dotazione ai reparti necessarie per i servizi di istituto. Gli appartenenti non potrebbero però portare altre armi, soprattutto le cosiddette "seconde armi", il cui uso è stato fonte di grossi interrogativi in occasione di incidenti tra dimostrati e forze dell'ordine.

Un'altra conseguenza dell'abrogazione delle autorizzazioni per porto d'armi, sarebbe il disarmo delle polizie private, delle molteplici squadre di "vigilantes" che pattugliano le nostre città. E questo sarebbe un risultato di portata veramente molto estesa. La tutela dell'ordine pubblico, è necessario richiamare sempre i termini del problema, finisce inevitabilmente per interferire con la consistenza e con l'esercizio di fondamentali diritti dei cittadini; di diritti costituzionalmente garantiti. Si tratta sempre di limitazioni estremamente pericolose. Ed allora è veramente indispensabile che il settore dell'ordine pubblico sia interamente gestito sotto la responsabilità integrale e completa di autorità che rispondono politicamente di fronte al parlamento e agli elettori. Lo sviluppo delle polizie private è un'altra delle pericolose conseguenze del persistente atteggiamento del rifiuto della democrazia cristiana di procedere alle necessarie riforme dei pubblici apparati, che versano in stato di grave ab

bandono, compromettendo l'esercizio delle funzioni istituzionali.

La proposta di abolire il porto d'armi susciterà senza dubbio nel paese un dibattito molto ampio; se l'abolizione della pena dell'ergastolo, che pure fa parte dl pacchetto referendario, urta contro l'istinto di difesa personale. il discorso a questo proposito è per lo meno duplice. E occorre subito sgomberare il campo da una facile assimilazione con un altro referendum che fa parte del pacchetto; quello per l'abolizione della caccia, di cui questo per l'abolizione del porto d'armi non costituisce nè una premessa nè una continuazione.

Quella del cittadino comune che ha la sensazione di sentirsi più sicuro nel momento in cui va in giro armato è in effetti una pericolosa illusione: nel momento in cui tenterà di difendersi, sarà già rimasto vittima di un aggressore che avrà avuto l'iniziativa e il relativo vantaggio, oltre alla freddezza, al cinismo, alla professionalità. A meno che non si sia imbattuto nel solito ladro di galline, e in tal caso incorrerà nei rigori della legge, che colpirà l'eccesso di legittima difesa.

Ma al di là di queste pur non secondarie considerazioni, la battaglia per l'abolizione del porto d'armi tocca i principi fondamentali della convivenza civile, soprattutto ove si consideri la situazione di fatto del nostro paese, che è oggi stracolmo di armi. Ed è veramente uno di quei comportamenti sociali irrazionali ed inspiegabili l'atteggiamento di diffusa indifferenza che esiste nei confronti di questa realtà di diffusione su larghissima scala di armi di ogni genere; tra le ragioni di allarme sociale diffuse al livello dell'opinione pubblica, alcune delle quali sicuramente da ridimensionare, quella per le armi, diretto strumento di offesa e di morte, non figura.

La tendenza a circoscrivere in linea generale la presenza delle armi è una preoccupazione che il legislatore ha sentito; ed è intervenuto in materia di fabbricazione, di commercio, di importazione, di detenzione. Ma è mancata la determinazione necessaria per un intervento decisivo o comunque altamente significativo: c'è stata l'espressione di una preoccupazione ma non la volontà di rimettere in discussione principi fondamentali, tradizionali abiti mentali, atteggiamenti scontati.

E forse soltanto un dibattito nazionale collettivo può generare quella consapevolezza generalizzata dell'incompatibilità tra i principi di una società democratica e la tendenza all'uso delle armi: la filosofia della democrazia è la filosofia della nonviolenza, la filosofia della ragione, la filosofia della tolleranza, che nella sua valenza pratica, quale fondamento degli ordinamenti della convivenza, porta ad escludere l'uso di strumenti di offesa e di morte.

La strada è molto lunga; ma si tratta di un primo tentativo di tradurre in termini di diritto positivo certi principi fondamentalissimi, che sinora sono stati colti forse soltanto nella loro dimensione morale.

Ma non minore sarà l'importanza dei riflessi pratici; la fabbricazione e il commercio delle armi non potranno non subire una flessione rilevante e questo non può essere considerato un fatto altamente positivo, mentre un contributo non secondario verrà fornito alla lotta contro la criminalità organizzata. E' noto che il mafioso ad esempio è sempre fornito di porto d'armi, e siamo convinti che una misura come l'abolizione della licenza di girare armati serve assai di più a combattere la criminalità che un interrogatorio di polizia senza assistenza di avvocato.

 
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