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Bandinelli Angiolo - 1 gennaio 1981
Vi spiego come salvare la repubblica
di Angiolo Bandinelli

SOMMARIO: Nel momento in cui la crisi delle istituzioni repubblicane si aggrava emerge con maggiore urgenza la necessità di conquistare una alternativa di governo che consenta il fisiologico ricambio della classe dirigente. A questo fine Marco Pannella rivolge un appello a tutto l'arco delle forze democratiche per un "patto istituzionale" che consenta alla sinistra di offrire al paese la garanzia sulla sua capacità di governare senza ingenerare timori di avventure sociali e istituzionali.

(NOTIZIE RADICALI n. 1, 1· gennaio 1981)

La crisi delle istituzioni repubblicane si accelera e si aggrava. Alla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha selezionato tra i referendum radicali scegliendone, con motivazioni grottesche, quelli più "innocui" per i partiti, si è aggiunto adesso il tentativo di strozzare il Parlamento attraverso modifiche regolamentari che imbavaglino i deputati in diritti essenziali. Infine, sono arrivate le proposte di Craxi, tendenti innanzitutto ad escludere dal Parlamento le formazioni più piccole.

A questi tentativi occorre rispondere con molta decisione e rigore. Quel che è necessario per difendere, e non stravolgere, la Costituzione della prima Repubblica (quella antifascista) è farla funzionare, chiamando semmai tutti al più rigoroso rispetto delle sue norme fondamentali. Bisogna respingere con fermezza i tentativi di "ingegneria costituzionale" proposti come risposta sbagliata a momenti di emergenza (che ne dice lei, onorevole Rodotà, che tanto si è battuto contro certe proposte, quando avanzate dalla "destra"?).

Per fare funzionare le istituzioni repubblicane non c'è che da conquistare quella alternativa di governo che consenta un fisiologico ricambio di classe dirigente e il suo controllo da parte dell'opinione pubblica. E poiché il più grave ostacolo alla realizzazione dell'alternativa è la crisi di fiducia e di rapporti che mina la sinistra, bisogna subito lavorare per ristabilire tra i suoi partiti un minimo di fiducia e di accordo reciproco. E' quanto i radicali hanno sempre chiesto. Perciò, in un momento particolarmente delicato per la Repubblica, un nuovo e pressante appello ad un "patto istituzionale" è stato rivolto, a tutto l'arco delle forze democratiche, da Marco Pannella. Ed è importante che questo appello sia uscito adesso, quando più massicci sono gli attacchi antiradicali provenienti proprio da quei partiti. "Credo che sia giunto il momento - ha detto il leader radicale, nel corso della conferenza stampa tenuta alla TV martedì 3 febbraio - per unirci; e questo lo propongo formalmente attraverso quest

a televisione. Faccio una proposta formale: dobbiamo, nei giorni prossimi, trovare un luogo, uno strumento di incontro istituzionale per comprendere quali sono i dati positivi per una alternativa che possiamo proporre al paese, per dare - soprattutto ai nostri avversari - la tranquillità che se la sinistra vincesse la tolleranza e il rispetto dell'avversario sarebbe la sua prima regola".

Tre sono gli aspetti costitutivi della proposta di Marco Pannella. Da una parte, essa tende a riavvicinare i partiti della sinistra, Pci e Psi, i cui rapporti sono, lo sappiamo pessimi e non accennano a migliorare; dall'altra, essa, ammonisce sull'urgenza della ricerca di quelle garanzie che la sinistra deve essere capace di offrire al paese e ai suoi stessi avversari circa la sua capacità di governare senza ingenerare timori di avventura sociali e istituzionali. Se la sinistra non riuscirà a sventare queste preoccupazioni, direttamente convincerà nuove masse elettorali a darle il loro consenso o a farsi accettare quale forza di governo dagli altri partiti.

In terzo luogo (come meglio vedremo appresso) essa sollecita tutte le forze indistintamente a darsi norme di comportamento leali per il retto funzionamento delle istituzioni repubblicane, cosicché esse possano correttamente funzionare senza che vi sia bisogno di ricorrere ad artificiose e pericolose formulazioni ed escogitazioni, che non potrebbero non incidere sul quoziente di democrazia garantito dalle istituzioni stesse. Invece, mentre la proposta di Pannella sembra essere passata sotto silenzio, senza che nessuno la raccogliesse, una grande eco seguiva le indicazioni, anche le più deliranti, di un Valiani o di un Visentini, da una parte, o di un Craxi dall'altra per innovazioni istituzionali minacciose per la democrazia repubblicana.

Per questo, sabato 14 febbraio, Pannella riconfermava e precisava aspetti importanti della sua proposta. "Da ormai due anni - ricordava - dalla campagna elettorale del 1979, abbiamo lanciato e abbiamo continuamente, in aula alla Camera e al Senato, alla televisione, fin nei corridoi dei Palazzi, rilanciato la proposta di un "patto istituzionale" per il rafforzamento democratico, repubblicano e costituzionale dei meccanismi cardine della vita del Parlamento e del Governo. Abbiamo proposto che - nel rispetto della lettera oltreché dello spirito dei regolamenti parlamentari - i disegni di legge governativi (a condizione, ovvia, della loro legittimità) e le proposte di legge parlamentari venissero discussi e approvati o bocciati entro i termini prescritti: sessanta giorni al massimo in via d'urgenza nelle Commissioni e immediata votazione di aula successiva. Unica condizione posta: il rispetto anche del diritto delle opposizioni a veder votate e quindi presumibilmente bocciate le loro proposte. Non, insabbiate e

ignorate".

La dichiarazione così continuava: "Abbiamo sempre detto che solo un Governo forte può avere come interlocutore un Parlamento forte. Siamo stati ignorati". Dal 1976, invece, i Presidenti della Camera non hanno nemmeno mai tentato di proporre il "programma" trimestrale di ordine dei lavori di cui parla l'art. 23 all'approvazione della conferenza dei capigruppo. Non vi era, allora, opposizione del PR. L'impossibilità politica di farlo veniva dalle stesse maggioranze e dai loro governi, così come anche dall'irresponsabilità delle forze politiche nel loro complesso. "Ora, invece, si cerca di risolvere i problemi con le scorciatoie, letteralmente fasciste, di repressioni e amputazioni efficientistiche, che testimoniano oltreché di una politica letteralmente iresponsabile e anticostituzionale, di una cultura antidemocratica e antirepubblicana, la stessa che ha serbata le leggi oggi ``legittimamente'' invocate dagli Almirante e dai Bartoli per passare all'applicazione della ``scorciatoia'' della pena di morte, per s

alvare l'ordine pubblico".

"Noi ci opporremo fino in fondo contro questa suicida impostazione - ammoniscono i radicali - ma rivolgiamo un appello alle forze autenticamente liberali e costituzionali della cultura, della politica e delle istituzioni perché, avendo il coraggio di constatare che si trovano oggi in minoranza rispetto ai grandi potentati che attraverso i mass-media rischiano di disinformare e condizionare antidemocraticamente l'opinione pubblica, e comportandosi di conseguenza con il rigore di chi sa che occorre opporsi contro errori che rischiano di essere reiterati e definitivi, esse - e non noi e solamente noi - facciano udire la loro voce, la forza dei loro ideali e delle loro idee"... "Attenti" concludeva l'appello: "si stanno preparando - per incoscienza e irresponsabilità - alla Camera dei Deputati, per mercoledì prossimo, violenze e illegalità tanto semplici quanto definitive e senza ritorno. Alla giunta del regolamento...".

Non sappiamo al momento in cui scriviamo, quali risultati conseguirà il tentativo di far passare, attraverso l'imbavagliamento delle opposizioni parlamentari e dell'ostruzionismo, una stretta illiberale quale quella denunciata da Pannella. A quest'oggi i deputati radicali sono febbrilmente impegnati in un pesante lavoro, per bloccare il tentativo. I lettori, al momento in cui riceveranno questo giornale, potranno forse già essere in grado di valutare quanto l'ammonimento radicale fosse giusto, e anche i risultati della loro battaglia parlamentare sul regolamento.

Resta l'appello rivolto alle forze "autenticamente liberali e costituzionali della cultura, della politica e delle istituzioni". E' un appello che prefigura una iniziativa di largo respiro, ancora valida.

Non lo nascondiamo: pessimismo e sfiducia sembrano però avere oggi il sopravvento. Intellettuali e politici, interpellati da "Notizie Radicali" non hanno nascosto il loro scetticismo. "Mi sembra un po' tardi" ha detto Giorgio Galli. "Credo che le divisioni della sinistra abbiano toccato se non un punto di non ritorno certamente un punto di divaricazione tale che è dal '56 che non ci si ricorda qualcosa del genere". Per Baget Bozzo, il problema si pone proprio perché enormemente difficile. "La proposta di Pannella, che pure in certo modo è impossibile al momento, vista la differenza tattica, indica invece una realtà profonda, indica un solo fatto. Ci troveremo, fra poco, nella tempesta di Reagan (forse già ci siamo): nella richiesta cioè che il nostro paese diventi sede degli euromissili, di bomba ai neutroni, e così via. Su questo, obiettivamente comparirà, prima o poi l'unità della tradizione della sinistra, non intesa come "tradizione", ma in riferimento ai problemi immediati del presente".

Ci aspettano settimane e mesi - due o tre, non di più - di intense battaglie: sui referendum e per cogliere il meglio dell'occasione elettorale, a Roma come a Genova o a Bari e in Sicilia. Non dovremo condurre queste battaglie come una forza minoritaria, arroccata in difesa dei suoi princìpi e delle sue iniziative. Commentando le sue sentenze, ci siamo preoccupati più della crisi della Corte Costituzionale che dei nostri referendum. Oggi dobbiamo prepararci ad un confronto molto aspro, da affrontare però come un partito responsabile del governo del paese e delle speranze della gente. Ecco perché i radicali promuoveranno, attorno alle proposte di Pannella per una nuova "intesa istituzionale" di salvezza della Repubblica e delle sue istituzioni, il massimo dei consensi popolari e cittadini. La proposta è chiara e intellegibile. La responsabilità di averla respinta dovrà ricadere, e ricadrà su chi preferirà, respingendola, privilegiare i propri egoismi e interessi piuttosto che quelli del Paese.

 
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