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Spadaccia Gianfranco - 2 gennaio 1981
ERGASTOLO: BERLINGUER, PERCHE' NON VUOI MAI VINCERE?
Gianfranco Spadaccia

SOMMARIO: Commentando la presa di posizione del Psi e del Pci a favore del referendum abrogativo dell'ergastolo, Gianfranco Spadaccia lamenta l'assenza di qualsiasi campagna pubblica da parte di questi due partiti che così rinunciano a cogliere una eccezionale opportunità di confronto democratico. Invece di sostenere il referendum per l'abrogazione dell'ergastolo, il Pci conduce invece una campagna contro un referendum inesistente, contro la petizione dell'Msi per la pena di morte avallando così questa truffa di Giorgio Almirante. La petizione missina infatti chiede l'applicazione delle leggi militari nella lotta al terrorismo, in pratica lo stato di guerra e la militarizzazione della società e solo in questo quadro, come conseguenza indiretta, la possibilità di ricorso alla pena di morte da parte dei tribunali militari.

(NOTIZIE RADICALI, 2 gennaio 1981)

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LA FORMULAZIONE GIURIDICA

I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo - ai sensi dell'art. 75 della Costituzione ed in applicazione della legge 25 maggio 1980, n.352 - sul seguente quesito: "Volete voi che siano abrogati gli articoli 17, comma primo n.2 (ergastolo) e 22 del codice penale approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n.1393, e successive modificazioni?

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Il PCI e il PSI hanno preso posizione a favore dell'abrogazione dell'ergastolo. Ecco almeno un punto sul quale la sinistra avrebbe la possibilità di presentarsi unita su una grande questione ideale e di principio, importante non tanto per i suoi riflessi pratici quanto per i valori che con essa si possono affermare. Certo i guasti provocati dalla divisione sugli altri referendum (in primo luogo sull'aborto, ma anche sulla legge Cossiga) rimarrebbero comunque gravi. Ma il perimetro di unità rappresentato dalla questione dell'ergastolo potrebbe costituire una eccezionale opportunità e rappresentare una grande potenzialità alternativa in termini di confronto democratico.

Potrebbero cogliere, il PCI e il PSI, questa opportunità. Potrebbero concorrere a far vivere e ad attuare questa potenzialità. Ma lo vorranno? Tutto lascia ritenere di no, almeno nel momento in cui scriviamo. Se ci guardiamo intorno nelle strade e nelle piazze, dove sostano con volantini e giornali, giovani militanti e donne della sinistra storica e ufficiale, se leggiamo i manifesti sui muri o gli editoriali e gli articoli dell'"Unità", l'unica campagna referendaria che vediamo combattere è quella intorno a un referendum inesistente. La sinistra sta facendo campagna non per il SI al referendum radicale per l'abrogazione dell'ergastolo ma per il NO alla petizione almirantiana per la pena di morte.

La campagna almirantiana è una truffa ai danni dell'elettorato. E la massiccia risposta della sinistra è contemporaneamente un avallo a questa truffa e un gravissimo errore politico. Da Almirante la gente viene invitata a firmare, convinta di firmare per la pena di morte, e invece firma un documento in cui si chiede l'applicazione delle leggi militari nella lotta al terrorismo e alle Brigate Rosse: in pratica lo stato di guerra, la militarizzazione della società e dello Stato un regime di stato d'assedio, e solo in questo quadro, e come conseguenza indiretta, la possibilità teorica del ricorso alla pena di morte da parte dei tribunali militari.

Quanti di coloro che nono favorevoli all'introduzione della pena di morte nell'ordinamento civile dello Stato lo sono anche alla militarizzazione, allo stato di guerra e d'assedio, ai giudizi affidati ai tribunali militari? Questione di poco conto, per una sinistra che ne sappiamo qualcosa a proposito del referendum radicale sull'aborto - è abituata anch'essa a giocare la carta della menzogna ed è disabituata e diffidente nei confronti della laicità delle scelte e della limpidità del dibattito e del confronto democratico. Ma in questa maniera la sinistra ha avallato la truffa di Almirante ed ha concorso, con piena responsabilità, a distrarre l'opinione pubblica da un vero problema per inseguire con la polemica un falso problema.

C'è probabilmente molta cattiva coscienza in questa immediata e massiccia mobilitazione della sinistra contro una impossibile e irrealistica reintroduzione della pena di morte. Perchè Almirante con le sue campagne non fa che trarre tutte le conseguenze da una politica che non solo Almirante, ma la unanimità delle forze politiche, con l'eccezione del Partito Radicale, ha praticato e voluto in questi anni: la politica delle leggi speciali e delle licenze d'uccidere, dell'annullamento di fondamentali garanzie di libertà, dell'inasprimento di pene, e contemporaneamente del rinvio e dell'affossamento sia delle riforme sia della attuazione della Costituzione per assicurare sicurezza e ordine pubblico, pace sociale e corretto ed efficace funzionamento della giustizia e della polizia.

Scegliere di combattere sul fronte dell'inesistente referendum per l'abolizione dell'ergastolo, come è avvenuto finora, consente inoltre a questa sinistra di battersi ancora una volta contro il "fascista" Almirante in fittizia e inutile unità contro la "morte" di Almirante e, anche qui, "per la vita" (quale vita? quella delle "licenze di uccidere"?) con un vasto fronte che comprende papa Wojtyla e la DC. Sull'abrogazione dell'ergastolo dovrebbero invece confrontarsi con la DC, comunque costringerla ad una scelta.

Ma l'errore micidiale cui porta questa impostazione è di scegliere ancora una volta un terreno difensivo, per di più su un problema non di scelta politica ed elettorale, ma di mera propaganda. Un terreno perdente. Proprio la sinistra ha enfatizzato la campagna di Almirante, ed enfatizzandola l'ha fatta apparire pericolosa. Combattere, addirittura in difesa, contro il "pericolo" della pena di morte non significa già aver pregiudicato a metà la battaglia per l'abrogazione dell'ergastolo che si afferma di voler perseguire? Se l'opinione pubblica, e la stessa base comunista, vuole la pena di morte, non è folle pretendere l'abolizione dell'ergastolo? Non è questo il significato sottinteso, il messaggio sottinteso, di questa scelta e di questa campagna?

Una delle ragioni che ha spinto a questa scelta sarebbe stato l'atteggiamento di una parte della base del PCI. Proprio i comunisti hanno propagandato il fatto che una parte dei loro iscritti e simpatizzanti erano favorevoli alla pena di morte. Assumerei con beneficio d'inventario questa tesi del gruppo dirigente del PCI: perchè su questo, come sull'Afghanistan o sulla Polonia, forse per un inconscio meccanismo di proiezione, il gruppo dirigente del PCI tende a presentare una immagine della base comunista assai più vecchia e peggiore di quello che è. Ma anche se fosse così, il problema lo si dovrebbe affrontare in termini di battaglia culturale e politica, in termini di principii e di valori, oltre che di conseguenti programmi politici, legislativi e di governo: non da posizioni di retroguardia dicendo NO alla civiltà giuridica proposta da Almirante, ma in termini di proposta e di lotta per la propria civiltà giuridica. Allora il problema non è della base comunista, se non appunto come proiezione, ma è

del gruppo dirigente del PCI, sempre in bilico fra la civiltà giuridica del socialismo reale e la civiltà giuridica umanistica e liberale; fra il retaggio della cultura e della politica giacobina e leninista, napoleonica e staliniana e i principii di una sinistra che in Italia si è riconosciuta in Cesare Beccaria, in Achille Battaglia e in Piero Calamandrei.

A questo punto è lecito avanzare un sospetto ed esprimere un giudizio politico. La possibilità stessa del dialogo e la premessa per qualsiasi accordo e per qualsiasi unità è affidata alla franchezza dei rispettivi punti di vista. E' con questa franchezza che ho analizzato le scelte della sinistra su ergastolo e pena di morte, su referendum radicale e campagna almirantiana. Con la stessa franchezza avanzerò un interrogativo e una ipotesi. L'interrogativo è: perchè, così stando le cose, PCI e PSI hanno scelto fra cinque possibili SI, i soli sue SI sull'ergastolo e sui tribunali militari? Una ipotesi di risposta è che questi due partiti di sinistra abbiano assunto questa posizione perchè non potevano altrimenti sciogliere le loro contraddizioni e smentire una parte importante, a mio avviso essenziale, della loro storia e delle loro tradizioni democratiche. Ma forse hanno intrapreso questa scelta senza convinzione, senza credere nella sua praticabilità e nella sua possibilità di vittoria. Forse l'hanno dec

isa con la riserva mentale di non impegnarvisi, di non scottarsi le mani, addirittura dando per scontata la sconfitta per poi poterla attribuire all'avventurismo referendario dei radicali, alla loro scarsa politicità, al loro scarso senso dell'"opportunità"?

E' così? Io mi auguro ancora di no. Il perimetro di possibile consenso, sia pure circoscritto all'ergastolo e ai tribunali militari, è di estrema importanza. Può ancora mancare una grande vittoria democratica e popolare, una svolta nella politica istituzionale, della giustizia e dell'ordine pubblico. Può concorrere a sdrammatizzare, e a riportare sul terreno del confronto leale gli altri referendum (quello sulla Cossiga, quello sul porto d'armi, e soprattutto quelli sull'aborto). A stabilire anche su questi un terreno di confronto e di incontro, positivo per tutti, per l'intera sinistra e per il paese.

Ma se fosse altrimenti, nessuno si illuda che staremo al gioco, che accetteremo passivamente la parte che gruppi dirigenti troppo furbi vorrebbero assegnarci. La polemica a quel punto si rivolgerebbe anche contro le responsabilità della sinistra, e sarebbe aspra.

 
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