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D'Urso Lorena - 1 marzo 1981
LA PELLE DEL D'URSO: (35) L'appello di Lorena D'Urso in televisione nella Tribuna Politica Flash del Partito Radicale (12 gennaio)

SOMMARIO: L'azione del Partito radicale per ottenere la liberazione del giudice Giovanni D'Urso rapito dalle "Brigate rosse" il 12 dicembre 1980 e per contrastare quel gruppo di potere politico e giornalistico che vuole la sua morte per giustificare l'imposizione in Italia di un governo "d'emergenza" costituito da "tecnici". Il 15 gennaio 1981 il giudice D'Urso viene liberato: "Il partito della fermezza stava organizzando e sta tentando un vero golpe, per questo come il fascismo del 1921 ha bisogno di cadaveri, ma questa volta al contrario di quanto è accaduto con Moro è stato provvisoriamente battuto, per una volta le BR non sono servite. La campagna di "Radio Radicale che riesce a rompere il black out informativo della stampa.

("LA PELLE DEL D'URSO", A chi serviva, chi se l'è venduta, come è stata salvata - a cura di Lino Jannuzzi, Ennio Capelcelatro, Franco Roccella, Valter Vecellio - Supplemento a Notizie Radicali n. 3 - marzo 1981)

L'appello di Lorena D'Urso in televisione nella Tribuna Politica Flash del Partito Radicale (12 gennaio)

Sono Lorena D'Urso. Stavo venendo con mia madre, ma purtroppo si è sentita male. Allora parlo io; il Partito Radicale ci ha concesso questi 4 minuti per parlare, a me e a mio padre, Giovanni D'Urso, e voi perché sappiate e ci aiutate. Siamo infatti agli ultimi minuti, contro una tragedia immensa, barbara; e possiamo forse ancora arrivare in tempo se tutti dopo avermi ascoltato vi muoverete, farete qualcosa.

In primo luogo i direttori dei pochi, grandi giornali, dai quali dipende, oltre che dalle BR, la vita di mio padre. Credo in coscienza che le BR, non so se per colpa o per merito di chi, hanno tratto dal sequestro di mio padre, Giovanni D'Urso già cose inimmaginabili in un Paese moderno e civile. Lo strazio nostro, oltre che quello di mio padre, potrebbe ora bastare. Hanno avuto molto più di quel che chiedevano. Chiamo a testimoni di questo le loro madri, le loro figlie, i loro padri, le loro compagne, le loro stesse coscienze. Il sangue di mio padre non servirebbe a null'altro che al loro stesso male. Ne pagherebbero forse per prima cosa dentro di loro, fino a non poter vivere loro stessi. Vi supplico, uomini delle BR, rendeteci stasera stessa subito, Giovanni D'Urso. Non assassinatelo, barbaramente, stupidamente, liberatelo. La responsabilità tremenda di questo assassinio sarebbe pienamente vostra e pienamente anche di quelle pochissime persone, i direttori di giornali, che per ragioni incomprensibili, o s

paventose, hanno per la prima volta nella carriera di direttori di giornali e di giornalisti stabilito il precedente del black-out contro la vita di mio padre, mentre finora si erano gettati sui vostri documenti forse irresponsabilmente, e li avevano sempre cercati e pubblicati. Avete per anni, direttori dei giornali e giornalisti, scritto giornali interi sulle BR e adesso, tutto d'un tratto, non volete nemmeno stampare due colonne di giornale?

Ma volete davvero che mio padre sia ucciso? Perché? Come è possibile, per un pezzo di carta? Siete ancora in tempo per lasciare le BR senza alibi, senza ragioni umanamente concepibili, senza infami scuse. Non assassinate, "né gli uni né gli altri", un uomo innocente. Scegliete la vita, liberate mio padre. Lo vogliono le donne e gli uomini italiani. Italiani, donne, uomini, aiutatemi, aiutateci. Come Sciascia, come Eleonora Moro, come Stella Tobagi, come Andrea Casalegno. Come hanno già fatto, salvate un innocente, liberate mio padre.

E adesso vi leggo un pezzo del comunicato di Palmi: "Come le ammissioni rese dal boia D'Urso alle Brigate rosse dimostrano eccellentemente, egli si è reso responsabile direttamente delle truci politiche controrivoluzionarie che l'esecutivo ha voluto mettere in atto contro tutti i proletari prigionieri.

Ne prendiamo atto e senza esitazioni dichiariamo che a causa dei suoi crimini e delle politiche di cui essi sono espressione, il boia D'Urso è stato giustamente condannato.

La decisione presa dalle Brigate rosse è certamente un grande atto di umanità, il più alto possibile in quest'epoca e in questo paese dove scorazza la suburra criminale democristiana, i suoi sudditi variopinti e le stupide lene revisioniste.

Atti umanitari sono per i proletari tutte quelle pratiche di guerra rivoluzionaria che direttamente o indirettamente affrettano la rovina della borghesia imperialista e del suo Stato".

 
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