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Aglietta Adelaide, Boato Marco - 1 marzo 1981
LA PELLE DEL D'URSO: (45bis) Il terzo dibattito alla Camera dei deputati: le comunicazioni di Forlani (14 gennaio), gli interventi di Adelaide Aglietta e Marco Boato (15 gennaio) (seconda parte)

SOMMARIO: L'azione del Partito radicale per ottenere la liberazione del giudice Giovanni D'Urso rapito dalle "Brigate rosse" il 12 dicembre 1980 e per contrastare quel gruppo di potere politico e giornalistico che vuole la sua morte per giustificare l'imposizione in Italia di un governo "d'emergenza" costituito da "tecnici". Il 15 gennaio 1981 il giudice D'Urso viene liberato: "Il partito della fermezza stava organizzando e sta tentando un vero golpe, per questo come il fascismo del 1921 ha bisogno di cadaveri, ma questa volta al contrario di quanto è accaduto con Moro è stato provvisoriamente battuto, per una volta le BR non sono servite. La campagna di "Radio Radicale che riesce a rompere il black out informativo della stampa.

("LA PELLE DEL D'URSO", A chi serviva, chi se l'è venduta, come è stata salvata - a cura di Lino Jannuzzi, Ennio Capelcelatro, Franco Roccella, Valter Vecellio - Supplemento a Notizie Radicali n. 3 - marzo 1981)

(seconda parte - continua dal testo n. 1815)

L'intervento di Marco Boato (15 gennaio)

"Boato". Non mi sento di polemizzare con le tante cose che sono state pronunziate in quest'aula, né tanto meno sul comportamento di molti colleghi del gruppo comunista, che in questo momento si stanno allontanando. Ovviamente, signora Presidente, ognuno di noi è libero di ascoltare o meno. Mi permetto, però, semplicemente di sottolineare questo comportamento da parte di vari colleghi, in particolare dei colleghi comunisti, e non dico ``compagni'' per non suscitare loro reazioni. E'nei momenti di scontro e di dibattito che, per quanto mi riguarda (non mi interessa parlare a nome di qualcun altro), mi sono sempre comportato con il massimo di rigore e di rispetto, anche nell'asprezza polemica o in altri casi nella convergenza è proprio in questi momenti che si misura la capacità di attenzione reciproca, di dialogo o di scontro che sia, di confronto politico, di capacità o meno di costruire anche possibilità diverse sul terreno politico. Ovviamente, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma ciascuno è anche l

ibero di registrare questi come segnali, purtroppo significativi, all'interno della sinistra.

Vi sarei grato ("Rivolto ad alcuni deputati che siedono dietro di lui") se non conversaste alle mie spalle!

"Tessari Alessandro". E' Antonello Trombadori che sta catechizzando i radicali!

"Presidente Scalfaro". Onorevole Alessandro Tessari, la prego di non disturbare l'onorevole Boato e di lasciarlo svolgere il suo discorso: la prego!

Traditore della Repubblica

"Boato". C'è però un'accusa ed un comportamento, signor Presidente (e mi dispiace che non sia rimasto in aula nemmeno il collega Mammì, visto che lo ascolto sempre con estrema attenzione), che personalmente (credo che questa osservazione valga per il mio gruppo e forse anche per altri gruppi, almeno per singoli deputati) non sono disposto ad accettare ed a tollerare un minuto di più. Il collega Mimmo Pinto lo ha già detto stamattina in modo stupendo, con un intervento che ci ha visto tutti quasi in ``religioso'' ascolto, ma la cosa oggi pomeriggio si è ripetuta. Ebbene - per quanto mi riguarda - non sono disposto ad accettare un minuto di più, per me e per qualunque altro collega di questa Camera, fino a prova del contrario, che si possano impunemente accusare alcuni deputati di essere traditori della Repubblica, della democrazia, del Parlamento nel nostro paese, e ciò - lo ripeto - impunemente. Questo, per quanto mi riguarda, non lo tollero più! O ci sarà un Presidente o una Presidente di questa Camera che

non tollererà più di queste accuse gratuite senza interrompere chi le sta facendo e chiedere - se ne ha le prove - che sporga la denuncia penale; o ci sarà una Presidente della Camera che questo non riterrà più ammissibile il ``porco dio'' che Reggiani ha detto poche decine di minuti fa qui dentro senza che nessuno obiettasse nulla, quando per altre parole qui invece è successo il finimondo. Ebbene, la Presidenza della Camera potrà ritenere ammissibile questo "lapsus", perché se la Presidenza lo avesse fermato, il collega Reggiano si sarebbe certamente corretto, poiché da bravo trevigiano gli sarà senz'altro sfuggito...

"Rizzi". Non gli è sfuggito niente!

"Boato". ...Kessler sa che ne Veneto e nel Trentino le bestemmie purtroppo si sprecano nel parlar ``volgare''. Ma personalmente non sono disposto ad accettare un minuto di più (salvo fare qualcosa, ma non so ancora cosa, poiché non ho studiato quali possono in questo caso essere gli strumenti regolamentari a mia disposizione) che qui a qualcuno si possa dare gratuitamente del ``traditore della Repubblica'', non di una linea politica. Se si dice che qualcuno ha tradito una linea politica o uno statuto di partito, se sarà vero o non sarà vero lo vedremo, ma l'accusa gratuita di ``traditore della Repubblica'' in aula, non alla "buvette", non in un bar o sulle colonne di un giornali, non è tollerabile. Se questo viene detto sulle colonne di un giornale, ripeto, ne discuteremo col giornale, ma ciò è avvenuto qui alla Camera, senza che avesse la minima conseguenza da parte della Presidenza che per altre parole, per altre frasi e per altri atteggiamenti molto meno gravi, a torto o a ragione (su questo non discuto i

n questo momento, lascio insindacato se a torto o a ragione) ha tenuto ben altri comportamenti.

"Presidente Scalfaro". Onorevole Boato, debbo dire che lei sta facendo una richiesta che dovrebbe essere nella logica delle cose.

"Boato". Certo Presidente, sono d'accordo con lei.

"Presidente Scalfaro". Ogni volta che un collega rivolge ad un altro non una interiezione, un epiteto o una battuta che può sfuggire, ma un'accusa specifica che costituisce anche reato, evidentemente il discorso si sposta e vi sono anche norme regolamentari e doveri presidenziali che si accumulano e che debbono essere adempiuti; però occorre anche che ci sia pure una grande collaborazione fra tutti i colleghi. Questa collaborazione attiene al tono, al modo, al garbo, a quel rapporto umano al quale ho fatto cenno giorni fa...

"Boato". L'ho sentito, e sono totalmente d'accordo.

"Presidente Scalfaro". ...e al quale, se vivrò, farò cenno altre volte, perché credo che il punto più alto del rispetto reciproco sia quello di ascoltare persona che sostiene tesi che noi non condividiamo per nulla, ma saperla ascoltare e cercare quel goccio di vero che sempre c'è anche nelle tesi che sembrano le più lontane. Ora, se ognuno di noi - chiedo scusa per questa interruzione...

"Boato". Per carità, mi fa piacere!

"Presidente Scalfaro". Se ognuno di noi fa questo sforzo, evidentemente anche la Presidenza - chiunque vi sia a presiedere - riuscirà ad affrontare le varie situazioni. Ma, quando d'un tratto esplodono voci, grida da ogni parte, il discorso non può più essere chiamato tale. Si ha la sensazione di un'accozzaglia di gargarismi, che neppure sono più degni di questo nome, e allora si è su un piano sul quale dalla civiltà, dal civismo, dall'educazione, dall'intelligenza, dalla cultura, dal senso morale si scende su una serie di posizioni che non sono degne non dico di un parlamentare, ma di nessun uomo con una ``u'' che non sia al di sotto del minuscolo.

Detto questo, io mi rivolgo anche a lei e alla sua saggezza, perché anche il tono, il modo e il garbo del discorso possono essere un aiuto per quello che lei desidera venga attuato nei suoi confronti. Prosegua, onorevole Boato.

"Boato". La ringrazio, Presidente. Se mi consente, visto che non è la prima volta che abbiamo qualche scambio di opinioni molto franco, io accolgo e faccio mio tutto ciò che lei ha detto poco fa. De resto, ho avuto occasione - non ero in aula, ma lo sentii attraverso i microfoni interni - di ascoltare un altro suo analogo intervento in un'altra recente occasione, molto più tesa di questa. Tuttavia, anche perché lei lo sappia, giacché non era lei a presiedere in quel momento, cioè poche decine di minuti fa, devo dire che non ci trovavamo in presenza di gargarismi che nessuno potesse sentire. Se così fosse stato, sarei stato d'accordo con lei. Ci siamo trovati in presenza di un capogruppo...

"Presidente Scalfaro". Onorevole Boato, adesso mi dia un aiuto...

Mammì diceva...

"Boato". Mi consenta, Presidente: lo devo ricordare. Devo completare questa frase, perché gargarismi quelli di Mammì non erano. Ci siamo trovati in presenza di un capogruppo (di un capogruppo, tra l'altro, che mi è anche amico personalmente, anche se dissentiamo molto radicalmente in questi giorni; ma, personalmente, ho un rapporto di amicizia con lui) che ha accusato...

"Presidente Scalfaro". Onorevole Aglietta, non scrolli la testa di fronte a queste dichiarazioni...

...Trombadori urlava...

"Boato". ...che ha accusato di essere nemici della Repubblica, ed è stato applaudito da un larghissimo schieramento - non da tutti, ma da un larghissimo schieramento - che dall'estrema destra è arrivato alla estrema sinistra, passando dal centro. E addirittura ci sono state intimidazioni nei confronti di chi non applaudiva; a qualche collega socialista che mi pare non applaudisse il collega Trombadori ha urlato: "applauditelo anche voi! Applauditolo anche voi!".

"Presidente Scalfaro". Onorevole Boato...

"Boato". Quelli non erano gargarismi!

"Presidente Scalfaro". ...una volta il codice penale dava un particolare rilievo agli stati emotivi e passionali...

"Boato". Quelli di Mammì?

"Presidente Scalfaro". ...poi, ad certo momento, questo è stato dimenticato. Non vorrei che venissero in rilevanza in questo nostro ambiente. Adesso ci siamo spiegati su questo tema, quindi proseguiamo.

"Boato". Ci siamo spiegati perfettamente, e questa spiegazione che, oltre tutto, rimane agli atti della nostra seduta, mi auguro possa servire per i prossimi giorni o per le prossime ore, magari per domani mattina.

"Presidente Scalfaro". I funzionari stenografi sono perfetti, stia tranquillo!

"Pinto". Allora, la prossima volta abbandoneremo l'aula in silenzio!

"Presidente Scalfaro". Onorevole Pinto, evitiamo di fare minacce!

"Bianco Gerardo". Torniamo al tema!

"Boato". Il collega Gerardo Bianco mi dice che bisogna stare al tema. Ma se non è questo il tema del dibattito, non so proprio quale sia. Se non è questo, e cioè il fatto che qualcuno avrebbe tradito la Repubblica e qualcun altro l'avrebbe salvata, e viceversa...

"Presidente Scalfaro". Riprenda il suo intervento, onorevole Boato.

"Boato". Sto continuando il mio intervento, anche se dialogando. Siamo in un Parlamento anche perché si parla e ci si spiega.

Comunque, riprendo il filo originario del mio intervento. Credo che, per molti aspetti, questo dibattito rischi di essere malamente ripetitivo di quello che abbiamo svolto, starei per dire, poche ore fa; ho finito di parlare sabato mattina, e così altri colleghi.

Se ci fosse stato il cadavere

Il precedente dibattito sul terrorismo si è svolto appena venerdì e sabato della scorsa settimana. E' stato detto da altri - e lo posso dire anch'io, da un certo punto di vista - che questo dibattito, però, si doveva assolutamente fare, che comunque era bene farlo, perché (ipotesi, non accusa!), forse, svolgendo questo dibattito con un cadavere sulla soglia di quest'aula, o poco lontano da qui, poteva darsi che l'esito, nelle aspirazioni di qualcuno, anche fuori da qui - sulla carta stampata queste cose sono state scritte - avrebbe potuto essere diverso non solo rispetto, per esempio, all'assetto governativo (noi siamo all'opposizione, quindi non è questo che ci riguarda), ma anche, in ipotesi, per quanto ho capito e percepito, rispetto - non so come dire con una parola che non sia offensiva per nessuno - all'equilibrio istituzionale del nostro paese.

Hanno tentato di coinvolgere Pertini

Ma è sicuramente offensivo, signor Presidente, che, nei giorni scorsi, pretestuosamente ed arbitrariamente, si sia tentato - fortunatamente solo tentato, senza riuscirci, e dirò subito perché non si poteva riuscire - coinvolgere, ad esempio, il nostro caro amico e compagno Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, nelle vicende gravi, drammatiche, tragiche che hanno attraversato le forze politiche del nostro paese. Mi riferisco ad un tentativo - altrui - di coinvolgere il nostro caro amico e compagno Sandro Pertini in questa vicenda, fino al punto che un giornale ieri, ha addirittura preannunciato, come ipotesi, un messaggio presidenziale al Parlamento, laddove non si fossero verificati non so quali eventi (ma posso benissimo immaginare quali).

"Labriola". E se ci fosse stato il cadavere di D'Urso fuori di qui?

``Negli ambienti del Quirinale...''

"Boato". Qualcuno dice: e se ci fosse stato il cadavere di D'Urso fuori di qui? Non so, perché per ipotizzare questo o si è dei millantatori, o si conoscono certe cose, o altro. Ma siccome di tutto questo non ho personalmente traccia, per quanto riguarda la volontà politica e le idee del nostro amico e compagno Sandro Pertini debbo soltanto denunciare con forza questi tentativi, perché ci sono stati. Ed io mi sono convinto di quanto dico anche perché ho sotto gli occhi un dispaccio ANSA delle 13,25, secondo il quale il Presidente della Repubblica ha inviato - ovviamente e doverosamente, aggiungo io - un telegramma stupendo alla famiglia del magistrato, che dice: "Sono vicino a voi con animo fraterno in questo momento di ritrovata serenità. Al giudice D'Urso esprimo tutta la mia umana solidarietà". Condividiamo tutti, fino alle virgole, questo telegramma, ma successivamente nel dispaccio ANSA c'è una strana aggiunta, di cui vorrei chiedere ragione, secondo la quale "negli ambienti del Quirinale si rileva che

la liberazione del magistrato non ha fatto svanire la minaccia eversiva - certo, su questo siamo d'accordo tutti - che ha come bersaglio le istituzioni repubblicane e che è motivo di grande preoccupazione per il Capo dello Stato". E' naturale che ciò avvenga, e non occorrerebbe quindi un dispaccio ANSA; ci mancherebbe altro che il Capo dello Stato non avesse come tutti noi, questa preoccupazione! A questo proposito si afferma inoltre che "il Capo dello Stato sta seguendo da ieri, con vivissima partecipazione, il dibattito in Parlamento sul terrorismo, anche perché ritiene che dalla vicenda D'Urso si possano trarre utili lezioni per elaborare una strategia che permetta di lottare, con sempre maggiore incisività, contro il terrorismo".

Pertini ci ascolta

Per quanto riguarda la lettera di questo testo, non ho che da dichiararmi consenziente, anzi sono contento. Tra l'altro, so che il Capo dello Stato già in passato, ad esempio sulla vicenda del terremoto, ha seguito direttamente i dibattiti della Camera. Non so se ha fatto altrettanto per i dibattiti del Senato, ma immagino di sì. Credo sia enormemente importante che il Presidente della Repubblica, in un momento di particolare ed acuta tensione, abbia un rapporto diretto, anche di ascolto, con quelle che sono le posizioni delle varie forze politiche all'interno del Parlamento.

Credo sia altrettanto importante che si ritenga, da parte del Presidente della Repubblica in ipotesi (ma qui è scritto "ambienti del Quirinale"), che da un dibattito come questo "si possano tratte utili lezioni per elaborare una strategia che permetta di lottare con sempre maggiore incisività contro il terrorismo". Certo, tutto questo va benissimo. Ed allora, perché questo comunicato? Siccome penso - anzi lo so per certo - che il nostro amico e compagno Sandro Pertini segna il dibattito in Parlamento (l'ha fatto non so quante volte), per cercare di capire evidentemente, quali orientamenti ne emergono, perché oggi, per la prima volta da quando sono in questa Camera, abbiamo questo dispaccio ANSA, che viene non dal Presidente della Repubblica, ma da "ambienti del Quirinale"? Così, almeno, dice l'ANSA, che non so se sia stata smentita. Per questo io, con forza, parlo della mia piena fiducia nel nostro amico e compagno Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, e della mia enorme preoccupazione per il fatto ch

e ci sia qualcuno, in questo paese, che tenti di usare il suo nome, il suo ruolo istituzionale, per manovre che non posso che ritenere oscure e devianti. Poiché infatti esse non sono chiare e limpide, non sono dichiarate, non posso che ritenerle oscure e devianti. Se messaggio al Parlamento da parte del Presidente della Repubblica doveva esserci, poteva, in ipotesi, esserci comunque, D'Urso morto o D'Urso vivo è una vittoria del terrorismo. Ed, allora, D'Urso morto sarebbe stato una sua sconfitta? Ci è stato detto in tutte le salse, qui dentro e fuori di qui! Ma se D'Urso vivo rappresentasse una vittoria del terrorismo, allora, certo, vi sarebbe a maggior ragione necessità, in ipotesi astratta, di un eventuale intervento altrui, in questo caso del Presidente della Repubblica, che è totalmente autonomo e che non ha certo bisogno che sia io o altri a dirgli cosa deve o non deve fare. Difatti, non parlo del nostro amico e compagno Sandro Pertini, parlo di chi ha attribuito a Sandro Pertini, sui giornali, certe

intenzioni.

C'è un complotto?

Vi è un ``complotto'', vi è una manovra oscura e deviante? Non lo so. Ma qualcuno, sicuramente, qualcosa ha tentato. Sono convinto che tutto è caduto sul nascere, e che, comunque, se vi fosse stato un tentativo di portare avanti qualche strana manovra extra-istituzionale, il primo che adesso si sarebbe opposto fermamente e duramente, denunciandola se del caso pubblicamente, sarebbe stato proprio Sandro Pertini! Tutto ciò al di là di quelle che possono essere le sue valutazioni, come Capo dello Stato o come persona in carne ed ossa, su questo od altro aspetto delle vicende del nostro paese, e nell'attuale momento sul terrorismo. Possono essere valutazioni che io condivido, o che non condivido, o che condivido solo in parte. Questo è del tutto secondario, banalmente secondario per quanto mi riguarda. E' infatti banalmente secondario cosa pensi Marco Boato di ciò che pensa sul terrorismo il Presidente della Repubblica! Ma non è di questo che si sta trattando, se si sia cioè in questa sede tutti d'accordo con qu

ello che espressamente o in ipotesi può pensare il Presidente della Repubblica. Ripeto: non è questo l'argomento della discussione, ma era in discussione qualcos'altro che non ho capito bene. E, visto che esiste questa forte attenzione nei confronti dell'attuale dibattito, ho quindi preferito esprimere i miei interrogativi con franchezza, con serenità, con fiducia.

Ho ascoltato con scrupolosa attenzione quasi tutti gli altri colleghi: ho perso poco dei loro interventi. Debbo francamente dire (non sono l'unico in questa sede, anche fra coloro che hanno portato avanti fino in fondo una certa battaglia) che nel momento in cui altri colleghi, di altri gruppi, sia della maggioranza governativa, che ha posizioni - come abbiamo visto tutti - parzialmente differenziata, sia dell'opposizione (non parlo a nome di altri, ma so che altri la pensano in questo modo), affermano certe cose, mi chiedo personalmente in ogni momento non se io sia d'accordo a priori con un determinato intervento nella sua lentezza, o in disaccordo. Mi chiedo altro: condivido o meno questa cosa specifica che sta dicendo questo rappresentante di questo partito, di questo gruppo? Ad esempio, nello stesso intervento di Mammì, che ho ritenuto gravissimo per molti aspetti, vi sono però osservazioni - su problemi futuri, su ipotesi alternative che è possibile fare, su responsabilità che comunque debbono essere a

ssunte - che, per quanto mi riguarda, almeno a livello di preoccupazioni che sento, trovano in me un certo riscontro. E lo stesso vale - ho citato Mammì solo perché è stato l'ultimo a parlare prima di me - per altri colleghi, sia all'interno della maggioranza che dell'opposizione, i quali hanno detto altre cose.

Quando assassinarono Marino

L'unico che non mi ha suscitato grandi emozioni, né il benché minimo consenso, è stato l'intervento, ideologicamente fascista, del deputato del Movimento sociale italiano-destra nazionale Servello, il quale oltre tutto si è chiesto ed ha denunziato in quest'aula chi abbia avuto rapporti con la violenza nel nostro paese. Mentre lui parlava, a me veniva in mente la fotografia - ricordo addirittura la fotografia, ma credo vi sia stato anche un procedimento giudiziario - del 12 aprile 1974, in quella piazza di Milano, con la manifestazione alla testa della quale erano Servello ed altri quattro chiamiamoli "leaders", per non usare altre espressioni, del Movimento sociale italiano-destra nazionale e di alcune organizzazioni extra parlamentari fasciste, la quale manifestazione si concluse - come tutti sappiamo - con il lancio di una bomba SRCM che assassinò l'agente di polizia Marino. Non lo dico per ripicca, ma perché chi fa il furbo qui dentro, chi usa strumenti ipocriti, chi nasconde la verità, chi fa carte fals

e, anche sul piano storico, non merita attenzione.

Merita attenzione che non parte da una presunzione pregiudiziale di verità assoluta, che ha la consapevolezza che viviamo una fase drammatica e per molti aspetti tragica della vita del nostro paese, chi ha la consapevolezza che un bilancio storico di questo decennio nella vita del nostro paese sarà ben difficile da fare per tutti noi e che, comunque, sarà un bilancio che porterà ad esiti molto più complessi, contraddittori, molteplici, di quanto ciascuno di noi in passato non potesse pensare; esiti sicuramente più ricchi nell'analisi storiografica che non nel dibattito politico, il quale purtroppo a volte porta settarismi, a schematismi e a ideologizzazioni. Ma, ripeto, posizioni come quella che ho sentito esprimere da Servello alcune ore fa, per pochi minuti, non sono tra quelle con cui mi interessa in questo momento dialogare in alcun modo.

Forlani e i carabinieri

Ma difficoltà, tormenti, anche sbandamenti forse, vi sono stati in molti. Se il Presidente del Consiglio non si offende, vorrei fargli un'osservazione puntuale. Se assumo alla lettera quel che lui ha affermato alla scuola di preparazione tecnico-professionae degli ufficiali dei carabinieri, allora il mio giudizio non può non essere, come quello di altri colleghi, del nostro e di altri gruppi, gravissimo, e lo dico con molto rispetto. Oppure debbo ritenere - se il Presidente del Consiglio non lo considera ``paternalistico'', da parte mia, anche perché potrei invece essere suo figlio - che, in un momento delicato e tragico della vita del paese, anche il Presidente del Consiglio (rispetto al quale io dissento, sul piano delle posizioni politiche: per questo sto all'opposizione) ha avuto uno ``sbandamento''.

``L'operazione Monaco''

Egli è andato in una scuola dell'Arma dei carabinieri, probabilmente convinto di trovare non solo una reazione emotiva dura, che infatti c'era, ma anche un atteggiamento reazionario, ed ha tentato in qualche modo di controllarlo, in realtà cavalcando nell'aspetto più deteriore. Ebbene, si è trovato invece di fronte ad un generale che - lo dico io che ho denunciato con forza, anche attraverso un'interpellanza, il generale Corsini, predecessore di Cappuzzo, per le cose indegne dette in un'analoga occasione: ma proprio per questo non ho paura di riconoscere il diverso comportamento del suo successore -, quanto meno, ha avuto parole equilibrate, pur in un momento obiettivamente difficile e delicato. La paura di trovarsi di fronte ad uno sbandamento sbracatamente reazionario da parte dei carabinieri, ha probabilmente indotto il Presidente del Consiglio a tentare di controllarlo, ``cavalcandolo'' in qualche misura, e ciò ha costituito secondo me invece un grosso "boomerang" nella vita istituzionale del paese, che

mi auguro, e le auguro, signor Presidente del Consiglio - con franchezza, onestà e lealtà - resti una parentesi, nella tormentata e tragica vicenda di questi giorni: vicenda che, comunque, non si è conclusa nel modo ancor più tragico che troppi prevedevano (e Dio non voglia sperassero), ma quanto meno si è conclusa nel modo più positivo in cui potesse concludersi, almeno per quanto riguarda specificamente il sequestro D'Urso, e cioè con la sua liberazione. Si è tanto discusso in astratto di fermezza e di cedimento, di trattativa o meno. Nei pochi giorni che ho passato nella mia casa, a Natale, con mia moglie (come purtroppo mi accade raramente), ho avuto occasione (come pure mi accade raramente) di guardare la televisione. Nel pomeriggio di non so quale giorno attorno a Natale, su non so quale canale della RAI-TV, è stato trasmesso comunque un servizio di due ore, realizzato dalla televisione della Repubblica federale di Germania, in cui si ricostruiva giornalisticamente la cosiddetta ``operazione Monaco'',

cioè il dirottamento di un aereo, partito credo da Teheran, verso Monaco, e grazie al quale i palestinesi riuscirono a recuperare i tre terroristi (o militanti: chiamateli come volete) palestinesi che erano stati arrestati per la vicenda delle Olimpiadi del 1972. La televisione tedesca ha ricostruito puntualmente il fatto chiamando in studio anche il ministro dell'interno federale, il ministro dell'interno bavarese, il capo della polizia, il capo della "Lufthansa", il comandante dell'aereo e varie altre autorità, cercando di ricostruire anche i minimi dettagli. Ha riconosciuto le discussioni sull'opportunità di trattere: e si badi che da noi in questi giorni non si è mai parlato di ``trattare'', mentre in Repubblica federale di Germania si è parlato come e in che misura si dovesse trattare con la necessità di contraddirsi e contraddire (perché questa è la situazione in casi del genere) nel giro di poche ore o di minuti. Qualcuno sostiene che la Repubblica federale di Germania poteva permetterselo, perché è u

no ``stato forte'': ebbene, ho sentito dire dal ministro federale dell'interno cose molto dure sul ministro dell'interno del "Land" e viceversa, ho sentito dire dal responsabile della "Lufthansa" (che è l'aviazione di Stato tedesca) cose molto gravi sui dirigenti politici, e viceversa, cose che farebbero rabbrividire persino il nostro paese, che pure è abituato a ben altro.

Trattare, discutere, dare ordini e contraddirli, nell'arco di quelle 17 ore in cui si è svolto il dirottamento: tutto ciò è stato ricostruito nelle due ore di servizio televisivo. E il risultato di quell'operazione è stato che i tre militanti dell'organizzazione palestinese, superstiti dell'operazione compiuta alle Olimpiadi del 1972, sono stati liberati, perché c'erano altre vite umane da salvare. Non sto parlando dunque di messaggi da pubblicare sui giornali, ma della liberazione di tre detenuti della Repubblica federale di Germania, decisa per salvare altre vite umane! Lo Stato ``forte'', duro, lo Stato ``germanico'', lo Stato ``tutto d'un pezzo'', non certo con una decisione presa in un minuto, ma attraverso un dibattito, attraverso contraddizioni, lacerazioni, posizioni contrastanti e contrastate al suo interno, è giunto ad una tale scelta.

Gli americani trattano con l'Iran

Tutte le sere, alla televisione, ascoltiamo il bollettino di aggiornamento su che cosa sta facendo il più grande Stato del mondo - imperialista o meno, capitalista o meno, non m'interessa in questo momento - la più grande democrazia occidentale, gli Stati Uniti d'America, nelle trattative con un altro Stato, l'Iran, che tiene sequestrati - e noi abbiamo preso posizione durissimamente sin dai primi giorni su questa vicenda - cinquantaquattro suoi funzionari, dirigenti, impiegati di ambasciata, agenti segreti (alcuni, sicuramente, ``spioni'' di professione). Tutte le sere, siamo lì a guardare il bollettino televisivo sulle trattative tra lo Stato americano e lo Stato iraniano. Trattative con tanto di cauzione o di non cauzione, di condizioni o di non condizioni. Credo che anche in questo caso ci siano motivi ultralegittimanti per la situazione in cui l'Iran si è trovato nei confronti degli Stati Uniti, eppure non ritengo affatto legittimo quel sequestro.

Ma cosa stanno facendo gli Stati Uniti d'America? Stanno forse legittimando con le trattative il sequestro di persona? Stanno forse legittimando uno Stato integralista? Stanno forse legittimando la violenza, oppure il più grande Stato imperialista del mondo - per definirlo in modo pomposo - sta mettendo la vita dei suoi cinquantaquattro cittadini al di sopra di interessi che altri invece vorrebbero far comunque prevalere anche a costo di quelle vite umane? Se si vuole arrivare prima del 20 gennaio, infatti, alla risoluzione di questo caso, è perché negli Stati Uniti vi è chi, probabilmente, pensa che, forse, quelle vite valgono, sì, ma non tanto, e che, in ben altro modo si dovrebbe tentare di risolvere la faccenda...

"Kessler". E' diverso!

Abbiamo trattato per l'Alto Adige

"Boato". E' diverso, è tutto diverso! Infatti, sto facendo tanti esempi diversi. E continuo. Poco fa era qui seduto - e purtroppo non c'è più - il collega Frasnelli della "Südtiroler-Volkspartei", il quale ha fatto un intervento duro - e guardate che Frasnelli, non se ne voglia, è considerato l'ala più progressista o meno reazionaria della Volkspartei -. Ho detto ``non se ne voglia'' perché sono convinto che forse lui sia contento di quella definizione, ma potrebbe succedere che questo giudizio, espresso da Boato alla Camera, gli creasse a Bolzano qualche problemino. Comunque, è vero che Frasnelli, anche perché è giovane ed ha avuto esperienze culturali e scolastiche diverse, è l'uomo più sensibile tra i vari rappresentanti della Volkspartei, sia alla Camera che al Senato: quindi, meno reazionario, più progressista. Frasnelli, dicevo, ha fatto un intervento duro. A lui - e non in tono di accusa o, forse, anche in tono d'accusa - devo ricordare che l'attuale assetto internazionale ed interno dell'Alto Adige-"

Südtirol" è nato proprio sulle ceneri di non so quanti attentati e di non so quante bombe, che per molti anni hanno imperversato nell'Alto Adige-"Südtirol". A lui posso ricordare che lo Stato italiano, la provincia di Bolzano, l'"Hauptmann" della SVP, lo Stato austriaco e l'ONU hanno trattato, hanno negoziato un ``pacchetto'' - e lei, onorevole Kessler, lo sa benissimo - per poter uscire dal terrorismo...

"Kessler". Senza mai compromettere le istituzioni! Era diverso.

"Boato". Certo, anche questo è vero. Il collega Kessler ha ragione, era diverso, così come è diverso l'Iran, l'Alto Adige e la Repubblica federale di Germania. E' tutto diverso. Mi auguro che ciò che dice il collega Kessler, e cioè che non sono state compromesse le istituzioni, sia vero e, prima o poi, a dieci anni di distanza, faremo un bilancio di fondo di quel ``pacchetto''. Mi auguro, ripeto, che ciò sia avvenuto, ma affermo anche che è avvenuto oggi, con difficoltà, con contraddizioni e con lacerazioni, un fatto importante nella storia del nostro paese: la vita di un sequestrato dai terroristi è stata salvata, e non sono state affatto compromesse le istituzioni del nostro paese, collega Kessler. Tu democristiano ed io deputato radicale - personalmente, posso avere giudizi diversissimi sul Governo, e ne ho dati e ne darò anche adesso di pesantissimi - per lealtà, pur ammettendo le lacerazioni, le contraddizioni, le cose dette in ritardo e tutto quello che si vuole, non possiamo però dire che oggi siano s

tate compromesse le istituzioni del nostro paese. Non si è detto che erano state compromesse le istituzioni del nostro paese quando si era scoperto che c'erano generali, del nostro paese, coinvolti in tentativi di "golpe" eversivo, generali coinvolti in frodi, uomini politici e ministri corrotti e corruttori. Quando si è scoperto questo non si è detto che era finita la Repubblica! Non si è detto che c'era il ``grande tradimento'' della Repubblica. Eppure queste cose sono successe nel nostro paese, ma nessuna voce si è allora alzata a denunciarla come la fine della Repubblica. E quando io, noi, qui in quest'aula - ma altri anche nelle legislature precedenti - demmo del ``golpista fellone'' a qualcuno, ci fu chi si scandalizzò. Eppure queste cose ormai risultano persino dagli atti giudiziari!

La linearità cadaverica del pci

Non è stata facile la vicenda di questi giorni, non è stato lineare, sicuramente, il comportamento del Governo; mentre il comportamento dell'opposizione comunista - mi dispiace dirlo, perché io sono molto amico dei comunisti come tutti sanno - lineare lo è stato: più lineare di così! Ma era una linearità cadaverica: fermi, immobili; nessuna iniziativa, nessun fatto, niente. Più lineari di così! Era proprio una linearità cadaverica, non perché volevano il cadavere - non sto dicendo questo - ma cadaverica nel senso che non c'era nessuna capacità di intervenire, di prendere delle iniziative, di cambiare la situazione che si aveva di fronte; non c'era nulla da fare se non lasciarglielo assassinare, quell'uomo, perché, se quell'uomo fosse stato assassinato, allora sarebbe stata una sconfitta delle Brigate rosse ed una vittoria dello Stato; ma siccome ormai, questa volta, ce l'abbiamo finalmente vivo davanti a noi, allora questa sarebbe una sconfitta dello Stato ed un vittoria delle Brigate rosse. Mille di queste

sconfitte dello Stato, signor Presidente! Se potessimo avere mille delle persone assassinate dai terroristi, o dai mafiosi, o dai camorristi, se le avessimo ancora vive davanti a noi, e potessimo, con loro vive, di fronte a loro vive, discutere sul che fare per battere la mafia, la camorra, il terrorismo, di destra, di sinistra e, quando c'è, con le complicità di Stato... ("Interruzione del deputato De Cataldo"). Mille di queste situazioni, anche difficili. Certo, agire non è facile; ed io non sono d'accordo quando, anche vicino a me, qualcuno dice che la prospettiva futura è semplice. No, non è semplice. Ma in Alto Adige a suo tempo questo è successo.

"Kessler". Non abbiamo mai trattato, né con Amplatz, né con Klotz!

"Boato". Ne sono convintissimo! Ma perché, forse qualcuno qui ha trattato con qualcun altro? Certo che allora non avete trattato; avete fatto esattamente quello che io sto dicendo. Certo, Kessler, ti sto dando ragione. Avete preso un'iniziativa autonoma dello Stato centrale, dello Stato locale, dello Stato o degli Stati interessati a livello internazionale, e con la vostra autonoma iniziativa politica avete individuato le cause del terrorismo suditirolese, che non nasceva dal niente, ma da cause oggettive, anche se poi il SIFAR di allora ci mise lo zampino, più di qualche volta. ("Interruzioni del deputato Kessler"). Quel terrorismo aveva delle cause oggettive, dei problemi reali: si è arrivati ad un accordo, ed è finito il terrorismo.

Io qui, in quest'aula, un anno fa, Presidente - forse era proprio lei che presiedeva - ho risollevato la questione dell'Alto Adige ed ho detto: "State attenti, perché si sta incancrenendo tutto di nuovo il terrorismo; state attenti, perché si sta reinnescando una "escalation". Era ancora successo poca cosa. Ma tutto questo sta ora nuovamente succedendo: e dovremo dunque ridiscutere, in quest'aula, dell'Alto Adige-"Südtirol", per capire cos'è che non va più, cosa dobbiamo fare per rimettere in sesto quella intricata e complessa situazione, che sta reinnescando una spirale terroristica. Si dovrà affrontare anche questa situazione, certo, sbattendo in galera chi mette le bombe; questo è evidente, è il minimo. Ma siccome le bombe aumentano, ci dev'essere qualcos'altro; ed allora la questione andrà affrontata politicamente, dalla provincia di Trento, da quella di Bolzano, dalla regione Trentino-Alto Adige, dallo Stato italiano. E Dio non voglia, questa volta, che ci debbano essere di nuovo complicazioni internazi

onali.

Nessun magistrato ha chiesto l'estradizione di Kebler

Chiudo questa lunga parentesi, signor Presidente, ma che rientrava nel tema. E' stata una verifica, accalorata, da parte mia (perché io, purtroppo, parto così animatamente, Presidente, quando non dispongo di un testo scritto), ma in fin dei contri serena. Vede che sto quasi fornendo carte allo Stato, al Governo, per poter dire: "Ma, in fin dei conti, noi l'intelligenza politica, in certi momenti, in passato, l'abbiamo avuta, per capire che anche un fenomeno terroristico può essere affrontato, schiacciato, cioè eliminato come tale, ma anche ricondotto a partire dalle sue cause nell'alveo di una capacità di controllo istituzionale". Certo, non avete mica fatto presidente della ``commissione dei dodici'' Klotz o Amplatz (anche perché, se non ricordo male, qualcuno li ha ammazzati); e Kerbler, se non ricordo male, era agente del SIFAR, ed è stato fatto scappare al di là del confine. L'hanno ritrovato due anni fa a Londra ma l'hanno liberato; eppure Kebler ha una condanna a 28 anni di carcere da parte della corte

d'Assisi di Perugia; eppure nessun magistrato italiano ha chiesto l'estradizione di costui, nessuno ha chiesto alla magistratura inglese di estradarlo in Italia, come si è fatto con Piperno in Francia, che non risulta abbia ammazzato nessuno. Dico questo tanto per parlare qui un poco anche di quelle cose che fanno parte dei ``bassifondi'' dello Stato, perché purtroppo ci sono anche questi: bisogna limitarli il più possibile, possibilmente cancellarli, ma fanno parte della storia oscura di questo paese. Ed io non sto usando qui questi argomenti strumentalmente, per legittimare i terroristi; anzi, sto dicendo di guardare com'è travagliata e complessa questa vicenda. E non parlo solo del terrorismo di sinistra di oggi, e neanche di quello fascista di ieri (e speriamo che non sia nuovamente di domani). Ho parlato anche del terrorismo sudtirolese. Io non sono siciliano, non sono un grande studioso della Sicilia (ci vorrebbe Leonardo Sciascia); ma si dovrebbe ripercorrere pure la storia del terrorismo separatista

siciliano, per vedere come lo Stato abbia avuto rapporti con quel terrorismo. Non lo posso fare qui, anche perché altro è l'argomento specifico in discussione. Ma, siccome siamo in sede di riflessione meditata, non ho mai detto che abbiamo ``vinto'' noi, e Mimmo Pinto è stato bravissimo nell'esprimere questa mattina questo nostro stato d'animo. Non siamo venuti qui oggi a cantare vittoria contro gli sconfitti. Qualcuno, Marco Pannella, ha anche scritto fuori di qui: non dichiariamo di aver vinto, ma di aver ``convinto''.

Ora Sossi difende D'Urso

Il giudice Sossi è stato zitto in tutto questo periodo, salvo all'inizio per dire: ``stato di guerra'', ``pena di morte''; e oggi sull'ANSA vediamo che il giudice Sossi è ritornato a parlare, con D'Urso libero, signor Presidente. Ma D'Urso è stato liberato non con lo stato di guerra, non con la pena di morte, non con lo Stato autoritario o totalitario. Con altri mezzi, nonostante tutto, sono stati costretti i "killers" assassini delle Brigate rosse a liberare D'Urso! E per la prima volta, da quel tempo, dal 1974, Sossi - domani leggerete le sue dichiarazioni - difende il povero D'Urso, solo perché in realtà deve difendere se stesso per il comportamento che tenne allora. D'altra parte, in quelle circostanze chi di noi può sentirsi un eroe? Però Sossi avrebbe fatto bene a star zitto, per come si è comportato, non tanto rispetto a noi, ma rispetto allo Stato; a quello Stato che male o bene allora lo ha salvato. Sarebbe stato più dignitoso, da parte sua.

Mammì e le Brigate rosse

Sono convinto che sia giusto, come ha fatto Mammì prima di me - sua pure male - analizzare anche in quest'aula i documenti delle Brigate rosse. Ma devo dire che se noi avessimo recitato una sequela di citazioni dai documenti (dal numero 1 al numero 10) delle Brigare rosse in quest'aula, vi sarebbe sicuramente stata una insorgenza indignata da parte di qualcuno: no, non potete citare queste cose nella sacralità del Parlamento!

Mammì vi ha detto che ha letto questi documenti, che li ha studiati questa notte, che ne ha fatto l'esegesi e l'ermeneutica. Presidente, dove li presi i dieci documenti delle Brigate rosse il collega Mammì? Nessun giornale in Italia ha pubblicato integrali tutt'e dieci i documenti! Dove li ha presi?

"Tessari Alessandro". C'è un filo diretto!

"Boato". Se li sarà fatti dare da chi ce li ha, è evidente! Ma allora cosa succede in questo Parlamento? Qui ci sono i resoconti stenografici, e forse qualcuno sta anche ascoltando alla radio radicale questo dibattito, per cui ha sentito il collega Mammì parlare per un quarto d'ora dei dieci documenti delle Brigate rosse e fare l'esegesi comparata e ``differenziata'' - non come le carceri - di quei dieci documenti. Ma chi ascoltava, come poteva verificare se Mammì, capogruppo in questo Parlamento, membro autorevole della maggioranza governativa, avesse torto o ragione, visto che quei documenti non li ha e non li può avere, perché non si possono pubblicare?

Come fa anche un deputato di questo Parlamento, se non con strumenti, per così dire, subdoli, ad acquisire questi documenti, se essi non si possono pubblicare? Non so se Mazzola glieli passa sottobanco, visto che è il sottosegretario competente per i servizi segreti...

"Labriola". Non li ha nemmeno Mazzola.

I collegamenti internazionali del terrorismo

"Boato". Allora ci dicano dove possiamo trovarli, visto che ci si ricorda che dobbiamo giustamente discuterne, come del resto discutiamo tutto liberamente in questo paese. Perché l'Italia sarà un paese pieno di macerie, di scandali, di corruzione, ma vivaddio è ancora un paese vivo, è ancora in piedi, con la gente che ragiona, un paese dove non vi è guerra civile né stato di guerra né pena di morte. Nonostante tutto, la stragrande maggioranza della nostra gente ragiona, è matura e consapevole! Circa i collegamenti internazionali, posso dire di avere l'orgoglio o la colpa di aver contribuito poche settimane fa ad una trasmissione televisiva della rubrica ``Primo piano''; e credo che per la prima volta, documentatamente, per bocca di un ex terrorista, Hans-Joachim Klein, siano stati lì denunciati gravi collegamenti del terrorismo tedesco con il terrorismo internazionale. Credo di essere forse l'unico che lo ha fatto a questo livello. Siccome sempre si dice: dite quello che sapete in proposito, io l'ho fatto di

re a chi lo sapeva, l'ho invitato a dirlo pubblicamente. Klein non ha fatto il ``delatore'', non ha ``fatto i nomi'', come si usa dire, ma ha denunciato i fatti, che sono fatti molto pesanti.

Nel momento stesso in cui dico questo, affermo - potete credermi o non credermi, fate quello che volete - che sicuramente armi vengono dal medio oriente, che sicuramente ci sono contatti, come è stato detto, di confronto ideologico con altre organizzazioni internazionali. Sicuramente queste cose sono avvenute ed avvengono, in modo più limitato o meno. Sicuramente - almeno così è stato detto da uno di quei ``terroristi pentiti'' ai quali si dà sempre ragione - perfino il servizio segreto israeliano, il Siun-Beth, ha tentato di inserirsi nell'operazione Moro: così è stato detto, e lo abbiamo letto negli atti giudiziari.

Ma dal ricordare questo al dire che c'è un cervello internazionale - lasciamo stare la storia del ``grande vecchio'', che ormai si è sgonfiata - che c'è una centrale internazionale, all'est o all'ovest - certo, è più probabile all'est , si dice!... - Ma io ho suggerito ad un giornale - che l'ha fatto questa settimana - di pubblicare pari pari la foto di Ronald Stark, agente della CIA dichiarato, che era colui il quale forniva a certi militanti di Azione rivoluzionaria (gruppo terroristico) le piantine per arrivare ai campi di addestramento nel Libano. Questo risulta negli atti giudiziari del caso Pagliera.

Ronald Stark, signor Presidente del Consiglio e signor sottosegretario, è stato messo in libertà provvisoria a Bologna; e pochi giorni dopo il giorno in cui è stato messo in libertà provvisoria, è misteriosamente scomparso di nuovo. Nel carcere, riceveva regolari visite da parte di funzionari dell'ambasciata americana.

Povero Miceli

Sulla base di tutto ciò io posso forse dire che gli americani gestiscono il terrorismo in Italia? Ma fossi pazzo! Se volessi fare il demagogo, antiamericano per partito preso, direi questo; ma siccome è una fatalità, non ho l'animo e l'onestà intellettuale per dirlo. Dico che c'è questo fatto grave. Certo, qualcuno anche da lì ha tentato di mestare nel torbido. E poi, invece, vi sono sicuramente armi di fabbricazione sovietica o cecoslovacca nel terrorismo italiano; ma sicuramente, via medio oriente non via Praga o via Mosca. Via medio oriente, sicuramente: quelle armi vengono da lì. Questa sarebbe forse la dimostrazione che i cecoslovacchi od i sovietici stanno gestendo il terrorismo in Italia? Qualcuno lo sa? Che lo dica e lo provi. Io non mi scandalizzerei, al limite. Ma, per quanto mi risulta, per quanto ne so io, per quanto ne capisco io, non è vero. Mi dispiace per Miceli; ma se ragionava così quando era capo del servizio segreto italiano, povero servizio segreto, se ragionava come ha ragionato in ques

t'aula qualche giorno fa! Infatti - povero servizio segreto! - il generale Miceli è finito in galera nel 1974 per cospirazione politica, anche se conosciamo le vicende successive che lo hanno tirato fuori di lì.

Collegamenti internazionali, a questo livello, probabilmente ci sono; ma se non sbattete e non sbattiamo la testa con il fatto che il terrorismo italiano è un fenomeno storico, politico, sociale - e criminale, certo, perché ammazzano, sparano, sequestrano, feriscono - però un fenomeno storico, politico e sociale italiano, che ha nel nostro paese la sua principale ragion d'essere, la sua...

"Labriola". Scusami, ma le due cose non sono incompatibili.

"Boato". Certo. Sto dicendo però che ragionando, cercando di capire la logica politica delle Brigate rosse, qui, siamo riusciti anche a capire - non a trattare, bensì a capire - quale poteva essere il loro modo di comportarsi, ed a capire se un certo esito positivo, e comunque questo esito si è verificato e, per quanto mi riguarda, un ragionamento analogo lo feci ai tempi di Moro, e qualcuno in quest'aula lo sa. Però Moro è arrivato cadavere, il 9 maggio 1978, dopo che si era adottato un certo comportamento: D'Urso è arrivato invece libero, il 15 gennaio 1981, adottando un altro comportamento, anche se non è così facile e meccanica - sono d'accordo, se questa è l'osservazione che mi vuole fare Mazzola - l'antalogia. Ma non posso portarmi oltre su questo.

Non sappiamo niente

Dico che su questo ordine di problemi manca totalmente il terreno di analisi e di confronto. Certo, non dobbiamo trasformare - per carità! - i deputati in una sorta di succursali degli ``007'', che magari non ci sono neanche o non sanno comunque fare il loro mestiere; ma dobbiamo usare gli strumenti dell'analisi politica. Se chiedo ad un deputato di questo Parlamento se sa tutto sulle ``correnti'', le ``sottocorrenti'', i gruppi, le clientele e non so che cos'altro, egli sa tutto; se poi diciamo che quello terroristico è il partito armato che attacca la Repubblica, che attacca le istituzioni e che le destabilizza - ed è vero che esso vorrebbe far questo, è verissimo - ma non ne sappiamo niente, neanche quello che si potrebbe sapere studiando politicamente con gli strumenti che abbiamo, allora evidentemente, da una parte, si dice che è il più pericoloso attacco alla Repubblica ma, poi, dall'altra, quello che interessa alla maggior parte è invece il controllo e la conoscenza delle clientele, dei gruppi, delle

correnti e di non so che altro!

Vogliamo andare a vedere se non era cosa facile, tremendamente facile, capire che le carceri - il ``carcerario'', ha detto Sarti, addirittura adottando il gergo di questi documenti, l'altro giorno (e giustamente, poiché è un'espressione significativa, ministro Sarti) - stanno diventando il momento fondamentale, oggi, della riproduzione endemica del terrorismo e non solo endemica ma anche, addirittura, del nuovo reclutamento terroristico?

Povero Natta

Povero partito comunista: ha denunciato oggi per bocca di Natta - e lo aveva già detto ieri, sempre Natta, interrompendo Forlani - questo Governo, che lo ho denunciato per mille altre cose, per non aver utilizzato l'articolo 90 del nuovo ordinamento penitenziario per impedire a De Cataldo, Pinto, Stanzani Ghedini, Teodori e Spadaccia di andare a visitare il carcere di Trani!

Ma andate a rivedervi gli "Atti parlamentari" del dibattito sulla riforma penitenziaria - purtroppo in aula non c'è quasi nessun deputato comunista, e me ne dispiace molto - andate a rivedervi, come io ho fatto, gli atti del convegno del 1973 del Centro per la riforma dello Stato in previsione della riforma penitenziaria nel 1975 e guardate cosa scrivevate allora! Andate a rivedere quello che operatori del diritto (comunisti, socialisti e anche cattolici) hanno scritto poi sulla pericolosità eversiva dell'uso dell'articolo 90!

L'articolo 90

Devo ricordare la pericolosità dell'uso dell'articolo 90 perché esso dà l'arbitrio al Governo di sospendere in tutto o in parte, poi in casi eccezionali, tutte le garanzie della riforma penitenziaria; ma devo dare atto che il Governo fino ad oggi non ha fortunatamente abusato di questo articolo.

"Felisetti". Non nel 1973, perché è entrata in vigore nel 1975!

"Boato". Ho detto: andate a leggervi gli atti del convegno del PCI in preparazione della riforma penitenziaria, dibattito che è del 1973! Ho detto invece: leggete il dibattito successivo all'approvazione dell'articolo 90 fra operatori del diritto di varie parti politiche, cattoliche e democristiane comprese. Un dibattito sul rischio, sulla pericolosità eversiva in termini costituzionali che tutta quella riforma potesse essere ``bloccata'', laddove fosse instaurato nel nostro paese per esempio un governo a maggioranza parlamentare di destra, e questo governo utilizzasse quell'articolo 90 come un grimaldello per invalidare tutta la riforma penitenziaria.

Ebbene, noi siamo ridotti oggi al punto di sentire dal compagno Natta accusare il Presidente del Consiglio democristiano - della destra DC - Forlani di non aver usato quell'articolo 90 contro Spadaccia, Pinto, De Cataldo, Teodori e Stanzani Ghedini.

"De Cataldo". Non lo si poteva usare!

"Boato". Certo, so che c'è un dibattito giuridico sulla possibilità o impossibilità di infrangere con l'articolo 90 anche le prerogative parlamentari: a tal punto c'è questo dibattito che c'è qualcuno che ritiene che si poteva invece usare quell'articolo e che è stato un errore non farlo.

L'assemblea di Rebibbia

Ma io che, senza essere finito su nessun giornale e senza essere segnalato dai servizi di sicurezza di nessuno, frequento abitualmente, come altri colleghi del mio gruppo, le carceri, quando faccio una visita ad un carcere, dove non vi è in atto una rivolta né vi è alcuno stato di tensione, ci metto mediamente una giornata: in genere entro alle 8 del mattino ed esco stremato - stremati ne escono anche gli agenti di custodia ed i dirigenti del carcere - alle 19 o alle 20. Il carcere è tranquillo; però, bisogna andare a vedere una cella, un'altra, e molte altre, la cucina, i servizi. Con Rodotà e altri colleghi siamo stati molte ore nel carcere di Rebibbia, pur in una situazione calmissima. Anzi, con Rodotà abbiamo fatto una sorta di ``assemblea'' a Rebibbia. Massimo ("Rivolto al deputato Cacciari"), c'eri anche tu? No? C'era Mimmo Pinto, Stefano Rodotà, Luciana Castellina, allora deputato ancora di questa Camera, e altri colleghi...

"Kessler". Non sei mica andato a visitare i servizi, a Trani!

"Pinto" Ha anche assaggiato un polpetta!

"Boato". Stai tranquillo, Kessler: se mi ascolterai capirai che questa cosa è molto più seria di quanto tu non possa credere. Comunque, su questa vicenda di Trani è aperta un'indagine amministrativa...

"Presidente". Onorevole Boato, mi permetta una battuta: quando lei si rivolge ad un collega, parlando di una visita ad un carcere, e gli domanda "c'eri anche tu?", è bene che lei sottolinei in che veste, per non dare all'Assemblea una impressione preoccupante ("Si ride"). Chiedo scusa dell'interruzione. Prosegua, onorevole Boato.

"Boato". Comunque - chiusa questa parentesi, e la ringrazio per il suo intervento distensivo. signor Presidente - ricordo che c'erano Luciana Castellina, Stefano Rodotà e deputati di vari gruppi: siamo stati varie ore a discutere, però con detenuti accusati di insurrezione armata contro i poteri dello Stato; loro si dichiarano innocenti e si sono anche dissociati radicalmente dalla rivolta di Trani, ma il mandato di cattura lo hanno avuto lo stesso, per la rivolta e per il concorso nel sequestro del giudice D'Urso.

"Tessari Alessandro". Però sono stati definiti brigatisti?

"Boato". Comunque, chiudiamo questa parentesi, anche se vorrei sapere se da quella volta, nel luglio 1979, Rodotà ha cambiato idea, visto che allora abbiamo fatto quella che lui ritiene un'assemblea: ma questa volta a Trani non hanno fatto neppure un'assemblea così. Sono andati cella per cella a parlare con questi detenuti. Quando hanno parlato con sei detenuti insieme, hanno dovuto chiedere l'autorizzazione al magistrato e al direttore del carcere. Quella volta, a Rebibbia, noi (eravamo cinque o sei deputati) abbiamo parlato con molti detenuti insieme!

"Pinto". Abbiamo parlato, a Trani, dei problemi del ``dopo rivolta'', dei materassi che mancavano nelle celle, delle docce che non funzionavano, del fatto che non disponevano delle mutande per il ricambio. E c'erano il direttore ed il giudice di sorveglianza.

"Boato". Certo, lo so benissimo, avete parlato della situazione carceraria. E mi ricordo in questo momento che una delle prime visite carcerarie l'ho fatto con Mario Raffaeli, un collega socialista di Trento.

Comunque, evidentemente, oggi Rodotà si è dimenticato di aver partecipato con noi non ad un'azione eversiva, tanto è vero che nessuno allora ha protestato, anche se abbiamo emesso un comunicato stampa, ripreso da qualche giornale, ma ad una prolungata visita.

Una giornata in carcere

Comunque, di solito in un carcere ci passo più o meno una giornata, e penso che Mellini abbia fatto anche di peggio, nel senso che a volte c'è stato anche tre o quattro giorni. E guardate che proprio non ve lo auguro di stare come parlamentari tre o quattro giorni a visitare un carcere, perché vi lascio immaginare quali possano essere le richieste di tutti i tipi che vengono fatte. Ma non richieste eversive, nel senso che pensa Kessler o qualche altro. Nel senso invece che ti chiedono di tutto: in materia di rapporti personali, di avvocati, di processi. E tu ovviamente non solo di queste cose non puoi parlare perché è vietato (del processo, intendo), ma anche perché non ne sai assolutamente niente: cosa puoi dirgli o dargli?

Gli agenti di custodia

E poi, finiti i detenuti, ci sono gli agenti di custodia. Io ho visitato le caserme degli agenti di custodia di non so quante carceri. Quando vado in un carcere, entrando chiedo agli agenti: preferite che parli con voi, e venga nei vostri alloggi, prima o dopo aver parlato con i detenuti? E faccio come mi dicono. Oltre agli alloggi, ci sono poi anche i cessi degli agenti di custodia, ci sono le camerate degli agenti di custodia, c'è la cucina degli agenti di custodia; bisogna sentire il maresciallo e poi anche l'appuntato degli agenti di custodia, perché il maresciallo dice certe cose e l'appuntato ne dice altre. E ogni volta se ne esce sfiniti, perché tali e tanti sono i problemi insoluti, anche se certo non irrisolvibili. Forse non tutti sono risolvibili in pochi giorni, ma sono comunque tantissimi i problemi che ci si trova di fronte. Poi, ciascuno di noi, da bravo deputato, torna alla Camera e presenta la sua bella interrogazione, elencando puntualmente tutte queste cose, carcere per carcere, situazione

per situazione. Ma il ministro della giustizia per lo più ordina, interrogazione per interrogazione: non rispondere.

Quante volte, signor Presidente, abbiamo discusso di queste interrogazioni in quest'aula? Pochissime. Vada a vedere quante ve ne sono ancora pendenti. Sono decine e sono nostre, comuniste, socialiste, forse anche qualcuna democristiana e anche fascista.

Se queste interrogazioni le avessimo discusse in quest'aula, se certe cose le avessimo fatte, se il Governo avesse preso iniziative che poteva e doveva prendere nella sua autonomia di potere esecutivo!...

E' evidente, poi, che quando si va a Trani subito dopo una rivolta, subito dopo il "blitz" dei GIS (positivamente riuscite, fortunatamente senza vittime: lo abbiamo detto noi per primi), con quella situazione, con quel clima, ci vuole indubbiamente tanto tempo; se poi si considera che per visitare un carcere normale ci vuole una giornata, non è certo stato troppo tempo. Se io passo un giorno al carcere di Bergamo o a quello di Bolzano, dove niente succede in tema di tensioni eversive, passare tre giorni al carcere di Trani sono pochi, se non si vogliono commettere leggerezze, se non si vogliono creare fuori o dentro aspettative perverse o pervertibili.

Non sto qui facendo una difesa d'ufficio dei miei colleghi: il Governo vedrà cosa uscirà fuori dalla sua inchiesta amministrativa. Ascolterà il direttore, il magistrato, che momento per momento hanno seguito le cose. Non sto facendo una arringa da difensore, visto che io a Trani non c'ero; sto solo spiegando a voi - colleghi che avete, nonostante io stia parlando da troppo tempo, la bontà di ascoltarmi serenamente, anche se forse non condividendo le mie idee - cosa è successo. E mi dispiace di non poterlo spiegare a Stefano Rodotà, mio amico e compagno, visto che queste cose in altre occasioni le abbiamo vissute insieme.

Ma sentire Natta che invoca l'articolo 90 contro i radicali! Questo è al di là del bene e del male! Vorrei sentire cosa direbbe di queste cose il professor Franco Bricola, ordinario dell'istituto di diritto penale dell'università di Bologna! Voglio mandargli gli atti parlamentari, a lui come agli altri penalisti della scuola di Bologna, che è la migliore scuola a egemonia comunista che vi sia nell'università italiana. Cosa diranno di quello che si è sentito affermare dai comunisti in questo dibattito sulle carceri? Voglio sentire Ghezzi, che non è un penalista ma che conosce queste cose, così come voglio sentire qualche altro.

Al prossimo sequestro

Allora, dobbiamo aspettare a decidere cosa fare solo in occasione del prossimo sequestro? Non solo Mammì, ma tutti noi abbiamo questo problema, e ci chiediamo cosa dovremmo fare nel caso di un prossimo sequestro: ma dobbiamo aspettare che ciò avvenga, discutendo ora per giorni cosa fare in tal caso? Si tratterà o non si tratterà, vi sarà qualche comunicato da pubblicare o meno? La vita umana varrà più o meno della ragion di Stato? Dovremo ritrovarci a discuterne, o ne discutiamo oggi che è il 15 gennaio, subito, con D'Urso che è vivo? Perché non discutiamo ora, ad esempio, di che cosa succede nelle carceri?

Mi è sembrata così ridicola la richiesta dei repubblicani, quando avete portato via - e ve ne mancano ancora otto - i detenuti dall'Asinara. Hanno detto: sì, via dall'Asinara, purché vadano via dalla sezione speciale di massima sicurezza dell'Asinara e siano trasferiti in un carcere ``a più alto indice di sicurezza''. In tal caso, portati via da un carcere di massima sicurezza, devono essere dunque tradotti in un altro che abbia una sezione di un grado di sicurezza ancora più alto rispetto all'altra sezione di sicurezza che era già massima: deve essere una sicurezza massima, al quadrato! Non so. E' follia! Siamo arrivati ad un formalismo... (stavo per definirlo imbecille ma, signor Presidente, ritiro il termine: mi scusi); siamo arrivati al formalismo più ridicolo delle parole. Pur di dire alla gente che il carcere sarà più duro, si può chiudere l'Asinara, purché alla gente si dica appunto che l'indice di sicurezza sarà maggiore rispetto a quell'altro carcere dalla già massima sicurezza che, a torto o a ragi

one ( ed io dico: a ragione) e considerato la Cayenna italiana, e ammettiamo anche che ciò sia a torto!

Sognare eroticamente l'evasione

Che cosa, che cosa si vuole? Abbiamo detto e scritto nelle nostre interpellanze che non mettiamo in discussione (anzi!) la questione della sicurezza rispetto alle evasioni, anche se è evidente che da mattina a sera la maggior parte dei detenuti sogna di evadere... Non glielo potete proibire. Non potete togliere, specialmente a chi ha molti anni di galera da scontare, la possibilità di sognare sempre (tra gli altri sogni erotici) come evadere dal carcere. Esiste una tradizione secolare di romanzi sull'aspirazione dei detenuti, che non abbiano da scontare pene brevi, a realizzare un'evasione dal carcere, a meno che non si trattasse di quel carcere previsto dalla Costituzione, in cui sono previste pene umana, volte alla rieducazione e al reinserimento civile, eccetera. Ma, siccome tutti sapete che non è così, non potete togliere a un detenuto la possibilità di sognare quasi eroticamente l'evasione!

Caselli, Vigna, Spataro

E' così, ma lo Stato per parte sua garantisca la sicurezza, certo; vi è però modo e modo di farlo. Se tu per mesi o per anni non vedi tua sorella, tuo fratello, tua moglie, la tua amica o compagna, tua madre, tuo figlio, e lo incontri, devi poterlo toccare, non guardarlo attraverso il vetro divisore! Invece sei costretto a parlare con il citofono, separato dalla barriera del vetro! Una persona, prima di entrare, deve farsi toccare nel buco del sedere, signor Presidente, e questo deve succedere per mesi e per anni! Sei come un pesce nell'acquario e l'altro, dalla parte opposta, è un altro pesce: non ti parla, come parlo io a voi, neppure per mezzo dell'altoparlante. Si usa il citofono, ben diverso dall'altoparlante... Non si eseguono perquisizioni con il "metal-detectro" come avviene in tutti gli aeroporti del mondo, ma si introduce il dito nel buco dei sederi delle madri, delle figlie, delle mogli, delle sorelle, oltre che dei fratelli de dei padri! E' vi meravigliate se poi il reclutamento del terrorismo av

viene nelle carcere? All'imputato di partecipazione a banda armata non offrite la possibilità di essere messo in libertà provvisoria dallo stesso magistrato che lo ha arrestato, ove lo ritenga (con queste leggi, non si può: bisogna modificare la "legge Reale"); e può essere il magistrato a chiederlo, è il giudice Caselli di Torino che lo chiede, è Vigna di Firenze che lo chiede, è Spataro di Milano che lo chiede. Dicono che li hanno messi in galera loro, ma dicono anche a noi del Parlamento, che facciamo le leggi, di non impedir loro di mettere in libertà provvisoria gli arrestati che hanno avuto contatti marginali con il terrorismo, ove si abbia la certezza che non sono più terroristi, o che avevano lasciato il terrorismo da anni dichiarando di non farne più parte, dandone dimostrazione! Ci dicono gli stessi magistrati: non costringeteci a tenere questi reclusi a contatto con chi si dichiara ancora terrorista, con chi ha ucciso e, se ne avesse la possibilità, forse lo farebbe ancora!

E' questo che state facendo, mentre da anni vi ripetiamo certe cose. State creando le condizioni per la riproduzione endemica del terrorismo nel nostro paese!

Avete arrestato i vertici di Prima linea, ed è vero; anzi, magistrati, carabinieri e polizia fanno queste cose, mentre voi dovete fare le leggi, noi dobbiamo fare le leggi! E' vero che a suo tempo hanno arrestato i vertici delle Brigate rosse, quelli dei NAP, quelli delle Unità comuniste combattenti e del Fronte comunista combattente, e così via; è vero quasi tutto.

Sgozzati nel carcere di Nuoro

Ma è stato riprodotto l'organigramma delle organizzazioni terroristiche tale e quale all'interno delle carceri; li avete presi fuori e li avete messi insieme tali e quali all'interno delle carceri. E vi meravigliate poi che, finita la rivolta di Nuoro, ne trovate due schifosamente sgozzati, schifosamente ``garrotati''? Alcuni sono stati condannati all'ergastolo, e non hanno nulla da perdere. Vi meravigliate? Ma c'è anche chi ha l'ergastolo, e quindi non ha più nulla da perdere, eppure vorrebbe riconquistare qualcosa nella sua vita, e la Costituzione questo diritto glielo concede. Non è allora neppure il feticcio - se i brigatisti mi ascolteranno possono decidere di spararmi - della differenziazione in discussione; voi state differenziando nel peggiore dei modi, creando la situazione più sbarcatamente esplosiva a favore della riproduzione endemica del terrorismo, del ricatto mafioso rispetto a chi terrorista non è, non lo vuole essere e si trova sottoposto da una parte allo Stato e dall'altra ai terroristi. I

terroristi coinvolgono i detenuti estranei e lo Stato cosa fa per ringraziarli? Spicca contro tutti mandati di cattura per il concorso nel sequestro del giudice D'Urso. E se D'Urso, per macabra ipotesi, fosse stato assassinato, sarebbero stati emessi anche 84 ordini di cattura per concorso in omicidio: l'ergastolo.

Persino Valiani

Certo, Valiani (rispetto al quale in una precedente seduta ho ipotizzato, se non fosse senatore, l'opportunità di sottoporlo ad una perizia psichiatrica) oggi chiede questo, chiede il tribunale speciale, anche se non lo chiama così. Signor Presidente, abbiamo discusso pochi giorni fa di queste cose in relazione al procuratore generale Pascalino, e a Valiani sicuramente saranno fischiate le orecchie. Eppure proprio i magistrati, che hanno sconfitto parzialmente le Brigate rosse, totalmente Prima linea ed i NAP, sono i primi a dire: guai a tribunali speciali, guai per come funzionerebbero, guai perché costituirebbero obiettivo emblematico, guai perché sarebbe impossibile che vi fosse un solo nucleo di magistrati in grado di controllare e conoscere tutta questa situazione. Perché allora non istituiamo un tribunale speciale per la mafia, per la camorra, per la concussione all'interno dello Stato? Perché non facciamo un tribunale speciale per questo, visto che dite tutti che la mafia la camorra e la corruzione va

nno sconfitte? Persino Valiani, nell'ultimo suo articolo di oggi, afferma che questi fenomeni comunque alimentano il terrorismo; ma anche se non alimentassero questo fenomeno, questi fatti sono sufficientemente gravi e tragici di per sé. La mafia non colpisce al cuore dello Stato, molte volte è arrivata però al cuore dello Stato: lei lo sa, signor Presidente, lo sa nel senso che è studioso anche lei di queste cose. La mafia però non dichiara di voler colpire al cuore dello Stato, eppure dal sud sono arrivati, passo dopo passo, fin al nord. Quando è stato attuato il confino di polizia, ed alcuni mafiosi sono stati portati a Milano o in Lombardia, essi si sono installati con la loro organizzazione anche in questa città. Quanti omicidi compiono all'anno? Quanti miliardi trafficano? Quanti morti per eroina la mafia produce tutti gli anni?

"Roccella". Quanta corruzione!

E la mafia?

"Boato". Certo: quanta corruzione politica la mafia produce a volte anche nelle sedi istituzionali?

Se dovessi fare una semplice dichiarazione, affermando che sono contro il Governo, contro questa opposizione comunista, contro i fascisti naturalmente, contro i repubblicani, in cinque minuti starei a posto con la mia ``coscienza''. Avrei detto ciò che penso, lasciano poi che il Governo faccia gli affari suoi, impari a fare il suo mestiere (non sono certo io che glielo posso insegnare, né sono forse in grado di farlo) e così avrei rapidamente concluso il mio intervento. Quando veniamo in quest'aula, ci facciamo però carico di essere cittadini italiani, deputati di questo Parlamento, di questa Repubblica, rappresentanti del popolo italiano (e non del partito radicale o della democrazia cristiana o del partito comunista), eletti nelle liste radicali, e sentiamo il dovere di dire tutte queste cose. Questo Governo non è nostro dal punto di vista parlamentare, ma lo è dal punto di vista costituzionale, almeno finché non vi sarà qualcuno in grado di insediarne democraticamente un altro al suo posto, di creare conc

retamente un'alternativa diversa. Forse voi stessi che state al Governo sareste contenti che qualcuno fosse in grado di creare un'alternativa più efficace, in quanto non capisco perché dovreste essere così sadomasochisti da pensare che se non siete adeguati, rispetto ad altri più bravi di voi, bisogna imporre comunque agli italiani e a questo Parlamento un Governo inadeguato! Ci facciamo carico di queste cose e per questo ogni volta puntualmente ricordiamo che oggi il problema è anche quello di decidere cosa fare se si verifica un'altra volta un altro sequestro. Non è vero che è demagogico chiederselo: è un problema reale. Ci penso anch'io. Ma discutiamo subito cosa si può fare per impedire che succeda un'altra volta, e non tanto aumentando controlli di polizia su tutte le persone ipoteticamente sequestrabili, perché a quel punto ogni italiano ne controllerà un altro, arrivando al momento in cui quello che lo controlla sarà anche quello che lo sequestra: con questa logica arriveremmo a questa situazione allu

cinante!

Giornalisti

Certo che è grave, però, che Galvaligi non fosse protetto o che non lo fosse D'Urso: è grave, anche se capisco il generale Galvaligi, un militare che non voleva farsi proteggere da altri militari, perché avrebbero potuto rimetterci la pelle per lui, generale dei carabinieri. Capisco questo ragionamento, ma non lo condivido: se uno è responsabile degli apparati di sicurezza, deve avere la forza di accettare la sicurezza per se stesso. Tuttavia, non mi fa tanto scandalo che un generale dei carabiniere, lealista, come tutti dicono che egli fosse (cioè non un fascista, perché ce ne sono anche di fascisti) e democratico avesse questo senso dell'onore: "io, non per spregiudicatezza, ma perché sono un militare, un generale, ho messo nel conto della mia vita di poter fare anche questa fine; non mi faccio difendere dalla scorte perché ammazzano anche me". Ebbene, tanto scandalo non l'ho avuto, personalmente. Anzi io non lo conoscevo, ma la mia ammirazione nei suoi confronti (ammirazione dal momento in cui è stato ucc

iso) si è alzata, quando ho saputo che aveva detto questo. Almeno, ufficialmente, si è saputo questo.

"Pumilla". Non solo perché è stato ucciso!

"Chirico". Perché è stato ucciso?

"Pinto". Madonna! Hai voluto cogliere questo passaggio: "Perché è stato ucciso"!

"Boato". Ho detto che non lo conoscevo! Prima che fosse ucciso, che cosa potevo ammirare? E' evidente che se non lo conoscevo... Volete sapere quando ho sentito nominare il generale Galvaligi per la prima volta? Adesso ve lo dico, e non per fare del terrorismo come "l'Unità" ha fatto qualche giorno dopo l'omicidio. Io non potevo stimare il generale Galvaligi, perché non l'avevo mai sentito nominare né visto in vita mia. Ma sono rimasto un po' sorpreso (visto che non si potevano pubblicare i comunicati ed i nomi pericolosi) per il fatto che il 30 dicembre (Galvaligi è stato ucciso il giorno successivo), nella quinta pagina di un giornale che io stimo, nonostante la posizione assurda che sta sostenendo in questi giorni, "la Repubblica"...

"De Cataldo". Qui non siamo d'accordo!

"Presidente". Avvocato, la capisco, ma non interrompa! Continui, onorevole Boato.

Su ``Repubblica'' per la prima volta...

"Boato". Ebbene, in questo giornale, il 30 dicembre, è comparsa un'intervista, signor Presidente (questo è il giornale che in prima pagina si è poi scatenato contro Scialoja e Bultrini), ad un funzionario anonimo del Ministero di grazia e giustizia. Nessun nome viene fatto nella prima parte di questa intervista e, men che meno, quello di chi parla, a parte il nome del giornalista: è il mio amico Paolo Guzzanti, che vedete tutti i giorni qui fuori, nei corridoi. Nessun nome! Certo, viene fatto quello di Costa, ex sottosegretario di Stato per la giustizia. Non è mica clandestino, Costa!

"Biondi" Per ora!

"Boato". Ma penso che coloro che si sono riempiti la bocca, in questi giorni, in queste settimane, di "alternativa democratica", con un segno che, personalmente, ho pur riconosciuto molto positivo, hanno fatto di tutto, in questi giorni, in queste settimane, per impedire che anche e particolarmente in una vicenda così delicata e drammatica della vita del nostro paese, si creassero delle condizioni di convergenza politica, di sensibilità umana, di chiarimento ideologico, di affinità, di confronto e di ``dialogo'' autentico anche qui dentro - altro che solo con i terroristi! - anche qui dentro; hanno fatto di tutto perché non si creassero non dico le formule di governo, che in questo momento non interessano, ma le condizioni reali per costruire un'autentica alternativa democratica in questa Repubblica, nell'ambito di questa Costituzione, già in questo Parlamento. Alcuni hanno fatto tutto perché queste condizioni non si creassero.

Nel momento in cui siamo felici che - nonostante tutto, nonostante che non possiamo dimenticare l'assassinio del generale Galvaligi - abbiamo di fronte almeno la vita di D'Urso, questa questione di carattere più generale, non delle formule e degli schieramenti governativi, ma di quale scontro di diverse concezioni dottrinali, ideologiche, politiche, morali si sia creato e di quale dilacerazione profonda si sia acuita in questi giorni, questo è il fatto che, personalmente, mi preoccupa, di più.

 
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