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Pannella Marco - 26 novembre 1981
In nome del Signore
Lettera del Segretario federale del Pr Marco Pannella al Presidente

dell'Assemblea Nazionale della DC

SOMMARIO: L'appello ai dirigenti democristiani perché facciano propria la battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo ed in particolare s'impegnino per l'approvazione della mozione, presentata da 170 deputati di tutti i gruppi politici, che impegna il governo ad un impegno urgente per la salvezza, entro il 1982, di almeno tre milioni di persone altrimenti destinate a morire (testo n. 1723).

Signor Presidente,

nei Paesi di grande tradizione di democrazia parlamentare e politica l'invocazione al Signore scandisce ogni grande momento della vita pubblica della città e dello Stato. E lì il nome del Signore non è invocato invano: è il nome proprio con cui una civiltà battezza il dover essere di ciascuno e di tutti, battezza la coscienza necessaria all'esser cittadino oltre che persona. Questa coscienza mi suggerisce di rivolgermi brevemente agli amici riuniti per questa Vostra Assemblea, i cui lavori saranno comunque importanti per tutti noi, per la nostra Repubblica.

Benedetto Croce ci ammoniva che il "Veni Creator" deve essere anche la preghiera laica di chi laicamente si unisce e dibatte per l'affermarsi dei valori e delle idee nelle quali crede, cui deve tentare di dare voce e corpo. Avendolo silenziosamente tante volte fatto in occasione di Assemblee del mio partito, oso scandirne le parole in occasione dei Vostri lavori.

Aldo Moro, nelle splendide pagine scritte da testimone, da testimone della speranza nonviolenta e democratica, dialogica, e di una politica capace di affermare vita e diritto, Aldo Moro, Lui inerme di fronte all'inerte bestialità dei suoi disperati carcerieri e assassini, ha insegnato a tutti che nei momenti più difficili e drammatici le regole interiori, il diritto, i propri valori devono essere affermati e difesi, senza illusorie furbizie e scorciatoie, nell'integrità del personale e del politico di ogni esistenza che non lascia illusoriamente affidata la propria prosecuzione alla rinuncia alla propria anima. Se Aldo Moro ha potuto trarre da sé tale forza sapendo di essere in estreme circostanze, in circostanze difficili e drammatiche, ma non comparabili alle Sue, il dovere e il pungolo di una non inerte speranza sapranno sicuramente, tra di Voi, animare anche l'amico più tentato dalla rinuncia o dalla rassegnazione.

Signor Presidente, agli amici democristiani riuniti nel tentativo e nella speranza non leciti ma doverosi rispetto al Paese di fare della propria crisi la crisi di crescita della democrazia e dei valori che sono i loro, a Voi, nostri avversari di sempre, avversari e non nemici, noi oggi auguriamo sinceramente di saper guadagnare da soli, e in concorrenza e lotta democratica anche contro di noi, quanto riteniamo invece possa venirVi solamente dalla vittoria delle nostre idee e del nostro progetto politico.

Nessuna sorpresa ci sarebbe più gradita, poiché il convincere e vincere insieme e non il "vincere" è l'essenza del nostro operare da radicali.

La Mozione che oltre cento deputati democristiani (sinora, ma molti altri speriamo si aggiungeranno in questi due giorni ancora a ciò utili) con altri 70 parlamentari socialisti, repubblicani, liberali, socialdemocratici, indipendenti di sinistra e radicali hanno in questi giorni presentato alla Camera e che dovrà essere votata mercoledì 2 dicembre nella sua evangelica precisione e chiarezza politica può essere per noi tutti un presagio o un passo in questa direzione.

Quella Mozione, infatti, non è altro che l'annuncio di sicura vita e di sicura speranza per milioni di persone che altrimenti saranno certamente vittime del nuovo olocausto, del perseverare nostro in una politica errata, nel prossimo anno.

Vi è qui una possibilità di tremenda speranza e responsabilità che speriamo questa volta di sapere insieme cogliere, rispettare, imporre contro la tentazione politica di consumare il possibile anziché di crearlo.

Signor Presidente, prego l'Assemblea di voler credere - anche per le considerazioni e i motivi che ho evocato se non svolto - alla forza e alla sincerità del saluto e dell'augurio di fecondo lavoro che quale Segretario federale del Partito radicale invio all'Assemblea.

Marco Pannella

Roma, 26 novembre 1981

 
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