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Pannella Marco - 1 giugno 1982
I TEDESCHI OGGI COME IERI?
I tedeschi occidentali nel giudizio di note personalità europee

Le risposte di Marco Pannella

SOMMARIO: Dal libro di Ilio Tognoli che raccoglie le opinioni sulla Germania di circa 80 personalità nel mondo della politica, della cultura, dell'arte e del giornalismo di diversi paesi europei occidentali, le risposte di Marco Pannella a quattro domande. Cambiamento della mentalità: »il complesso militare-industriale tedesco ha ancora delle immense capacità di mistificazione del popolo ; qualità?: »un popolo che ha portato a suo tempo un "disertore" come Brandt ad essere cancelliere, è un popolo di una civiltà profondissima ; atteggiamento verso gli stranieri?: »il popolo tedesco non è sciovinista ; riunificazione delle due germanie?: »se è unificazione a partire dal dato europeo, non solo la ritengo possibile, ma necessaria

(ILIO TOGNONI, »I TEDESCHI OGGI COME IERI? - Introduzione di Renzo Trionfera - Alinea Editrice - giugno 1982)

LE QUATTRO DOMANDE

PRIMA DOMANDA:

Alcune autorevoli voci in campo internazionale - ultime, in ordine di tempo, quelle del generale francese Henri Binoche già comandante militare alleato in Berlino e dell'ex primo ministro sempre francese Michael Debré - hanno recentemente affermato che i tedeschi, da Bismark attraverso Hitler e fino al tempo di oggi, non sono affatto cambiati. Ritiene Lei tali affermazioni sui tedeschi occidentali oggi - a quasi quaranta anni dalla fine del nazismo - corrispondenti al vero oppure è di tutt'altra opinione?

SECONDA DOMANDA:

Quali sono, a Suo modo di vedere, le qualità positive e quelle negative dei tedeschi occidentali oggi?

TERZA DOMANDA:

Ritiene Lei fondata o no l'opinione secondo la quale i tedeschi sarebbero nemici degli stranieri?

QUARTA DOMANDA:

Vedrebbe Lei favorevolmente o no una eventuale riunificazione delle due parti della Germania?

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MARCO PANNELLA

Presidente del Partito Radicale (Italia)

Alla prima domanda:

(cambiamento della mentalità)

"L'affermazione del generale Binoche dimostra ancora una volta che, non solo la guerra è una cosa troppo seria per essere fatta dai generali, ma anche la pace. E'indubbio, però, che al livello di stato, al livello di classe dirigente, esiste una tradizione tedesca che è di tipo autoritario, e non solo tedesca, ma una tradizione borghese che è autoritaria anche quando si maschera - spesso come è accaduto nella storia francese e italiana - di vesti liberali. Posso quindi rispondere alla domanda dicendo che l'equipollenza fra i tedeschi, fra un dato popolare, e la loro classe dirigente nell'arco di un secolo è autoritaria. Noi sappiamo, ad esempio, che dal 1910 e fino al 1930, ma soprattutto dal 1910 al 1920 se c'è stato in Europa un paese che ha espresso dei fermenti socialisti di estrema importanza, questo paese è proprio la Germania. Quindi in questo è un mio dissenso: non ritengo che sia possibile equiparare le qualità di fondo, la cultura di fondo di un popolo con gli atteggiamenti della sua classe dirigen

te. Perché la vera democrazia politica ritengo non sia ancora realizzata in modo serio. Sicché, i consensi che molto spesso si estorcono attraverso il falso gioco della democrazia formale così come l'abbiamo ma capitalista, in realtà vengono estorti molto spesso su ideali che sono progressivi e usati poi in senso contrario. In questo credo che il complesso militare-industriale tedesco ha ancora delle immense capacità di mistificazione del popolo, e ciò ritengo sia una ipoteca pesante contro la libera scelta dei tedeschi secondo le loro convinzioni di fondo."

Alla seconda domanda:

(qualità?)

"Dare un giudizio negativo sul popolo tedesco occidentale non lo ritengo giusto. Perché? Perché, ad esempio, un popolo che ha portato a suo tempo un "disertore" come Brandt ad essere cancelliere, è un popolo di una civiltà profondissima; avere scelto un presidente della Repubblica come Heinemann, un pacifista, un non violento, un anti-militarista, è la ulteriore dimostrazione di una potenzialità di civiltà enorme che non siamo riusciti a dare né in Italia né in Francia. Una voce come Böll, è indubbiamente anche questa una voce, nella sua non violenza, nella sua capacità di alternativa, delle migliori tradizioni socialiste dal volto umano ma anche dalla capacità concreta di organizzare una società nuova. Ritengo quindi che la speranza che abbiamo per l'Italia e dall'Italia, che abbiamo per la Francia e dalla Francia ci viene confermata anche dalla Germania."

Alla terza domanda:

(atteggiamento verso gli stranieri?)

"Personalmente non sono un conoscitore profondo della società tedesca e quindi i miei pensieri su questo argomento possono essere solo modesti. La mia sensazione, comunque, è che il tedesco non penso abbia questo tipo di fobia. Ad esempio, le grandi tradizioni delle Corti tedesche, non solo quelle rinascimentali ma anche quelle successive, sono state tutte sostanzialmente liberali. Né mi pare oggi che il meccanismo capitalistico che tende a creare nel proletariato dei riflessi di esterofobia - come accade negli Stati Uniti, in Francia e altrove - sia riuscito ad imporlo in Germania in modo più consistente che in altri paesi. Ciò dimostra che il popolo tedesco non è sciovinista. Forse, di sciovinismo, ne troviamo molto più in Francia."

Alla quarta domanda:

(riunificazione?)

"A questa domanda non ho una risposta certa. Ma se è una unificazione nazionale, io sono un anti-nazionalista, e credo che la nazione sia storia, così come credo che la natura sia storia. La mia posizione culturale è di tipo storicistico e non naturalistico o astratto. Per cui, dopo 30 anni di storia diversa anche al livello delle strutture, se l'unificazione dovesse avvenire appunto sul mito della necessità dell'unità nazionale, un mito cioè romantico, io non la riconoscerei. Mentre invece se è unificazione a partire dal dato europeo, non solo la ritengo possibile, ma necessaria. Ma sarà possibile questo fin quando il contesto internazionale si fonda sulle ipocrisie di Helsinki?".

 
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