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Notizie Radicali - 11 gennaio 1983
Rai-Tv: l'ora della violenza
I radicali parlano al paese - I telegiornali assassinano la verità

SOMMARIO: Per due mesi silenzio assoluto sulle iniziative radicali. Un'intervista realizzata e mai trasmessa. Il gioco delle parti secondo la Rai-tv. Craxi taglia personalmente le immagini a lui poco gradite. I comunisti come le carote con l'arrosto. Sotto attacco anche le "Tribune politiche"; i "faccia a faccia" sono tabù. Il piduismo strisciante; gli accoliti di regime responsabili della disinformazione.

(NOTIZIE RADICALI n. 2, 11 gennaio 1983)

La proposta radicale al PCI perché l'iniziativa congiunta delle opposizioni liquidi una manovra economica ingiusta e inadeguata e il governo che la propone. Le iniziative nonviolente, i digiuni della fame e della sete di Marco Pannella, il lancio "francese" della campagna "Sopravvivenza '83", in Nobel e i sindaci.

La richiesta di approvazione immediata della riforma delle pensioni, con l'aumento delle pensioni sociali. Le petizioni che chiedono alternative e pulizia, diversa allocazione delle risorse dello Stato, blocco del piano nucleare, difesa della democrazia repubblicana dalle servitù e dal giogo dei clan partitici. L'intera attività del gruppo parlamentare per fare verità, dalla P2 alle tangenti sulla fame e per bloccare la politica dello sfascio.

Un'iniziativa complessiva che ha tutte le carte in regola per ricondurre il dibattito politico italiano ai suoi elementi di verità, nudi e crudi. Delle proposte di scelta alternativa sulle grandi opzioni del nostro tempo e di ogni società moderna: complesso bellico-industriale o ricostruzione sociale, politica internazionale di vita o meschino intrallazzo e subalternanza esteri, Costituzione o spoliazione e umiliazione dello Stato da parte di ristrette caste politiche. Ma tutto questo invece non esiste. Mai come ora, forse, il messaggio radicale è comprensibile, chiaro, semplice e forte per vaste aree maggioritarie del paese. Mai come ora, giungono puntuali all'appuntamento i telegiornali della Rai.

"Cronaca di una censura annunciata"

L'ultimo episodio, che chiude una felice stagione di due mesi di assoluto silenzio (non una dichiarazione, non un brandello di notizia, non uno straccio di comunicato, per non parlare di interviste o commenti in voce) appartiene alla cronaca di domenica 16 gennaio, quando il corrispondente da Parigi del TG1, Franco Colombo, spedisce un servizio: voci e immagini sulla trasmissione alla TV francese, sul comizio, sulla conferenza-stampa con premi Nobel e sindaci.

Da Roma, con affannosa trattativa, si era contattato due giorni prima Pannella, per "un'intervistina di un minuto". Superfluo dire che il servizio non è mai stato trasmesso, e insieme a molti altri sta forse arricchendo l'archivio della Rai. Dove e come si sia "perso" non è dato sapere: certamente in un tratto di strada che sta fra Fiumicino, dove Ciriaco De Mita era sbarcato dall'America come un signor Bonaventura dei bei tempi, sventolando una bella carta di credito per la "nuova" DC, e Parma. Craxi era andato a tirare il suo ultimo finto pugno sul tavolo, a far rissa e polverone per meglio non fare vero scontro politico come da tre anni a questa parte.

Nulla doveva turbare l'ordine stabilito, quello della falsa politica e dell'intossicazione. La realtà italiana è per la Rai molto lineare: Berlinguer sta a guardare, Craxi abbaia, De Mita imperversa e Fanfani governa. Uniche altre comparse: Spadolini, Zanone e Longo che straparlano. Non c'è nient'altro. Non ci sono alternative. Il paese? La gente? Lo sfascio? Gli Scandali? L'opposizione? I problemi non sono questi. Da qualche giorno poi l'atmosfera è serena: a TG2 c'è un nuovo vicedirettore demitiano. A TG1 è arrivato un capocronista craxiano, proveniente dal pianeta TG3. Un paio di comunisti sono stati inseriti come contorno, a mo' di carote con l'arrosto, tanto per far piacere a quelle mezze figure che sono i consiglieri d'amministrazione comunisti in Rai-Tv (per intenderci, quelli che votano per Agnes e Longhi alle direzioni più importanti e protestano un mese dopo con articoli di fuoco sull'Unità. Vecchia storia... come il PCI per Comiso e la pace, come il PCI per tutto...). E' noto come Craxi abbia rece

ntemente telefonato al TG1 esigendo e ottenendo il taglio di un servizio nel quale le immagini rivelavano la scarsa presenza di folla a un suo comizio.

"Complicità in Commissione di vigilanza"

La segreteria democristiana non ha invece alcuna necessità di interferire direttamente: tutti avranno ben colto il significato di quella rubrica "Il Punto" del TG1, dove l'espressiva faccia di Nuccio Fava canta l'Odissea del nuovo Ulisse.

Eppure c'è qualcosa che non quadra, che non torna, ed è bene dirlo. Va bene che c'è odore di elezioni, politiche o amministrative che siano. Va bene che i vigliacchi a Viale Mazzini e a Via Teulada proliferano, e si sa anche quanto a tu per tu sputino fiele nel piatto in cui abbondantemente mangiano, trasformandosi per un minuto in zelanti, solerti interpreti dei più piccoli bisogni di palazzo.

Ma questo non basta a spiegare la dimensione e la violenza della scure che si è abbattuta e che continua a cadere con impressionante scientificità su iniziative ed esponenti radicali. Una scure che non blocca solo i telegiornali ma "tutta" la Tv, da "Domenica in" sino alle trasmissioni meno ascoltate. In commissione parlamentare di vigilanza, Adelaide Aglietta ha presentato precisi dossier che documentano a cosa siano state ridotte la posizione radicale durante la crisi di governo, l'attività dei parlamentari e le deliberazioni assunte a Trevi, sulle iniziative nonviolente radicali. Fin dal marzo del 1982 ha denunciato l'attacco che è stato mosso persino ai residui spazi "istituzionali" sopravvissuti, cioè quel fantasma di Tribuna Politica che non si può abolire del tutto e si è dunque ridotto ad alibi "democratico". Non trovano udienza le richieste di elementare rispetto del gioco politico: trasmissione in diretta delle Tribune, contemporaneità di queste su tutte le reti Rai in periodo di campagna elettoral

e, programmi autogestiti dalle forze politiche, aumento delle brevi comunicazioni flash, per non parlare ovviamente di quello che è e deve restare tabù, cioè i faccia-faccia di grande ascolto. Una situazione indecorosa vede trascinarsi fin dal mese di luglio '82 le conclusioni di un'audizione dei massimi dirigenti Rai sullo stato dell'informazione: si rinvia deliberatamente di seduta in seduta. Ogni giorno si aggiunge un granellino di efficiente protervia. E ogni giorno le proteste sprofondano sempre più nel cassetto, sia quelle relative a vicende "generali" (censura al servizio su Rebibbia, criterio spartitorio adottato sempre più selvaggiamente con le ultime nomine) sia quelle concernenti il vasto capitolo "radicali" (mancato esercizio delle funzioni elementari di controllo e vigilanza spettanti a questa commissione, disapplicazione degli indirizzi, gioco delle parti con i vertici dell'azienda).

"Un piduismo strisciante"

Sembra quasi che operi, con molta efficacia e precisione, un cervello decisionale specifico, addetto alla riduzione al silenzio di ciò che è pericoloso, o pericolosamente capace di parlare al paese. Un residuo (o un parto) della logica piduista o comunque lobbistica che, unica, può indisturbata attraversare qualsiasi legge o regolamentazione, i palazzi dei partiti e delle istituzioni, gli organi di controllo esterni e interni alla Tv di Stato, per scendere vellutatamente nelle case degli italiani grazie alle telecamere della Rai.

E' bene comunque sapere che l'"ora della violenza" è già suonata: lo stile è il contenuto non consentono molti dubbi sulle sue finalità. Si vuole assestare un buon colpo al Partito Radicale: per farlo, ancora una volta, è necessario sottrarre informazioni e informazione all'opinione pubblica. I nomi dei responsabili istituzionali delle onde di Stato sono conosciuti e sono pienamente in causa, di vecchia o fresca nomina essi siano. Sergio Zavoli, Biagio Agnes, Albino Longhi, Ugo Zatterin, Mauro Bubbico ne debbono pienamente risponderne. Appare allora molto chiaro come sia necessario, subito, in questa situazione, contrapporre al silenzio il suono delle campane della nonviolenza.

 
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