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Pannella Marco - 16 maggio 1983
Dal nostro partito, l'alternativa
Sterminio per fame, politica di bilancio, ecologia, azioni contro la partitocrazia armamenti, nonviolenza, difesa della democrazia...

di Marco Pannella

SOMMARIO: Il 26 giugno una diversa distribuzione dei seggi tra i vari partiti non comporterà politicamente nessuna conseguenza di rilievo. L'appuntamento di fine autunno con le vere scadenze. L'ostruzionismo contro i radicali non è dovuto a cattiveria o a programmatico fascismo: abbiamo visto giusto. Tutti i partiti sono schierati insieme per ragioni, calcoli e impotenze convergenti. Anche nella Chiesa, sono prevalse correnti contrarie all'impegno del Pontefice contro lo sterminio per fame: ha vinto la "Chiesa" dell'Opus Dei, di Marcinkus e dello IOR. Siamo sul punto di essere eleiminati, proprio perché siamo in forte crescita teorica e pratica, ideale e politica. Solo un flusso di nuove energie, di iscrizioni e sottoscrizioni che sorregga la lotta nonviolenta può creare un esito diverso.

(NOTIZIE RADICALI N. 9, 16 maggio 1983)

(Non c'è settore della vita sociale e politica che non veda il partito radicale come condizione necessaria di alternativa e di resistenza civile. Per questo tutte le forze della partitocrazia tentano di annullarci. Per questo vi chiamiamo a dividere il nostro impegno, subito...)

Per chi avesse a cuore il presente della democrazia il voto del 26 giugno rischia di essere il più pericoloso degli alibi.

Una diversa distribuzione dei seggi parlamentari fra i vari partiti, dal Msi al Pci, nessuno escluso, non comporterà politicamente alcuna conseguenza di rilievo. Un po' di maretta nella formazione del primo governo della legislatura, a seconda che il Psi avrà o no superato la soglia del 13%, renderà più o meno caldo l'agosto. Ma è a fine autunno, in pieno inverno, che le vere scadenze verranno affrontate e risolte.

Per ora, e per allora, la sconfitta o la crescita del Partito radicale costituiscono l'unica variabile di rilievo. Come per tutto quel che fu in gioco con la vita di D'Urso, di nuovo è dalla forza e dalla chiarezza del Partito radicale che può forse esser sconfitto il disegno, il compiersi del golpe variopinto, e non solamente bianco, del quale la tremebonda e agonizzante partitocrazia è nello stesso tempo gravida e vittima.

L'ostruzionismo contro di noi, verificato e riconosciuto formalmente dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, non è dovuto a cattiveria o a programmatico fascismo. Accade che abbiamo visto giusto, che abbiamo scorto quel che avviene e si prepara sotto la coltre d'una attualità contraddittoria e mistificante, ponendo in pericolo ora "i burattinai di Gelli", internazionali, multinazionali, nazionali. I nuovi sacrari da ogni altro ignorati, contigui ai sepolcri imbiancati tradizionali del regime, sanno che costituiamo l'unico pericolo per la loro onnipotenza: abbiamo tolto di mezzo i Gelli e i Tassan Din, neutralizzato gli Andreotti e i Pecchioli, i Piccoli e i Minucci, gli Ortolani e i Labriola, mentre Guido Carli s'è convinto che l'immunità parlamentare gli è necessaria. Nella chiesa e dintorni sono prevalse le correnti a noi contrarie, per una stagione battute da quanti ritenevano che il Pontefice potesse utilmente impegnarsi senza riserve nella crociata contro lo sterminio per fame e p

er il disarmo. Ha vinto la "chiesa" dell'Opus Dei, dei Marcinkus, dello IOR, degli accordi di potere a Varsavia come a Roma.

Sul fronte del potere, tutti i partiti della partitocrazia, senza eccezioni, sono schierati insieme: per ragioni, calcoli, impotenze convergenti.

Tutti, comunque, impossibilitati ad accettare lo scontro politico sul fronte della conversione della spesa delle risorse dal militare e dal nucleare, dal clientelare e dal corporativo, agli obiettivi di vita, di qualità della vita, di svolta della politica estera e di difesa che il Partito radicale ha saputo incardinare e sul quale mostra chiaramente di giocare senza riserve la sua vita.

Per questo è divenuto essenziale soffocare con la violenza la nozione stessa che esiste ormai un Partito dei Nobel, di parlamentari europei e del Terzo Mondo, della maggioranza dei sindaci italiani, la cui richiesta (tre milioni di vivi entro dodici mesi) colpisce al cuore la politica di sistema e di regime.

Nessun partito, mai, ha dovuto darsi il carico di necessità e di speranze che è ora il nostro. Non c'è settore della vita sociale che non veda il Partito come condizione necessaria di alternativa e di resistenza civile: da quello dei bilanci e delle leggi finanziarie dello Stato, a quello della giustizia (e la decisione di candidare Negri lo dimostra), a quello dell'ambiente e del territorio, dal nucleare alla caccia, alla difesa della democrazia stessa e delle sue regole, sequestrate e battute dalla partitocrazia.

La legge dei sindaci, il Manifesto dei Nobel, la risoluzione del Parlamento Europeo, l'appoggio solenne dei trecento cardinali, vescovi, dignitari di ogni religione, "ora le petizioni in corso di sottoscrizione", il 26 giugno la somma dei voti riscossi dal "partito bianco" e dal Partito radicale per una grande riforma dei partiti e della politica, costituiscono il pieno di pace e di vita negli arsenali della democrazia e della nonviolenza.

Chi di questo non si rende conto, chi - come la maggior parte dei compagni de "Il Manifesto" - rischia di degradarsi a disperato tifoso della "squadra di sinistra", che poi non sarebbe altro che il Pci, contribuirà a fare del 26 giugno una ulteriore pietra del muro di sfascio e di sconfitta edificato sul filo degli anni, con allucinante puntualità da Berlinguer e da Craxi.

Noi lottiamo già per il "dopo", cercando di farci forti e del presente e del frattempo.

Il Partito radicale "è" di per sé programma, scelta, battaglia politica, efficacia di lotte e di voti.

Siamo in forte crescite, teorica e pratica, ideale e politica. Per questo siamo sul punto di essere eliminati. Lo siamo davvero. Solo il flusso di nuove energie, di nuove storie e itinerari, di immediate iscrizioni, sottoscrizioni, azioni per le petizioni, che accompagni e sorregga la lotta nonviolenta, i digiuni e gli scioperi della fame e della sete in corso, mi sembra possa creare un esito diverso: quello della vittoria inimmaginabile, entro luglio, che dando vita anziché morte a milioni di persone faccia divampare pace e speranza, democrazia e alternativa. La grande riforma: quella della politica stessa. A ciascuno le proprie responsabilità. Chi resterà inerte ed estraneo alla "struttura" radicale, al costituirsi e crescere del Partito radicale del 1983; chi diserterà l'occasione democratica e antipartitocratica che il 26 giugno offre con l'affermarsi possibile del "partito bianco" o - in subordine - delle liste del Partito radicale, non racconti a sé ed agli altri inutili balle. Egli affida a quella log

ica delle cose, al "realismo" politico e personale, che sono garanzia, ragione, e pratica dello sfascio e della morte.

Speriamo e operiamo perché così non sia. La risposta a queste pagine sarà una delle ultime occasioni e darà una delle ultime prove a favore o contro le nostre scelte, la nostra vita. Attendiamo. Vi attendiamo.

 
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