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Spadaccia Gianfranco - 16 maggio 1983
E' nata una nuova "famiglia"
I miniscissionisti radicali nelle liste di Labriola e Lagorio

di Gianfranco Spadaccia

SOMMARIO: Da qualche mese si è compiuta la "miniscissione" del Congresso di Bologna : una cinquantina di giovani compagni ingannati. Rippa, De Cataldo, Pinto, Boato, tutti hanno trovato collocazione principalmente nelle liste del Psi. D'improvviso eroi del video e della carta stampata. Ai giovani compagni che hanno dato la loro fiducia, indichiamo la posizione politica assunta da costoro, i finanziamenti di cui godono, il credito che viene loro concesso da parte del regime per far credere che siano loro i veri radicali in contrapposizione con Pannella, Spadaccia, ecc. De Cataldo ora finanche attratto da altre fedeltà, finora non conosciute né sospettate: difensore di piduisti. La diversità di comportamento dei radicali del Partito radicale.

(NOTIZIE RADICALI N. 9, 16 maggio 1983)

(Nella corsa ai collegi elettorali i "pentiti" del Pr hanno ottenuto discreti piazzamenti. Propagandati come "i veri radicali", hanno riscosso da Craxi la tangente meritata per l'attacco condotto all'immagine radicale. Quanto poco basta alla stampa di regime per costruire il mito del partito in sfacelo...)

Al congresso di Bologna uscirono il primo giorno. Dovevamo farlo. Se avessero atteso l'ultimo, si sarebbero dovuti contare e avrebbero scoperto di portarsi appresso soltanto una cinquantina di ragazzi ingannati e qualche altro che aveva scambiato le proprie frustrazioni e la propria caratterialità per radicalismo.

Cominciarono fin da qual momento a pagare il prezzo della loro futura collocazione nelle liste socialiste. Lo cominciarono a pagare, occupando l'attenzione dei giornali e della RAI e sottraendola al congresso e al partito radicale. Censurati anche loro fino ad allora come radicali e come parlamentari, divennero immediatamente "spendibili" dalla stampa e dalla televisione di regime: spendibili contro il Partito Radicale, contro la sua storia, la sua immagine, la sua identità.

Oggi Franco De Cataldo ha trovato, sembra, un collegio sicuro: viene presentato dal Psi nel collegio di Lagonegro, al posto di quel sen. Pittella che è stato incriminato per vari reati di collaborazione con le B.R., accusato di aver curato la Ligas e progettato con Senzani il rapimento di un suo avversario di partito. La sua elezione viene quasi data per sicura. Sembra che abbia ottenuto l'appoggio dello stesso Pittella, in cambio della assicurazione che ne assumerà la difesa giudiziaria.

Geppi Rippa è stato presentato terzo in lista nel collegio di Salerno-Avellino-Benevento, dopo Tempestini e Conte. La sua elezione è affidata alla possibilità che il Psi passi da due deputati a tre: è difficile ma non impossibile. In questo caso si sarebbe assicurato l'appoggio di due potenti "boss" socialisti: il sen. Quaranta e il deputato Conte, entrambi interessati a che si affermino personaggi d'importazione come Tempestini e Rippa, anziché altri concorrenti salernitani.

Sembrava che, in questa corsa ai collegi degli altri partiti, partissero favoriti i non radicali eletti nel '79 nelle liste radicali: Ajello, Boato, Pinto. Il primo non si è ripresentato, ha rifiutato le offerte che gli erano state fatte. Gli altri due sono candidati, il primo a Napoli, il secondo a Milano e a Roma: Pinto con qualche appoggio televisivo di Martelli e Craxi, il secondo con qualche sostegno da parte di Tognoli. Ma appare difficile che possano aggregare tanti voti da superare i potenti padroni delle tessere, delle clientele e delle preferenze che sono loro concorrenti. Alla fine loro, proprio loro, sono risultati sfavoriti, e i "pentiti" del partito e della politica radicale premiati.

La ragione è evidente. Alla fine ciò che ha pagato è stata, per i primi, la ferma determinazione di organizzare un dato scissionistico che mantenesse niente della sostanza e neppure dell'apparenza, ma solo l'etichetta di radicale. E' grazie a questa operazione che possono presentarsi come candidati "radicali" nelle liste del Psi, e il loro movimento "sedicente" radicale può essere presentato negli scarsi spazi di informazione riservati al Partito Radicale come "l'altro movimento radicale". La loro presenza può autorizzare gli editorialisti del "Corriere" e degli altri giornali di regime a parlare del Partito Radicale come di un partito "diviso" e "lacerato", abbandonato da una parte dei suoi parlamentari.

La storia di Boato e di Pinto è stata diversa dalla nostra, è confluita solo elettoralmente nelle liste radicali del '79, ed è tornata subito, già nella convivenza interna al gruppo radicale, a divergere. Non è la prima volta che il movimentismo estremista della sinistra italiana, privo di ancoraggi progettuali e realmente alternativi, approda, per opportunismo o per trasformismo, al potere. La nostra utopia liberale dello Stato di diritto, la nostra scelta nonviolenta, la nostra teoria e prassi laiche e libertarie ne furono scavalcate a sinistra nel '68 e dopo il '68. Ora ne sono scavalcate a destra.

De Cataldo e Rippa appartengono invece alla lunga storia dei "pentiti" del Partiti radicale e della sua politica: una storia illustre che annovera molte persone da Panfilo Gentile ad Eugenio Scalfari. Al loro convegno di fondazione del sedicente movimento scissionista, dissi che erano stati i primi però a introdurre nel corpo vivo del partito radicale una vera e propria operazione di corruzione politica: le corruzioni sono sempre prima politiche e morali, poi anche finanziarie. Gli oggetti, le vittime di questa operazione sono stati alcuni giovani radicali. Ad essi mi interessava allora parlare. Con De Cataldo e con Rippa non ce ne era bisogno. Sapevano tutto quello che avrei detto in anticipo, e sapevano che era vero. Agli altri spiegai il senso della operazione e il suo prevedibile e necessario sbocco. Lo spiegai perché potessero verificarlo nello svolgimento della cronaca dei mesi successivi.

Cosa si era detto a qui ragazzi e fatto credere all'opinione pubblica? Che "loro" rappresentavano i veri radicali, mentre Pannella e noi eravamo stati cambiati e "corrotti" dal Palazzo e dal finanziamento pubblico; che "loro" erano i radicali dei diritti civili, del laicismo, dell'ecologia alternativa mentre noi eravamo disponibili ad ogni compromesso con il potere.

Non era Rippa quello che nella Perugia-Assisi inalberava con i suoi napoletani gli striscioni più belli e più alti intitolati al "disarmo unilaterale"? Ora è approdato nel partito del riarmo lagoriano. Non era Rippa che ci rimproverava di essere poco attenti all'intreccio corruttore sul quale nascevano i nuovi equilibri di potere fra Dc, Pci, e Psi? Ora è approdato nel partito di Scaglione e del "clan" dei Bardellino. Io non so se Pannella credeva di fare una battuta quando ha detto "Rippa si è apparentato con il Psi, è nata una "nuova famiglia"". Forse c'è andato più vicino di quanto lui stesso pensasse. E ancora: non era Rippa che attaccava il ministro Signorile per la sua politica e i suoi progetti sulla ricostruzione? Ora ha sciolto, o reso inoperante il comitato di controllo della ricostruzione che ci rimproverava di non sostenere abbastanza. Ed è divenuto il candidato del giornalismo di Angrisani, il peggior giornalismo corruttore di regime, quello che sostituito i metodi camorristici a quelli piduisti

di Ciuni.

E potrei continuare, a lungo... Ma non ce n'è davvero bisogno. Vorrei solo rivolgere una domanda a quei ragazzi che ci dicevano che noi eravamo cambiati. Il finanziamento pubblico assegnato a Radio Radicale, a Teleroma, al Centro Calamandrei non andava bene, ma che paga le ore e ore sulle radio private, sulle televisioni a Roma, Napoli, Salerno, anche a favore di candidati radicali fasulli che non saranno mai eletti? Chi paga l'agenzia? Chi paga i manifesti sul cosiddetto "progetto verde", la saponetta Candum di questo radical-pentito? Questo finanziamenti non sono corruttori?

Il discorso su De Cataldo è insieme più triste e più preoccupante. Ne ho seguito le vicende, da amico, per anni, e l'ho sempre saputo combattuto dalla contraddizione fra esser riassorbito dal potere, a cui per attitudine, professione, protervia di carattere propendeva, e il rapporto con il Partito Radicale, prima come nostro amico, poi come nostro compagno di partito. E l'ho visto sempre far pendere la contraddizione dalla nostra parte, dalla parte dei nostri ideali, dei nostri valori, della nostra politica, delle nostre analisi, delle nostre scelte. E' stato a lungo così. E pensavo che sarebbe stato sempre così.

E' stato invece risucchiato da altre "fedeltà", mai conosciute e sospettate. Le stesse che lo hanno indotto a rompere con noi dopo la scoperta delle liste P2, e a difendere, in nome del garantismo, i piduisti di quelle liste. Le stesse che lo hanno indotto - lui che era stato con noi feroce avversario della Procura romana - a tirare la volata a Gallucci e al clan Vitalone nel disegno di tentare di porre in crisi il Consiglio Superiore della magistratura.

Tutto questo può ben valere un collegio. Io e noi continuiamo ad appartenere al numero di coloro per cui Parigi "non vale" una messa. Figuriamoci un collegio.

 
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