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Mereu Italo - 23 giugno 1983
Quando la democrazia liberale vince sulla violenza
di Italo Mereu

SOMMARIO: Nell'articolo pubblicato da "Il Sole-24 Ore", Italo Mereu fa un'analisi dell'elezione di Tony Negri a deputato. Secondo Mereu chi ha votato per il Partito Radicale ha voluto dire di non credere più che la verità politica sia solo da una parte e l'errore dall'altra e che la lotta può svolgersi anche con la ragione e la parola. Il fatto che il Partito radicale (partito della non violenza) abbia candidato nelle sue liste Tony Negri (teorico della violenza di massa) è stata un'alta prova di maturità democratica.

(NOTIZIE RADICALI, 23 giugno 1983)

(Riproponiamo l'articolo di Italo Mereu pubblicato sul "Il Sole-24 Ore" del primo luglio con il titolo: "L'elezione di Toni Negri a deputato: quando la democrazia liberale prevale sulla violenza")

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L'ELEZIONE a deputato del Prof. Toni Negri ha mandato in crisi il sistema nervoso di molti. Per stigmatizzare l'avvenimento sono state usate quelle parole tragiche e solenni che si usano solo dinanzi alle grandi catastrofi; per un popolo, quando perde una guerra; per un individuo, allorché si accorge di essere becco: ""fatto che ferisce la coscienza morale e civile", "sconcertante", "pericolosamente demagogico", "la fiducia è stata tradita"", e addirittura: ""il processo subirà degli enormi ritardi"". Calma. Nell'occasione vorrei ricordare a tutti la preghiera di un santo - lo scrittore dell'Utopia e Cancelliere d'Inghilterra, Tommaso Moro (1478-1533): "Dammi, o Signore, il senso del ridicolo" - e che dai laici si potrebbe tradurre: non sfasciatevi la testa (anche perché dopo vi riuscirà più difficile usarla). E dico questo non in quanto l'elezione di Toni Negri sia un fatto trascurabile o di poca importanza.

Al contrario. E' forse - dal punto di vista della civiltà giuridica - l'unica novità di queste elezioni che meriti di essere guardata con un minimo di attenzione proprio perché ci troviamo di fronte a quei momenti di crescita democratica in cui - per dirla con Goethe - dal ""lasciatemi sembrare finché divento"" si passa al ""lasciatemi diventare, finché non sembro"" di Gunther Anbers. E cioè l'effettività comincia a coincidere con l'ideologia, e il "popolo" da sovrano teorico comincia a dimostrare d'esserlo in modo concreto.

Ma esaminiamo il fatto.

Vorrei cominciare con il mettere in risalto una curiosa coincidenza: l'On. Toni Negri - Professore di Dottrina dello Stato all'Università di Padova - è stato eletto deputato al Parlamento nelle liste del partito Radicale; mentre uno dei suoi difensori del processo al Foro Italico - il professor Marcello Gallo, titolare della cattedra di Diritto Penale a Torino - è stato eletto senatore nelle liste della Democrazia cristiana. Sarebbe come dire - guardando secondo la vecchia ottica - che sono stati premiati insieme il diavolo e l'acqua santa.

Ora poiché il popolo sovrano può sbagliare, come interpretare questo episodio? Il modo più corretto a me sembra quello di vedere in questa elezione il tramonto dei processi ideologici che da Calvino (il processo a Serveto), a Clemente V ed Urbano VIII (il processo a Giordano Bruno e a Galilei), a Robespierre, a Stalin, ecc., ecc. hanno sempre segnato la storia d'Europa. E che quello a Toni Negri sia un processo ideologico che il comunismo "ortodosso" ha intentato all'ala "eretica" ci sembra evidente (anche se il tutto è stato mascherato sotto la copertura di un processo con mille e una imputazione, così come l'eliminazione dei dissensi in Russia avviene dichiarando poco sani di mente gli oppositori e ricoverandoli pertanto nelle cliniche psichiatriche, o costringendoli, come Sakharov, al domicilio coatto.

Ora questi processi impostati seguendo la tecnica del "capro espiatorio" con l'elezione di Toni Negri a deputato si sono dimostrati veramente assurdi e fuori tempo. Lo ha detto - forse inconsapevolmente - un giornalista scrivendo: "Senza Toni Negri questo processo crolla, lo sanno anche i sassi. Toni Negri era il ``deus ex machina'', in questa Autonomia che viene processata e sarebbe semplicemente grottesco pretendere di giudicare i fanti e i caporali lasciando tranquillo a Montecitorio il generale in capo".

In altre parole, molti di quanti hanno votato per il simbolo della "rosa in pugno" hanno voluto dire di non credere più che la verità politica sia solo da una parte e l'errore dall'altra, che lo scontro debba essere armato, con bombe da un lato e con la galera preventiva data a piene mani dall'altro, cioè violenza legale contro la violenza illegale, ma più semplicemente che la lotta - giacché dalla vita non è possibile eliminarla - si svolga almeno servendosi della ragione della parola.

Altro fatto che vorrei mettere in evidenza è che l'elezione di Toni Negri - "teorico della violenza di massa" (e dico teorica senza trarne nessuna conseguenza penale) - è stata possibile solo perché il leader del "partito della non violenza" (Marco Pannella) lo ha incluso nelle liste elettorali del proprio partito; anzi ha presentato questo fatto come un fiore all'occhiello; e molti elettori hanno approvato tale scelta, votandola. Ora, se da parte di Toni Negri accettare l'inclusione del proprio nome in questa lista di non violenti è stata - ideologicamente - una resa senza condizioni (ammettendo il proprio infantilismo ideologico) - per i radicali è stato, viceversa, il modo politicamente più concreto di dimostrare quanto sia vera quella vecchia proposta liberale: ""Non approvo quanto tu dici, ma mi batterò con ogni mezzo perché tu possa dirlo"".

Cioè, l'accettazione non solo ideologica ma anche effettiva del dissenso (individuale o di gruppo) senza aver paura di finire nelle moderne "carceri speciali" costruite dal Governo democratico. Per questo l'elezione di Toni Negri è stata la prova di maturità democratica più alta che è venuta da queste elezioni; alla quale ha fatto da pendant - come è vecchio stile - l'assassinio del Procuratore di Torino, Bruno Caccia, trucidato barbaramente solo perché aveva il torto di fare il proprio dovere senza condizionamenti e paure.

Ma chi esce irrimediabilmente condannata da queste elezioni è la classe politica che ha permesso il sopravvivere del Codice Rocco (1931), per cui uno può essere arrestato, inquisito, tenuto in prigione per anni (Toni Negri ha scontato quattro anni di galera, ma in base agli aggiornamenti democratici votati dal Parlamento ci sarebbe potuto stare fino a dodici anni, sempre senza processo) sulla base di un sospetto indizio che sta all'imputato dimostrare inconsistente portando delle prove. Ora tutto ciò dovrebbe finire. L'Italia è stata definita da qualche retore buontempone: "La culla del diritto". Forse in quella culla ci si deve essere addormentata (diceva Delitala). Ed è venuto il momento di svegliarla.

 
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