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Amici della terra - 25 giugno 1983
I verdi tra le ruote della partitocrazia
Il voto verde alle elezioni amministrative

da AdT, agenzia degli Amici della Terra

SOMMARIO: Le elezioni amministrative hanno dato buoni risultati alle liste verdi, nonostante il dibattito politico non sia stato centrato sui temi concreti su cui ci si intendeva confrontare. Ad Ancona la lista verde ha ottenuto un vistoso successo (3%); a Viadana, comune del mantovano, la lista verde (6,16%) diventa determinante per la costituzione di una giunta di sinistra. Altri risultati positivi si sono registrati a Viterbo e in tutto il Friuli.

(NOTIZIE RADICALI N. 32, 25 giugno 1983)

Passate le elezioni, è tempo di bilanci. Uno, in particolare, ci interessa e riguarda l'andamento, nelle elezioni amministrative, delle liste verdi che si sono presentate in parecchie situazioni locali. Le liste verdi locali hanno pagato un prezzo abbastanza alto al clima determinato dalle elezioni politiche nazionali, che ha spostato il livello del dibattito e dell'attenzione molto al di là dei temi concreti su cui molte di queste formazioni volevano confrontarsi. Ma il risultato, in generale, è stato molto buono e vale la pena di analizzarlo nelle diverse situazioni locali.

"Ancona": la lista verde, presentata alle elezioni comunali ha ottenuto un vistoso successo. Con il suo 3 per cento ed un consigliere comunale eletto - "Marco Moruzzi" segretario del locale Wwf - ha smentito le previsioni pessimistiche dell'immediata viglia che la volevano schiacciata dalla scadenza elettorale nazionale.

Il risultato complessivo del 3 per cento rappresenta naturalmente la media su tutto il territorio comunale. All'interno di questo dato, però, c'è stata molta differenza tra i punti in cui è arrivata in modo diretto la campagna elettorale degli ecologisti e le zone più lontane. Così, in città, la media della lista del porcospino è stata del 4,5-5 per cento, con punte del 6-7 per cento in alcuni seggi. In più, ad Ancona si è presentata una lista di Dp che ha raccolto circa 700 voti (l'1 per cento): se ci fosse stata confluenza gli ecologisti avrebbero preso anche un secondo consigliere.

Al centro del programma della lista verde resta anche dopo le elezioni - in un momento di frenetiche contrattazioni a livello locale per la formazione della nuova giunta - il dibattito sulle questioni sorte dopo la frana del 13 dicembre scorso. In particolare, dopo aver sottolineato le responsabilità dell'amministrazione comunale uscente, anche con un esposto alla magistratura, gli ecologisti di Ancona si batteranno per un confronto chiaro sull'utilizzazione dei 500 miliardi assegnati per la ricostruzione. L'uso di questi fondi sarà il primo banco di prova.

Un'altra importante battaglia sarà quella per l'istituzione del Parco del Conero. Su questo tema un comitato formato dagli ecologisti di Ancona ha raccolto 7.000 firme su una petizione rivolta alla regione e il prossimo settembre una manifestazione davanti al palazzo della regione chiederà una risposta. Altre iniziative della lista verde saranno la pubblicazione di un bollettino regionale e di un vademecum verde locale.

Il successo della lista verde ad Ancona si è emblematicamente contrapposto alla sconfitta dei candidati ecologisti presenti nelle liste degli altri partiti. Il presidente di Italia Nostra di Ancona "Badaloni", candidato nelle liste del Pri, non è stato eletto. Stessa sorte per "Sebastiani", segretario di Italia Nostra, candidato nelle liste Dc. Infine, "Sotte", ex consigliere indipendente nelle liste del Pci, ecologo aderente alla Lega ambiente-Arci, non è stato rieletto.

"Viadana": Il successo della lista verde in questo comune in provincia di Mantova è stato particolarmente significativo per la caratterizzazione antinucleare proprio in un posto indicato come possibile sito di una nuova centrale. La lista verde di Viadano con il 6,16 per cento ha ottenuto 2 consiglieri comunali. Sono stati eletti "Paolo Bergamaschi" e "Ettore Masseresdi". Oltre ai 2 consiglieri la lista verde ha ottenuto anche 3 consiglieri nelle circoscrizioni che fanno parte del territorio comunale, compresa la circoscrizione in cui dovrebbe sorgere la nuova centrale. Da una prima analisi del voto emerge chiaramente che la lista verde in sede di elezioni comunali ha strappato voti a tutti i partiti rispetto alle contemporanee elezioni politiche. I 708 voti raccolti, infatti, vanno ben oltre la somma dei 265 voti radicali e dei 127 voti per Dp registrati alle elezioni per la Camera dei Deputati, e nei risultati di quasi tutti i partiti è evidente un calo di voti dalle politiche alle amministrative.

In termini di seggi, dei tre consiglieri persi dalla Dc, 2 vanno alla lista verde e 1 ad una lista mista Pri-Pli, con la riconferma dei 10 consiglieri comunisti, 5 socialisti, 1 socialdemocratico, 1 missino.

In questo modo, sulla carta, la lista verde diventa determinante per una giunta di sinistra, anche se, nei fatti, Pci e Psi stanno lavorando per la formazione di una giunta con la partecipazione del consigliere socialdemocratico. Le prime reazioni dei partiti dopo le elezioni sono state caratterizzate dalla necessità di riconoscere il nuovo interlocutore. Così la Dc in un manifesto parla di chiaro successo della lista verde e aggiunge che poiché la volontà popolare ha mostrato in questo modo di essere contraria ad un insediamento nucleare, la Dc locale ne terrà conto. Il Pci, invece, ha parlato genericamente di una giunta che tenda la mano alle nuove forze locali.

Gli ecologisti locali hanno già risposto con le loro proposte: di fronte ad una situazione d'emergenza come quella che si verificherebbe con la costruzione di una centrale nucleare, propongono una giunta d'emergenza antinucleare aperta a tutti senza pregiudiziali. A garanzia di una sincera volontà orientata contro l'installazione della centrale, gli ecologisti di Viadana chiedono che il sindaco di una simile giunta sia un esponente dei verdi. In caso contrario, la lista verde sarà all'opposizione rilanciando il proprio programma.

Al primo posto di questo programma vi è il rilancio di un referendum antinucleare e un'opposizione più dura ai cedimenti degli amministratori della regione Lombardia ai progetti di installazione. Prima iniziativa sarà una marcia popolare che terminerà il 25 settembre prossimo nella località indicata per la costruzione della centrale.

"Viterbo": La lista verde che si è presentata alle elezioni provinciali ha ottenuto l'1,2 per cento, che non è stato sufficiente ad eleggere un consigliere. In questo caso, però, il quorum necessario era molto alto e i voti raccolti dagli ecologisti viterbesi sono comunque stati un grosso successo.

Il risultato è stato abbastanza differenziato nei vari collegi elettorali. A Viterbo città la lista verde ha ottenuto mediamente il 2,6 per cento e nella circoscrizione di Viterbo 4 anche il 5 per cento. A Soriano nel Cimino era presente alle elezioni comunali una lista verde locale che ha raggiunto il 3 per cento, senza eleggere consiglieri. Ora gli ecologisti di Viterbo intendono lavorare per la costituzione di un Movimento Verde nella provincia, sullo slancio dei consensi ottenuti. Prime scadenze: la lotta contro il tentativo di speculazione edilizia sul Monte Pallanza e la lotta contro la navigazione a motore nel lago di Bolsena che dovrebbe concretizzarsi il 24 settembre con il boicottaggio della prevista gara motonautica.

"Friuli": Il movimento Verde, ha deciso all'ultimo momento di presentarsi alle elezioni regionali, ha raccolto 6,117 voti, pari allo 0,7 per cento, non ottenendo alcun eletto. In questo risultato spicca l'1,4 per cento ottenuto nella circoscrizione di Gorizia, mentre in quella di Pordenone era presente anche una lista "verdi per l'alternativa" che ha rifiutato la confluenza.

Contrariamente al risultato regionale in alcune comunali il Movimento verde ha ottenuto successi anche in termini di rappresentanza consiliare. A "Grado" la lista verde ha ottenuto il 4,8 per cento e 1 consigliere, "Giovanni Mattiussi". A "Monfalcone" la lista verde con 2,7 per cento ha ottenuto ugualmente 1 consigliere comunale, "Luciano Giorgi". Il Movimento verde in altri comuni del Friuli - Porcia, Roveredo in Piano, Reana - ha realizzato un accordo tecnico con liste civiche locali sulla base di programmi comuni. Particolarmente significativa è stata, durante la campagna elettorale, una presa di posizione unitaria di tutte le associazioni naturalistiche locali (Cai-Italia Nostra-Wwf-Lau-Lac-Lipu-Mapam) che hanno invitato a votare i candidati che si fossero esplicitamente schierati contro la caccia.

"Avetrana": In questo comune pugliese nei mesi scorsi la protesta popolare contro l'insediamento di una centrale nucleare aveva portato ad un duro scontro tra le forze politiche locali e quelle regionali e nazionali. Si era così arrivati alla viglia delle elezioni comunali a discutere di una proposta inedita: una sola lista antinucleare con la partecipazione di tutti i consiglieri comunali uscenti, impegnati a continuare la battaglia contro l'insediamento nucleare sostenuto da governo e regione Puglia.

Ma la proposta non si è realizzata: Pci e Psi hanno deciso di presentare liste proprie e la situazione si è modificata. Il sindaco "Scarciglia" (Dc), impegnato da mesi nella battaglia antinucleare, ha presentato una lista propria, il "Fronte antinucleare popolare di Avetrana", che ha ottenuto 2.071 voti, il 49,9 per cento, raggiungendo con 11 consiglieri la maggioranza assoluta. Un ex consigliere indipendente delle liste del Pci, "Antonio Nigro", ha capeggiato la lista del "Comitato antinucleare di Avetrana" che, con il 10,9 per cento ha ottenuto 2 consiglieri. Il Pci è passato dal 28 per cento al 21,1 e da 6 a 4 consiglieri, il Psi, che aveva il 12,2 per cento e 2 consiglieri, ne ha ottenuti 3 con il 14,7 per cento. Il Movimento sociale, infine, ha perso il suo consigliere.

Ad Avetrana si è poi presentata un'altra lista antinucleare, "Goal antinucleare" ("Goal", a quanto pare sta per Governo ombra antinucleare locale), che era presente anche in altri comuni vicini. Questa lista, del tutto esterna alla situazione, ha raccolto 13 voti come risultato di una scelta incomprensibile.

Alle politiche, tanto il Comitato antinucleare che il Fronte antinucleare hanno propagandato l'astensionismo, dando forma ad una protesta clamorosa che ha visto il 52% tra astensioni, schede bianche e nulle. Ma mentre gli esponenti locali e gli elettori democristiani, in maggioranza, hanno avuto il coraggio di penalizzare il proprio partito, riducendolo di un quarto rispetto alle precedenti elezioni, il Pci ha raddoppiato i propri consensi rispetto alle contemporanee comunali, grazie all'espediente della candidatura nelle proprie liste di un avetranese antinucleare.

 
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