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Pannella Marco - 15 agosto 1983
UN COMPLOTTO CONTRO LA REPUBBLICA
Il Quirinale è un ostacolo, Pertini è in pericolo

di Marco Pannella

SOMMARIO: Alle soglie della scadenza del mandato presidenziale di Sandro Pertini, si scatenano attacchi al Quirinale tendenti a mettere fuori gioco il Presidente. Il Quirinale è un ostacolo, Pertini è in pericolo. In una lunga, appassionata e puntuale difesa della figura e dell'operato di Pertini, Marco Pannella risponde agli attacchi e propone una lettura degli avvenimenti e della situazione al di fuori del gioco della partitocrazia. Diario del mese di agosto.

(NOTIZIE RADICALI n. 34, 15 agosto 1983)

("Il Quirinale è divenuto oggi un punto-chiave per le esigenze di una partitocrazia che ha già occupato ogni altra istituzione della Repubblica. Lo è a maggior ragione per quanti volessero imprimere svolte anche formali ai processi di degradazione delle istituzioni e di svuotamento-annullamento della democrazia e della Costituzione. Lo sarebbe a maggior ragione per chiunque avesse ragione di temere e di conseguenza volesse impedire ripensamenti democratici da parte di settori della classe dirigente partitocratica, che per avventura compissero la scelta di uscire dalla propria crisi con il rientro nell'alveo della Costituzione e della democrazia.

Per tutti costoro, con Pertini Presidente della Repubblica, il Quirinale è un ostacolo insuperabile, forse ormai l'unico ostacolo. Rimuovere questo ostacolo, acquisire il controllo di questo punto-chiave può divenire essenziale. Pertini è dunque in pericolo. Pericolo politico o, di conseguenza, pericolo anche fisico?

Pannella ha avuto il torto con una polemica aperta in pieno agosto di portare la questione al centro dell'attenzione del dibattito, e quindi, anche e in primo luogo, della consapevolezza collettiva del paese. Sono ampiamente giustificati questa volta gli attacchi che gli sono stati rivolti da uomini e settori della classe dirigente partitocratica di cui ha svelato propositi e disegni reconditi quanto facilmente riconoscibili, e da una parte della stampa anch'essa partitocratica.

Pannella ha posto fin da ora il problema della successione a Pertini: di Pertini a sé stesso; o di altri uomini a Pertini che siano in grado - come lo è stato questo Presidente eccezionale - di preservare il Quirinale dall'asservimento partitocratico e da condizionamenti e disegni piduisti, antidemocratici e criminali.

Ma ha anche posto il problema di difendere il Presidente Pertini dai pericoli politici (e quindi anche fisici) che possono insidiarlo.

Ai lettori di Nr, che hanno conosciuto questa polemica solo attraverso i resoconti e i commenti di una stampa quasi sempre orientata a senso unico (e naturalmente in senso forsennatamente antiradicale), forniamo una puntuale pubblicazione di tutti gli interventi del segretario del Partito Radicale sul "caso Pertini".")

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21 agosto

Impedire la conquista del Quirinale alle forze partitocratiche

Poiché c'è un solo colle, a Roma, dove lottizzatori e lottizzati non abbiano fatto scempio, il Quirinale, è naturale che dalle sedi proprie della partitocrazia e da quella di un Parlamento cancellizzato e degradato, le due maggioranze politiche che operano in Italia siano tese sin da ora a conquistare la Presidenza della Repubblica nel 1985, allo scadere del primo mandato del Presidente Pertini.

Le due maggioranze politiche sono quella che Berlinguer chiama "istituzionale", controllata dal Pci dalla Dc di De Mita e Andreotti, e quella in qualche misura imposta e controllata dal Psi, da correnti minoritarie e fanfaniane della Dc, da socialdemocratici e liberali. Illusoriamente costituitisi in arbitri sono i repubblicani di Spadolini.

Riteniamo che per la Repubblica sarebbe jattura grave lasciar libero campo a questo gioco, e chiudere in questo recinto le possibilità di candidature e di elezioni per la Presidenza della Repubblica. Contrari, ora, alla elezione diretta del Capo dello Stato (che sarebbe oggi l'eletto della Rai-Tv, dei Berlusconi, e dei potenti finanzieri amici della partitocrazia), ci sembra quindi necessario sin d'ora agitare il problema nell'opinione pubblica, far sorgere candidature tempestive e popolari, interessare il Paese con motivazioni e interessi limpidi, responsabili e chiari.

Guai a lasciare ai vecchi clan contrapposti, ai candidati di regime immaginabili dai partiti delle "unità nazionali", dai "partiti della fermezza" agli alleati o ricattati dalla P2, inseguiti dal proprio passato, bisognosi di vincere per non morire eliminati, il monopolio dei lavori preparatori e della gestione della vicenda. Cominciamo quindi ad avviare il discorso, con la chiarezza che sempre dei nomi danno ai ragionamenti e alle astratte propensioni.

Il primo candidato alla successione di Pertini, deve essere Pertini. Noi siamo allarmati dalla paura e dall'odio che da parte delle forze di regime da lui sconvolte si malcelano. Chiediamo che la sicurezza del Presidente sia tutelata con maggior rigore, sia dalle tazze di caffè che dagli attentati d'altra natura. Se la rielezione di Pertini fosse impedita - innanzitutto dalla volontà del Presidente - non vediamo che due altri candidati: Cesare Merzagora e Leonardo Sciascia.

Occorre organizzarsi, organizzare nel Paese forze che consentano ai cittadini di pesare in modo determinante sul Parlamento dei Partito perché torni ad essere il Parlamento della Repubblica.

22 agosto

Si vigili seriamente sulla sicurezza del Presidente

"Ho sentito dire da autorevoli colleghi, in queste ore, che sarebbe stato indelicato e inelegante l'aver aperto il dibattito sulla successione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica.

Parliamoci allora chiaro: non c'è forza politica responsabile che non si sia posta, sempre, per motivi di metodo, dai giorni di De Nicola, passando a quelli di Segni, di Saragat e di Leone, anche l'ipotesi di trovarsi a dover affrontare il problema del Quirinale non solamente nelle sue scadenze naturali.

E di scadenze istituzionalmente innaturali, in Italia, ve ne sono sempre almeno due da prevedere: quelle ``umanamente'' naturali (malattie, decessi, dimissioni, infortuni di percorso), e quelle procurate con la violenza, e con violenze di ogni sorta, da quelle di tipo rinascimentale a quelle che da cent'anni sono divenute di moda (attentati ``anarchici'', ``terroristici'', e via dicendo).

Noi siamo dell'idea che Pertini sia in grave pericolo e che il Presidente lo sappia. Quanto più questo patriarca cresce e resiste splendidamente come una quercia dal destino ultrasecolare, quanto meglio sta e più efficacemente opera, tanto più temiamo che vi sia chi trami e pensi male. Si tratta di scoraggiarlo.

Innanzitutto, certo, sul piano della sicurezza del Presidente. Siamo il paese dove perfino il Pontefice è stato raggiunta dalla volontà di assassinio, dove Moro e Dalla Chiesa sono stati uccisi, dove i ``cadaveri eccellenti'' si accumulano più che mai.

Ma è necessario occorre alla radice, ai ripari: occorre sin d'ora che si sappia che Pertini può protrarre fin quando crede il suo mandato.

Fin quando la sua coscienza e i suoi medici gli diranno che è nella pienezza delle sue forze e delle sue capacità di servizio al paese.

Ma è necessario anche che si organizzi e promuova una o più candidature alla sua successione, che siano tali da farsi temere, anziché augurare, da parte dei candidati più pericolosi della partitocrazia, delle mafie e camorre internazionali, dei destabilizzatori di ogni tipo e livello.

Pertini. O Sciascia. O Merzagora

Occorre che dal basso, dal paese, e dai responsabili migliori della classe dirigente, si operi d'urgenza in questa direzione, da subito.

In questa direzione ci impegniamo. Le candidature di Cesare Merzagora e di Leonardo Sciascia devono subito prendere vigore. Sono scelte diverse, che possono corrispondere a diverse, e anche opposte, opinioni politiche. Ma l'una e l'altra hanno caratteristiche di nobiltà, serietà, capacità, rigore e vigore intellettuali, morali, civili, politici, di reale indipendenza, e amore per la democrazia, la libertà, la pace. Insomma quello di cui un paese ha bisogno, e anche il nostro tempo. Se queste candidature mostreranno subito di divenire forti e probabili, si sarà anche dato il miglior contributo alla Presidenza e al Presidente Pertini, per questi due anni e - se nel caso - quelli successivi".

23 agosto

Che guaio questo Pertini per P2, Sud America, "bulgari", libici e partitocrati

"Il grande Festival P2, mancati i botti d'inaugurazione con il fallimento degli attentati ferroviari, è ora in pieno svolgimento.

Si è liberato Gelli, si ricomincia allegramente con la guerra dei dossier, si coglie l'occasione della libertà di Giudice e di Gissi per ricordare a chi di dovere i rischi che si corrono se non si liberano anche Musselli e altri amici, si fa sapere anche a Cefis che o sta nella cordata anche ufficialmente o c'è sempre qualche corda che come sotto il Tamigi può interrompere carriere troppo sicure, o tentazioni troppo loquaci, si ammoniscono DC e PSI perché il totem o il tabù PCI intenda, si fa circolare in modo ricattatorio la candidatura Grassini al Comando dell'Arma...

Non c'è che dire, lo spettacolo fa impallidire i festival dell'amicizia di Rimini e - in prospettiva - quelli dell'Università e della DC. Se con l'assassinio di Dalla Chiesa si ottenne manifestamente di rendere la partitocrazia più ragionevole e leale, non ci sembra inverosimile che lo stesso risultato possa esser assicurato in breve in tutta la penisola.

Non basta che PC e DC abbiano posto in mora il Parlamento, nei suoi momenti vitali per la sicurezza, nella Commissione di vigilanza sui servizi, nella ``P2'' nella ``RAI-TV'', e anche nell'Inquirenti, grazie all'opera davvero cecoslovacca, più che polacca, di normalizzazione assicurata dalla ``maggioranza istituzionale'', sulle spalle della ``maggioranza politica''.

Si vuole subito tutto: e se Craxi non potrà darlo, occorrerà fare il necessario per avere quel Governo che fu mancato con il mancato arrivo del cadavere di D'Urso.

Di nemici efficaci e determinati, liberi di macchie, la P2 ne ha pochi davvero. Così come i regimi sud-americani, quello libico, quelli della ``bulgarian connection'': diciamo che c'è sicuramente il Presidente della Repubblica, che non bada nemmeno molto - diciamolo - ai suggerimenti di Palazzo Chigi (parliamo del passato, per ora) né della Farnesina, né dei ``Servizi'', se si tratta di diritti umani e di diritti costituzionali. E c'è anche, rendiamogliene omaggio, questo nuovo Ministro degli Interni, almeno per quanto riguarda - appunto gli aspetti ``interni'' della vicenda".

23 agosto

Non siamo tranquilli. Con Gelli libero la P2 di nuovo all'attacco

Massimo Teodori ha oggi richiesto telegraficamente l'immediata convocazione della Commissione P2. Chiediamo ai Presidenti delle Camere l'immediata convocazione delle Commissioni parlamentari di vigilanza sui servizi di sicurezza e sulla RAI-TV.

La logica dice che in questo momento, in qualche parte del mondo, non può non essere in corso "il vertice", ricostituito con la libertà di Gelli, per attuare i piani d'attacco, dopo aver vittoriosamente condotto in porto quelli di difesa. In Sud-America, in Europa, o in Canada o in Kenia? Chissà. L'avvisaglia dei dossier che tornano a dilagare. Un Parlamento messo in mora, come durante i peggiori anni del dilagare del terrorismo e dell'alleanza di piombo fra P2 e P38.

Un Presidente della Repubblica, "pazzo" di ragionevolezza, di saggezza, di onestà intellettuale, di rispetto dei suoi ideali, che sono quelli della stragrande maggioranza degli italiani, che da mesi è passato all'attacco nei confronti di quelle dittature sud-americane che sono legate per la vita ai gellismi ed ai loro protettori; che ha testardamente indicato nelle realtà multinazionali e internazionali le radici più solide e profonde delle infami eversioni anche nazionali e che dovrà pur essersi chiesto, alla fine, il perché di certe sue ormai patenti solitudini.

No. Non siamo tranquilli. Il Governo sappia che opereremo non in base ad errori passati di questo, di quello, ma del suo operare nell'oggi. Sappia che riteniamo vergognoso che si ergano nei suoi confronti accusatori, "oppositori" che sono stati i principali alleati politici della P2. E oggi, non possono non esserne ricattati. La porta della dignità e della salvezza è sempre più stretta. Ma occorre, Presidente Craxi, con gente come il suo Ministro degli Interni, imboccarla subito, costi quel che costi. O raccoglierà il peggio.

Intanto, lo ripetiamo, si vigili su Pertini. E si sappia che se qualcuno osasse toccarlo, comunque, o anche impedire un suo secondo mandato, se possibile, al suo posto non vi saranno successori come De Francesco a Dalla Chiesa.

Occorre che candidature come quelle di Merzagora e di Sciascia appaiano probabili, specie in caso di altri guai.

Ripetere giova. In primo luogo al PCI.

24 agosto

Rutelli: 260 miliardi ricattano i partiti

I timori espressi da Marco Pannella sulla sicurezza del Presidente Pertini nascono in un contesto che da mesi il Partito Radicale sta tentando di evidenziare. Abbiamo identificato e analizzato motivi oggettivi e disegni soggettivi di destabilizzazione e messa in mora della Repubblica democratica; basta ripercorrere le prese di posizione radicali di questi mesi per scoprire che "si è voluto" tenerle nascoste all'opinione pubblica ed alla stessa classe politica, tanto più nel momento in cui fatti puntuali confermavano quelle valutazioni e quelle analisi.

Il Partito Radicale, forza di opposizione e non di potere, ha elevato denunce specifiche sconvolgenti, su cui nessuna inchiesta giornalistica e tanto meno risposte da parte dei Ministri e degli organi competenti ha voluto far luce.

A chi ci chiede esempi concreti, ripropongo un gigantesco fatto concreto, in evidente connessione con i disegni ed i contesti cui Pannella fa riferimento: abbiamo documentato che qualcosa come 260 miliardi di lire sono stati distribuiti nel solo anno trascorso in compensi d'intermediazione per la vendita di armi. Il Ministro del Commercio estero - e non da solo - è a conoscenza dei nomi e cognomi dei percettori di questo colossale giro di tangenti ufficialmente erogate: perché non si va subito a chiedere, intanto, a chi ne è al corrente di far cadere questa sporca nebbia?

24 agosto

I nemici della Repubblica devono passare sul cadavere del Presidente

Se a Palermo si fosse potuto temere che la posto di Dalla Chiesa...

Penso e so quel che ho detto. Ho detto esclusivamente quel che ho scritto. I nemici della Repubblica devono passare necessariamente sul cadavere del Presidente, se vogliono portare a termine i loro disegni fin troppo chiari; perché contro ogni loro previsione Pertini continua a crescere, come persona e come politico, come statista e come democratico. Si contribuisce a riconquistare una Repubblica democratica, una patria da rispettare e da amare, dunque, difendendo la vita e la politica di Pertini; ma, ancor più certamente, si difende Pertini battendo e dissuadendo i nemici della Repubblica che sono onnipotenti, e che stanno seppellendola anche sul piano istituzionale, anche con l'opera della "maggioranza istituzionale", paralizzando il Parlamento, violando leggi, preparando loro "successioni" a Pertini come tutti sanno.

Lo ripeto: se a Palermo si fosse potuto temere che al posto di Dalla Chiesa sarebbe stato chiamato qualcuno come lui e soprattutto che la Repubblica si sarebbe impegnata a fondo sulla linea dei Costa, dei La Torre, dei Chinnici, probabilmente Dalla Chiesa sarebbe ancora vivo. E' gran tempo, dunque, d'impegnare il Paese, l'opinione pubblica, le forze democratiche in una campagna, in un'esplicita lotta perché sin d'ora si sappia che l'Italia esige altro, che il Parlamento può e deve confermare Pertini, o eleggere al suo posto uomini come Sciascia e Merzagora.

Se si vuole sapere di più sui nostri giudizi, sulle nostre "informazioni", sulle nostre convinzioni, basta riferire e analizzare quel che ieri abbiamo fatto, scritto e chiesto. Con serietà. Quando Kappler fuggì, scoprimmo che in tutta la regione Lazio e la capitale quel giorno il militare più alto in grado presente era un capitano. Ma oggi non si tratta di soli ufficiali, e nemmeno stati maggiori. Si tratta delle istituzioni poste in vacanza, confiscate dalla partitocrazia, ma anche insediate e colpite da poteri occulti ma non sempre paralleli, "maggioranza istituzionale" guidata dalla Dc di oggi e dal Pci (che ha fatto "strappi" con l'Urss, ma non con lo stalinismo e con una visione autoritaria, giacobina, statalista, della politica ridotta a pura fede nel potere) e che in sincronia con le P1, P2, P3, P38 sabotano il gioco democratico, le maggioranze politiche ufficiali, e vogliono eliminare ogni autentica forza alternativa di opposizione nonviolenta, costituzionale e popolare.

25 agosto

Ci sono le prove. Logiche e ferree. Basta volerle vedere

Lo ripeto, penso e so quel che ho detto, e ho detto solamente quel che ho scritto. Non risponderò certo di quel che si è stampato da parte di altri: meno che mai, ad esempio, di quel che mi attribuisce l'organo del Pci-P2 che, in due occasioni, tante quante ne ha colte per occuparsi del "mio" caso, falsifica, anche virgolettando le false citazioni, testo e contesto. Secondo vecchie e mai dismesse tradizioni goebbelsiano-staliniste.

Non ho mai pensato ad un "complotto" diretto a far fuori, fisicamente, politicamente o moralmente il Presidente Pertini; non ne ho mai parlato, né scritto. Stiamo invece lottando da soli, a lungo, contro un complotto ormai in stato di avanzata realizzazione contro la Repubblica, che ora constatano anche i sassi, tranne Gallucci e pochi altri. Come Carmelo Spagnolo a suo tempo, tanto per restare in tema e in luogo. Abbiamo espresso di già, in altri momenti gravissimi, la convinzione che il più pericoloso nemico per i burattinai di Gelli e per Gelli, per i suoi burattini, fosse il Presidente Pertini, e che la Presidenza Pertini così unica, straordinaria, singolare, purtroppo in qualche misura effettivamente irripetibile, occupasse uno spazio che secondo i calcoli doveva invece esser coperto da burattinai o burattini della P2-Pci, alleanza storica fin qui troppo negletta.

Abbiamo sempre pensato, detto e scritto che ci trovavamo a dover fare i conti con un politica criminale internazionale - e non solamente nazionale - di rigorosa e feroce destabilizzazione dell'intera area mediterranea, e di eliminazione di ogni alternativa democratica e pacifista, non violenta e legalitaria.

In passato si verificarono poi non già attentati al Presidente della Repubblica - non lo si temeva quanto oggi, comunque - ma stragi e l'attentato al Pontefice.

Ma le nostre letture degli eventi hanno riscontri unici, che sono documentati dagli atti ufficiali del Parlamento, e dai testi stenografici degli interventi "ufficiali" dalla Rai-Tv di Stato. Citarsi, in questo caso, è fastidioso: per altri.

Sulla P2, sulla Rizzoli e la loro politica folle sul punto di essere sanzionata dal più clamoroso dei successi politici, sulle corresponsabilità in atto del Pci, sulla prestigiosa udienza di Gelli presso prestigiosi leaders e capi di Governo, abbiamo denunciato "pericoli" - senza prove! - che sono ora iscritti come realtà negli atti giudiziari, sia della Magistratura sia del Parlamento.

Se avessimo "le prove" che gli imbecilli e i provocatori affermano di attendere o di credere che possano esserci, i "pericoli" - ce lo si consenta - non sussisterebbero già più: i colpevoli e le trame sarebbero già vinti e smascherati. Ma le prove logiche ci sono e sono ferree, sullo stato di pericolo latente e crescente per il Presidente Pertini in queste settimane della mancata strage ferroviaria, della liberazione di Gelli, dell'arrivo immediato di nuovi dossiers, del probabile assassinio del più pericoloso avversario... d'Argentina per la P2 e per i suoi burattini internazionali.

Naturalmente, ci si scatena ora su un solo aspetto - il meno "politico", in prospettiva il più neutralizzabile (e siamo già convinti che in questi giorni abbiamo imposto attenzione e misure utili, deterrenti più adeguati) - della nostra iniziativa: quello dell'attentato, dell'eliminazione "fisica" del Presidente. Si glissa, invece, su quello dell'eliminazione politica di Sandro Pertini, sempre più necessario invece come statista e come democristiano, si glissa su quello in atto di avanzata realizzazione del gioco democratico e di proterva manifestazione del potere e degli obiettivi di quella "maggioranza istituzionale" che è il ferro di lancia della congiura partitocratica, per tanta parte anche piduista, o soggettivamente alleata con la P2 e i suoi burattinai.

La messa in vacanza delle istituzioni, da 5 mesi ormai, proprio sul fronte del controllo e dell'indirizzo dei Servizi di Sicurezza e dell'inchiesta sulla P2, oltre che su quello della vigilanza e dell'indirizzo sui mass-media di Stato, e quello sui reati ministeriali - l'Inquirente - può esser anche dovuta a sciatteria dei più: ma non necessariamente di tutti. E può comunque esser posto a frutto da chi pensa di risolvere le proprie difficoltà politiche, secondo le proprie tradizioni culturali e personali, con la real-politik di una certa "unità nazionale", partitocratica e antidemocratica.

Siamo dunque davanti ad un "complotto" di tipo anarchico-repubblicano contro la figura del Capo dello Stato, ma ad una feroce politica che comporta attentato e complotto contro la sicurezza dello Stato, attentato alla Costituzione, insurrezione armata (se tale reato è configurabile per l'uso delle molotov e di qualche pistola di gruppi "autonomi"), e che trova nel Presidente della Repubblica un ostacolo difficilmente sormontabile, il primo - se possibile - da eliminare, in ogni modo.

Abbiamo quindi posto - anche come deterrente - sin d'ora il discorso dell'auspicabilità del rinnovo del mandato presidenziale per il prossimo settennato, contrapponendolo ufficialmente alle mene ed alle feroci quanto celate lotte per la successione scatenata e determinante per le vicende politiche e la vita istituzionale e civile del Paese, fra gli storici - e meno storici - candidati delle varie fazioni partitocratiche.

Abbiamo proposto un metodo e anche degli esempi, e delle candidature alternative, e su questo fronte si fa orecchi da mercante. Mentre la prudenza e il senso di responsabilità, "sempre, in ogni circostanza, anche le più normali", impongono che le ipotesi di successione ove non siano come negli Usa assicurate dalla Costituzione e dal sistema "Convenzioni", vengano avanzate, conosciute, vagliate, alla luce del sole, in democrazia, al contrario che nelle dittature dove lo sono nel segreto e con i complotti di palazzo.

Allora, il problema è questo: vogliamo o no che in circostanze così gravi e temibili il Paese sia posto in condizioni di conoscere, partecipare, assicurare al Capo di Stato democratico, anti-P2 e antipartitocratico, lo straordinario sostegno auspicabile, o si vuole che resti il più possibile solo, e che il gioco democratico fra Governo e opposizione sia annullato o ipotecato dalla "maggioranza istituzionale", partitocratica e oltre tutto politicamente e costituzionalmente irresponsabile, ufficialmente richiesta da Berlinguer per domani, e già operante e imperante nell'oggi?

Su questo punto, come su quello della sicurezza dello Stato e del Presidente, la polemica e l'iniziativa politica è all'inizio. Non cesseremo certo di lottare sul fronte della vita di decine di milioni di persone assassinate per fame e miseria, perché un decreto di vita sia emesso per almeno 3 milioni di loro entro quest'anno. Ma lo faremo continuando a esigere che non vi sia nel nostro Paese strage di legalità e di democrazia, presupposto necessario al proseguirsi di qualsiasi politica di violenza, di morte, di sterminio.

25 agosto

La magistratura indaghi e operi subito sui complici della P2

"In relazione all'iniziativa della Procura Generale della Corte d'Appello di Roma, dopo aver fornito la testimonianza richiestami, non ho che da ribadire la mia e nostra convinzione che il complotto notoriamente in atto e in pericoloso rafforzamento contro la Repubblica e la Democrazia, ponga in essere in oggettivo e straordinario pericolo per la sicurezza del Presidente della Repubblica.

Ben venuta, dunque, l'iniziativa giudiziaria in questione, perché auspichiamo e riteniamo necessario che, nel quadro delle fattispecie penali dell'attentato alla sicurezza dello Stato, di attentato alla Costituzione, di insurrezione armata, si indaghi anche sui vertici partitici che hanno condotto una politica di puntuale collaborazione con i vertici militari e propagandistici della P2, mentre la realtà eversiva e criminale di questa associazione per delinquere era nota e illustrata dalla stampa o da altre forze partitiche e parlamentari.

Queste forze e persone hanno finto di ignorare la natura, l'esistenza e l'opera, hanno trafficato influenze e denaro con i suoi esponenti e agenti, e non possono tuttora che essere condizionate e ispirare da quella scelta politica.

Mi auguro che la Magistratura indaghi e operi subito in relazione alle cronache e alle documentazioni apparentemente puntuali e non ancora smentite secondo le quali massimi esponenti della politica italiana avrebbero condotto operazioni che non potrebbero non configurarsi che come concorso nella bancarotta fraudolenta del gruppo editoriale Rizzoli-P2 e negli illeciti penali compiuti dal banchiere Calvi.

A questo proposito vale l'esempio di quanto attribuito dai documenti pubblicati dall'"Espresso" al Presidente Flaminio Piccoli; di quanto sembra noto e acclarato sia intercorso fra il Banco ambrosiano e numerosi partiti, a cominciare dal Pci, oltre che la Dc e il Psi, in epoca ormai assolutamente sospetta e con Calvi ufficialmente in posizione difficilissima.

Fino a prova del contrario vogliamo propendere per l'innocenza: ma francamente questa prova, in certi casi più gravi comincia quanto meno a delinearsi!".

Lo diciamo dal 1982

"Abbiamo conferma che ai vertici del pentapartito sono dati per scontati il nuovo scioglimento anticipato delle Camere, nuove elezioni e che ci si prepara a ritmo accelerato anche tecnicamente ad affrontarle.

I motivi di questa certezza ci sono assolutamente oscuri.

Temiamo che come è già accaduto con la gestione al massacro del caso D'Urso, i "grandi vecchi" della destabilizzazione mediterranea e italiana che operano indisturbati da 20 anni siano di nuovo riusciti a coinvolgere forze politiche democratiche e repubblicane in errori che verrebbero poi pagati anche da queste. Lo scorso anno questo accadde al Pci e a Repubblica, quest'anno ai vertici del Psi e ora anche a quelli del Pri, della Dc e del Pli.

E quello che più ci preoccupa è che questa prospettiva implica il verificarsi nelle prossime settimane di eventi incogniti agli estranei a questi complotti, ma che esige anche e preventivamente l'eliminazione "fisica" o morale, del Presidente Pertini che, come è Suo dovere, ha sempre assicurato la Sua irriducibile opposizione al realizzarsi di questo disegno".

26 agosto

P2, PCI, Partitocrazia. Alleati, complici, successori.

Com'era prevedibile, dopo il polverone alzato da non pochi giornali attorno alle mie affermazioni e dichiarazioni - che confermo letteralmente tutte, ma nella versione di N.R. e non in quella di chi come "L'Unità" usa virgolettare proprie affermazioni per spacciarle come mie - oggi è il festival: "... Pannella ammette... Pannella smentisce... Pannella ritratta... Pannella sostiene di non aver prove...". Altro "leit-motiv": ma Pannella cosa vuole, realmente? A cosa mira?

Allora torniamo a precisare.

Non ci risulta esserci nessun complotto "diretto" contro il Capo dello Stato. Ci risulta essere in pieno sviluppo un complotto sempre più grave contro la Repubblica che comporta e include necessariamente il fare i conti con il più pericoloso ed efficace dei nemici della Repubblica, piduisti e partitocrati così spesso uniti o convergenti.

Gli autori di questo complotto, che s'estende e rafforza, hanno dimostrato ampiamente di far ricorso ai maggiori metodi criminali, incluso l'assassinio, incluse le stragi. Essi operano in un contesto internazionale che ha portato al tentato assassinio del Papa, all'assassinio di Dalla Chiesa, di Galvaligi, di La Torre, di Chinnici e di decine d'altri impegnati contro di loro, o comunque pericolosi, o la cui scomparsa poteva servire alla destabilizzazione ed alla "riforma" gelliana dello Stato italiano.

Lo Stato italiano, in tutti questi casi, è stato accusato di imprevidenza, e - dalle fonti più autorevoli - e si è non di rado, soprattutto di recente, sottolineato che questa "imprevidenza" poteva avere il segno di complicità e di collusioni nello Stato stesso. La stessa Presidente della Commissione di inchiesta sulla P2, on. Anselmi, ha di recente avanzato il sospetto che i servizi di sicurezza dello Stato, diretti a lungo da militari della P2, potevano essere responsabili dolosi dell'esito della tragica vicenda Moro.

Per anni abbiamo visto giusto. Abbiamo indicato verità che oggi sono confermate, ed allora furono liquidate o con la congiura del silenzio o con la denigrazione. Eravamo previdenti, e se fossimo stati dunque al governo non saremmo oggi nella situazione attuale, e non avremmo quel bilancio tragico e allarmante che tutti fanno sulle condizioni dello Stato italiano.

Continuiamo ad essere gli stessi. Riteniamo, e ritenevamo ancor più nei giorni scorsi, che il Presidente Pertini sia esposto a gravi pericoli, più di quanto non voglia essere ammesso per superficiali buone fedi o per malafede, dai più fra coloro che contano. Questi pericoli sono conseguenti all'esistenza del complotto che tutti ora conosciamo: sono pericoli di ogni tipo. Dall'eliminazione fisica a quella politica, cioè della politica repubblicana condotta e rianimata non di rado direttamente dal Presidente Pertini e dal democratico Pertini.

Coincidono con gli obiettivi della P2 quelli di molta parte della nostra classe dirigente, imputridita, corrotta e corruttrice, che in passato ha avuto con la P2 e direttamente con Gelli rapporti politici, d'affari, di malaffare. La P2 - per molti versi rappresenta anche un tentativo di "razionalizzazione" della partitocrazia ormai boccheggiante, di fornire al "mondo" una Italia "stabilizzata", "fedele alle proprie alleanze", energica contro "i terrorismi" (e perciò bisogna che ci siano, dilaghino, diventino sempre più "potenti" e mostruosi). Se non ci fosse stato anche un "volto pulito" della P2, se non si fossero potute coinvolgere anche "buone fedi" si pensa davvero che l'intera - quasi - classe dirigente militare dell'epoca sarebbe stata impegnata e arruolata da Gelli e dai suoi burattinai nazionali e internazionali?

In questo contesto la successione - e comunque l'ostilità necessaria contro il suo incarico anche per l'immediato - di Sandro Pertini, problema legittimamente già di per sé mobilitante gli interessi dei partiti e degli uomini, assume un valore straordinario, e caratteristiche peculiari.

Sicché abbiamo posto, non da oggi, un altro problema: gli schieramenti politici attuali sono naturalmente, e per motivi meno nobili e assolutamente gravi e negativi, già oggi determinati dalla scadenza "naturale" dell'elezione del Presidente della Repubblica del 1985.

Ma il Paese, e ufficialmente gli stessi partiti, non ne sanno nulla.

Occorre rendere alla vita democratica, alla responsabilità politica anche questo aspetto del presente e del futuro del Paese.

E' solamente nel chiuso dei corrotti corridoi e delle sporche cantine del potere che il peggio può continuare ad affermarsi indisturbato. Ed è solamente nella certezza o nella probabilità che l'eventuale "innaturale" successione al Presidente Pertini, prima dello scadere del suo mandato, possa portare al successo di candidati complici, burattinai, burattini, ricattabili, appartenenti ad un ambiente partitico coinvolto, che la P2 e connessi può ritenersi costretta a giocare carte le più temerarie e folli.

Allora, chiediamo: quale "indipendenza", quale tranquillità può dare - e a chi - un Presidente della Repubblica che ha frequentato a lungo e con intensità Gelli o altri esponenti maggiori della P2 essendo Presidente del Consiglio, e che è stato indotto a mentire manifestamente sulla ragione dei suoi rapporti con lui?

Quale senso avrebbe, per esempio, una elezione di un Presidente già segretario della Dc che è stato per lustri amico e sostenuto da Ortolani, che ha avuto rapporti finanziari con costoro, e che - se quanto pubblicato per esempio dall'"Espresso" fosse vero - non si capisce come non sia ancora coimputato con Gelli per la bancarotta fraudolenta del gruppo Rizzoli, lancia di ferro nei "mass-media" e nel Paese della P2 e della campagna di "normalizzazione" dell'Italia, cioè della destabilizzazione della Repubblica?

E l'eventuale Presidenza della Repubblica dell'attuale Presidente del Senato, Francesco Cossiga che, da Ministro degli Interni e poi da Presidente del Consiglio, ha assistito tragicamente incapace allo sfacelo delle istituzioni ed alla azione di arruolamento di tanta parte dell'amministrazione dello stato nella P2?

Coerentemente con la sua natura di puro uomo di potere, e solo su questo piano efficace, questa candidatura (di De Mita, a quel che si dice) corrisponde al disegno dell'attuale leadership dc di contrapporre alle sfortune elettorali e politiche un assetto di "maggioranza istituzionale", di spartizione, cioè, con il Pci e con gli uomini della corrente di "base", dei poteri formali dello Stato.

O, ancora, quale credibilità avrebbero candidati socialdemocratici, dopo che il segretario del loro partito ha dimostrato - come minimo - una incredibile leggerezza, si è addirittura arruolato nella P2, quando era uno dei pochi - in Italia - a sapere di cosa si trattasse? E dopo che nessun socialdemocratico in Italia ha mostrato quanto meno di ritenere doveroso un minimo di discussione in proposito?

E il Psi, il partito che è anche quello di Sandro Pertini? E' purtroppo anche il Partito che, a livelli dirigenti, ha trafficato con Calvi, visto arruolarsi e poi difeso suoi esponenti non secondari nelle armate del complotto. E' il meno che si possa dire, anche se fino al caso D'Urso è stato l'oggetto d'ostilità e di attacchi espliciti di quel "partito della fermezza" che ha avuto nella P2 - dai servizi segreti alla editoria stampata e audiovisiva - la sua ala marciante, e le sue truppe d'assalto.

E i moralisti del Pri? Credono davvero che l'appartenenza di Corona alla segreteria del Pri, fino alla scoppio degli scandali massonici, dei suoi rapporti con Carboni, con Pazienza e altri, possa esser liquidato come episodio e realtà inconsistente e marginale?

Insomma nessun candidato della partitocrazia, né attraverso i suoi massimi esponenti, né attraverso scoloriti re travicelli, o "esterni" inadatti o inetti a vivere in proprio responsabilità di uomo di Stato, può esser temuto dai nemici della Repubblica, se non quale espressione di una delle fazioni che pur si oppongono all'interno della loro area.

Finché questa sarà la situazione storica nella quale l'Italia - e il mondo - si trovano, finché questi saranno i suoi nemici, ripetiamo che nessuno come Sandro Pertini può essere miglior candidato alla propria successione, che sgombrare il campo - come contribuimmo a fare un mese fa, esponendoci una volta di più, - alle speculazioni di corvi e di sciacalli sulle sue effettive condizioni di salute che, ben conoscendole, proprio noi ritenemmo fosse necessario esser poste al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica e sottratte a un losco clima che vedeva giornali già preparare "coccodrilli", azioni politiche e alleanza di potere saldarsi in nome dell'imminenza della scomparsa e degli impedimenti del Presidente.

E se, ci chiedemmo allora, le preziose alleanze estorte o conquistate in vista di un evento che noi sapevamo per fortuna assolutamente improbabile, avessero sollecitato la P2 a provocare l'evento stesso? E quando scriviamo - ora - "P2" non riferiamo più ad una "disciolta organizzazione". Ci riferiamo ad un'intera area politica partitocratica nella quale sono posti sia i singoli che hanno ritenuto a suo tempo di poter dominare e usare il potere nazionale e internazionale di Gelli, sia il partito - il Pci - che, come tale, ha giocato manifestamente la stessa carta, attraverso la quotidiana collaborazione dei Pecchioli e dei Minucci, per tacer d'altro e d'altri, con i vertici militari e i vertici della propaganda e stampa della P2 in Italia.

 
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