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Bevivino Sergio, Dimitri Giuseppe, Giannelli Alberto, Insabato Andrea, Liberti Giulio, Lucci Chiarissi Paolo Maria, Miglirelli Paolo, Piso Vincenzo, Proietti Antonio, Vito Pierfrancesco, Zucco Gianluca, pannella marco - 23 agosto 1983
Un segno di chiusura e di intolleranza
DA UN GRUPPO DI DETENUTI DI ESTREMA DESTRA: L'ARRESTO...

di Sergio Bevivino, Giuseppe Dimitri, Alberto Giannelli, Andrea Insabato, Giulio Liberti, Paolo Maria Lucci Chiarissi, Paolo Miglirelli, Vincenzo Piso, Antonio Proietti, Pierfrancesco Vito

Carcere di Rebibbia N.C., reparto G.9

SOMMARIO: Siamo i rappresentanti di una fascia di trasgressione politica. Soggetti provenienti da destra secondo categorie politiche sempre più inadeguate a interpretare la realtà. Oggi un processo di sostanziale trasformazione sta attraversando la nostra compagine politica. Siamo contro il riarresto di Toni Negri non solo come detenuti ma come persone che hanno rimosso delle barriere mentali, che vedono all'orizzonte trasformazioni politiche intese come miglioramento dei rapporti sociali umani e della dignità dell'uomo. I voti a Toni Negri esprimono una lettura diversa del passato recente e mettono in evidenza disfunzioni e arbitrio di questo sitema giuridico. Il caso Negri paradigma emblematico dell'uso incivile disumano e strumentalmente ideologico dell'apparato giudiziario attraverso il carcere preventivo, la legislazione d'emergenza, i pentiti. Sfuggendo allo stereotipo terrorista Negri incrina la rigida immagine di Stato come entità del bene e di qualsiasi antagonista come entità del male che il siste

ma si era procurato. L'arresto di Negri sarebbe un gesto grave d'intolleranza e irresponsabilità, dimostrando una volontà del sistema politico italiano ad alimentare l'incomunicabilità e la conflittualità della fratura sociale. L'augurio che Negri in libertà rappresenti invece il segnale dell'inversione di tendenza.

Segue un breve commento di Marco Pannella: I detenuti di estrema destra per reati di terrorismo hanno redatto un documento politico e civile di grande valore.Il contributo di amici probabili e necessari troppo a lungo lasciati soli e traditi. Una presa di posizione dal più profondo delle carceri che c'incoraggia a perseverare nella nostra strada. Faccio mie le loro parole quale segretario politico del Pr e deputato europeo e italiano.

(NOTIZIE RADICALI n. 35, 23 agosto 1983)

In quanto rappresentanti di una fascia del complesso fenomeno di trasgressione politica sviluppatosi in Italia nell'ultimo decennio, o forse, in termini più diretti ed umani, in qualità, di detenuti politici pluriannuali, vogliamo intervenire nel dibattito che si è aperto sul caso Negri.

Riteniamo che a rendere particolarmente significativo ed originale tale intervento sia il fatto che lo producano soggetti provenienti da un'area di protagonismo politico collocata ideologicamente a destra dagli schemi precostituiti di omologazione frutto dell'insufficienza conoscitiva di categorie politiche sempre più inadeguate ad interpretare la realtà.

Se effettivamente, nella passata fase storica, sotto impulsi di origine socio-culturale ed individuale, nonché spesso a causa di modelli ideologici indotti, si arrivò per la violenza del clima politica a manifestare i contrasti tra le differenti aree politiche in termini di conflitto tragicamente sanguinoso, nella fase attuale, per il processo di trasformazione sostanziale che stà attraversando trasversalmente la nostra compagine politica, intendiamo collocarci, nell'ambito del dibattito, in posizione nettamente contraria al riarresto di Negri.

Questo dissenso non va visto solo in termini contingenti e legati al nostro stato di detenuti, ma come espressione della rimozione di barriere mentali che ci porta da operare in un'orizzonte di trasformazioni politiche intese come tensione al miglioramento dei rapporti sociali ed umani e della dignità dell'uomo. (...)

Riteniamo che i 50.000 voti di preferenza ricevuti da Negri dimostrino l'emergere nel corpo sociale di una volontà di iniziare a leggere ed a spiegare questi ultimi anni di vita italiana sotto una nuova luce o per lo meno da un'angolazione storica che riesca ad analizzare ed a comprendere, senza rimuoverle od esorcizzarle, le motivazioni di fondo che hanno spinto una parte significativa della nostra generazione alla ribellione.

Ma il valore di queste preferenze è anche quello di aver voluto porre in evidenza le incongruenze, le disfunzioni, l'arbitrio di questo sistema politico-giuridico che riconducendo Negri in carcere continuerebbe a dimostrare indifferenza per queste esigenze sociali emergenti.

Per la evidente natura che ha assunto la figura di Negri, come punto focale delle molteplici e convergenti contraddizioni di questa fase storica, se da una parte è assunta a paradigma emblematico per una denuncia politica contro l'uso incivile, disumano e strumentalmente ideologico dell'apparato giudiziario (tramite il carcere preventivo, la legislazione d'emergenza, i pentiti) e contro lo stato di degrado civile che ha appiattito in Italia qualsiasi sperimentazione e produzione di espressioni sociali e culturali nei rigidi schemi conflittuali imposti dalla fase di "guerra interna", dall'altra parte, per gli stessi motivi, si trova difficoltà nel riconoscere a Negri, per il suo nuovo stato di "legittimità costituzionale", uno spessore di diritti civili ben più ampio di quello di semplice sopravvivenza che permetteva il suo stato di detenuto. (...)

Di certo Negri, sfuggendo allo stereotipo terrorista nel quale lo aveva inquadrato la logica dell'emergenza, apre dietro di sé un'incrinatura in quella rigida immagine di Stato come entità del Bene e qualsiasi espressione antagonista come testimone del Male che il sistema si era procurato demonizzando ogni fenomeno di rivolta politica ed approfittando dell'acuirsi del conflitto sociale. Un'analisi manichea troppo superficiale e fuorviante per pretendere di mantenersi come unica chiave interpretativa della realtà attuale.

Ancora più grave appare la richiesta di arresto se si considera che Negri rappresenta un'elemento propulsivo e pregnante di quell'area in via di sviluppo che si pone in posizione dialettico-iterattiva nei confronti della società togliendo quindi qualsiasi giustificazione a comportamenti repressivi e piattamente burocratici.

In un momento in cui molteplici spinte endogene al tessuto della trasgressione politica stanno maturando spontaneamente, attraverso una riflessione critica, la rottura da quelle compressioni ideologiche che notevoli responsabilità hanno nella genesi della fase dell'emergenza, in questo periodo nel quale vari segnali indicano che è in atto un processo diffuso e complessivo di trasformazione che permetta di eliminare le interpretazioni riduttive del fenomeno della rivolta politica degli anni '70 ebbene l'arresto di Negri sarebbe un grave gesto di intolleranza e di irresponsabilità. Esso dimostrerebbe, da parte di chi governa il sistema politico italiano, la volontà di continuare ad alimentare l'incomunicabilità, e la conflittualità della frattura sociale che si è aperta, ogni discorso sulla disponibilità e l'interesse a risolvere il problema del "terrorismo" moralista e conformista dietro la quale si nascondono tutte le carenze, le deficienze e le incongruenze della nostra struttura sociale.

"Ci auguriamo pertanto che il permanere in libertà di Negri possa rappresentare un segnale per un'inversione di tendenza generale che apra nuove prospettive verso una risoluzione più idonea e congrua dei conflitti di questo processo storico."

Roma, "Agosto 1983"

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Il commento di Marco Pannella

I detenuti di estrema destra per reati connessi alla sovversione armata ed al terrorismo, da anni incarcerati, ora a Rebibbia in attesa di giudizio, hanno redatto e diffuso un documento politico e civile di grande valore.

Lo hanno inviato in particolare alla Giunta Federale del Partito Radicale. Persone che fino a ieri si inseguivano armate nelle strade, che giustificavano la violenza - anche estrema - con la necessità ideologica di liberare la società dal male, oggi convergenti si esprimono e cominciano a compiere con emozione (anche nostra) e profonda autenticità umana e convinzione politica l'abc, l'essenziale degli ideali di tolleranza, di democrazia, di dignità e di speranza.

Ci importa, certo, che queste persone, questi amici probabili e necessari, troppo a lungo lasciati soli e traditi da ogni parte, oggi cerchino di dare il loro contributo per una decisione civile del Parlamento, e si esprimano contro il "riarresto" di Toni Negri. Per importante che sia, questa presa di posizione ci pare quasi marginale: dal più profondo delle carceri e della disperazione ci giunge un messaggio politico e civile che ci incoraggia a perseverare nella nostra strada che ci porta a testimoniare e lottare per il dialogo, per la civiltà giuridica, per la democrazia e la non violenza nel cuore stesso delle aree della pratica della violenza, fra coloro che ad essa hanno affidato tragicamente la moralità della propria disperazione.

Pubblichiamo oggi alcuni estratti del documento, che diffonderemo integralmente con il prossimo numero di Notizie Radicali a stampa.

Chiediamo alle forze politiche, ma chiediamo soprattutto ai mass-media, alla Rai-Tv di Stato, di non lasciar ricadere nel letamaio dal quale ci giunge, il fiore di speranza e di serietà, di riconoscenza anziché di rancore.

Faccio quindi oggi mie le parole di Bevivino, Dimitri, Giannelli, Insabato, Liberti, Lucci, Chiarissimi, Migliorelli, Piso, Proietti, Vito, Zucco, quale Segretario del Partito Radicale, deputato europeo e italiano.

Si affronti infine, anche politicamente, a partire dalla situazione della giustizia e carceraria, il cammino verto ""un orizzonte di trasformazioni politiche intese come tensione volta al miglioramento dei rapporti sociali ed umani e della dignità dell'uomo"".

"M.P."

 
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