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Pannella Marco - 22 ottobre 1983
NO AI COMPROMESSI, DIALOGO!
CONTRO LA VIOLENZA E L'ILLEGALITA' DELLA PARTITOCRAZIA CHE INCALZANO, RISPONDIAMO

29· CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE

di Marco Pannella

SOMMARIO: Dal Congresso lanceremo alla partitocrazia lo stesso appello nonviolento rivolto alle Br nel rapimento D'Urso: dialogo, nessuna trattativa. Dialogo. La partitocrazia sequestra la legge. Leggi speciali barbare contro la barbarie. Rassegnazione contro lo sterminio per fame. La gente ingannata, l'eliminazione dell'immagine radicale. Il problema dell'esistenza del Partito radicale. Non viviamo in un quadro legittimo e democratico. Colpi di coda di un regime che ha affondato anche se stesso. Si apprestano eredi autoritari: "grande riforma", controriforma. 400.000 miliardi di debito pubblico consolidato da far pagare ai dipendenti, ai disoccupati, ai pensionati. Da questo viene la forza delle deliberazioni del 29· Congresso di Rimini: nulla è dato per scontato. La chiusura del Partito. Tutti a Rimini fino all'ultima ora utile.

(NOTIZIE RADICALI n. 41, 22 ottobre 1983)

(Il problema dell'esistenza stessa del partito è imposto dai fatti, dalla gravità dello scontro, dalla sproporzione delle forze - Un congresso di riflessione e di attacco, di grande creatività teorica e pratica, capace di concepire un futuro di speranza e di vita e di incidere nel drammatico presente - Nessuno ignori la gravità per sé e per tutti della propria assenza: fino all'ultima ora utile venire a Rimini, rafforzare la presenza e la partecipazione al Congresso.)

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Dal nostro Congresso lanceremo alla partitocrazia, oggi, così come ieri facemmo con le BR che sequestravano il magistrato D'Urso, l'eterno nostro appello nonviolento: dialogo! Nessuna trattativa, dialogo!

Gli uomini della partitocrazia sequestrano non un magistrato, ma la legge, il diritto, le istituzioni. Così come le BR, essi ritengono che ciò sia necessario per la loro causa, per i loro ideali.

Occorrono leggi, comportamenti iniqui, barbari, ignobili poiché sembrano dimostrare di potere salvare la Repubblica dagli iniqui, dai barbari, dagli ignobili. Questa filosofia sta divenendo quella ufficiale, cultura di regime: un costituzionalista democratico di massimo prestigio lo affermava pubblicamente nei giorni scorsi, a partire dalla legge sui pentiti, così come Indro Montanelli tuonava sulla necessità che D'Urso tornasse cadavere, martire necessario per la salvezza dello Stato, e di noi tutti.

Occorre virilmente rassegnarsi a proseguire con decisione la politica di sterminio per fame di decine di milioni di poveri, per salvare la nostra economia. Occorre imporre ancora più miseria, indigenza, decime e balzelli, corvées e coscrizioni ai lavoratori dipendenti, ai sottoccupati, disoccupati, pensionati, handicappati, malati per salvarli dal dissesto e dall'inflazione. Occorre imporre al Parlamento di porsi fuori-legge, di non costituire la Commissione parlamentare di vigilanza e il Consiglio d'Amministrazione della RAI-TV, per far funzionare l'informazione democratica; il Comitato di controllo sui servizi segreti, per assicurare l'efficacia dei servizi segreti contro le P2, i trafficanti di droga, armi, terrorismi, i destabilizzatori della democrazia; la Commissione Inquirente per affrontare la questione morale e l'impunità ministeriale, partitica; la Commissione parlamentare antimafia, per aiutare gli amici e gli eredi di La Torre, Mattarella, Chinnici, Dalla Chiesa a non avere tutti, fino all'ultimo

, la stessa sorte.

Ma soprattutto occorre che su tutto questo la gente non possa dire la sua, per il suo bene e quello della patria, che gli siano tolti i mezzi per conoscere e deliberare, che sia ingannata, che venga eliminato nell'immagine e nell'opera chiunque s'illuda che legge e verità possano essere invece difese e affermate.

Occorre, occorre, virilmente occorre che "non un solo secondo" si senta una qualsiasi voce radicale "direttamente" esprimersi dalla RAI-TV, specie quella del Segretario del Partito, del parlamentare nazionale o europeo, del "leader carismatico", non un solo secondo dal 26 giugno ad oggi, per poi dire che a Reggio Calabria egli ha aperto la campagna elettorale non già parlando per un'ora e mezzo a una piazza gremita, propugnando lo sciopero elettorale, l'obiezione di coscienza democratica, la lotta contro lo sterminio per fame e la fame dei pensionati, contro la partitocrazia per la democrazia, ma solo parlando "contro la politica di Almirante e di Negri". Occorre censurare, ridicolizzare, rendere incomprensibile ogni denuncia, e ogni speranza.

In questo contesto storico, il problema dell'esistenza stessa del Partito Radicale viene così imposto dai fatti ed a questo problema dobbiamo prepararci a dare una soluzione coerente.

Noi non operiamo più in un quadro legittimo e democratico. Il regime partitocratico non sta semplicemente mandando in rovina la democrazia, ma vi sta andando esso stesso. I suoi colpi di coda sono naturali, inevitabili, e spazzano via il castello di cartone di una formale legittimità che già era stato eretto intorno. Dal suo interno, sono già pronti gli eredi che s'apprestano ad assumere il potere con o senza la copertura della "grande riforma", cioè della controriforma "provvisoriamente" autoritaria che dovrebbe consentire in poco più di un anno di riassorbire e azzerare 400.000 miliardi di debito pubblico consolidato, facendolo pagare alla massa dei lavoratori dipendenti, dei disoccupati, dei pensionati, dei piccoli operatori del terziario, ai piccoli proprietari di una o due abitazioni, per subito approdare ai lidi del "management e dello sviluppo", oltre che dell'allineamento completo e attivo alla politica del complesso militare-industriale e delle multinazionali alimentari che domina il nostro mondo.

Il 29· Congresso del Partito che s'apre a Rimini è da tutto questo che deve trarre la forza delle sue deliberazioni, senza dare per scontato nulla, nemmeno la prospettiva della chiusura del Partito.

Senza questo appuntamento con tutti voi, compagne e compagni, sorelle e fratelli del Partito del 1983, amici ancora indecisi a compiere il passo necessario per raggiungerci, io avrei più volte nel corso dell'anno, e da alcune settimane in particolare, abbandonato il campo; o lo abbandonerei probabilmente in questi stessi momenti in cui invece scrivo quest'ultimo articolo per il Congresso.

Senza questi giorni, ogni anno, di vita comune, di dibattiti drammatici, non di rado esasperati o frustranti, di riflessione, di ricerca di scelte e di impegni responsabili, di conoscenza e di crescita, già altre volte, già da tempo - ne sono certo - non sarei più qui, accettando la sconfitta o registrando, finalmente rassegnato, l'impossibilità di andare avanti, di farcela.

Penso che questo valga per ciascuno e per tutti. Mi auguro, quindi, che saremo in molti, che nessuno ignori la gravità per tutti e per sé della propria assenza, che "fino all'ultima ora utile" si venga, ci si raggiunga, si rafforzi e estenda la presenza e la partecipazione al Congresso.

Dovremo realizzare un Congresso nello stesso tempo di riflessione profonda e di attacco, di grande creatività sia teorica che pratica, di concepimento di un futuro di vita e di immediata incidenza nel drammatico presente politico.

La situazione del partito è tale da far tremare impaurire sul fronte dei mezzi, della povertà insostenibile con cui affrontiamo le settimane e i mesi successivi, che rischiano di mandarci allo sfacelo ed alla decomposizione sotto la pressione dell'attualità politica che ci sarà imposta, dalle elezioni a Napoli e a Reggio, fino alle europee, passando per le lotte ai disegni di nuove leggi, oltre che di nuove violenze, che abroghino, convergendo, ogni partito e forza che non sia di regime o che ad esso non faccia atto di sottomissione e di lealtà. Dovremmo, invece, nello stesso periodo conquistare i nostri obiettivi, o riconoscere non già la sconfitta ma il definitivo fallimento.

Riuscirci, farcela, è debito di speranza, di vita, non solamente nostro e per noi, ma anche per i nostri avversari, per il potere-assassino di oggi, come per i compagni-assassini di ieri. Ecco perché con tutta la nostra nonviolenza torno a chiedere: dialogo!

 
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