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Cicciomessere Roberto - 1 gennaio 1984
PROGRAMMA DI ATTUAZIONE DELLA MOZIONE
di Roberto Cicciomessere

SOMMARIO: In undici paragrafi Roberto Cicciomessere, eletto segretario del partito radicale al congresso di Rimini del novembre 1983, analizza partitamente la mozione congressuale e cerca di individuare le possibilità di realizzazione delle indicazioni in essa contenute.

I paragrafi hanno i titoli seguenti:

1. Sterminio per fame

2. Pensioni

3. Elezioni europee

4. Disdetta del canone

5. Revisione dello statuto

6. Codice di comportamento degli eletti radicali

7. Obiezione fiscale

8. Soggetti autonomi

9. Progetto editoriale

10. Referendum

11. Programmi provvisori convegni

1. Sulla fame nel mondo vengono individuate due fasi di iniziativa, la prima culminante nella "marcia di pasqua", la seconda coincidente con la campagna elettorale per il Parlamento Europeo: si indicano quindi, mese per mese, le iniziative individuate o già messe a fuoco come possibili o necessarie;

2. Pensioni: Si propongono, nonostante le difficoltà obiettive legate alla novità della materia per il partito nel suo insieme, iniziative tendenti a rafforzare la presenza radicale su due punti specificisui quali già c'è stato interessamento del partito: per "assicurare l'elevazione dei minimi di pensione ad almeno 400.000 lire e per la rapida approvazione di una riforma pensionistica"; per "denunciare con tutti i mezzi i brogli elettorali compiuti ai danni degli elettori del PNP";

3. Elezioni europee: La mozione del 29^ congresso prevede esplicitamente, e in anticipo, di utilizzare la scadenza elettorale europea per l'affermazione dell'obiettivo dei tre milioni di vivi nel 1984. Di quì, secondo il segretario, la necessità di mettere subito a punto progetti e strumenti sulle tematiche in questione. Si raccomandano iniziative tendenti ad assicurare che i massmedia diano una informazione elettorale adeguata e non discriminante e lottizzata.

4. Disdetta del canone Rai. Il congresso ha indetto una "campagna nazionale" per il non-pagamento. Poiché i termini previsti per la campagna 1983 sono scaduti, si indicano le iniziative e le scadneze possibili per il 1984, partendo dalla raccolta delle schede di disdetta già pervenute (circa 7500), sopratutto dal Veneto.

5.Revisione dello statuto. Si invita il segretario ad organizzare una Commissione apposita che presenti le sue proposte al prossimo congresso. Si prende atto che nel partito si confrontano due ipotesi non facilmente conciliabili, quella del "partito radical-nonviolento" e quella del "partito radical-democratico", che nascono da due diverse valutazioni della profondità della crisi statuale determinata dalla partitocrazia.

6. Codice di comportamento degli eletti. Invito al partito di "riesaminare il condice di comportamento parlamentare" per rafforzarne l'incisività, nel senso della "conferma" e del "rafforzamento". Particolarmente si insiste sul tema del "sindacato ispettivo" e sulla sua funzione.

7. Obiezione fiscale. Si dà mandato agli organi federali di potenziare l'obiezione fiscale come strumento di lotta contro la politica di dilapidazione di risorse nel campo militare. Si analizzano i risultati dei lavori della apposita commissione.

8. Soggetti autonomi. La destinazione dei fondi del partito, compreso il finanziamento pubblico, ai vari soggetti autonomi condiziona evidentemente l'attuazione della mozione. Si esprimono alcune raccomandazioni di metodo. Si passa poi ad esaminare le questioni relative a ciascun soggetto autonomo: 1) Radio radicale: sarà previsto per il 1984 lo stanziamento di 1.950.000.000 di lire.; 2) Teleroma 56, ecc.: l'utilita degli stanziamenti relativi è variamente valutata: d'accordo per gli stanziamenti a Teleroma 56, negativo il giudizio invece per quanto riguarda gli altri due canali, troppo onerosi. 3) Centro Calamandrei: è impossibile per il partito corrispondere interamente alle richieste finanziarie avanzate dal Centro. 4) Amici della terra: nessuna richiesta di finanziamento avanzata al partito; 5) IRDISP: Si è orientati a rinnovare, visti i progetti presentati, il finanziamento di 50 milioni.

9. Progetto editoriale. Per quanto riguarda l'informazione scritta, viene mantenuta la periodicità della Agenzia "Notizie radicali", vengono previste altre iniziative con varia periodicità e diverse funzioni. E' prevista anche la strutturazione di un archivio storico del partito, e lo studio di una vera e propria rivista di dibattito teorico/politico.

10. Referendum. Si analizzano le tendenze della Corte Costituzioale e la loro incidenza sulla possibilità di indire referendum. Si passa poi ad esaminare partitamente le ipotesi di referendum: Finanziamento pubblico; monopolio Rai-TV; USL; caccia; editoria; carcerazione preventiva;

11. Convegni. Minuziosa messa a punto per due progetti: uno, di presentazione del volume di L. Leontieff, "Military expenditures", l'altro sul problema della fame nel mondo.

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PROGRAMMA DI ATTUAZIONE DELLA MOZIONE

» 1.»...ritenuto politicamente necessario, doveroso, possibile esperire ogni strumento non ancora utilizzato e ogni altro, con compiutezza e forza rinnovata prima di arrivare a valutazioni conclusive sulla battaglia contro lo sterminio per fame;

affermato che la lotta politica nonviolenta rappresenta l'elemento centrale e caratterizzante dell'iniziativa per assicurare alla vita milioni di esseri umani;

ritenuto nel contempo che la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo impone al Partito Radicale la necessità di tenere fede all'impegno assunto di corrispondere positivamente a quanto richiesto perentoriamente dall'appello dei premi Nobel, e cioè di configurare nuove alleanze politiche costituite espressamente sull'obiettivo possibile di strappare il maggior numero di vite dallo sterminio per fame in atto nel mondo;

richiama

come premessa della propria decisione l'intero corpus storico di ciò che negli ultimi cinque anni, attraverso l'azione del Partito Radicale seguendo l'indicazione del Preambolo allo Statuto, sulla scorta degli enunciati del Manifesto dei Nobel, è diventato un patrimonio di coscienza politica collettiva, di prestigiosi e numerosi consensi formali e di diritto positivo internazionale;

lancia perciò un appello alle donne e agli uomini di Italia, e in primo luogo alle compagne e ai compagni che hanno stretto il patto di associazione nel Partito Radicale del 1983, perché nel segno della vita, della pace, della nonviolenza insorgano contro questa tendenza distruttrice di vite umane e di istituzioni democratiche;

associandosi da subito nel partito radicale del 1984;

impegnandosi al massimo delle proprie forze in una campagna di autofinanziamento del Partito Radicale per 3 miliardi di lire, di cui 1 entro 60 giorni;

organizzando sin d'ora per i prossimi mesi una campagna contro lo sterminio per fame che abbia come obiettivo di ogni istante l'approvazione della legge dei sindaci da parte del Parlamento italiano e che culmini in una grande marcia della vita, pace e disarmo a Roma nella Pasqua 1984;

delibera di promuovere un'azione di coordinamento internazionale affinché tutte le forze politiche europee, alla vigilia del voto per l'elezione del Parlamento, siano chiamate ad esprimersi, attraverso i loro massimi organi, sulla lotta allo sterminio per fame e i suoi sbocchi politici, legislativi, istituzionali sia in sede internazionale che nei diversi e rispettivi paesi...

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

La mozione approvata dal 29· Congresso affronta nella premessa il tema della lotta contro lo sterminio per fame proponendo innanzitutto la verifica della possibilità di realizzare nel 1984 l'obiettivo mancato dei tre milioni di vivi con una generale indicazione ad esperire a questo fine "ogni strumento non ancora utilizzato e ogni altro" e a privilegiare la lotta politica nonviolenta.

Nel dispositivo lancia un appello ai cittadini e in primo luogo ai radicali perché sostengano questo obiettivo prioritario con l'associazione al partito, il reperimento di risorse - attraverso l'autofinanziamento per tre miliardi di lire, l'organizzazione di una campagna per l'approvazione della legge dei sindaci che culmini nella marcia della vita, pace e disarmo di Pasqua.

Sono quindi presenti in questa parte della mozione sia la riproposizione di obiettivi parlamentari, scadenze, manifestazioni non nuovi rispetto al passato, sia l'individuazione delle risorse e forze aggiuntive indispensabili per poter ragionevolmente sperare che questa volta i risultati siano positivi.

Ma accanto all'obiettivo straordinario di autofinanziamento un'altra nuova indicazione è contenuta sia nella premessa che nel dispositivo: l'utilizzazione della scadenza elettorale europea per la configurazione di alleanze e occasioni utili al raggiungimento dell'obiettivo.

Tutto ciò premesso è possibile individuare, al solo fine di delineare uno schema di riferimento necessariamente semplificato, due fasi della strategia di rilancio dell'obiettivo dei tre milioni di vivi nel 1984.

La prima fase culmina, come del resto indicato nella mozione, nella marcia di Pasqua e nelle manifestazioni internazionali previste in aprile. In questi mesi il partito deve sviluppare e rafforzare nell'opinione pubblica e in particolare nel mondo cattolico un'azione di sensibilizzazione non tanto sul problema della "fame" quanto sugli obiettivi del partito e cioè sulla necessità di passare dalle inutili lamentazioni ai fatti.

La seconda fase s'incardina nella campagna elettorale e si sviluppa dal mese di aprile alle due o tre settimane successive alle elezioni. In questa fase dovranno essere concentrate tutte le forze disponibili, dovranno essere impiegati nella loro piena disponibilità gli strumenti di comunicazione del partito, dovranno essere dispiegate le armi nonviolente.

In questo schema non è prevista una terza fase comprendente l'ultimo trimestre dell'anno radicale semplicemente perché si ritiene che la verifica della praticabilità dell'obiettivo potrà essere ragionevolmente effettuata a partire dai risultati ottenuti nel primo semestre del 1984.

Le scadenze e le iniziative qui indicate si riferiscono prevalentemente alla prima fase e cioè al tentativo di disseppellire la legge dei sindaci e di restituirle i suoi connotati di intervento straordinario per la salvezza di tre milioni di persone attraverso una forte campagna e un movimento d'opinione capaci di assicurare forza politica e adesione popolare.

Il tema dello sterminio per fame è spesso associato a quello dell'antimilitarismo per le evidenti interconnessioni riguardanti le questioni della sicurezza e della spesa. Ma è necessario fare un uso prudente di questo collegamento per non fornire alibi a chi condiziona la possibilità di un immediato intervento sugli sterminandi alla disponibilità di risorse conseguenti al disarmo, rinviando così a tempi incerti e lontani la soluzione del problema. E' necessario anche rilevare che le scadenze indicate potrebbero perfino rivelarsi controproducenti senza un adeguato intervento politico del Partito Radicale.

Scadenze:

Febbraio - "Convegno del Comune di Torino" sulla legge dei sindaci. Sono in corso contatti positivi con Canale 5 e Retequattro per concluderlo con una trasmissione televisiva alla quale parteciperanno alcuni sindaci e Marco Pannella. Settimana di informazione e dibattito indetta dal Comune di Torino.

Marzo - "Pubblicazione di un libro" sull'iniziativa e la legge dei sindaci edito dai Comuni di Milano e Perugia. Presentazione pubblica del libro a cura dell'ANCI.

- "Pubblicazione di un dossier" sulle spese per l'aiuto pubblico allo sviluppo curato dal Partito Radicale. "Tavola rotonda" con la partecipazione delle altre forze politiche.

Aprile - "Convegno a Torino" di 3 mila sindaci europei. Sarà proposto al Sindaco di Torino di far assumere dal convegno una iniziativa "senza spesa" (per esempio la decisione di una giornata di lutto nelle città e comuni europei per il 15 maggio). Il convegno si svolgerà nei giorni 11, 12 e 13.

- "Presentazione" dell'edizione italiana del libro di Wassily Leontief "Military Expenditures" e dibattito.

La manifestazione si svolgerà il "16" nell'aula magna della Università di Roma, promossa dall'IRDISP e patrocinata dal Senato accademico. Interverranno oltre all'autore Siro Lombardini, Paolo Sylos Labini, Giorgio Ruffolo, Luigi Spaventa, Giuseppe Petrilli, Falco Accame, Roberto Cicciomessere, Stefano Silvestri.

Gli atti saranno pubblicati dall'Università di Roma.

Aprile - "Convegno "Sterminio per fame - La nuova strategia per la vita", 17, 18 e 19, patrocinato dal Senato della Repubblica, promosso da: Parlamentarians for World Order, Parlamentari per la vita e lo sviluppo, IRDISP, Food and Disarmament International, Comitato dei sindaci per la vita. Sarà aperto dal Presidente del Senato alla presenza del presidente della Repubblica. (Programma provvisorio allegato).

- "Presentazione" del libro di Leontief il 19 a Milano.

- "Marcia di Pasqua" il 22.

(In un'apposita riunione delle associazioni radicali da convocarsi entro tempi brevi dovrà essere predisposto un piano di pubblicizzazione dell'iniziativa per assicurare la maggiore e più qualificata presenza alla marcia).

Maggio - In occasione del bilancio di assestamento dello Stato iniziative politiche e azioni nonviolente per la copertura finanziaria della legge dei sindaci.

- Si può prevedere per il 19/20 maggio un'iniziativa pubblica con Galtung, Mary Caldor, Inga Thorson e altri su fase-disarmo.

Iniziative:

"Lettera a tutti i vescovi e ai 40 mila parroci" con la richiesta di una giornata di preghiera nelle chiese e di raccolta di fondi per l'approvazione della legge dei sindaci, di partecipazione alla marcia di Pasqua. In relazione al tipo di risposta è possibile prevedere la stampa di un periodico, Sopravvivenza '84, da inviare a parroci o associazioni cattoliche interessati.

"Raccolta di firme" nei Comuni su una petizione rivolta al Sindaco perché invii il gonfalone della città alla marcia di Pasqua e perché sia deliberata una giornata di lutto. Campagna questa da effettuarsi con i tavoli e la distribuzione di materiale stampato.

"Stampa" e distribuzione di un milione di copie di uno stampato (depliant, giornale o altro) indirizzato prevalentemente verso il mondo cattolico.

"Numero monografico" di una rivista radicale sullo sterminio per fame.

"Stampa" di cartoline indirizzate ai deputati locali da far sottoscrivere ai cittadini. Le cartoline potrebbero essere utilizzate sui tavoli e inviate anche a quei parroci che si dichiarassero disponibili. E' in corso di verifica la possibilità di far prendere da un settimanale cattolico un'iniziativa analoga.

"Verifica" della possibilità di concordare con alcuni comitati per la pace (Perugia, ecc.) iniziative locali sullo sterminio e l'eventuale ripresa del dialogo con il movimento pacifista.

"Petizioni" al Parlamento da parte di varie categorie per sollecitare l'approvazione della legge dei sindaci.

Per quanto attiene a quella parte della mozione dove si accenna che "la lotta politica nonviolenta rappresenta l'elemento centrale e caratterizzante dell'iniziativa per assicurare alla vita milioni di esseri umani" non sono state indicate scadenze e modalità perché non è possibile programmare azioni, specie quelle di digiuno, che sono affidate in gran parte alla sensibilità e disponibilità individuali.

Sembra probabile che si debba arrivare ad una escalation nell'uso di questi strumenti di lotta e che nella seconda fase è prevedibile un aggravamento delle azioni nonviolente. In questo ambito sarà verificata la fattibilità di un digiuno "di massa" da attivare probabilmente sin dalla prima fase.

2. PENSIONI

(...)

»impegna il partito a proseguire nell'iniziativa per assicurare l'elevazione dei minimi di pensione ad almeno 400.000 lire e per la rapida approvazione di una riforma pensionistica;

a denunciare con tutti i mezzi, i brogli compiuti ai danni di più di mezzo milione di elettori del PNP a cui è stata sottratta la diretta rappresentanza parlamentare sostenendo, anche con iniziative popolari, la richiesta di tempestiva revisione dei risultati elettorali da parte della Giunta per le elezioni.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

Gli organi del partito hanno condotto quasi esclusivamente in sede parlamentare l'iniziativa per l'elevazione dei minimi di pensione. Un risultato, seppur insoddisfacente e parziale, è stato raggiunto nel corso della discussione della legge finanziaria con l'accoglimento da parte del Governo di un ordine del giorno che impegna lo stesso "a realizzare entro il 31 maggio una rilevazione intesa ad individuare i soggetti aventi titolo, tenuto conto anche del reddito complessivo del nucleo familiare di appartenenza, ad una prestazione idonea ad assicurare un adeguato livello di protezione e a determinare gli oneri derivanti dall'adozione di norme per l'erogazione della prestazione anzidetta". Nel corso del dibattito parlamentare e della consegna al Ministro De Michelis delle 500 mila firme della petizione popolare, la maggioranza e il governo si sono impegnati a reperire le risorse già nella sede dell'assestamento del bilancio per quest'operazione di civiltà.

Si tratta per ora di "buone intenzioni" che però ci forniscono una base di impegni formali e scadenze determinate a partire dalle quali è possibile prevedere un impegno di tallonamento del Governo e dei partiti che possa portare al successo della nostra iniziativa.

Ma proprio nel momento in cui le condizioni di praticabilità dell'obiettivo migliorano non è possibile non rilevare la estrema difficoltà per gli organi e per il partito nel suo complesso d'individuare una strategia e le iniziative politiche con le quali riempire la proposizione congressuale.

Queste difficoltà sono determinate dalla inesistenza di una spinta che provenga dagli interessati poiché la fascia di cittadini senza reddito assegnatari delle pensioni minime è composta da persone marginalizzate e senza voce che difficilmente hanno la possibilità di farsi riconoscere e d'incidere sulle scelte dei gruppi di potere. A tutto ciò si deve aggiungere la prevalenza degli interessi delle altre categorie di pensionati che concorrono a determinare la giungla previdenziale.

Le questioni e le tematiche necessariamente associate alla proposta dell'elevazione dei minimi di pensione sono poi ancora estranee al partito che di conseguenza, anche al livello degli organi federali, stenta a reperire energie ed a individuare occasioni d'intervento adeguate.

Le necessità quindi, in parte contraddittorie, da una parte di sfuggire alla tentazione di "allargare" l'area d'interesse nella velleitaria presunzione di poter così coinvolgere più vasti ceti di pensionati e dall'altra di lambire i temi generali per individuare i punti di attacco su cui incardinare la pressione per l'affermazione dei circoscritti obiettivi indicati dalla mozione e cioè l'elevazione dei minimi e la "rapida approvazione della riforma pensionistica" hanno finora consentito solo di delineare ipotesi d'intervento e non già un progetto di attuazione della mozione. Le possibili iniziative e punti d'attacco proposti di cui si valuterà la praticabilità sono i seguenti:

- ipotesi di denuncia nei confronti dell'INPS per i bilanci (consuntivi) fatti a stima, per l'evasione contributiva dovuta al mancato funzionamento del centro elettronico nonostante i soldi investiti e i 15 anni trascorsi, per la liquidazione delle pensioni illegittimamente effettuata sulla base dei dati (concernenti la posizione assicurativa dei pensionandi) forniti dai datori di lavoro e non dall'INPS stesso attraverso il suo centro elettronico;

- ricerca delle leggi che, in particolare dal 69-70 in poi, hanno attribuito benefici e privilegi dei più svariati tipi, disancorando del tutto il livello delle prestazioni pensionistiche dall'entità dei contributi versati e analisi del comportamento di voto in parlamento (occorre verificare la fattibilità di una ricerca del genere). Considerare che il disancoraggio tra prestazioni e contribuzioni è da noi individuato come la causa principale del dissesto e della ingovernabilità della spesa e del sistema pensionistico;

- una volta in possesso del testo o delle bozze di riforma pensionistica predisposta da De Michelis tra due settimane circa, analisi di merito, in particolare per quello che riguarda il ruolo assegnato ai sindacati nella gestione dell'INPS (Perché i sindacati devono gestire l'INPS?). Il testo di riforma Scotti realizzava al riguardo un vero e proprio golpe anticostituzionale dando poteri sconfinati ai sindacati in violazione dell'art. 97 della Costituzione. Non c'è motivo di credere che su questo De Michelis abbia cambiato la proposta di riforma. Anzi, è probabile che questa sia una delle principali contropartite offerte ai sindacati in cambio dell'affossamento della scala mobile;

- analisi dei bilanci, degli apparati e dell'organizzazione dei sindacati (più di 20 mila funzionari a tempo pieno oltre ai distacchi part-time, 1.000 miliardi almeno di bilancio consolidato, ecc.);

- questione dell'attuazione degli articoli 39 e 40 della Costituzione in funzione e a tutela dei diritti dei lavoratori in raccordo con la questione delle riforme istituzionali e della necessità di introdurre norme di garanzia e di trasparenza nei confronti dei partiti e dei sindacati in considerazione della natura pubblicistica da essi di fatto assunta;

- denuncia del ruolo dei patronati come polmoni finanziari dei sindacati. In base alla legge dovrebbero essere sottoposti al controllo della Corte dei Conti (perché sono enti - non importa se di natura privata o pubblica - che ricevono dallo Stato contributi in via ordinaria). Oltre 150 miliardi l'anno, senza contare i contributi di regioni e comuni, che vengono suddivisi tra i patronati in base al numero di pratiche effettuate con conseguente prolificazione artificiosa di cause e ricorsi e ingolfamento di tribunali e preture. La responsabilità della mancata sottoposizione dei patronati al controllo della Corte dei Conti e del Presidente del Consiglio dei Ministri. Denuncia dei metodi costrittivi adottati dai patronati per l'iscrizione dei pensionati ai sindacati (da parte loro c'è il gratuito patrocinio);

- denuncia dell'ipotesi (già contenuta nell'accordo del 22 gennaio '83) di prelievo automatico (salvo esplicita richiesta contraria dei lavoratori) dello 0,50 per cento dei salari (ma la CISL vuole il 2%) per costituire il Fondo di solidarietà gestito dai sindacati che diventano così degli imprenditori (si tratta di alcune migliaia di miliardi l'anno);

- denuncia del patto corporativo (paleo e non neo) costituito dagli accordi tipo 22 gennaio e quello in fieri tra governo, imprenditori e sindacati, che scavalcano il Parlamento.

La possibilità d'intervenire su alcune delle questioni elencate è strettamente legata alla disponibilità di forze aggiuntive da associare al lavoro del partito federale. In caso contrario il partito potrà intervenire solo in modo episodico in sede parlamentare, fatte salve naturalmente le iniziative specifiche con le quali sarà necessario cadenzare gli atti o le omissioni del governo in attuazione dell'ordine del giorno prima citato e la predisposizione di un dossier sull'INPS. Per quanto riguarda quella parte del dispositivo della mozione che impegna il partito alla denuncia dei brogli compiuti ai danni di più di mezzo milione di elettori del PNP, è necessario rafforzare con iniziative esterne l'azione del commissario radicale nella giunta per le elezioni della Camera. A questo proposito è prevista una riunione con i dirigenti del PNP per concordare le iniziative comuni che dovranno essere prese. Le ipotesi che saranno proposte si riferiscono alla stampa di un numero unico di giornale da inviare ad un numer

o rilevante di pensionati a cui proporre una serie d'iniziative di pressione sui membri della commissione lavoro e della giunta per le elezioni, ad azioni nonviolente nei confronti della giunta stessa.

3. ELEZIONI EUROPEE

(...)

»ritenuto nel contempo che la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo impone al Partito Radicale la necessità di tenere fede all'impegno assunto di corrispondere positivamente a quanto richiesto perentoriamente dall'appello dei premi Nobel, e cioè di configurare nuove alleanze politiche costituite espressamente sull'obiettivo possibile di strappare il maggior numero di vite dallo sterminio per fame in atto nel mondo;

delibera la presentazione di liste del Partito Radicale alle elezioni europee nel 1984;

dà mandato agli organi eletti e a tutti gli iscritti di promuovere una campagna per il voto alle liste radicali, anche sulla base delle indicazioni e delle proposte emerse nel dibattito congressuale;

impegna gli organi eletti e gli iscritti a promuovere le iniziative necessarie ad assicurare il livello minimo di democraticità alla competizione elettorale, segnatamente in relazione alle norme elettorali ed agli spazi d'informazione radiotelevisiva;

delibera di promuovere un'azione di coordinamento internazionale affinché tutte le forze politiche europee, alla vigilia del voto per l'elezione del Parlamento, siano chiamate ad esprimersi, attraverso i loro massimi organi, sulla lotta allo sterminio per fame e i suoi sbocchi politici, legislativi, istituzionali sia in sede internazionale che nei diversi e rispettivi paesi.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

E' già stato precedentemente rilevato che la mozione approvata dal 29· congresso prevede esplicitamente la necessità di utilizzare la scadenza elettorale europea per l'affermazione dell'obiettivo dei tre milioni di vivi nel 1984. E' bene precisare, per non alimentare illusioni pericolose, che quest'indicazione non può legittimare l'aspettativa dell'effetto risolutivo di un possibile risultato positivo. Come è già stato scritto, sulla campagna elettorale è necessario incardinare il tentativo di strappare gli atti politici di governo indispensabili per l'attuazione dell'obiettivo dei tre milioni di vivi, così come il risultato di questa battaglia condizionerà in modo determinante l'esito del voto radicale.

Già da questo momento è possibile quindi delineare i contenuti che rappresenteremo agli elettori in quell'occasione e le ragioni che motivano la nostra decisione, per la prima volta preventiva, di partecipare con la lista della rosa nel pugno all'elezione del Parlamento Europeo. Lo stesso titolo dell'apposita commissione congressuale ha indicato nei temi della lotta contro lo sterminio per fame, dell'antimilitarismo e dell'ecologismo i cardini della proposta elettorale radicale. Alle considerazioni precedenti sul peso che avrà il risultato dell'iniziativa sulla fame è necessario aggiungere alcune riflessioni sulla necessità di mettere a punto progetti europei sulle tematiche citate. Sarà cioè necessario predisporre un manifesto di intenti su cui saranno impegnati i radicali eventualmente eletti. La riproposizione del testo della legge dei sindaci, su cui raccogliere le adesioni di sindaci e personalità europee, come base per un impegno comunitario sullo sterminio per fame, la predisposizione di una sorta di

"piano Thirring" per la riduzione progressiva delle spese militari europee costruito sulla base della ricerca sui bilanci della difesa degli Stati della Comunità su cui l'IRDISP ha iniziato la ricerca di fondi, l'elaborazione di una proposta per la creazione di un'agenzia europea per la difesa dei diritti umani dell'Est, l'iniziativa per aumentare i poteri sovranazionali del parlamento europeo possono costituire spunti su cui elaborare il manifesto d'intenti.

La mozione approvata dal congresso indica poi espressamente la necessità di promuovere un'iniziativa perché le forze politiche europee siano chiamate ad esprimersi "sulla lotta contro lo sterminio per fame e i suoi sbocchi politici, legislativi, istituzionali sia in sede internazionale che nei diversi e rispettivi paesi".

Queste indicazioni dovranno essere sviluppate con i compagni, parlamentari e non, che hanno maturato una preziosa esperienza nel gruppo europeo. E' del resto evidente che dovrà essere prevista una ripresa della attività del gruppo radicale al Parlamento Europeo con conseguenti non irrilevanti problemi di copertura di tutti i fronti di lotta e d'iniziativa.

Nel dispositivo della mozione si dà mandato agli organi del partito e a tutti gli iscritti di operare per rimuovere gli ostacoli che impediscono una informazione paritaria dell'elettore da parte di tutte le liste, compromettendo così la democraticità della competizione elettorale. A questo proposito è stato avviato un lavoro preliminare di reperimento della legislazione comparata nel mondo sui criteri di regolamentazione dell'accesso diretto dei partiti e candidati ai mezzi radiotelevisivi e del comportamento delle emittenti radiotelevisive pubbliche e private nei confronti dei partiti e candidati.

In Italia infatti il settore privato, e cioè l'emittenza che raccoglie il 50% dell'ascolto, non è assolutamente regolamentato mentre quello pubblico è sottoposto solo ad una regolamentazione parziale e sempre meno efficace per quanto riguarda l'accesso diretto dei partiti. Il progressivo svuotamento delle tribune e il loro insignificante ascolto corrisponde ad una selvaggia utilizzazione di testate e reti da parte dei partiti di regime. Entro il mese di febbraio dovrà quindi essere predisposto un progetto di regolamentazione dei mezzi radiotelevisivi per la campagna elettorale che preveda il rafforzamento dell'ascolto delle tribune (per esempio con la contemporaneità delle conferenze dei segretari nelle tre reti e nelle emittenti private nazionali), la regolamentazione dell'accesso alle emittenti private e norme di "equity" per quanto riguarda l'informazione politica sui candidati e partiti in campagna elettorale.

In collaborazione con il Centro Calamandrei dovranno essere predisposte le iniziative di sostegno del progetto.

Un'altra strettoia attraverso la quale il partito stenta a far passare i suoi contenuti e la sua immagine al paese è rappresentata dall'assenza di strutture militanti nel territorio.

Abbiamo già indicato i molteplici fattori che hanno impedito al partito di realizzare il modello federativo e quindi le associazioni e i partiti a livello regionale. Ma una prima sperimentazione su nuovi modelli associativi di base può essere tentata per la campagna elettorale europea anche per fornire indicazioni concrete per la revisione dello statuto. Del resto l'unica indicazione che è emersa dall'apposita commissione congressuale fa proprio riferimento alla necessità di costituire dei non ben identificati comitati provinciali di sostegno delle liste radicali. Non essendo possibile per la costituzione di tali comitati aperti (95!) far riferimento ai modelli esistenti, è necessario individuare l'iniziativa politica che consenta l'aggregazione, di radicali e non, attorno al progetto elettorale radicale.

A questo proposito sono state esaminate in modo non ancora conclusivo una serie di ipotesi che vanno dalla promozione delle elezioni primarie per la formazione delle liste radicali a particolari forme di aggregazione su specifiche iniziative per il disarmo e la pace. Sul tema della "pace" infatti PCI, DP e PDUP costruiranno la loro unica immagine europeista.

Iniziative specifiche saranno prese con gli Amici della Terra sui temi dell'ecologismo e antinuclearismo.

Appare inoltre necessario realizzare forme di più stretta collaborazione con i "verdi" e le forze alternative di altri paesi.

La possibilità di accordi elettorali con il PNP dovrà essere esaminata e approfondita anche in relazione alla proposta delle elezioni primarie. Il tesoriere del partito ha poi predisposto un piano di acquisto preventivo e vantaggioso di spazi nelle emittenti televisive.

4. DISDETTA DEL CANONE

(...)

delibera d'indire una campagna nazionale per il non pagamento del canone Rai-Tv, sviluppando l'esperienza di lotta politica e giuridica già acquisita negli ultimi due anni e dà mandato agli organi federali di darvi attuazione sin dal mese di novembre 1983.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

La giunta, in considerazione del poco tempo a disposizione (la campagna per la disdetta è scaduta con la fine dell'anno) ha scelto un obiettivo limitato, 10 mila disdette per il 1983, e un investimento proporzionato di risorse, circa 10 milioni, riservandosi di programmare il rilancio della campagna per il 1984, preparandola fin dalla primavera.

La schedatura dei disdettanti sarà completata entro la fine di gennaio, poiché molte disdette stanno ancora arrivando. Quelle già pervenute sono 7.500 e si prevede che l'obiettivo delle 10 mila sarà raggiunto e superato (corrisponde a un minor introito per la RAI di 550 milioni).

Circa l'80% delle disdette proviene dalle province del Veneto, sulle altre regioni è difficile fare statistiche: indicativamente le zone che meglio hanno risposto paiono essere la Toscana e il Friuli. Scarsissima la risposta delle grandi città, dovuta però soprattutto a cause organizzative.

I canali principali utilizzati sono stati Radio Radicale e radio private locali, prima con collegamenti diretti, poi con l'invio di materiale registrato.

Molto poco si è potuto fare con le televisioni: uno spot di 30" e una trasmissione di 15' è stata inviata a 22 televisioni locali. Negativa è stata la risposta dei networks ovviamente non interessati a questa campagna. Manifestazioni e trasmissioni televisive in diretta si sono svolte a Padova, Verona, Udine, Trieste, Orvieto e Perugia.

La stampa quotidiana e settimanale - con le eccezioni dell'Europeo, Panorama, Epoca, Il Giornale Nuovo - ha risposto negativamente, forse per una inadeguata iniziativa nostra. Una certa eco ha avuto la conferenza stampa del Centro Calamandrei.

Per quanto riguarda il Partito sono stati stampati 180 mila volantini (altri 30 mila sono stati stampati a cura di alcune associazioni); positivo l'impegno registrato da numerose associazioni radicali.

Da qui a giugno è prevista, per la fase successiva della campagna già svolta:

a) una trasmissione settimanale di Radio Radicale, di aggiornamento e di informazione;

b) la schedatura delle disdette e la loro disaggregazione geografica (entro gennaio);

c) il completamento di una struttura giuridica che, oltre all'ufficio legale di Torino per le eventuali cause promosse dalla RAI, assicuri l'assistenza giuridica di procuratori legali anche nelle diverse zone dove risiedono i disdettanti;

d) l'invio di un giornale ai disdettanti con le istruzioni per la fase successiva, e con l'annuncio della continuazione e del rilancio della campagna per il 1984.

Fin da giugno dovrebbe essere impostata, con investimenti adeguati e proporzionati all'obiettivo di moltiplicare il numero delle disdette, la campagna del prossimo autunno.

A parte l'uso migliore dei mezzi propri (iniziative delle associazioni, stampati, campagna di Radio Radicale e di Teleroma 56), occorre prevedere una campagna di stampa e radiotelevisiva nazionale, in particolare rivolta ad ottenere consensi e iniziative di disdetta nelle grandi città per l'intero arco dei tre mesi di ottobre, novembre, dicembre.

Valutazioni e prospettive

In base all'esperienza di questi mesi è possibile per il prossimo autunno articolare una campagna nazionale di ben più vasta portata di quanto si è potuto fare quest'anno. Una campagna capillare dev'essere articolata soprattutto in sede locale su alcuni canali più efficaci e più ricettivi di quelli nazionali: radio locali, televisioni locali, stampa quotidiana o periodica locale. Altro canale di trasmissione sono i settimanali anche e forse soprattutto i "non politicizzati".

La stampa nazionale ed i mass-media nazionali sono invece utilizzabili solo in alcune circostanze: il lancio della campagna ed eventuale aggiornamento o momenti d'iniziativa politica specifici che possono nascere casualmente durante la campagna.

E' necessario iniziare con almeno due mesi d'anticipo un'azione di contatto a livello nazionale ed in sede locale riuscendo a definire modalità e scadenze di coinvolgimento nella campagna dei vari soggetti in modo tale che sia poi facile seguirli ed incentivarli dal centro. Ovviamente il coinvolgimento del Partito è necessario ed è facilmente aggregabile su questa campagna; è inoltre un supporto indispensabile un punto di riferimento per la gestione centrale e locale della campagna. E' necessario preparare con anticipo da Roma una serie di programmi (cassette radiofoniche e televisive di varia durata) articolati su vari filoni e predisporre materiale a supporto della campagna su Radio Radicale che resta uno strumento cardine anche di collegamento con le altre radio.

E' inoltre necessario:

a) selezionare per regione e provincia gli strumenti d'informazione esistenti, sia scritti che audio-visivi;

b) articolare i servizi radio-televisivi-pubblicitari e d'informazione, sia sull'arco dei tre mesi, sia in relazione ai temi e i personaggi da convolgere;

c) studiare con Radio Radicale e Teleroma 56 le azioni per coinvolgere a livello nazionale le associazioni di radio e televisioni;

d) riproporre ai network forme di pubblicizzazione della campagna;

e) programmare il lancio della campagna con una serie di manifestazioni a tappeto nei centri più importanti e che hanno dato la maggiore risposta.

5. COMMISSIONE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO

(...)

»invita il Segretario per il 1984 a organizzare la costituzione e i lavori di una commissione per la revisione dello Statuto che presenti proposte di modifica dello stesso al Congresso.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

Già nella mozione approvata dal Congresso ordinario del 1980 era stata prevista la convocazione per il 1982 di un congresso di rifondazione politica e statutaria del partito. L'apposita commissione non produsse però ipotesi e proposte adeguate a un impegno così ambizioso.

La mozione vigente non precisa se le proposte di modifica dello Statuto debbano muoversi nell'ambito di quel proposito di rifondazione oppure limitarsi a correzioni marginali nell'ambito dell'attuale impalcatura statutaria.

Sembra più probabile, anche in relazione ai primi elementi di dibattito sul modello di partito emersi nel corso del Congresso a partire dalla proposizione della contrapposizione teorica fra il partito "radical-nonviolento" e quello "radical-democratico", che ci si debba muovere nell'ambito della prima ipotesi. Quest'impegno comporta un doppio livello d'analisi teorica preliminare:

a) definizione della natura giuridica del partito politico in ordine alle mutate condizioni politiche che hanno prodotto la sua progressiva trasformazione da associazione privata a soggetto che si è autoconferito sempre più ampi poteri statuali rifiutando nel contempo ogni forma di regolamentazione e controllo (significativa a questo proposito è la vicenda delle leggi per il finanziamento pubblico dei partiti e dei modelli di bilancio);

b) scelta del modello di partito radicale in qualche modo correlata alla definizione precedente e alla necessità di prendere atto della dissoluzione della strategia dell'unità, rinnovamento e alternativa della sinistra all'interno della quale si muoveva la proposta statutaria radicale.

Per l'individuazione di un nuovo modello di partito è necessario affrontare quel dibattito già aperto nei mesi scorsi sulle caratteristiche fin'oggi conciliate di partito di "guerriglia", capace di mobilitarsi per singoli obiettivi e per periodi limitati senza appesantimenti organizzativi, e di partito di "guerra", capace cioè di reggere, grazie alle sue strutture e alle "riserve", impegni politici di più lunga scadenza.

La tendenza a far prevalere una o l'altra caratteristica ha un'incidenza determinante sul modello di partito non solo in ordine alla sua configurazione organizzativa centrale e periferica, ma soprattutto sulla natura "annuale" del suo progetto politico che mal si concilierebbe con la seconda ipotesi.

La stessa necessità di prendere atto e superare il fallimento dell'ipotesi federativa - necessità questa indilazionabile alla luce dello stato di precarietà e indeterminatezza in cui versano le poche realtà associative che ha provocato il blocco del flusso d'iniziative e di proposte fra gli organi federali e gli iscritti e viceversa, privando il partito di un moltiplicatore di forza vitale - certamente determinato dall'involuzione partitocratica che ha alterato le caratteristiche della sinistra e reso sempre più impraticabili gli strumenti di democrazia partecipativa, e in qualche modo legata alla precedente decisione di fondo.

Alla luce di tale quadro di riferimento teorico e in base alle scelte fra le opzioni politiche prima delineate, è possibile affrontare le questioni del rapporto partito-eletti, partito-soggetti autonomi, della partecipazione agli organismi amministrativi dei comuni e province, dei delegati al congresso, dei funzionari di partito, della formazione delle liste, delle strutture locali, ecc.

Non è possibile però tacere una considerazione pregiudiziale sulla possibilità di far prevalere l'uno o l'altro modello di partito. Facendo infatti una semplificazione forzata, si può dire che i due modelli che si sono affacciati nella discussione interna di questi ultimi mesi si fondano su una diversa valutazione dei margini di democrazia esistenti nel nostro Paese e sulle caratteristiche ultimative o meno del processo politico di svuotamento costituzionale prodotto dalla partitocrazia. La mozione ha esplicitamente affermato la prima tesi politica individuando anche lo sbocco obbligato di questo "processo di sfaldamento politico e finanziario dello Stato" e cioè la determinazione di condizioni "per l'interruzione anche formale di ogni residuo di legalità da parte di forze che si autocandidano alla risoluzione forzosa della crisi". Per coerente, convinta e doverosa aderenza alla mozione, è necessario precisare che la stessa praticabilità dei due processi di rifondazione del Partito sono legati al successo de

ll'iniziativa del Partito e cioè alla possibilità di determinare un'inversione di tendenza e cioè una riconduzione della vita politica all'interno di un alveo di leggi certe.

Il fallimento dell'ipotesi progettuale del partito pregiudicherebbe ogni possibilità di rifondazione del partito legale, favorendo nel contempo pericolosi e velleitari sconvolgimenti della sua identità politica.

In una riunione del Segretario Federale, del Tesoriere e dei membri di Giunta Spadaccia, Signorino, allargata al Presidente del Consiglio Federale, a Panebianco, Bandinelli, Mellini, che è stata convocata per il 3 febbraio, saranno stabiliti i temi d'analisi a cui dovrà applicarsi un'apposita commissione. E' auspicabile che il lavoro preparatorio sia esaminato nel corso di un'apposita riunione del Consiglio Federale per la determinazione delle linee su cui dovranno muoversi le proposte di revisione da presentare al Congresso.

6. RIESAME DEL CODICE DI COMPORTAMENTO DEGLI ELETTI RADICALI

(...)

»invita il PR a riesaminare il codice di comportamento parlamentare, ritenuto strumento guida importante per essi e per il partito, per rafforzarne l'incisività e la possibilità di impegno ai danni della partitocrazia e a beneficio degli obiettivi politici che il Congresso ha indicato il 29· Congresso del Partito Radicale.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

Molti equivoci hanno accompagnato la discussione e l'approvazione di quel dispositivo della mozione che invita il Partito Radicale a riesaminare il codice di comportamento parlamentare. E' quindi utile ribadire che il congresso si è pronunciato per la conferma e il rafforzamento della regola comportamentale degli eletti radicali.

La pratica del rifiuto di quelli che sono ormai divenuti solo riti e, nel contempo, l'utilizzazione di tutte le occasioni di dialogo e di comunicazione hanno sicuramente prodotto in questi sei mesi della nona legislatura risultati apprezzabili della direzione di trasmettere, attraverso lo "scandalo" di un comportamento parlamentare mantenuto fermo anche nei momenti in cui più gravi erano le conseguenze, gli elementi essenziali della nostra denuncia del degrado parlamentare prodotto dalla partitocrazia.

Sorge però a questo punto l'esigenza di precisare le regole adottate alla luce delle nuove sperimentazioni parlamentari, di riempire con nuove iniziative la rappresentazione della denuncia e di avviare una fase propositiva che consenta di costruire occasioni e opportunità in cui sia possibile accettare lo scontro parlamentare.

Un tema particolare che dovrà essere approfondito è quello del sindacato ispettivo. E' infatti incontestabile che questa prerogativa del singolo deputato è stata completamente vanificata dal mancato rispetto dei termini regolamentari e, nelle poche occasioni rimaste, avocata completamente dalla conferenza dei capigruppo che decide quando e se discutere le interpellanze. Bisogna poi aggiungere che questa attività rischia di divenire un alibi ed una pericolosa illusione per il deputato che la pratica.

Rimane però l'opportunità di utilizzare questo strumento per fini "documentari", "storici" e cioè per fissare in documento parlamentare fatti, giudizi e denunce che potrebbero poi rilevarsi utili nella battaglia politica. Basta fare l'esempio della famosa interrogazione su Andreotti-Gelli per dare consistenza a questo possibile uso.

La conciliazione delle due esigenze potrebbe essere trovata nel ritiro automatico di ogni documento ispettivo alla scadenza dei termini regolamentari della risposta o con altri accorgimenti.

Per i fini indicati nella mozione è opportuno costituire un gruppo di lavoro che in stretto collegamento con il Segretario e il Presidente degli eletti radicali riesamini il codice.

A questo fine Adelaide Aglietta è stata incaricata di coordinare il gruppo di lavoro costituito da Giovanni Negri, Mauro Mellini, Gianluigi Melega e Gianfranco Spadaccia che si convocherà per la sua prima riunione nella prima settimana di febbraio alla presenza del Segretario e del Presidente del Gruppo Parlamentare.

7. OBIEZIONE FISCALE

(...)

»indica nel potenziamento dell'obiezione fiscale uno strumento prezioso di lotta contro lo Stato fuorilegge e la politica dissennata di dilapidazione di risorse nel campo militare e DA' MANDATO agli organi federali di definire le modalità politiche e organizzative.

(...)

[Dalla mozione del 29· Congresso del Pr, Rimini 28, 29 30, 31 ottobre, 1· novembre 1983]

La apposita commissione istituita nello scorso anno affrontò il tema dell'obiezione fiscale alle spese militari individuando i limiti di tale azione di disobbedienza civile.

In particolare fu rilevata la caratteristica esclusivamente testimoniale e la limitata capacità d'incidenza politica di una azione di affermazione di radicalità antimilitarista che ha un nesso molto tenue con l'obiettivo della riduzione del bilancio della difesa e che non sembra atta a provocare conseguenze processuali che possano essere utilizzate politicamente.

L'obiezione può poi essere effettivamente praticata esclusivamente da chi ha redditi che non provengano da lavoro dipendente.

Il prezzo da pagare per l'obiettore è invece molto alto (multe, pignoramenti, etc.) mentre scarsa sembra la redditività politica.

Solo l'istigazione a commettere questo reato ha fornito occasioni processuali che hanno coinvolto l'opinione pubblica.

Sempre nel corso dei lavori della citata commissione furono sollevate critiche sulle modalità di gestione dei soldi stornati dagli obiettori e sulla richiesta di riconoscimento legale dell'obiezione.

La mozione congressuale non sembra aver tenuto presente le considerazioni della commissione che sostanzialmente delimitavano il significato e la potenzialità di quest'azione ad un ambito minoritario e di testimonianza individuale, indicando invece "nel potenziamento dell'obiezione fiscale uno strumento prezioso di lotta contro lo Stato fuorilegge la politica dissennata di dilapidazione di risorse nel campo militare". Deve essere comunque precisato che la mozione non fa riferimento esclusivo all'obiezione fiscale alle spese militari ma, raccogliendo i cenni di riflessione di Marco Pannella, ipotizza una sua estensione a tutte le spese dello Stato.

Pur con le riserve già descritte che possono essere estese anche a questa forma di obiezione totale che rinvia agli anni successivi le sue conseguenze legali sull'obiettore, è sicuramente possibile prevedere per la prossima scadenza fiscale alcune azioni individuali e politiche che possano suscitare occasioni di scontro giudiziario soprattutto per quanto attiene ai reati d'istigazione.

8. SOGGETTI AUTONOMI

E' evidente che la scelta della destinazione dei fondi del Partito e di quelli derivanti dal finanziamento pubblico ai vari soggetti autonomi produce conseguenze direttamente riferibili all'attuazione della mozione. Per queste ragioni è sembrato opportuno inserire quest'apposito capitolo dove sono indicate le decisioni di massima per l'utilizzazione delle risorse finanziarie, decisioni queste che per quanto riguarda il finanziamento pubblico saranno adottate nel rispetto delle procedure vigenti. Più complessa è invece la valutazione dell'efficacia degli indirizzi che accompagnano le decisioni di stanziamento poiché per quanto riguarda le somme del finanziamento pubblico la responsabilità nella gestione dei fondi messi a disposizione appartiene interamente al soggetto autonomo, mentre sembra possibile condizionare in qualche modo l'uso degli stanziamenti provenienti direttamente dall'attività di autofinanziamento del partito poiché di essi rispondono al partito direttamente gli organi esecutivi.

Radio Radicale

Un'approfondita discussione ha preceduto la determinazione delle risorse che dovevano essere devolute ai soggetti radiotelevisivi. In particolare per quanto riguarda Radio Radicale è emersa la convinzione dell'impossibilità di fare a meno sia del servizio informativo fornito agli utenti dai programmi messi in onda da quest'emittente sia dei servizi concessi direttamente al partito.

Ogni altro strumento d'informazione scritta, equiparabile a Radio Radicale, oggi disponibile sul mercato comporterebbe costi superiori, una limitata potenzialità di diffusione, rigidità incomparabile con la flessibilità dello strumento radiofonico, redditività conseguente di molto inferiore all'attuale.

La specificità di azione politica del partito, la stessa caratteristica dei suoi iscritti sono strettamente e storicamente legate all'esistenza e all'impiego del mezzo radiofonico. La sua rinuncia produrrebbe, allo stato attuale, la necessità di una conversione politica ed organizzativa sicuramente non prevedibile a tempi brevi. In ogni caso ogni pur ipotizzabile conversione comporterebbe la decisione di alienare investimenti e strutture costate un enorme impegno di energie di denaro nonché un lungo periodo per attivare un altro mezzo di comunicazione.

Del resto l'attuale situazione di chiusura dei mezzi pubblici e privati d'informazione non consente al partito né di potersi privare degli spazi resi disponibili da Radio Radicale né di poter prevedere un uso alternativo delle risorse che in tempi brevi consenta l'apertura di varchi nel monopolio partitocratico dei mass-media.

Diverse valutazioni invece sono state espresse sulla potenzialità di Radio Radicale di conquistare, seppur in momenti determinanti, fasce d'udienza di molto superiori a quelle oggi effettivamente raggiunte.

E' del resto sottoposta ad un dibattito non semplice la valutazione dell'efficacia delle modalità di accesso del Partito alla Radio Radicale e delle trasmissioni gestite direttamente dall'emittente.

E' stata anche valutata l'ipotesi di una riduzione dei bacini d'ascolto di Radio Radicale che però comporterebbe vantaggi economici molto limitati riducendo del resto l'ascolto alle sole regioni Lazio, Campania, Lombardia e Piemonte.

Per queste ragioni il Tesoriere, d'accordo con il Segretario, è orientato a prevedere per il 1984 lo stanziamento di 1.950.000.000 di lire a favore di Radio Radicale per il mantenimento e il rafforzamento della rete e dei programmi.

Le considerazioni fin qui emerse non possono rimuovere le preoccupazioni riguardanti l'entità del vincolo di spesa annuale che così il partito ha ancora una volta deciso. Ma considerazioni in ordine alla necessità di poter disporre per i prossimi mesi di tutti i canali d'informazione possibili per l'affermazione degli obiettivi congressuali devono oggi prevalere su ogni altra.

Permane in ogni caso la riserva teorica sulla proporzione fra le risorse impiegate e i risultati politici ottenuti, riflessione questa che non può non essere rinviata ad un giudizio più complessivo sul partito e sul suo modello organizzativo che sicuramente verrà a scadenza alla fine dell'anno.

Teleroma 56, Canale 66, Canale 25 TLL

E' necessario indicare preliminarmente il costo per il 1984 di queste tre emittenti televisive: Teleroma 56, L. 100 milioni; Canale 66, L. 400 milioni; canale 25TLL, L. 250 milioni.

La valutazione sull'utilità degli stanziamenti a queste emittenti è variamente articolata. Mentre Teleroma 56 ha quasi raggiunto l'autofinanziamento seppur al prezzo di una riduzione e marginalizzazione della politica dai suoi canali, Canale 66 e Canale 25TLL comportano un costo inammissibile soprattutto se confrontato con i risultati che sono per Canale 25TLL non solo fallimentari ma probabilmente anche controproducenti. Il giudizio che il Segretario e il Tesoriere hanno maturato, giudizio questo che non trova consenso in altri compagni con responsabilità politiche e che in ogni caso è rispettoso delle determinazioni autonome che gli azionisti delle tre emittenti esprimeranno, porta alla conclusione che il Partito Radicale non abbia la possibilità di gestire direttamente e efficacemente un mezzo televisivo disponibile 24 ore su 24, con programmi prevalentemente politici, sia per quanto attiene alla difficoltà di occupare in modo redditizio ampi spazi televisivi sia in ordine ai costi insostenibili di tale s

trumento.

Per queste ragioni il Tesoriere e il Segretario ritengono che si debba giungere, entro l'anno 1984, anche attraverso nuovi investimenti, a definire una rete televisiva radicale che nel corso di un biennio possa autofinanziarsi, riservando al partito limitati spazi di accesso che solo nelle occasioni straordinarie possono espandersi per determinati periodi. E' necessario rilevare che è stata presa seriamente in esame la possibilità di sospendere il finanziamento delle due emittenti attualmente totalmente in passivo. Una tale decisione avrebbe provocato il dissipamento dei forti investimenti fatti dal partito negli anni precedenti e la definitiva fuoriuscita dal circuito televisivo.

Ma ancora più gravi sarebbero le conseguenze sul partito, che si troverebbe nella impossibilità di utilizzare, nei prossimi mesi, per l'attuazione della mozione un accesso diretto (seppur limitato), ai mezzi televisivi che in qualche misura impedisca il suo definitivo schiacciamento da parte delle emittenti pubbliche e private.

E' stata quindi valutata la possibilità di realizzare l'obiettivo prima descritto e la sostenibilità del costo di tale operazione.

La fattibilità del progetto è infatti legata a due condizioni: realizzazione di un ponte che consenta l'accesso del partito direttamente da Roma a emittenti dislocate a Milano con possibilità di collegamenti con Bologna e Firenze; stipula di contratti con altri soggetti che si assumano le spese di gestione e programmazione delle emittenti garantendo nel contempo precisi anche se ridotti spazi quotidiani al Partito Radicale. L'entrata nel 1984 di 3 miliardi aggiuntivi a quelli del finanziamento pubblico consentirebbe l'operazione mentre la individuazione degli altri soggetti è in corso.

Per tutte queste ragioni e in relazione all'opportunità e necessità di disporre ancora pienamente fino al mese di giugno degli strumenti televisivi citati è stato maturato l'orientamento di finanziare la realizzazione del citato ponte e di una struttura redazionale, mentre il finanziamento per Canale 66 e 25 sarà limitato al primo semestre del 1984. In questi 6 mesi il partito dovrà realizzare la migliore utilizzazione degli spazi televisivi per condurre in porto la battaglia contro lo sterminio per fame e per gestire la campagna elettorale.

Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei

Il Centro Calamandrei ha presentato un preventivo di spesa per il 1984 che comporta un onere di 421.650.000 lire così articolato:

- Completamento archivio sistematico del danno L. 1.000.000

- Giornate di studio sull'identità personale L. 12.000.000

- Gruppo di studio sull'omissione L. 5.000.000

- Convegno sulla quantificazione del danno L. 60.000.000

- Convegno magistrati e diffamazione L. 20.000.000

- Iniziative nella riforma dell'editoria L. 15.000.000

- Gruppo di studio sondaggi di opinione L. 15.000.000

- Iniziative sull'informazione radiotelevisiva L. 60.000.000

- Processo Giorgiana Masi L. 2.000.000

- Seminario e convegno sull'ordinamento giudiz. L. 60.000.000

- Biblioteca scientifica L. 20.000.000

- Edizioni L. 20.000.000

- Rivista "Informazione e diritto" L. 50.000.000

- Spese generali comuni alle singole iniziative L. 81.650.000

TOTALE L. 421.650.000

A questa spese deve aggiungersi la somma di L. 81.104.000 per l'attività giudiziaria del Centro e cioè per la ricerca applicata. Si tratta della gestione di processi che coinvolgano il Partito e i suoi esponenti in una lotta per la tutela dell'identità politica contro la azione di diffamazione e censura dei media.

La proposta del Centro Calamandrei è ancora sottoposta ad esame anche se l'attuale disponibilità di risorse e le scelte conseguenti alla mozione non consentono uno stanziamento di 500 milioni per queste attività di ricerca. Non molto più di 150 milioni potranno essere stanziati per l'attività del Centro Calamandrei.

E' evidente che non ci si trova solo di fronte ad un problema finanziario ma a scelte che tendono a privilegiare l'azione e gli obiettivi annuali sugli investimenti a più lunga scadenza.

Non può essere giudicata una rinuncia all'esercizio di responsabilità il rinvio di ogni altra decisione su questo incontestabile problema, che solo marginalmente riguarda il Centro Calamandrei, poiché la caratteristica del Partito ed i vincoli della mozione non consentono altre scelte.

Amici della Terra

Gli Amici della Terra non hanno richiesto fondi del finanziamento pubblico, annunciando questa decisione nel corso del Congresso.

IRDISP

L'Irdisp ha sviluppato per il 1984 il seguente programma:

- Pubblicazione entro i primi di febbraio dell'aggiornamento della pubblicazione "Quello che i russi già sanno e gli italiani non devono sapere";

- realizzazione di un archivio elettronico dei bilanci della difesa italiana dal 1980 che consenta l'analisi costante della spesa militare. L'archivio è stato realizzato con un computer IBM mentre i primi risultati della ricerca saranno pubblicizzati a partire da gennaio;

- pubblicazione della ricerca dell'industria bellica italiana. La ricerca, che è in corso ormai da due anni, sarà probabilmente conclusa entro il mese di marzo;

- pubblicazione con Mondadori della ricerca del Premio Nobel Wassily Leontieff relativa alle conseguenze della spesa militare sull'economia dei paesi e sui vantaggi economici di una riduzione dei bilanci militari. Promozione della presentazione della ricerca di Leontieff con un convegno che si terrà il 16 aprile all'Università di Roma;

- realizzazione di un documento televisivo sugli effetti reali di un conflitto convenzionale e nucleare in due regioni italiane, basato sull'analisi dei piani militari della Nato.

E' in corso di valutazione la fattibilità nel 1984 di due altre ricerche:

- analisi specifica degli effetti economici della spesa militare sulla economia italiana e sui vantaggi di un processo di conversione del complesso militare industriale. Questa ricerca dovrebbe utilizzare il metodo impiegato da Leontieff per l'analisi compiuta sulla spesa militare mondiale;

- archiviazione e analisi dei bilanci della difesa dei paesi europei aderenti alla Nato. Questa ricerca ed elaborazione sarà possibile solo se saranno reperiti presso fondazioni o istituti i fondi necessari che si aggirano sui cento milioni.

Il Tesoriere e il Segretario sono orientati a rinnovare per il 1984 il contributo di 50 milioni all'IRDISP.

9. Progetto editoriale

di Mario Signorino

Sono qui tracciate le linee-guida di un progetto di riforma della informazione scritta radicale, il più impegnativo mai affrontato nel nostro partito. Esso costituisce il primo passo per superare definitivamente i limiti che contraddistinguono la nostra attività in questo settore.

Tuttavia, si tratta solo di un inizio. Anche quest'anno, infatti, il progetto finanziario del partito presenta l'ormai storico squilibrio tra gli investimenti ingenti destinati all'informazione radiofonica e alla propaganda televisiva, da una parte, e le modeste risorse riservate all'informazione scritta, dall'altra. Per quest'ultima, il Tesoriere ha preventivato una spesa globale di 300 milioni, cifra che lascia senza copertura finanziaria o con copertura insufficiente alcune iniziative essenziali.

In questi limiti, si sono fissate due priorità:

a) razionalizzare la stampa del partito, limitando drasticamente gli aspetti propagandistici a vantaggio di un'informazione più efficace e puntuale;

b) creare le condizioni e gli strumenti di base per l'avvio di un'attività di elaborazione politico-culturale.

Si è tenuta presente inoltre l'esigenza di creare nuove competenze e di lasciare al partito del 1985 un'attività organizzata.

Si è pensato infine di costituire un "Comitato di consulenza" con compiti di supporto politico-giornalistico alle varie testate. Si è chiesto di farne parte a Melega, Roccella, Spadaccia, Teodori; cui vanno aggiunti il Segretario Cicciomessere e Signorino, responsabile delle attività editoriali.

Riguardo agli strumenti d'informazione sull'attualità politica radicale, il progetto prevede:

a) una pubblicazione quotidiana: l'Agenzia "Notizie Radicali". E' l'unica testata che manterrà, per ora, le sue caratteristiche, senza alcuna innovazione.

b) Una pubblicazione decadale: "Lettera radicale". Formato cm. 16x21, 8 pagine. I primi due numeri sono stati inviati a tutti gli iscritti del 1983, ma in futuro giungerà solo ai nuovi iscritti. Essa è lo strumento di base dell'informazione "interna" del partito. Si prevede di stampare 30 numeri entro l'ottobre 1984, con un costo complessivo di circa 38 milioni.

c) Una pubblicazione mensile: "Notizie radicali". Formato "Panorama", 24 pagine, tiratura media 50 mila copie. Impostazione: informazione centrata sui fatti politici esterni; documentazione delle azioni e delle prese di posizione del partito; molto spazio al Parlamento e all'azione degli eletti radicali; pubblicazione di servizi e dossier particolari. Si prevede di stampare 10 numeri entro l'ottobre 1984, con una spesa complessiva di circa 80 milioni.

d) Una "Lettera" internazionale, in due edizioni: francese ed inglese. Periodicità mensile, formato cm. 16x21, 16 pagine. Inviata ad un indirizzario di 2 mila nominativi europei (soprattutto Rft e Francia), essa fornirà un'informazione sintetica sulle attività del partito e sulla situazione italiana. Particolare attenzione verrà data ai seguenti temi: sterminio per fame, armamenti, pacifismo, ecologia, diritti umani e civili, parlamento italiano, parlamento europeo. Si prevede di stamparne 8 numeri entro l'ottobre 1984, con una spesa di circa 20 milioni.

Il progetto prevede inoltre la pubblicazione di due numeri monografici di "Notizie radicali" sullo sterminio per fame e sulle spese militari, che presentino in modo organico le informazioni e le prese di posizione del partito sui due problemi. La spesa aggiuntiva è di circa 20 milioni.

Al di fuori del progetto editoriale in senso stretto, sono infine previsti:

a) un depliant sullo sterminio per fame, per operazioni di mailing a largo raggio;

b) un opuscolo da 1 milione di copie sulla politica radicale.

Tutte le iniziative citate richiedono un impegno molto gravoso in un altro settore - quello degli indirizzari selezionati e ampi - cui finora si è data un'attenzione marginale, ma che richiede invece una struttura a sé, fra l'altro molto costosa. E' impossibile calcolare in partenza quale sarà l'onere finanziario che graverà sul partito.

Per quanto riguarda le attività a media scadenza - a fini cioè di elaborazione e di iniziativa politico-culturale, staccate dalle esigenze immediate del partito - si è deciso di cominciare a investirvi subito, sia pure in misura assai limitata.

Si ritiene infatti che la costruzione graduale di una seria presenza radicale nel dibattito politico/teorico in Italia sia, oggi, essenziale per rafforzare in modo non illusorio il partito e la sua attività. In questo settore, gli investimenti devono seguire una programmazione pluriennale.

In particolare si prevede:

1) La costituzione di un "Archivio storico radicale", la cui attuale indisponibilità (il materiale documentario è sparpagliato nelle raccolte private di radicali e non) è da considerare in linea di principio indecente e intollerabile.

2) La costituzione di un "Archivio storico sonoro del Partito Radicale", che sistematizzi la raccolta delle registrazioni esistenti presso Radio Radicale e le integri con interviste ai protagonisti. E' necessario un accordo con R.R., che potrebbe anche fornire la sede dell'archivio. I due archivi sarebbero di proprietà diretta del partito.

Alla loro impostazione sovraintenderebbe un Comitato di direzione formato da: Bandinelli, Panebianco, Pannella, Roccella, Signorino, Spadaccia, Teodori.

Entrambi gli archivi richiedono spese contenute, dell'ordine di 50 milioni; malgrado ciò, con l'attuale tetto di spesa non sarà possibile darvi corso.

3) La pubblicazione di una rivista trimestrale, quale strumento portante dell'iniziativa culturale del partito. Un lavoro a lunga scadenza, di cui si sta definendo il progetto politico/editoriale e che richiede una struttura autonoma dal partito. Si prevede un fabbisogno di circa 200 milioni, di cui l'attuale bilancio assicura la copertura solo per metà.

L'impianto di una struttura redazionale renderebbe possibile realizzare una serie di dossier (sull'esempio di "Made in Italy", redatto lo scorso anno), da inviare a indirizzari scelti di "opinion makers". Questa iniziativa richiede investimenti, più che finanziari, di capacità; la sua realizzazione dipende dunque dal modo in cui le vicende politiche impegneranno i compagni che potrebbero lavorarvi.

Le suddette attività implicano un'organizzazione funzionale al flusso di informazioni dal e sul parlamento e, più in generale, sulla crisi istituzionale: una necessità politica, prima ancora che editoriale. Si tenterà di organizzarla utilizzando gli uffici radicali al Senato.

E' stata prevista infine la possibilità di pubblicare un'agenzia periodica (tipo "Solidarnosc") rivolta al mondo cattolico. Quest'iniziativa dipenderà dalla nostra capacità di costituire un apprezzabile indirizzario di interlocutori cattolici e dalla disponibilità di compagni in grado di realizzarla.

10. IPOTESI DI PROMOZIONE DI REFERENDUM - ISTRUZIONE DEI PROBLEMI

di Giuseppe Calderisi

Temi oggetto dell'istruzione:

- finanziamento pubblico

- monopolio Rai-Tv

- unità sanitarie locali

- caccia

- editoria

- carcerazione preventiva

Istruzione ancora in corso. Giuristi contattati: Bettinelli, Chiola, Pannunzio, Fois, Onida, Zagrebelsky, Sandulli.

Considerazioni generali.

La Corte costituzionale è fonte del diritto. Le sue sentenze, piacciano o no, esistono e occorre tenerne conto.

Gli interventi della Corte hanno travolto ogni regola. L'unica che la Corte sembra rispettare è quella del 50 per cento.

Esistono ancora margini di praticabilità dell'istituto del referendum? Se esistono, la verifica va comunque effettuata a partire da tre considerazioni (che, come la "regola" del 50 per cento, non sono di carattere giuridico):

- il legislatore, dando attuazione nel '70 all'istituto del referendum, si è ispirato, praticamente in toto, al referendum federale svizzero di tipo sospensivo. Il meccanismo è lo stesso. L'unica differenza (che ha costituito l'"errore" dal punto di vista della partitocrazia) è che in Svizzera si possono sottoporre a referendum solo le leggi approvate dal Parlamento nei mesi immediatamente precedenti (la cui entrata in vigore rimane sospesa fino all'esito dei referendum). In Italia si può invece ripescare qualsiasi legge, anche se approvata cento anni fa. Ai promotori è stato cioè consentito d'inserire nell'"agenda politica" argomenti nuovi e diversi rispetto a quelli decisi dai partiti.

Questo "errore" è stato recuperato attraverso il ruolo assunto dalla Corte costituzionale che ha operato la selezione dei temi da sottoporre al giudizio popolare. Non è un caso, ad esempio, che non si è mai tenuto un referendum su una legge storicamente fascista per le contraddizioni che esso avrebbe aperto.

Se si fanno più referendum è la Corte, interpretando gli orientamenti del sistema dei partiti e indipendentemente da qualsiasi argomentazione giuridica, a scegliere e a ritagliare il "pacchetto" più gradito;

- la logica dei "pacchetti" referendari, esplicitamente censurata e dichiarata estranea all'istituto referendario da parte della Corte, pone pesanti interrogativi in relazione alla questione dell'informazione: più referendum significa oggi rischio di non entrare nel merito di alcun tema, significa offrire la possibilità di una risposta negativa su tutto senza alcun dibattito, senza la possibilità di aprire alcuna contraddizione;

- alle sentenze della Corte costituzionale, in particolare quella sulla caccia in cui è stata posta la questione della "chiarezza, semplicità, essenzialità, nettezza" del quesito perché altrimenti il referendum perderebbe il carattere di "scelta", l'unica risposta possibile, non passiva, in un certo senso provocatoria, va ricercata nella possibilità di formulare quesiti "secchi" su questioni di principio.

Esame delle questioni relative a ciascun tema

FINANZIAMENTO PUBBLICO

Oggetto del referendum non credo debba essere l'intera legge/leggi (compresi i rimborsi elettorali), ma solo il contributo ordinario. Per questo fine occorrono due referendum (che la Corte di Cassazione eventualmente unificherebbe): il primo sull'art. 3 della legge 195 del 1974 e il secondo sul primo comma dell'art. 3 della legge 659 del 1981, che ha quasi raddoppiato il contributo. Non sussistono dubbi di sorta sull'ammissibilità di tali referendum. Il quesito riguarda una questione di principio molto netta. Si pone una questione politica rilevante: dopo il 43 per cento dell'11 giugno 1978 qual è il risultato necessario perché il referendum non sia un boomerang?

Altra ipotesi di referendum è quella relativa al modello di bilancio dei partiti (art. 4 settimo comma della legge 659 del 1981): è una questione relativamente minore. L'abolizione della disposizione che prevede che il modello di bilancio è predisposto dal Presidente della Camera lascerebbe, evidentemente, un vuoto legislativo. E' difficile pensare ad una pronuncia di inammissibilità.

MONOPOLIO RAI-TV

L'ipotesi di abrogazione dell'intera legge 103/1975 comprenderebbe necessariamente la questione del canone e quella della ripartizione delle frequenze. Dato che la giurisprudenza prevalente considera il canone una prestazione tributaria nei cui confronti la via referendaria è preclusa direttamente dall'art. 75 della Costituzione e dato che per le frequenze intervengono questioni relative ad accordi internazionali, tale ipotesi è da escludere.

Parimenti da escludere è un'ipotesi di "ritaglio" della legge di riforma perché eccessivamente rischiosa (visti i precedenti dei referendum formulati a ritaglio) e anche perché risulta, difatto, piuttosto tortuosa e poco chiara.

L'unica ipotesi praticabile è la sottoposizione a referendum della questione di principio, secca: monopolio sì o no (in relazione all'art. 43 Cost.), vale a dire limitarsi al primo comma dell'art. 1. Il resto, le conseguenze, non è compito dei promotori del referendum, ma del legislatore una volta che il corpo elettorale si sia pronunciato.

Sorge però una questione: l'esclusiva allo Stato è stabilita anche dall'art. 2 e, soprattutto, dall'art. 45 (che ha modificato tre articoli del testo unico in materia postale). Quest'ultimo parla di "servizi di telecomunicazioni" che includono anche i servizi telefonici e telegrafici. Sopprimendo la disposizione si abroga l'esclusiva allo Stato anche per questi ultimi. E' comunque possibile ritenere che sia sufficiente sottoporre a referendum il primo comma dell'art. 1, come norma principale.

Vi è poi un'altra questione. La Corte, com'è noto, si è pronunciata sulla legittimità del monopolio. Da ciò ad affermare l'inammissibilità del referendum abrogativo ce ne corre (la legittimità costituzionale vuol dire solo che la questione del monopolio è una scelta di opportunità). Ma da questa Corte c'è da aspettarsi di tutto. Significativa, al riguardo, è un'affermazione (ispirata da Cheli) contenuta nella sentenza 148/1981 secondo la quale il problema è salvaguardare la società dalla manipolazione dell'informazione da parte del mercato; meglio - dice la Corte - la manipolazione del servizio statale.

Considerazione conclusiva: come unico referendum forse passerebbe. Insieme ad altri, anche al solo finanziamento pubblico, sarebbe altamente probabile l'inammissibilità.

UNITA' SANITARIE LOCALI

Lo scandalo delle USL è rappresentato dalla irresponsabilità della loro gestione sottratta al Sindaco (che solo nominalmente rimane prima autorità sanitaria), all'Assessore alla Sanità e al Consiglio comunale e affidata, di fatto, a rappresentanti-portaborse di partito oltretutto privi di qualsiasi competenza.

La legge di riforma sanitaria (n. 833/1978) non prevede esplicitamente questa "irresponsabilità" perché manca completamente di chiarezza nel definire le U.S.L. Manca una disposizione legislativa sulla configurazione giuridica delle USL che sono diventate quello che sono grazie alle carenze, a ciò che non è detto da parte della legge statale e grazie, molto, probabilmente, a quanto hanno stabilito le leggi regionali. Pertanto non è possibile sottoporre a referendum una specifica disposizione come causa della degenerazione partitocratica delle USL.

Occorrerebbe abolire le USL. Il referendum non riguarderebbe una questione di principio, ma l'abolizione di strutture amministrative dello Stato inerenti ad un servizio essenziale. I rischi d'inammissibilità sarebbero altissimi. Una volta abolite le USL, affermerebbe la Corte, dove va il cittadino che sta male? Insieme a Dambrosio, Del Gatto e Corleone si sta verificando un'altra ipotesi: abolire la specifica disposizione che prevede i comitati di gestione e i presidenti delle USL. Politicamente è un'ipotesi più forte. I dubbi d'inammissibilità non svaniscono.

CACCIA

Il precedente referendum è stato respinto perché il quesito non era chiaro e semplice. Formularlo più chiaramente e semplicemente, caccia sì o no, senza fronzoli, commi e codicilli, è possibile.

Rimarrebbe aperta la questione relativa alla lesione dell'autonomia legislativa regionale su materie previste dall'art. 117 Cost. Occorrerebbero due referendum, uno di abolizione totale della caccia, l'altro di abolizione parziale. Ma per quest'ultimo è difficile formulare un'ipotesi abrogativa politicamente forte, che in sostanza cioè non lasci in piedi la caccia.

EDITORIA

Possibile un referendum soppressivo dei rimborsi-carta. Gli interventi finanziari finalizzati alla trasformazione tecnologica esistono per tutti i tipi di imprese. Perché abolirli solo per l'editoria? Toccare la prima parte della legge, relativa alla normativa antitrust, si presterebbe solo ad equivoci.

La questione è di opportunità politica anche perché i contributi sono previsti fino alla fine del 1985.

CARCERAZIONE PREVENTIVA

Per la carcerazione preventiva occorrerebbe scrivere ex novo l'art. 272 del c.p.p. Tramite referendum è evidentemente impossibile. Si potrebbe sottoporre a referendum l'art. 10 del decreto Cossiga (che ha esteso i termini per i reati di terrorismo). L'unico problema è che lo abbiamo già fatto nel 1980 arrivando al voto sulla legge Cossiga il 17 maggio 1981. Non sono passati i cinque anni previsti dalla legge per poter promuovere nuovamente il referendum. Per quanto riguarda la libertà provvisoria, il principio introdotto con la legge 15 dicembre 1972, n. 773 (la legge "Valpreda"), in base al quale si stabiliva la possibilità di poterla concedere per gli imputati di qualsivoglia reato, è stato derogato un'infinità di volte da numerosissime leggi.

11. PROGRAMMI PROVVISORI DEI CONVEGNI

Wassily Leontieff: Presentazione del Libro: "MILITARY EXPENDITURES - Facts and figures - worldwide implications and future outlook"

Lunedì 16 aprile 1984

Patrocinato dal Senato Accademico

Ore 10,00 - AULA MAGNA DELL'UNIVERSITA'

Saluto del Rettore Ruberti

Introduzione dell'IRDISP (Peccei)

Dibattito: Interventi di

Stefano Silvestri

Falco Accame

Roberto Cicciomessere

Siro Lombardini

Paolo Sylos Labini

Giorgio Ruffolo

Luigi Spaventa

Giuseppe Petrilli

CONVEGNO CONTRO LO STERMINIO PER FAME E IL SOTTOSVILUPPO

"Titolo provvisorio": "I poveri non mangiano teorie"

"Sterminio per fame - la nuova strategia per la vita".

Roma, 17-18-19 aprile 1984.

"Ipotesi":

Patrocinio (la precedente riunione era stata patrocinata dall'ONU)

Senato della Repubblica

Alto Patronato del Presidente della Repubblica

"Promotori":

Parlamentarians for World Order

Parlamentari per la vita e lo sviluppo (Zamberletti, Fiori, Fortuna, Ripa di Meana, Zangheri, Petrilli ecc.) da costituire IRDISP

Food and Disarmament International

Comitato di sindaci per la vita

"Martedì 17"

Ore 16,00 - Presidenza e saluto di F. Cossiga, Presidente del Senato

"Presidenza tecnica" dell'On. Silkin, Speaker per il Disarmo e la Difesa Partito Laburista (Inghilterra) - Vicepresidente del PWO, Emma Bonino, Zamberletti.

"Saluto dei promotori":

- IRDISP: Aurelio Peccei

- PWO: Senatore Lizon Giner - Vicepresidente del Senato (Spagna)

- Food and Disarmament International: Hannes Alfven Premio Nobel della Fisica 1970

- Parlamentari per la vita e lo sviluppo: Zamberletti (Italia)

Ore 17,00 - "Relazioni":

- Lo sterminio per fame: il nuovo olocausto (Samuel Pisar o Amb. Jazairy o On. Simone Veil)

- Priorità politica del nostro tempo: Leonardo Sciascia

- I fallimenti delle Nazioni Unite: Réné Dumont

Ore 18,30 - Dibattito

"Mercoledì 18 - Ore 9,30/10,00"

Presidenza dell'On. Fortuna o Zamberletti o On. Dr. M. B. Ukpong (Nigeria)

"Proposte per una soluzione":

a) il Manifesto dei Nobel: Wassily Leontieff Premio Nobel per l'economia; Direttore dell'Istituto di analisi economica - Università di New York.

b) Le risoluzioni del Parlamento Europeo: On. Luc Beyer de Ryke (Gruppo Liberale) e Marco Pannella.

c) Le iniziative dei sindaci in Europa: Chaban Delmas, sindaco di Bordeaux; Diego Novelli, sindaco di Torino; On. Jean Louis Thys deputato, sindaco di Jette, segretario nazionale del PSC (Partito Social Cristiano) Belgio.

"Interventi di":

- On. Giovanni Bersani (Parlamento Europeo) Presidente del Comitato paritetico CEE-ACP;

- On. Bruno Ferrero (P.E. Gruppo Comunista);

- On. Katarina Focke, Gruppo Socialista P.E.;

- On. Bonalumi, ecc.

"Ore 16,00" - Presidenza dell'On. Dosso Moussa - Vicepresidente della Commissione Affari Esteri (Costa d'Avorio).

La parola agli interessati:

- S. E. Henri Senghor, Ambasciatore del Senegal.

"La parola ai tecnici":

- Bradford Morse, Amministratore dell'UNDP

- Jan Pronk, Segretario Generale UNCTAD

- Saouma (FAO)

- Maurice Wilkins (World Food Council)

"Giovedì 19"

Ore 10,00: Presidenza: da convenire

L'impegno dei parlamentari; documento finale: On. Olafur Grimsson (Islanda)

"Conclusioni":

3 possibilità:

Senghor

Waldheim

Luis Echeverria Alvarez: già Presidente del Messico, Direttore Generale del Centro di Studi Economici e sociali sul Terzo Mondo (Messico)

Da concordare: intervento del Presidente Pertini, in conclusione o in apertura.

Da inserire: intervento del Ministro Andreotti sul tema "Il governo italiano: impegni e progetti".

 
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