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Turone Sergio - 31 gennaio 1984
ASSEDIO AL QUIRINALE
Cronaca preannunciata delle manovre piduiste e partitocratiche contro Pertini

di Sergio Turone

SOMMARIO: La ricostruzione degli avvenimenti che dall'agosto 1983 al gennaio 1984 hanno coinvolto il Quirinale. In particolare dalla denuncia della segreteria radicale sui pericoli che correva Sandro Pertini alle reazioni suscitate da quell'allarme e ricostruendo il mosaico delle aggressive irrisioni che la partitocrazia riversò sul Presidente della Repubblica. E' in atto un attentato contro Pertini che trova concordi tutte le forze della partitocrazia per metterlo fuori gioco e per portare al Quirinale, quando sarà il momento, un uomo più comprensivo verso gli interessi del piduismo.

(NOTIZIE RADICALI n. 1, 31 gennaio 1984)

Le polemiche sovente ipocrite e velenose che hanno accolto il messaggio di Capodanno del presidente Pertini - e che sembrano finite in galera con la chiassata della candidatura-trappola al premio Nobel per la pace - offrono l'opportunità di una rilettura attenta delle vicende che da agosto ad oggi hanno riguardato il Quirinale. Riepiloghiamo la denuncia fatta dalla segreteria radicale nell'agosto scorso (quando si era da poco insediato il governo Craxi-Andreotti) sui pericoli che Sandro Pertini corre; rivediamo le reazioni suscitate da quell'allarme, ricostruiamo il mosaico delle aggressive irrisioni che la partitocrazia riversò in proposito sul Pr, riesaminiamo il messaggio di Pertini, soppesiamo le bordate dirette da tante parti contro il presidente, osserviamo come è nata la storia della candidatura al Nobel, e inevitabilmente concluderemo - senza forzature - che l'attentato contro Pertini è in atto e che le forze della partitocrazia sono concordi nel tentativo di mettere Pertini fuori gioco, per piazzare

al Quirinale, quando verrà il momento, un uomo più comprensivo verso gli interessi del piduismo.

Daremo a questa cronaca la forma del diario, perché da una serie di date significative scaturisce l'evidenza della pericolosa manovra contro cui ci battiamo.

"22 agosto 1983: l'allarme"

L'agenzia "Notizie Radicali" pubblica un editoriale in cui Pannella sostiene la necessità che il dibattito sul Quirinale venga sottratto ai conciliaboli segreti fra i vari settori del potere e sia condotto alla luce del sole. Il segretario radicale propone in primo luogo la candidatura dello stesso Pertini a un secondo settennato e, in via subordinata, le candidature di due personaggi altrettanto puliti e immuni da condizionamenti partitici: Cesare Merzagora e Leonardo Sciascia. "Noi siamo dell'idea", scrive Pannella, "che Pertini sia in grave pericolo e che il presidente lo sappia. Quanto più questo patriarca cresce e resiste splendidamente come quercia dal destino ultrasecolare, quanto meglio sta e più efficacemente opera, tanto più temiamo che vi sia chi trami e pensi male". Il temuto attacco a Pertini, secondo Pannella, può manifestarsi in varie forme di violenza, comprese "quelle di tipo rinascimentale".

"23 agosto: il linciaggio"

Salvo rare eccezioni, la stampa riferisce in modo monco le parole di Marco Pannella. Prevale lo sghignazzo. "L'Unità" immagina un'alleanza di fatto fra il segretario radicale e il leader di Comunione e liberazione Formigoni. La denuncia è presentata come se Pannella avesse millantato la scoperta di una congiura operativa in chiave di racconto poliziesco.

"25 agosto: i burattinai di Gelli"

Su "Notizie Radicali" Pannella riprende il tema, demolendo le interessate interpretazioni deformanti della denuncia, e confermandola nei suoi termini reali: Pertini è in pericolo perché è "il più pericoloso nemico per i burattinai di Gelli e per Gelli"; la stampa insiste enfaticamente su un presunto aspetto poliziesco della denuncia e "glissa invece su quello dell'eliminazione politica di Sandro Pertini". Il giorno successivo, nuovo editoriale del segretario del Pr: "Non risulta esserci alcun complotto "diretto" contro il capo dello Stato. Ci risulta essere in pieno sviluppo un complotto sempre più grave contro la Repubblica, che comporta e include necessariamente il fare i conti con il più pericoloso ed efficace dei nemici della Repubblica, piduisti e partitocrati così spesso uniti e convergenti".

E Pertini che ne pensa? L'immagine che la stampa vorrebbe accreditare è quella di un presidente impegnato a fare scongiuri nello stile di Giovanni Leone. Immagine assolutamente falsa.

"Settembre: Pertini ringrazia"

Il settimanale "Gente" intervista il capo dello Stato sulle preoccupazioni espresse dai radicali. Alla domanda "Ma non è esagerato tirare in ballo il capo dello Stato?", Pertini risponde testualmente: "No. Perché? Non mi ha mica mancato di rispetto. Anzi. A me Pannella è simpatico. E' un uomo di fede che si batte per certi ideali. E' un uomo che crede in ciò che dice e dice quel che pensa. E' una persona che apprezzo e stimo".

Una cosa si può affermare con assoluta certezza: in oltre cinque anni di presidenza, mai era accaduto che Pertini esprimesse su un uomo politico, segretario di un partito, un giudizio così incondizionatamente lusinghiero.

Ebbene, pochissimi giornali riprendono le parole del presidente. In un articolo scritto per il quotidiano "Brescia oggi", Gianluigi Melega sottolinea la reticenza degli informatori di palazzo: "Certo, ai loro occhi Pannella è un pazzo, e tale cercano di farlo sembrare: non potendo fare altrettanto con Pertini, lo censurano".

E' questo - nell'atteggiamento dell'informazione partitocratica in rapporto ai radicali - il momento più basso. Ma proprio dalla vicenda Pertini-Pannella comincia, come vedremo, una fase nuova in cui la stampa italiana, benché sempre tenacemente ostile, si troverà costretta dai fati a riferire con sempre maggiore frequenza (sia pure senza rinunciare agli astiosi filtri deformanti) le iniziative dei radicali.

"2 novembre 1983: giorno dei vivi"

Si chiude a Rimini il congresso del Pr. Nonostante dissensi espliciti su alcuni aspetti della strategia del partito, il tema Quirinale è fra quelli su cui la comunanza di vedute è totale. Quegli stessi giornali che un anno prima - enfatizzando una miniscissione artificiosa - avevano intonato a Bologna il De profundis per il Pr - devono prendere atto che il Pr è più che mai vivo.

"12 dicembre 1983: hanno paura"

Tribuna politica televisiva di Cicciomessere alla Rai. All'immancabile domanda sul presunto attentato terroristico a Pertini, il nuovo segretario risponde che si tratta di un'offensiva della partitocrazia contro un personaggio di cui il potere corrotto ha paura.

"1 gennaio 1984: il messaggio"

"Perché tanta corruzione?". E' uno degli interrogativi-chiave che, risuonati nell'accorata e genuina chiacchierata televisiva del presidente, hanno avuto il peso di una testimonianza d'accusa contro la classe politica dirigente del paese. Ma tutti i contenuti del messaggio hanno disturbato il potere, perché Pertini ha parlato della proliferazione nucleare, ha espresso gravi riserve sulla nostra permanenza in Libano, si è soffermato sulla crescente spirale militarista, sull'indifferenza con cui si lasciano morire i poveri e si destinano somme continuamente crescenti alle spese militari: "E mentre si spendono miliardi per costruire questi ordigni di morte, 40 mila bambini muoiono di fame ogni giorno".

Corruzione politica, militarismo, fame nel mondo: Pertini ha conferito il peso della propria carica politica e della propria umanità alle tematiche per le quali fin'allora si era incondizionatamente battuto - contro l'indifferenza sarcastica del potere - solo un piccolo partito d'opposizione.

Era facile prevedere che la vendetta della partitocrazia, in tutte le sue sfumature, non sarebbe tardata.

"2 gennaio: dagli al pacifista"

Imbarazzo nel mondo politico. Dietro formule stereotipe di freddo consenso a Pertini nasce l'offensiva velenosa. Le prime impacciate critiche riguardano il pacifismo del presidente. Democristiani, socialdemocratici e missini fanno partire le prime bordate, accusando Pertini di "pacifismo a senso unico".

"3 gennaio: Scalfari monet"

In un editoriale, il direttore di "La Repubblica" elogia il presidente e insieme gli tira le orecchie. Il messaggio è meraviglioso, "ma siamo altresì convinti che esso colloca il capo dello Stato in una posizione costituzionalmente sbagliata e politicamente rischiosa". Secondo Scalfari, il messaggio di Pertini, in così netta antitesi con la linea del governo, "crea un precedente" che si rivelerebbe pericoloso quando al Quirinale arrivassero personaggi come un Fanfani e un Andreotti. Insomma, Pertini sarebbe andato oltre i suoi poteri istituzionali. Dal microfono di Radio radicale replichiamo a Scalfari: crede davvero che personaggi come Andreotti o Fanfani avrebbero bisogno di un "precedente"? La partitocrazia riesce ad utilizzare la Costituzione come paravento dietro cui nascondere i propri costanti attentati alla Costituzione stessa. Un Pertini da solo non può bastare a smascherare tali intrighi, ma il suo parlar chiaro è un importante punto di riferimento per quell'opinione pubblica genuinamente antifasci

sta che rifiuta la violenza, l'illegalità, le furbizie della corruzione partitocratica.

"8 gennaio: De Mita attacca"

Nel medesimo giorno in cui il maggior quotidiano spagnolo "El Pais" traccia di Pertini un ritratto entusiasmante, definendolo "il politico più popolare del mondo", il segretario della Dc De Mita, da Trento, spara un bordata contro il presidente: "Abbiamo realizzato nel nostro paese questa strana situazione, che il massimo della contestazione viene dal massimo delle istituzioni". Poi De Mita si arrampicherà sui vetri con una lettera a Pertini in cui spiegherà che non alludeva a lui. Ma allora a chi? Nelle parole di De Mita, Cicciomessere vede un'accusa "di alto tradimento delle regole mafiose imposte dai partiti".

"10 gennaio: Piccoli, che gaffe!"

Secondo "Il Giornale nuovo", a difesa di Pertini "si sono schierati Pci, socialisti e, con toni violenti, i radicali". In realtà, la difesa dei socialisti appare assai tiepida, rituale dal canto suo Flaminio Piccoli, a chiarire una volta per tutte che l'intera offensiva in atto mira ad eliminare la possibilità di una rielezione di Pertini, parla di "irrinunciabilità" della candidatura democristiana al Quirinale. Evidentemente Piccoli, ritenendo bruciate le chances di Andreotti e Fanfani, vede se stesso candidato. La figuraccia è clamorosa: pochissimi giorni dopo, infatti, la documentazione raccolta da Massimo Teodori sui rapporti tra Flaminio Piccoli e Francesco Pazienza demolisce Piccoli, costretto - per difendersi dall'accusa di gravissimi intrighi - a dichiarare la propria dabbenaggine. Ora, secondo la Costituzione, può diventare capo dello Stato ogni cittadino che abbia compiuto i cinquant'anni. Ma anche un ingenuo "cappuccetto rosso"?

"16 gennaio: la trovata Nobel"

A questo punto si ha l'impressione che l'offensiva scatenata contro Pertini sia fallita, e che il fallimento si ritorca a danno della partitocrazia. L'ipotesi di un secondo settennato di Pertini, finora piuttosto remota, acquista peso. Ciò allarma non soltanto i nemici dichiarati di Pertini, ma anche i suoi sedicenti amici. Un uomo così alieno dai compromessi dosati disturba le strategie del Pci. Quanto al Psi, è nota la diffidenza fra il socialista Pertini e i socialisti di potere.

Nasce in tale contesto la trovata ingegnosa del premio Nobel per la pace: un espediente garbato per liberarsi di un personaggio scomodo santificandolo. Ma la manovra è più sporca di quanto non appaia. Infatti la candidatura di Pertini al Nobel, promossa e annunciata in un clima chiassoso da festival di Sanremo, ha tutta l'aria di essere stata orchestrata col preciso scopo di farla naufragare. Infatti il bando ufficiale del premio, pubblicato in fotocopia dall'agenzia del Pr il 18 gennaio, precisa che alle candidature non dev'essere data pubblicità. Il comitato inoltre premia iniziative concrete, mentre le parole nobilissime di Pertini contro le armi e la fame - fino a quando il governo del suo paese rifiuti di tradurle in atti politici - restano parole. Infine, è evidente che una candidatura è più solida quanto più è largo il ventaglio delle forze politiche da cui è promossa: e a proporre Pertini sono i gruppi parlamentari del Psi, cioè di un partito.

In definitiva, se la candidatura - nonostante queste mosse volutamente maldestre - avesse successo, la partitocrazia avrebbe ottenuto di giubilare Pertini in gloria. Se cadrà, la bocciatura non potrà non lasciare qualche traccia negativa sul prestigio di Sandro Pertini e ridurre le possibilità di un secondo suo settennato al Quirinale. Non è questo un attentato continuo?

 
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